Il 19 dicembre 1972, a seguito della proposta avanzata il 17 maggio dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) per adottare misure atte a risolvere i problemi del commercio e dello sviluppo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Mondiale dell’Informazione sullo Sviluppo (risoluzione 3038 [XXVII]) per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sui problemi relativi allo sviluppo e sulla necessità di rafforzare la cooperazione internazionale per risolverli.
 
L’Assemblea riteneva necessario migliorare la diffusione di informazioni e mobilitare l’opinione pubblica, soprattutto tra i giovani, per aumentare la loro consapevolezza sui problemi dello sviluppo, promuovendo tutti gli sforzi possibili.  
 
L’Assemblea stabiliva inoltre che la data della Giornata Mondiale dell’Informazione sullo Sviluppo dovesse coincidere con quella della Giornata Mondiale delle Nazioni Unite e con quella dell’adozione, nel 1970, della Strategia Internazionale per lo Sviluppo, durante il secondo decennio per lo sviluppo proclamato dalle Nazioni Unite: il 24 ottobre.
 
Quello dello sviluppo è un tema tanto ampio e complesso quanto fondamentale. Ampio perché parlare di sviluppo significa affrontare numerosi ambiti e settori tra loro molto diversi; complesso per la difficoltà delle problematiche ad esso legate (soprattutto nei Paesi in Via di Sviluppo); fondamentale perché quello dello sviluppo rientra tra i temi portanti delle Nazioni Unite, che ha istituito un Programma apposito all’interno del quale rientrano gli obiettivi, tra gli altri, dell’eradicazione della povertà e della promozione del cosiddetto Human Development
 
Ma cosa si intende con “sviluppo” e quali misure possono essere adottate per promuoverlo?
 
Il 4 dicembre 1986, con la risoluzione 41/128, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione sul Diritto allo Sviluppo. In essa si afferma che:
 
“[…] lo sviluppo è un ampio processo economico, sociale, culturale e politico, che mira al costante miglioramento del benessere dell'intera popolazione e di tutti gli individui sulla base della loro attiva, libera e significativa partecipazione allo sviluppo e nell'equa distribuzione dei benefici che ne derivano”
 
Tra le proposte avanzate e gli obiettivi da raggiungere troviamo: l’adozione di misure per elaborare politiche internazionali di sviluppo e per facilitare una piena realizzazione del diritto allo sviluppo; la richiesta di una vigorosa azione per una più rapida promozione dello sviluppo; l’adozione di misure contro le violazioni dei diritti umani e contro le discriminazioni di vario tipo. Una questione di fondamentale importanza riguarda i Paesi in Via di Sviluppo: occorre fornire loro i mezzi appropriati per facilitare e accelerare il loro processo di sviluppo, utilizzando tutte le risorse disponibili. Si ritiene inoltre necessaria la cooperazione internazionale per promuovere, incoraggiare e rafforzare il rispetto e l’osservanza dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza distinzioni di razza, sesso, lingua, religione. Gli Stati, attraverso le loro politiche legislative sul piano nazionale e internazionale, devono adottare misure per eliminare gli ostacoli allo sviluppo causati dalla mancata osservanza dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali; devono inoltre garantire uguali opportunità per tutti nell’accedere alle risorse di base. Le misure adottate devono infine essere atte a garantire un ruolo attivo delle donne nel processo di sviluppo.
 
Nel corso degli anni numerosi sono stati gli eventi per promuovere questa Giornata, soprattutto in merito all’importante contributo fornito e al ruolo giocato dalle nuove tecnologie di informazione e comunicazione, come i telefoni cellulari e Internet:
 
“Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno il potenziale di fornire nuove soluzioni alle sfide dello sviluppo, in modo particolare nel contesto della globalizzazione, e possono promuovere la crescita economica, la competitività, l’accesso all’informazione e alla conoscenza, l’eradicazione della povertà e l’inclusione sociale […]” (articolo 1 risoluzione ONU del 20 dicembre 2010 sullo Sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione)
 
Nella risoluzione si afferma, in sostanza, che l’immenso potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione vada sfruttato e valorizzato al meglio, anche attraverso la promozione del trasferimento di nuove tecnologie. Il tutto inserito in un ampio spettro di attività che condurranno a uno sviluppo socio-economico.
Si pone inoltre l’accento sulle ineguaglianze e sulle disparità delle possibilità di accesso all’informazione e alle nuove tecnologie. Gli ostacoli riguardano maggiormente i Paesi in Via di Sviluppo, a causa di risorse insufficienti, mancanza di infrastrutture e problemi legati a istruzione, competenze, investimenti e connettività. Questi ostacoli andrebbero rimossi attraverso l’intervento dei governi e delle istituzioni.
 
Un interessante progetto sullo sviluppo è quello del GDN, Global Development Network, un’organizzazione pubblica Internazionale volta a costruire capacità di ricerca sullo sviluppo in varie aree di ricerca a livello globale, soprattutto sui PVS. Qui è possibile consultarne le pubblicazioni e qui le attività.
 
Link utili (in inglese):  
 
