14-06-2017

Le basi per una carriera nelle ONG spiegate dal Head HR di Croce Rossa Italiana

Lo scorso 6 Giugno “Giovani nel Mondo” ha organizzato in collaborazione con UNINT, presso l’Ateneo,  un incontro rivolto ai giovani interessati alle carriere internazionali, nello specifico ai settori della Diplomazia e delle ONG. Tra i partecipanti all’iniziativa, c’era la Croce Rossa Italiana.

Superfluo ricordare cosa sia la Croce Rossa. Presente in 191 paesi, con centinaia di migliaia di volontari e una rete di intervento capillare tale da garantire la presenza pressoché immediata nelle principali situazione di crisi e nelle emergenze umanitarie e ambientali, la Croce Rossa è un'organizzazione in grado di mobilitare risorse finanziarie e umane su base quasi esclusivamente volontaria. All’interno del panorama internazionale, la Croce Rossa Italiana è una delle più importanti e meglio organizzate associazioni al mondo e leader in Europa, con più di 156.000 volontari. È innegabile che le immagini delle maggiori crisi nazionali e internazionali abbiano visto operatori e volontari della Croce Rossa presenti e attivi sul campo. La Croce Rossa si dedica anche ad attività ordinarie in soccorso di chi ogni giorno vive in stato di necessità, basti pensare a quanto fatto ogni anno per categorie  ai margini del sistema sociale quali i senzatetto.

L’ultimo anno ha visto poi la Croce Rossa Italiana in prima linea nei terremoti del Centro Italia e nella gestione e accoglienza dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

Per la Croce Rossa Italiana ha partecipato all’evento Simone Sgueo, Responsabile delle Risorse Umane, che ci ha racconta in questa intervista alcuni aspetti peculiari della CRI e come funziona  l’organizzazione e la gestione di una delle ONG più presenti a livello mondiale.

Ci siamo poi soffermati su quali possano essere le opportunità concrete di accesso presso le loro realtà lavorative per i giovani di oggi.

 

 

Dott. Sgueo, quali sono le figure professionali maggiormente richieste da Croce Rossa Italiana?  Quale percorso formativo suggerirebbe ad un giovane che volesse impegnarsi in un percorso in CRI o Internazionale?

 

La Croce Rossa Italiana è in una fase di grande cambiamento, con il decreto 178/2012, reso attuativo il 1 gennaio 2016 è partita una vera e propria “piccola” rivoluzione chiamata: Privatizzazione. Oggi la Croce Rossa sta ricostruendo pezzo per pezzo, persona per persona, tutto il suo staff, le sue competenze, il suo futuro. Tutte le aree organizzative sono coinvolte, da quelle più tipicamente vicine al Terzo Settore e quindi esperti tematici, desk officer, project manager, esperti legali, mediatori culturali, esperti in ambito di migrazione, emergenza, protection. Ovviamente la ricerca si estende ampiamente anche a tutto lo staff più propriamente di sede e quindi aree quali Fundraising, Comunicazione, Ufficio stampa, Finanza, Controllo, HR, amministrazione, ICT, ufficio acquisti, logistica, Audit e tutte le aree che è possibile vedere nel dettaglio nell’organigramma provvisorio pubblicato sul sito www.cri.it nell’area “Comitato Trasparente”. Ovviamente essendo così ampia la gamma di professionalità che andremo a cercare, anche con posizioni di entry level o stage, ovviamente altrettanto ampia è la sfera del percorso formativo classico che si è precedentemente svolto. Tutte le lauree, le specializzazioni, i corsi professionali ed altri titoli possono oggi accedere ad una opportunità in CRI.

 

 

 

Oggi si parla molto di competenze trasversali, ovvero le Soft Skills, quali caratteristiche devono avere, a suo avviso, le risorse umane impegnate a gestire le emergenze? Quali altre figure professionali sono oggi richieste da CRI?

