01-12-2014

Il conflitto del Nagorno-Karabakh: status quo e strumenti di risoluzione

Il conflitto del Nagorno-Karabakh alla luce del diritto internazionale: analisi dello status quo e strumenti di risoluzione.
 
Di Ritalba Mazzara, Associazione Giovanile Italia Azerbaigian - AGIA
 
Alcuni lo inseriscono nella categoria dei cosiddetti “conflitti congelati” (dall’inglese “frozen conflicts”), altri preferiscono descriverlo come un “conflitto dimenticato” o come una “pace armata”. Il conflitto del Nagorno-Karabakh, tuttavia, aldilà delle varie accezioni sottese alle diverse definizioni impiegate per farvi riferimento, desta l’attenzione della Comunità internazionale sia dal punto di vista degli interessi economici ed energetici che sono in gioco, sia perché un conflitto “sopito” costituisce una preoccupazione di per sé.
 
Il conflitto del Nagorno-Karabakh è oggetto di una vasta letteratura. Tuttavia, all’interno di quest’ultima, l’inquadramento giuridico del conflitto ha quasi sempre ceduto il passo a quello storico-politico. Da questo punto di vista, la presentazione del volume “Il conflitto del Nagorno-Karabakh e il diritto internazionale” di Natalino Ronzitti, tenutasi giovedì 27 novembre 2014, nella Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma, si configura come un’occasione proficua per analizzare il conflitto alla luce degli strumenti forniti dal diritto internazionale.
 
La presentazione del volume, oltre all’autore Natalino Ronzitti, Professore Emerito di Diritto Internazionale e Consigliere Scientifico, IAI, ha riunito speaker di rilievo: Antonello Biagini, Prorettore alla Cooperazione e ai rapporti internazionali e Professore Ordinario di Storia dell’Europa orientale, Università di Roma La Sapienza; Roberto Bongiorni, Inviato, Il Sole 24 Ore; Antonio Armellini, Commissario, ISIAO; Michael Bothe, Professore Emerito di Diritto Internazionale e Europeo, Goethe-Universität (Frankfurt am Main); Marco Gestri, Professore di Diritto Internazionale e Direttore Centro di Documentazione e Ricerche sull’Unione europea, Università di Modena e Reggio Emilia; Antonietta Di Biase, Professoressa di Diritto Internazionale, Università Roma Tre.
 
Ai fini della risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh, il Professore Antonello Biagini ha posto l’accento principalmente sulla necessità di coniugare la realtà storica del conflitto con gli strumenti forniti dal diritto internazionale. Si dovrebbe, dunque, ritornare al tavolo delle trattative facendo riferimento a precedenti soluzioni di successo e muovendosi con la logica del diritto internazionale.  
 
Roberto Bongiorni ha, poi, condiviso la sua esperienza sul campo in Nagorno-Karabakh proprio per dimostrare che è fuorviante considerare il conflitto in oggetto alla stregua di un “conflitto congelato”. Di contro, esso ha le sembianze di una “pace armata” con impatti notevoli sia sulla popolazione civile, sia sulla sicurezza internazionale. Nell’agosto 2014, infatti, alcuni scontri sulla linea del “cessate il fuoco” hanno provocato 20 morti. Nel mese di novembre, poi, l’abbattimento di un elicottero militare armeno ha fatto temere l’inizio di una nuova escalation di violenza nel Caucaso.
 
L’Ambasciatore Antonio Armellini si è soffermato sulle attività di mediazione della CSCE prima e dell’OSCE dopo ai fini della risoluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh. Per la CSCE, infatti, il conflitto azero-armeno costituì un’occasione per testare la capacità d’intervento dell’ente. Costituito il Gruppo di Minsk, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa capì subito che si trattava di un conflitto di non facile risoluzione a cui sarebbe stato difficile imporre una mediazione/soluzione.
 
Il Professore Michael Bothe ha dato un taglio giuridico al suo intervento analizzando il conflitto del Nagorno-Karabakh principalmente alla luce del diritto di autodeterminazione dei popoli, della secessione e dell’occupazione armena della regione azera del Nagorno-Karabakh. Riguardo al principio di autodeterminazione dei popoli è stata sottolineata la difficoltà nell’individuare i soggetti titolari di tale diritto. Con riferimento alla secessione è stata descritta la neutralità del diritto internazionale. I riferimenti conclusivi hanno riguardato l’occupatio bellica del 20% del territorio dell’Azerbaigian da parte dell’Armenia, occupazione che può essere esaminata e disciplinata alla luce delle Convenzioni di Ginevra del 1949.
 
Gli speaker successivi, il Professore Marco Gestri e la Professoressa Antonietta Di Biase, riprendendo le chiavi di lettura utilizzate dal Professore Bothe, hanno commentato ulteriormente il quadro giuridico contenuto nel volume del Professore Ronzitti. Nello specifico, Marco Gestri ha sottolineato l’esigenza di conferire maggiore flessibilità agli strumenti giuridici forniti dal diritto internazionale per renderli più adatti ai fini della risoluzione della peculiare controversia azero-armena. Infine, la Professoressa Di Biase ha focalizzato l’attenzione del suo intervento principalmente sul principio di autodeterminazione dei popoli, sulla tematica del riconoscimento della statualità del Nagorno-Karabakh e sulla questione della tutela delle minoranze.
 
La presentazione del volume “Il conflitto del Nagorno-Karabakh e il diritto internazionale” si è conclusa con l’intervento dell’autore, il Professore Natalino Ronzitti il quale ha fatto esplicito riferimento ai principali spunti di analisi forniti dagli altri speaker, quali: la necessità di coniugare analisi storica e giuridica; la mancanza di statualità del Nagorno-Karabakh data dalla  mancanza di effettività; la tematica del riconoscimento; l’ipotesi di deferire la controversia sul Nagorno-Karabakh alla Corte Internazionale di Giustizia o alla Corte europea dei diritti dell’uomo (già interpellata in merito). Rispetto a quest’ultimo spunto di analisi, il Professore si è espresso a favore delle vie diplomatiche in quanto garanti di maggiore flessibilità.
 
Ritalba Mazzara è socio e membro del Segretariato dell'Associazione Giovanile Italia Azerbaigian - AGIA, l'Associazione nata con lo scopo di rafforzare le relazioni tra i giovani italiani ed azerbaigiani, favorire ed incentivare il dialogo interculturale e la conoscenza reciproca. Per informazioni sull'Associazione AGIA clicca qui 
 
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