Tatiana Camerota 
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United Nations Day (Giornata delle Nazioni Unite) viene identificata come una “international holiday”nella dichiarazione dell’Assemblea Generale del 1971. Il percorso storico ci rileva che il 24 ottobre 1945 e successivamente il 31 ottobre del 1947 si sono realizzate tappe fondamentali per la storia dell’umanità per gli sviluppi futuri che ne sarebbero seguiti, quale l’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite e l’assegnazione al “24 ottobre” della Giornata delle Nazioni Unite.
In occasione del suo 70° anniversario dell’Organizzazione, come ogni anno, presso General Assembly Hall, si tiene il concerto"Day Concert ONU 2014: Lang Lang & Friends" finalizzato a sottolineare il focus delle Nazioni Unite sui giovani e l'educazione dei cittadini globali. Il concerto si apre con il discorso del Segretario Generale Ban Ki-moon. La solennità della celebrazione non è fine a se stessa in quanto dalla manifestazione scaturisce un’analisi sia sul piano statistico che di indagine vera e propria mettendo in evidenzia le peculiarità della povertà globale. Si parla di territorio non più come confine, ma come oggetto di ricerca delle problematiche locali rilevanti sul piano internazionale. L’aspetto fondamentale delle celebrazioni non risiede nel significato simbolico e rappresentativo, ma nella sensibilizzazione internazionale nei confronti delle generazioni più giovani, per stimolarli a conoscere la propria storia e i problemi attuali. Le crepe create dalle grandi piaghe del nostro tempo: terrorismo, povertà, lavoro forzato, schiavitù sessuale rendono ancora più ardua la realizzazione effettiva dei principi della Carta delle Nazioni Unite. L’azione delle organizzazioni internazionali e delle Nazioni Unite in primis sta portando al raggiungimento di risultati importanti in settori chiave per lo sviluppo delle persone e delle nazioni, come evidenziato nel corso dellagiornata internazionale per l’eradicazione della povertà 2014.
L’impegno delle Nazioni Unite è ormai aperta su molti fronti, tutti centrali per lo sviluppo internazionale e per la promozione di temi nevralgici dell’agenda internazionale.
Negli ultimi anni l’Assemblea ha affrontato più di 150 temi diversi, tra i quali la riforma delle Nazioni Unite, il ripristino del rispetto per lo stato di diritto, i bisogni dei piccoli stati insulari in via di sviluppo, il cambiamento climatico e i relativi disastri umanitari, e la partecipazione di tutti gli Stati al sistema commerciale mondiale. Centrale è l’attività finalizzata alla risoluzione di conflitti in l’Iraq, regione del Darfur in Sudan, Sud-Sudan, Siria, Afghanistan, Africa centrale che sono solo alcuni dei contesti di crisi nel quale l’ONU ha operato negli ultimi anni.
Dal punto di vista normativo e giuridico, le Nazioni Unite hanno ratificato trattati che costituiscono la base per l’ordinamento internazionale quali: disuguaglianza, tortura, razzismo. Gli impegni presi dalle Organizzazioni delle  Nazioni Unite sulla salvaguardia dell’ambiente e sullo sviluppo globale continuano ad essere in progressiva crescita. Grazie al loro aiuto si è riusciti a finalizzare gli obiettivi per arrivare al centro di ogni analisi quale il bene comune considerato patrimonio inscindibile di ogni singolo individuo
 
Roberta Romanò
 
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Quest’anno, come tutti gli anni a partire dal 1978, le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo“. È nel 1978 difatti che all’Assemblea Generale, attraverso la Risoluzione S-10/2, è stata istituito questo evento al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e di incoraggiare questi ultimi a compiere sforzi per porvi fine e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla urgenza alla pace.
 
La scelta della giornata non è casuale, ma è il giorno in cui nel 1945 furono fondate le Nazioni Unite.
 
Sicuramente parlare di disarmo al giorno d’oggi è quanto mai ironico, basti pensare che nel 2013 le spese militari a livello globale hanno raggiunto la somma di circa 1750 miliardi di dollari investiti tra eserciti ed armamenti(poco meno del PIL dell’Italia e quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Uniti).
Dati allarmanti se si pensa che nel periodo storico della corsa agli armamenti, i governi nel loro insieme non sono mai arrivati a investire tanto. Le spese militari tra 2000 e 2013 sono aumentate di oltre il 50% arrivando a più di mille miliardi di dollari l’anno, cifra che supera il picco raggiunto durante la guerra fredda e che corrisponde a 20 volte le spese mondiali in aiuti internazionali.
 
Nella Quindicesima relazione annuale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, resa pubblicail 21 gennaio 2014, si rivela che nel biennio precedente i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 40 miliardi di euro: un incremento del 7% rispetto al 2011.
 
All’interno della relazione, spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 10 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 4 miliardi di euro di cui 1, 6 miliardi rilasciate dalla Francia.
Sicuramente il problema non termina qui, ma a guardar bene è ancora più grave, infatti, durante la guerra fredda post seconda guerra mondiale, i politici e i giornalisti (come anche l’opinione pubblica) non facevano che avvertire ed esprimere preoccupazione per la situazione, scagliandosi con slancio pro disarmo, mentre oggi, sebbene siamo difronte a uno scenario disastroso con ben 64 stati coinvolti in guerre in atto e molte altre in preparazione, in quella che è già stata definita da molti come la più grande polveriera globale mai accumulata, nessuno sembra più preoccuparsi dell’urgenza e dell’importanza che ora più che mai potrebbe assumere una politica basata sul disarmo.
 
È qui che quindi siamo portati a farci due conti: in EU maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (14 miliardi di euro), la Spagna (7,8 miliardi), la Germania (4,8 miliardi), l’Italia (4,3 miliardi) e il Regno Unito (2,8 miliardi), nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dall’Unione; tutto ciò andrebbe inserito nel contesto di una situazione economica Europea a dir poco disastrosa che sta’ “imponendo” agli stati, tagli alla spesa pubblica, civile e sociale e tasse in continua escalation, mantenendo però le spese del settore militare immuni dalla ghigliottina che le nostre popolazioni e i nostri imprenditori stanno subendo.
 
Appare ancora più difficile riuscire a parlare della settimana del disarmo in maniera positiva quando il tuo Stato decide di “comprare” i famosi Joint Strike Fighter, in gergo F-35 (costo dell’operazione tra i 13 e i 18 miliardi di euro in poco più di 40 anni) ed è ancora più difficile capire come riesca a sposarsi il concetto di acquisto di F-35 con la celebrazione della settimana del disarmo, in quanto, la caratteristica fondamentale di tali velivoli è la lorocapacità stealth ovvero la capacità di rendersi invisibili ai radar e la capacità di trasportare testate nucleari e che, quindi, pare evidente che invece rappresentino il più grande progetto di riarmo offensivo della storia come è stato definito dal movimento per il disarmo.
 
Evidentemente non sempre la storia è magistra vitae e il testo fondamentale del nostro agire sociale e politico, la Costituzione Italiana all’art 11 recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Quindi le industrie della “guerra” mai come ora sembrano floride sebbene le poche aziende produttrici di questi grandi sistemi d’armi, negli ultimi vent’anni, hanno proceduto a fusioni ed alleanze anche internazionali, per tener fronte alle crescenti difficoltà dovute alla produzione di mezzi sempre più sofisticati (come per l’appunto i tanto chiacchierati droni).
Eppure, i pericoli che rappresentano le armi di distruzione di massa e l’accumulazione di armi convenzionali sono ormai esperienza più che comprovata come è stato più volte sottolineato e ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moonil cui primo mandato è scaduto il 31 dicembre 2011 ma che è stato riconfermato anche per il quinquennio dal 2012 al 2016.
Unica speranza è che l’appello di quest’anno, che verrà fatto durante la settimana del disarmo, riprenda quello fatto durante la giornata della Pace e che non rimanga inascoltato soprattutto dalle future generazioni.
 
