03-03-2015

Esami dello studente Erasmus: tra mito e realtà

Lo studente erasmus e il verbo transitivo “studiare” hanno un rapporto paragonabile a quello esistente tra sole e luna: destinati a non incontrarsi mai… a meno che i maya non abbiano deciso di predire (nuovamente) la fine del mondo, ma questa volta non li prenderebbe sul serio neanche Piero Angela.
In realtà mi sembra addirittura un’eresia parlare di STUDENTE erasmus: un vero studente piange, soffre, mangia e sanguina sui libri, l’erasmus vive per un semestre intero con la canzoncina “Toda gioia, toda belleza” dentro la propria testolina momentaneamente in loop, frastornata da cotanta multiculturalità tutta insieme. Mica può “perdere” tempo a studiare lui, eh, sia mai!
Lo studente erasmus, il cui stesso titolo è un ossimoro, nel corso può trovarsi davanti a 4 modalità di esami:
1-L’esame thè e pasticcini
IN TEORIA: L’impavido erasmusiano, è pronto a confrontarsi con la lingua, anzi, con il complesso linguaggio tecnico della lingua del Paese che lo accolto e dimostrare, così, di potersela cavare senza problemi. Ripeto: SENZA PROBLEMI… o quasi!
IN PRATICA: è la modalità di esame prediletta nel quale “barare” perché, come sappiamo bene, “verba volant, scripta manent” e chi s’è visto s’è visto. L’interrogazione, qualsiasi sia la materia di partenza, diviene una descrizione dettagliata del Paese di provenienza dello studente interrogato: ai grandi filosofi viene sostituita la pietanza tipica, ai calcoli economici i gradi della temperatura. Così, il voto diviene una conseguenza della media dei voti riportati sul libretto: sulla fiducia!. È importante essere consapevoli che nessuno potrà mai essere madrelingua e che, quindi, è da pazzi ambire a un 30, ma un 29 fresco di inchiostro c’è per tutti.
2-L’esame da divo del rap
IN TEORIA: l’esame scritto è la vera prova del nove. Non basta avere studiato l’argomento, non basta saper sparare qualche termine tattico qua e là, qua bisogna sapere la G-R-A-M-M-A-T-I-C-A! Anni e anni di corsi di lingue privati, signori e signore.
IN PRATICA: “Allora ragazzi le domande sono uguali per tutti…ah ci sono erasmus? Allora ragazzi aiutatemi, gli erasmus scrivano in grande sul compito E-R-A-S-M-U-S, mi raccomando ragazzi eh non mi fate perdere tempo: grande e stampatello, che si legga subito”. Non solo il professore non ha la minima intenzione di leggere i compiti, ma neanche nome e cognome del miracolato che, pur avendo scritto che Marracash faceva “badabum-badabum-cha-cha”, vedrà apparire un magico 28 sul proprio libretto.
 
A cura di Maria Laura Serpico
 
Per scoprire gli altri due esami-tipo Erasmus clicca qui!
Letto 3207 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti

Rubrica

Follow Us on

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, solo per alcune funzionalità tecniche dei servizi offerti.
Puoi prendere visione dell’informativa estesa sull’uso dei cookie cliccando QUI.

Cliccando su "ok" acconsenti all’uso dei cookie.