 Certamente sempre di più le “soft” skills, che per nulla soft sono in verità, sono oggi attenzionate dai reclutatori non solo nel mondo delle ONG ed ONLUS. chiaramente queste possono pesare diversamente a seconda del ruolo, e senza dubbio quello degli operatori che intervengono in contesti di emergenza è uno dei ruoli più sensibili da questo punto di vista. La gestione dello stress, della risposta efficiente in condizioni estreme, della tempistica, del problem solving pratico, così come di una leadership salda, chiara, sicura e ferma possono fare davvero la differenza in determinati contesti. Per testarle non si può che essere sul campo, e per fortuna in tal senso, il Terzo Settore offre numerose opportunità per i giovani, in termini di volontariato, tirocini formativi, esperienze dirette sul campo, che non esistono in tutta la sfera del profit.

 

CRI è da sempre uno degli attori nazionali e internazionali impegnati nelle emergenze? Quali, a suo avviso i possibili rischi da affrontare in una attività sul campo?

 Il contesto modifica notevolmente i rischi da calcolare, ad esempio un contesto occidentale, quale ad esempio quello italiano, seppur in una situazione di estrema emergenza come quella del recente terremoto, sono comunque attutiti da condizioni di base paradossalmente ottimali. esistono le strutture, i mezzi, differenti operatori impegnati con un elevatissima professionalità, l’intervento è capillare, veloce, competente, l’intervento sanitario estremamente competente e capace di rispondere alla necessità. Differente un contesto internazionale, in un paese già gravato da povertà, rischio, malnutrizione, scarse condizioni di igiene, nessun accesso a fonti primarie quali acqua pulita, cibo, comunicazioni efficienti. Tutti questi fattori vanno di volta in volta considerati per pianificare al meglio le attività, lo staff e il progetto.

 

 

Perché consiglierebbe attività di volontariato con CRI? Quale il valore aggiunto per un giovane?

 Il primo valore aggiunto direi che è certamente personale, il valore di un’attività di volontariato, non obbligatoriamente in contesto CRI, arricchisce il cuore e la mente, mette a contatto con la verità dei fatti, con le difficoltà della vita, con le disgrazie ed i problemi veri, che sono ben diversi da quelli che tutti noi crediamo di avere ogni giorno. Il volontario che crede in quello che fà, è parte di un cambiamento che imprescindibilmente parte dal nostro impegno. Il secondo aspetto, più pratico certamente, e non meno importante in fondo, è che un volontario opera a stretto contatto con professionisti dipendenti dell’Organizzazione, ha modo di apprendere una modalità di lavoro, una struttura organizzativa, capirne le sue regole scritte e non, far parte di un contesto che non è quello ne scolastico ne familiare, entrare in dinamiche di ufficio o di campo, dinamiche professionali, umane e tecniche, e tutto questo è un bagaglio che non può non fare la differenza nella propria crescita e dinanzi ad un recruiter.

 

CRI è impegnata in emergenze importanti quali la gestione del flusso di migranti, il terremoto e il post-terremoto. Racconterebbe un risultato importante raggiunto?

 é stato davvero un ultimo periodo, quello che ci ha accompagnato dallo scorso agosto sino ad oggi, davvero senza precedenti, la CRI è fortemente impegnata su tutti i campi, e sta raggiungendo risultati davvero eccellenti, riconosciuti dalle persone e dalle istituzioni. Bello il progetto di ricostruzione nei centri terremotati, votato a installare costruzioni che vogliono essere eccellenze replicabili anche in futuro, e che si pongono l’obiettivo di essere duraturi centri di aggregazione educativa e/o culturale. Indelebile l’impegno posto nell’accoglienza dei flussi migratori con quasi 181.000 persone accolte, e spesso accompagnate in centri di prima accoglienza anch’essi gestiti da CRI. Anche i progetti territoriali, dei comitati regionali e locali sono spesso dei piccoli gioielli di capacità, innovazione e creatività, ma per raccontarli tutti servirebbe davvero molto più tempo.

 

Roberta Libro e Anna Caputo

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