Risorse:
 
Flavia Spigoli
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Agricoltura familiare: nutrire il mondo, preservare il pianeta
 
La giornata mondiale dell’alimentazione ha avuto luogo per la prima volta il 16 ottobre 1981. E’ stata istituita dalla FAO, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di cibo, alimentazione e agricoltura, in occasione dell’anniversario della sua fondazione, il 16 ottobre 1945.
Il diritto all’alimentazione ambisce a tutelare un bisogno umano primario, quello di potersi nutrire con dignità, producendo o acquistando le proprie fonti di sostentamento. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali ha scritto in proposito, nel Commento Generale numero 12 del 1999, “Il diritto al cibo è realizzato quando ogni uomo, donna e bambino possiedono la possibilità, fisica e economica, di accedere al cibo, o dispongono di strumenti per procurarselo”.
I rapporti FAO più recenti mostrano che circa 842 milioni di persone nel mondo vivono in uno stato di fame cronica. Quasi il doppio dei cittadini dell’Unione Europea, che, secondo una stima dell’Eurostat aggiornata al 1 gennaio 2014, sono 507.416.607.
 
Quest’anno il tema scelto per la giornata mondiale è “Agricoltura familiare. Nutrire il mondo, preservare il pianeta”. La scelta non è stata casuale, in quanto la FAO ha designato il 2014 “Anno dell’agricoltura familiare”.
Nel consueto rapporto annuale sull’alimentazione e l’agricoltura, la FAO si è focalizzata in particolare sulla realtà delle attività agricole a conduzione familiare, stimando che esistano circa 570 milioni di realtà di questo tipo nei paesi della FAO.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica, è interessante notare che ben il 35 % di queste realtà sono situate in Cina e il 24 % in India; le rimanenti sono così ripartite: 9 % in Asia orientale (esclusa la Cina), 6 % in Asia meridionale (esclusa l’India), il 9 % nell’Africa sub sahariana, 3 % nel Medio Oriente e Nord Africa,  7 % in Europa e Asia centrale, 4 % in America Latina e Caraibi e rimanente 4 % nei paesi ad alto reddito non compresi nell’elenco.
L’agricoltura familiare è importante, poiché rappresenta la forma predominante nel settore agricolo destinato alla produzione alimentare, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi sviluppati.
L’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ha organizzato anche quest’anno le “Biodomeniche”: iniziative che avranno al centro il mondo del biologico. Mercatini, seminari, degustazioni, laboratori. L’appuntamento nazionale è previsto a Roma il 12 ottobre, ma domenica 5 ottobre l’iniziativa parte in Lombardia, Veneto, Umbria, Marche e Sicilia.La manifestazione festeggia quest’anno l’agricoltura familiare, che rappresenta ancora il modello di gestione più diffuso nel nostro paese.
 
Nell’ambito della giornata mondiale dell’alimentazione 2014 la FAO, in collaborazione con diversi enti e agenzie, ha organizzato diverse iniziative, tra cui la nona edizione della Hunger Run, che si terrà a Roma il prossimo 19 ottobre. L’evento prevede la possibilità di partecipare alla corsa competitiva di 10 km e alla corsa/passeggiata non competitiva di 5 km. La quota di partecipazione è di 10 €. I fondi raccolti si trasformeranno in pasti scolastici per i bambini poveri del Sud del mondo. Per questo motivo la Hunger Run è stata ribattezzata una corsa per nutrire non solo il corpo, ma anche la mente.
 
Nell’ambito della strategia “Sfida fame zero”, lanciata dal segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon nel 2012, la Fondazione Cinema per Roma e Centro Sperimentale di Cinematografia, in occasione dell’Expo 2015, ha lanciato l’iniziativa “Short Food Movie”. Un’open call globale, per la raccolta di video ispirati al tema della nutrizione e alle tematiche ad essa associate: l’importanza di un’alimentazione sana, il ruolo del territorio, la necessità sociale di una diffusione globale di prodotti genuini, la costruzione di uno sviluppo sostenibile ed egualitario. Chiunque può partecipare, inviando il proprio video, di una durata minima di 30 minuti e massima di 60, entro marzo 2015.
 
Al tema scelto per l’Expo 2015, Feeding the Planet, Energy for life, si ispireranno anche i lavori della 6a edizione del RomeMUN, che si terrà a Roma, dal 14 al 18 marzo 2015, e che sarà dedicata allo stesso tema.
 
Si tratta di un’importante simulazione diplomatica, a cui possono partecipare gli studenti universitari, anche laureati (entro un anno dal conseguimento del titolo), i dottorandi e 150 studenti degli ultimi due anni delle superiori. I partecipanti rappresenteranno gli Stati membri dell’ONU, riproducendone il dibattito dei principali organi (Assemblea Generale, Consiglio di Sicurezza..) e agenzie (Unesco, Fao..), per trovare soluzioni comuni sui temi in agenda, tramite l’elaborazione e l’adozione di vere e proprie risoluzioni.
 
Al RomeMUN 2015 saranno rappresentati ben 10 comitati, che si occuperanno di diverse tematiche:
 
il tema dell’UNESCO sarà l’educazione e la consapevolezza sui problemi della nutrizione; quello della FAO sarà di definire una strategia sostenibile per nutrire il pianeta, garantire la sicurezza alimentare e combattere la povertà; quello del Consiglio di Sicurezza sarà il problema delle risorse naturali come causa di conflitto; quello dell’ECOSOC sarà lo sviluppo sostenibile, con particolare riferimento al ruolo delle Ong e della società civile.
La Commissione economica e finanziaria dell’Assemblea Generale si occuperà di definire le priorità e le regole per uno sviluppo agricolo che garantisca la sicurezza alimentare e l’accesso all’alimentazione; la Commissione sociale, umanitaria e culturale dell’Assemblea Generale di come sradicare la povertà estrema e la fame attraverso la parità di genere e la responsabilizzazione delle donne, e di valutare l’impatto del cambiamento climatico sulla biodiversità. Il tema del Consiglio dell’Unione Europea sarà la definizione di una strategia relativa agli sprechi di cibo, e quello dell’Unicef la malnutrizione infantile.
 
Si tratta di un evento unico nel suo genere, che darà la possibilità di approfondire un tema importante come quello dell’alimentazione attraverso uno scambio di vedute e opinioni con giovani provenienti da tutta Europa.
 
Tra gli appuntamenti dedicati alla Giornata mondiale dell'alimentazione 2014 da segnalare una serie di convegni, tra cui “Dal seme al cibo: sistema cooperativo e agricoltura sostenibile”, che si terrà sabato 18 ottobre a Bari, organizzato dall'Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari in collaborazione con Commissione Europea, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. La giornata vedrà la presenza di rappresentanti dei 28 Paesi membri dell'Ue e dell’area Africa, Caraibi e Pacifico (Acp).
 
Link utili
Questo è il sito ufficiale della FAO
Scopri di più sulla Hunger Run 2014 cliccando qui
Questo è il sito ufficiale dell’Expo 2015
Scopri di più sull’edizione 2015 del Romemun cliccando qui
Per sapere di più sull’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, clicca qui
 
Silvia Staffa
Agricoltura familiare: nutrire il mondo, preservare il pianeta
 
La giornata mondiale dell’alimentazione ha avuto luogo per la prima volta il 16 ottobre 1981. E’ stata istituita dalla FAO, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di cibo, alimentazione e agricoltura, in occasione dell’anniversario della sua fondazione, il 16 ottobre 1945.
Il diritto all’alimentazione ambisce a tutelare un bisogno umano primario, quello di potersi nutrire con dignità, producendo o acquistando le proprie fonti di sostentamento. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali ha scritto in proposito, nel Commento Generale numero 12 del 1999, “Il diritto al cibo è realizzato quando ogni uomo, donna e bambino possiedono la possibilità, fisica e economica, di accedere al cibo, o dispongono di strumenti per procurarselo”.
I rapporti FAO più recenti mostrano che circa 842 milioni di persone nel mondo vivono in uno stato di fame cronica. Quasi il doppio dei cittadini dell’Unione Europea, che, secondo una stima dell’Eurostat aggiornata al 1 gennaio 2014, sono 507.416.607.
 
Quest’anno il tema scelto per la giornata mondiale è “Agricoltura familiare. Nutrire il mondo, preservare il pianeta”. La scelta non è stata casuale, in quanto la FAO ha designato il 2014 “Anno dell’agricoltura familiare”.
Nel consueto rapporto annuale sull’alimentazione e l’agricoltura, la FAO si è focalizzata in particolare sulla realtà delle attività agricole a conduzione familiare, stimando che esistano circa 570 milioni di realtà di questo tipo nei paesi della FAO.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica, è interessante notare che ben il 35 % di queste realtà sono situate in Cina e il 24 % in India; le rimanenti sono così ripartite: 9 % in Asia orientale (esclusa la Cina), 6 % in Asia meridionale (esclusa l’India), il 9 % nell’Africa sub sahariana, 3 % nel Medio Oriente e Nord Africa,  7 % in Europa e Asia centrale, 4 % in America Latina e Caraibi e rimanente 4 % nei paesi ad alto reddito non compresi nell’elenco.
L’agricoltura familiare è importante, poiché rappresenta la forma predominante nel settore agricolo destinato alla produzione alimentare, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi sviluppati.
L’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ha organizzato anche quest’anno le “Biodomeniche”: iniziative che avranno al centro il mondo del biologico. Mercatini, seminari, degustazioni, laboratori. L’appuntamento nazionale è previsto a Roma il 12 ottobre, ma domenica 5 ottobre l’iniziativa parte in Lombardia, Veneto, Umbria, Marche e Sicilia.La manifestazione festeggia quest’anno l’agricoltura familiare, che rappresenta ancora il modello di gestione più diffuso nel nostro paese.
 
Nell’ambito della giornata mondiale dell’alimentazione 2014 la FAO, in collaborazione con diversi enti e agenzie, ha organizzato diverse iniziative, tra cui la nona edizione della Hunger Run, che si terrà a Roma il prossimo 19 ottobre. L’evento prevede la possibilità di partecipare alla corsa competitiva di 10 km e alla corsa/passeggiata non competitiva di 5 km. La quota di partecipazione è di 10 €. I fondi raccolti si trasformeranno in pasti scolastici per i bambini poveri del Sud del mondo. Per questo motivo la Hunger Run è stata ribattezzata una corsa per nutrire non solo il corpo, ma anche la mente.
 
Nell’ambito della strategia “Sfida fame zero”, lanciata dal segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon nel 2012, la Fondazione Cinema per Roma e Centro Sperimentale di Cinematografia, in occasione dell’Expo 2015, ha lanciato l’iniziativa “Short Food Movie”. Un’open call globale, per la raccolta di video ispirati al tema della nutrizione e alle tematiche ad essa associate: l’importanza di un’alimentazione sana, il ruolo del territorio, la necessità sociale di una diffusione globale di prodotti genuini, la costruzione di uno sviluppo sostenibile ed egualitario. Chiunque può partecipare, inviando il proprio video, di una durata minima di 30 minuti e massima di 60, entro marzo 2015.
 
Al tema scelto per l’Expo 2015, Feeding the Planet, Energy for life, si ispireranno anche i lavori della 6a edizione del RomeMUN, che si terrà a Roma, dal 14 al 18 marzo 2015, e che sarà dedicata allo stesso tema.
 
Si tratta di un’importante simulazione diplomatica, a cui possono partecipare gli studenti universitari, anche laureati (entro un anno dal conseguimento del titolo), i dottorandi e 150 studenti degli ultimi due anni delle superiori. I partecipanti rappresenteranno gli Stati membri dell’ONU, riproducendone il dibattito dei principali organi (Assemblea Generale, Consiglio di Sicurezza..) e agenzie (Unesco, Fao..), per trovare soluzioni comuni sui temi in agenda, tramite l’elaborazione e l’adozione di vere e proprie risoluzioni.
 
Al RomeMUN 2015 saranno rappresentati ben 10 comitati, che si occuperanno di diverse tematiche:
 
il tema dell’UNESCO sarà l’educazione e la consapevolezza sui problemi della nutrizione; quello della FAO sarà di definire una strategia sostenibile per nutrire il pianeta, garantire la sicurezza alimentare e combattere la povertà; quello del Consiglio di Sicurezza sarà il problema delle risorse naturali come causa di conflitto; quello dell’ECOSOC sarà lo sviluppo sostenibile, con particolare riferimento al ruolo delle Ong e della società civile.
La Commissione economica e finanziaria dell’Assemblea Generale si occuperà di definire le priorità e le regole per uno sviluppo agricolo che garantisca la sicurezza alimentare e l’accesso all’alimentazione; la Commissione sociale, umanitaria e culturale dell’Assemblea Generale di come sradicare la povertà estrema e la fame attraverso la parità di genere e la responsabilizzazione delle donne, e di valutare l’impatto del cambiamento climatico sulla biodiversità. Il tema del Consiglio dell’Unione Europea sarà la definizione di una strategia relativa agli sprechi di cibo, e quello dell’Unicef la malnutrizione infantile.
 
Si tratta di un evento unico nel suo genere, che darà la possibilità di approfondire un tema importante come quello dell’alimentazione attraverso uno scambio di vedute e opinioni con giovani provenienti da tutta Europa.
 
Tra gli appuntamenti dedicati alla Giornata mondiale dell'alimentazione 2014 da segnalare una serie di convegni, tra cui “Dal seme al cibo: sistema cooperativo e agricoltura sostenibile”, che si terrà sabato 18 ottobre a Bari, organizzato dall'Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari in collaborazione con Commissione Europea, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. La giornata vedrà la presenza di rappresentanti dei 28 Paesi membri dell'Ue e dell’area Africa, Caraibi e Pacifico (Acp).
 
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Silvia Staffa
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Mental Health Matters! è lo slogan con cui quest’anno si celebra la Giornata Internazionale della Gioventù.
Il 17 dicembre del 1999 l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava, con risoluzione 54/120,  la proposta avanzata in occasione della Conferenza Mondiale dei Ministri della Gioventù (Lisbona, 8-12 agosto 1998) affinché il 12 agosto fosse proclamato l’ International Youth Day con lo scopo di raccogliere fondi per avviare la campagna di informazione in sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per la Gioventù (oggi UNDEF: Fondo della Nazioni Unite per la democrazia, che raccoglie al suo interno più aree tematiche: Sviluppo della Comunità, Stato di diritto e diritti umani, Strumenti per la democratizzazione, Comunicazioni, Donne e Gioventù).
L’ Assemblea Generale aveva, inoltre, aggiunto la proposta di organizzare attività di informazione pubblica a tutti i livelli per valorizzare e promuovere il World Programme of Action for Youth adottato dalle Nazioni Unite nel 1995 allo scopo di sostenere l’ attuazione di nuove politiche nazionali in favore dei giovani e rafforzare la loro partecipazione attiva allo sviluppo economico e sociale, in collaborazione con enti governativi e ONG. Nel preambolo, infatti, si dichiara che “i giovani rappresentano i soggetti, i beneficiari e le vittime dei maggiori cambiamenti sociali, e sono generalmente confrontati al paradosso di cercare di integrarsi nell’ ordine esistente e di essere, nel contempo, la forza di cambiamento di tale ordine.”
Alla luce di quanto espresso nel preambolo, l’ obiettivo, ad oggi, è quello di approfondire ogni anno un argomento di interesse comune che sia legato a favorire una maggiore partecipazione ed integrazione dei giovani all’ interno delle politiche economiche, sociali e di sviluppo a livello mondiale attraverso il lancio di iniziative, manifestazioni, esposizioni, dibattiti, ecc.. allo scopo di creare un confronto diretto ed efficace fra realtà diverse per raggiungere nuovi e stimolanti obiettivi.
Il tema di quest’ anno è “I giovani e la salute mentale”. Un argomento da non sottovalutare. Difatti molti giovani in condizioni di salute precaria sono vittime di discriminazione ed emarginazione, molto spesso costretti ad auto isolarsi per paura di essere derisi e non capiti. Questa è stata anche una delle questioni affrontate durante la  Conferenza di Colombo tenutasi in Sri Lanka dal 6 al 10 maggio scorso, in cui  è emerso, grazie all’ annuale rapporto della WHO, come i giovani con problemi psichici fra i 14 ed i 24 anni siano i soggetti più a rischio di emarginazione e discriminazione, con un conseguente aggravamento della loro condizione mentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce, difatti, la salute mentale come “una delle componenti centrali del capitale umano, sociale ed economico delle nazioni e da considerare parte integrante delle politiche relative ai diritti di cittadinanza, all’assistenza sociale, all’educazione, al lavoro.”
Un tema del genere, se lo si relaziona all’importanza che i giovani rivestono all’ interno della società, arriva inevitabilmente ad assumere un carattere di fondamentale rilevanza, degno della massima attenzione. Sono necessarie, infatti, collaborazione e cooperazione affinché si possa assicurare ai giovani che versano in condizioni di salute mentale precaria un posto nella società in una situazione di non discriminazione al sicuro da diffidenza ed emarginazione, attraverso l’aiuto di istituzioni, enti, associazioni ed operatori.
UN DESA, il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali, attraverso il Focal Point on Youth e l’ Inter-Agency Network on Youth Development, si impegna a promuovere un approccio innovativo basato sulla multiculturalità e multidimensionalità per far fronte alle questioni riguardanti la salute mentale, promuovendo l’integrazione anche di questi giovani per poter loro permettere di realizzarsi a livello umano e professionale.  
Le Nazioni Unite, attraverso questa Giornata, invitano non solo i giovani, ma la società tutta, ad aderire alla campagna per accrescere la sensibilizzazione delle persone sui temi legati alla salute mentale dei giovani, cercando di vincere la diffidenza che li circonda.
 
Cinzia Savarino
 
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Ente: Il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali (DESA) fa parte del Segretariato delle Nazioni Unite ed è responsabile del follow-up delle conferenze delle Nazioni Unite, nonché dei servizi al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. UNDESA assiste paesi in tutto il mondo con l'obiettivo di soddisfare le loro sfide economiche, sociali e ambientali. Fornisce una vasta gamma di prodotti di analisi, consulenza politica e assistenza tecnica, traduce efficacemente gli impegni globali nei settori economico, sociale e ambientale, nelle politiche e azioni nazionali e continua a svolgere un ruolo chiave nel monitoraggio dei progressi verso concordati a livello internazionale e obiettivi di sviluppo.

È  anche un membro del Gruppo di Sviluppo delle Nazioni Unite.

UNDESA Fellowship Programme è uno dei più prestigiosi programmi di recruitment delle Nazioni Unite nonché uno delle modalità di accesso alla carriera all'interno dell'ONU e delle diverse Organizzazioni. Sebbene, il Fellowship non dia garanzia di prosecuzione alla scadenza degli 11 mesi, è però vero che molti partecipanti al programma hanno proseguito la loro carriera nell'ambito ONU.

 

Dove: Varie sedi

 

Durata: Le borse hanno la durata di circa un anno e prima dell’assunzione dell’incarico presso i paesi di destinazione, prevedono un corso di formazione di due settimane in Italia

 

Scadenza: È possibile inviare la propria candidatura entro il 15 giugno 2018 alle ore 15 (ora italiana)

 

Destinatari: Giovani di 28 anni o meno in possesso di una Laurea Magistrale o un Master o equivalente

 

Descrizione dell’offerta: Il programma di borse di studio si propone di contribuire ad aumentare l'efficacia delle risorse istituzionali e umane nei paesi di destinazione, attraverso il contributo di esperti Fellows collocati in importanti enti di aiuto allo sviluppo, di interagire con le entità di aiuto allo sviluppo e di comprendere i meccanismi e le procedure di cooperazione multilaterale. Il Fellowship Programme effettua un recruitment su base nazionale. Le candidature subiscono un primo processo di selezione al quartier generale dell'ONU dove sono individuati anche le vacancy da coprire in relazione alla quota paese nelle diverse organizzazioni/ agenzie; tali vacancy sono abbinate ai profili dei partecipanti selezionati nella prima fase. La seconda fase di selezione avviene in Italia sotto la responsabilità dell'ufficio UNDESA nazionale. Una volta selezionati, i/le partecipanti:

- Partecipano ad un corso di formazione per i candidati selezionati su diversi aspetti relativi alle attività di cooperazione allo sviluppo internazionale e, in particolare, sulla pianificazione e realizzazione di progetti. La formazione è prevista prima della partenza a partire da dicembre 2018

-  Faranno tirocinio in un Paese in via di sviluppo per conoscere le modalità e le procedure di assistenza tecnica. I borsisti saranno tenuti a concentrare i loro incarichi sulla ricerca, sull’individuazione delle attività e dei progetti da presentare per il finanziamento alla comunità dei donatori, sull'assistenza ai paesi ospitanti nella formulazione delle loro richieste di cooperazione tecnica internazionale e sullo scambio di conoscenze ed esperienze in materia di cooperazione internazionale allo sviluppo con le autorità locali e le ONG nazionali. Il periodo di tirocinio è da gennaio a dicembre 2019

 

Requisiti: I candidati dovranno essere in possesso dei seguenti requisiti:

- 28 anni o più giovani (nati il o dopo il 1 gennaio 1990)

- Possedere la nazionalità italiana

- Avere un’ottima conoscenza della lingua inglese e italiana

- Avere ottenuto una laurea specialistica/magistrale o una laurea magistrale a ciclo unico o una laurea triennale accompagnata da un titolo di Master universitario

 

Guida all’application: I potenziali candidati di nazionalità italiana dovranno inviare la loro candidatura online utilizzando la piattaforma “Online Web Application” (vedi Link utili) e, dopo essersi registrati al sito, compilare tutti i campi obbligatori e caricare la seguente documentazione in pdf di dimensione massima di 1 MB:  

- Lettera di motivazione in inglese

- Copia del più recente diploma di laurea ottenuto (o modulo rilevante di autocertificazione)

 

Link utili:

Link alla piattaforma per la candidatura

Pagina della Fellowship

UNDESA homepage

 

Contatti utili:

Viale delle Terme di Caracalla

00153 Roma, Italia
Tel: (+39) 06 5705 4638

Fax: (+39) 06 5705 4075

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

 

A Cura di Ruino Martina Pia

 

La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.

LA REDAZIONE

Dal 6 al 10 Maggio 2014 si è tenuta a Colombo (Sri Lanka) la Conferenza Mondiale sui Giovani 2014 che si è conclusa con l’ adozione dell’ omonima Dichiarazione di Colombo. La redazione di Carriereinternazionali.com vi racconta quei giorni.
Più di 1500 partecipanti, di cui la metà giovani fra i 18 e i 29 anni provenienti da tutto il mondo, hanno preso parte alla Conferenza i cui lavori si sono basati sul World Programme of Action for Youth.
L’obiettivo principale è stato quello di condividere pensieri ed idee circa il ruolo determinante che i giovani possono e devono svolgere all’ interno della società, visti quindi non come destinatari passivi di scelte terze, ma come veri e propri soggetti attivi nelle politiche socio-economiche e di sviluppo a livello mondiale. In quest’ottica è risultata particolarmente interessante ed innovativa la proposta di istituire all’interno delle Nazioni Unite un apposito ufficio permanente della gioventù (formato da giovani per i giovani) e di un forum per favorire un dialogo strutturato sulla base dell’ Agenda di Sviluppo Post-2015.
I lavori si sono aperti partendo dal concetto di globalizzazione inteso come opportunità di conoscenza reciproca e scambio di culture; durante la conferenza, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha reso pubblica la volontà dell’ ONU di impegnarsi costantemente nei confronti del Child and Youth Finance Movement, sottolineando come tutti, individui ed organizzazioni, autorità nazionali, ONG, istituti finanziari e social network possano fare la differenza in un’ottica di collaborazione e cooperazione costante per la promozione dei giovani all’ interno del mercato. A tal proposito la Dichiarazione recita: “L’ incontro è servito a consolidare il riconoscimento della diversità etnica, culturale, religiosa e di genere dei giovani come contributo positivo alla valutazione, formulazione e realizzazione di politiche e di strategie di sviluppo. La loro creatività e capacità di innovazione e di partecipazione deve essere alla base di ogni piano di sviluppo attuale e futuro presso ogni comunità locale, nazionale e internazionale”.
I 97 punti della Dichiarazione di Colombo fissano obiettivi e politiche d’azione ben precise, primo fra tutti il debellamento della fame e della povertà inteso come principale causa delle asimmetrie governative che generano discriminazione in ordine all’ equa distribuzione delle risorse e alla realizzazione dell’ equo accesso ad un’ educazione di qualità garantendo a tutti pari opportunità. Quest’ultimo è stato anche il leit-motiv che ha guidato, in un secondo momento, le riflessioni circa le reali possibilità di accesso dei giovani al mercato del lavoro, i relativi costi e le plausibili soluzioni come ad esempio la collaborazione fra il settore privato, le ONG e le istituzioni pubbliche per garantire stage e tirocini sin dalla giovane età, per stimolare ed educare i giovani alle dinamiche lavorative accelerando così i tempi di apprendimento.
Un’ attenzione particolare è stata poi riservata ai problemi di salute psico-fisica che colpiscono i giovani fra i 14 ed 24 anni documentati attraverso gli annuali rapporti della WHO, e sui quali si sono stabilite nuove politiche d’ azione per garantire assistenza sanitaria e protezione in particolar modo a quelle situazioni che richiedono una maggiore attenzione, ma anche la divulgazione di campagne contro malattie gravi e ancor oggi purtroppo sottovalutate come l’ HIV e l’ AIDS.
Ancora in accordo con quanto stabilito nel World Programme of Action for Youth, è stata sottolineata l’importanza dello sport e delle attività artistico-ricreative non solo come componente importante per combattere l’ uso di droghe e di alcol, ma anche come mezzo necessario per affrontare le questioni della delinquenza giovanile, degli atti di violenza e dell’ esclusione sociale.
Questi e molti altri temi sono stati toccati ed affrontati durante la Conferenza Mondiale sui Giovani 2014 tenuta a Maggio a Colombo svoltasi un’atmosfera di collaborazione e cooperazione in un ottica di cambiamento ispirato a principi comuni e solidaristici, quasi a richiamare le parole iniziali del World Programme of Action for Youth: “The imagination, ideals and energies of young men and women are vital for the continuing development of the societies in which they live.”
 
Link d’ interesse:
 
Cinzia Savarino
Pubblicato in Istituzioni
Una delle più grandi aspirazioni dei ragazzi di oggi, studenti universitari, laureandi, o neolaureati, sembra essere trovare un proprio posto all’interno del mondo, principalmente fantasticando sulla tanto ardita e forse poco conosciuta carriera internazionale, sulle istituzioni europee o sulle numerose aziende che l’Europa e il mondo più in generale ospitano ma non sempre valorizzano. Ci basti notare, a tale proposito, che in questo particolare momento per l’Europa e per il nostro paese in particolare (con tutte le problematiche presenti e che verranno per un attimo date per scontate) i giovani si sentono pronti contrariamente a quanto molti sostengano, a rimboccarsi le mani e a fare capolino nel mondo del lavoro, per quanto poco purtroppo venga loro permesso. 
Qual è allora, per coloro che per la prima volta devono bussare alle porte dell’Europa e cercare il proprio posto al suo interno, l’approccio migliore per cominciare? Isfol, grazie al suo Manuale dello stage in Europa, tenta di dare se non una risposta, quanto meno delle direttive precise che si prospettano d’essere d’aiuto per i giovani.
 
Conosciamo prima l’ente in questione. 
L’Isfol - Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori  -  è un ente nazionale di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che opera nel campo della formazione, del lavoro e delle politiche sociali, al fine di contribuire alla crescita dell'occupazione, al miglioramento delle risorse umane, all’inclusione sociale e allo sviluppo locale. L'Isfol infatti svolge e promuove attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione, informazione e valutazione, fornendo supporto tecnico-scientifico allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali.
 
Una delle grandi iniziative Isfol a cui i giovani aspiranti alla carriera lavorativa europea, internazionale o nazionale, renderanno onore è senza dubbio la terza edizione del suo Manuale dello stage in Europa, una sorta di guida di orientamento al settore delle carriere internazionali. Il Manuale dello stage in Europa è infatti una guida pratica e di facile consultazione che offre suggerimenti e riferimenti utili per cercare, scegliere, gestire e valorizzare questa esperienza. Esso è corredato da 32 Schede Paese (28 dell’Unione Europea, 3 dello Spazio Economico Europeo e la scheda della Svizzera) in cui vengono fornite dettagliate indicazioni su come muoversi per cercare uno stage, contattare le aziende, preparare la documentazione, trovare un alloggio, conoscere il Paese. 
 
La prima risposta chiara e concisa che Isfol con il suo Manuale intende fornire è che per cominciare una propria carriera lavorativa, la prima parola chiave è: STAGE. 
Partendo dalla sua basilare definizione, possiamo considerare lo stage “un periodo di pratica lavorativa di durata limitata, retribuito o no, con una componente di apprendimento e formazione, il cui obiettivo è l'acquisizione di un'esperienza pratica e professionale finalizzata a migliorare l'occupabilità e facilitare la transizione verso un'occupazione regolare”. Statisticamente è stato dimostrato che i più preparati all’interno del mercato del lavoro, sono coloro che durante il proprio periodo di studi universitari, hanno svolto un periodo di stage o tirocinio all’estero. Non a caso, fare uno stage all’estero durante il proprio percorso di studi è ormai una tendenza che sta prendendo sempre più piede anche in Italia, instaurando gradualmente la pratica, da tempo regola nelle migliori scuole superiori e università europee, di diplomarsi e laurearsi solo dopo aver fatto un tirocinio in una o più aziende sia all’estero che in patria. Questo è dimostrato anche dalle numerose iniziative sovvenzionate e sostenute dalla Commissione Europea, quali l’Erasmus per esempio (A questo proposito consultare gli articoli Erasmus Plus - una reale opportunità internazionaleed Erasmus Plus – tra innovazione e continuità)
Le ragioni di tutto ciò sono facilmente intuibili: innanzitutto un’esperienza all’estero permette di imparare a lavorare in un’altra lingua, rendendosi in questo modo più appetibili e più interessanti sul mercato del lavoro; inoltre è un’occasione per acquisire maggiore conoscenza di sé e delle proprie competenze, per allargare i propri orizzonti culturali e professionali, spingendo sui propri limiti e spronandosi a migliorare, e soprattutto guadagnare un bagaglio di esperienze personali e significative dal punto di vista curriculare che permettono di potersi candidare a posizioni sempre più qualificate, specifiche, con requisiti sempre più alti e collegato a questo, non fondamentale ma pur sempre importante, più retribuite. 
 
Naturalmente gli stages sono ben accetti all’estero, ma anche nel proprio paese d’origine, e possono essere effettuati in qualsiasi momento del proprio percorso personale: preferibilmente partendo dal periodo adiacente agli studi universitari, ma anche dopo la laurea o addirittura dopo il diploma di Scuola Superiore. 
 
Oltre alle numerose indicazioni per come muoversi a cercare uno stages, o per quali requisiti ottenere preferibilmente prima di immergersi nella ricerca, tra cui si ricordano i certificati delle principali lingue europee riconosciuti a livello internazionale (IELTS; Cambridge o TOEFL per l’inglese, DELE per lo spagnolo, DELF per il francese e GOETHE per il tedesco), o ancora su come elaborare la lettera di presentazione e strutturare in maniera adeguata e accattivante il proprio Curriculum Vitae, all’interno del Manuale è possibile trovare diverse sezioni con abbinati i rispettivi enti o organizzazioni. 
Le categorie infatti sono le seguenti:
- Organizzazioni Internazionali (Istituzioni e Agenzie dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, Organizzazione intergovernative o nongovernative)
- Associazioni studentesche internazionali
- Siti web specializzati, i principali siti europei o internazionali di riferimento e alcuni siti italiani che informano sulle opportunità in Europa e nel resto del mondo
A ciò, seguono poi 32 schede paese: in ognuna di esse sono contenuti informazioni circa:
- I settori più dinamici
- Lingua e moneta
- Lo stage
- Cosa fare per trovare un’azienda
- Dove alloggiare
- Tempo libero
- Indirizzi utili
- Alcune aziende italiane presenti sul territorio  
 
Segue poi un’interessante appendice circa la Carta europea della qualità per i tirocini e gli apprendistati.
Per concludere: “Oggi più che mai uno stage in Europa rappresenta un investimento per il tuo futuro che vale la pena di affrontare. Non si tratta soltanto di una straordinaria occasione di crescita personale e professionale, ma anche e soprattutto del miglior biglietto da visita per entrare nel mondo del lavoro”. Questa la vera e definitiva risposta che Isfol si propone di dare ai giovani, a coloro che hanno la voglia e l’entusiasmo di costruirsi il proprio futuro con coraggio e spirito di sacrificio, alla volta dell’Europa e delle sue, a volte celate, numerose opportunità.
 
Per scaricare il Manuale visitare il seguente link 
 
 
Margherita Greguol
 
Pubblicato in Formarsi
UNICEF cerca volontari disposti a promuovere gli eventi nelle piazze italiane! Compila il modulo e candidati subito!
 
“Per altre opportunità simili, andate alla sezione "Nazioni Unite e Organizzazioni internazionali"
 
Ente:  Il Comitato Italiano per l'UNICEF - Onlus (spesso abbreviato in UNICEF Italia) è parte integrante della struttura globale dell'UNICEF - Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia, l'organo sussidiario dell'ONU che ha il mandato di tutelare e promuovere i diritti di bambine, bambini e adolescenti (0-18 anni) in tutto il mondo, nonché di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita. Peculiarità di questa organizzazione è dunque di essere al tempo stesso Organizzazione non governativa (ONG) collocata nel panorama italiano del Terzo Settore, e rappresentante di un programma inter-governativo delle Nazioni Unite. In quanto ONG, l'UNICEF Italia gode anche dello status di Onlus - Organizzazione non lucrativa di utilità sociale.
 
Dove: Diverse città italiane
 
Destinatari: Chiunque sia interessato a vivere l’esperienza del volontariato
 
Quando: Da definire
 
Scadenza: Non prevista una scadenza
 
Descrizione dell’offerta: Il Comitato Italiano per l'UNICEF si avvale di una rete di oltre 3.700 volontari (per quasi 4/5 donne), iscritti all'apposito Albo, e di migliaia di altri volontari occasionali. I volontari offrono con costanza e passione il proprio impegno gratuito, il proprio tempo libero e rappresentano una risorsa estremamente importante per l'organizzazione, che si avvale delle loro competenze professionali e delle loro qualità per sensibilizzare la società civile - cittadini, associazioni, enti locali e imprese - alle politiche e alle azioni dell'UNICEF nel mondo. Le principali attività dei volontari sono orientate alla promozione dei diritti dell'infanzia in Italia e alla realizzazione a livello territoriale delle campagne dell'UNICEF a sostegno dei programmi nei Paesi in via di sviluppo. Contattando il Comitato UNICEF della tua città (ce ne sono 110, uno per ogni Provincia italiana) puoi impegnarti nei nostri "eventi di piazza" nazionali e in tutte le altre iniziative locali di raccolta fondi e di sensibilizzazione sui diritti dell'infanzia.
 
Requisiti: Non sono richiesti requisiti particolari
 
Documenti richiesti: Modulo online
 
Retribuzione: Non prevista
 
Guida all’application: Compilare il modulo online
 
Informazioni utili: Compilando il modulo, avrai espresso il tuo desiderio di far parte della grande famiglia di Volontarie e Volontari dell'UNICEF Italia, attiva in ogni angolo del nostro Paese per realizzare iniziative - nazionali e locali - a beneficio dei bambini in tutto il mondo. Se hai un'età compresa tra 14 e 30 anni, sarai presto contattato dai giovani di Younicef, il movimento dei giovani volontari dell'UNICEF Italia. I gruppi Younicef sono presenti in molte province italiane (per saperne di più: http://www.unicef.it/web/younicef/). Se nella tua provincia non è stato ancora costituito il gruppo Younicef, sarai contattato dal Presidente del Comitato provinciale.  Una volta compilato questo form, riceverai un'e-mail contenente il link per confermare l'avvenuta acquisizione della tua richiesta. A breve scadenza sarai contattato telefonicamente o per e-mail.
I volontari dell'UNICEF Italia si impegnano a sottoscrivere (presso la sede del Comitato provinciale di riferimento) la Carta dei valori del Comitato Italiano, condividendo e sostenendo gli obiettivi e le politiche dell'UNICEF, e adoperandosi per il loro conseguimento. Nello svolgimento di tali attività per conto dell'UNICEF Italia, e per esigenze di riconoscimento e di trasparenza, ogni volontario iscritto all'Albo ha un tesserino che lo identifica e lo qualifica come tale.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
Comitato Italiano per l'Unicef onlus
Via palestro 68, 00185 roma
Numero verde 800-745.000
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
 
 “Vuoi candidarti per questa o altre opportunità e non sai come fare?
CLICCA QUI e scoprilo!”
 
“Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa al  Rome Model United Nations la più grande simulazione Onu in Italia! Non perdere questa opportunità!”
 

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