Quest’anno, come tutti gli anni a partire dal 1978, le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo“. È nel 1978 difatti che all’Assemblea Generale, attraverso la Risoluzione S-10/2, è stata istituito questo evento al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e di incoraggiare questi ultimi a compiere sforzi per porvi fine e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla urgenza alla pace.
 
La scelta della giornata non è casuale, ma è il giorno in cui nel 1945 furono fondate le Nazioni Unite.
 
Sicuramente parlare di disarmo al giorno d’oggi è quanto mai ironico, basti pensare che nel 2013 le spese militari a livello globale hanno raggiunto la somma di circa 1750 miliardi di dollari investiti tra eserciti ed armamenti(poco meno del PIL dell’Italia e quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Uniti).
Dati allarmanti se si pensa che nel periodo storico della corsa agli armamenti, i governi nel loro insieme non sono mai arrivati a investire tanto. Le spese militari tra 2000 e 2013 sono aumentate di oltre il 50% arrivando a più di mille miliardi di dollari l’anno, cifra che supera il picco raggiunto durante la guerra fredda e che corrisponde a 20 volte le spese mondiali in aiuti internazionali.
 
Nella Quindicesima relazione annuale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, resa pubblicail 21 gennaio 2014, si rivela che nel biennio precedente i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 40 miliardi di euro: un incremento del 7% rispetto al 2011.
 
All’interno della relazione, spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 10 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 4 miliardi di euro di cui 1, 6 miliardi rilasciate dalla Francia.
Sicuramente il problema non termina qui, ma a guardar bene è ancora più grave, infatti, durante la guerra fredda post seconda guerra mondiale, i politici e i giornalisti (come anche l’opinione pubblica) non facevano che avvertire ed esprimere preoccupazione per la situazione, scagliandosi con slancio pro disarmo, mentre oggi, sebbene siamo difronte a uno scenario disastroso con ben 64 stati coinvolti in guerre in atto e molte altre in preparazione, in quella che è già stata definita da molti come la più grande polveriera globale mai accumulata, nessuno sembra più preoccuparsi dell’urgenza e dell’importanza che ora più che mai potrebbe assumere una politica basata sul disarmo.
 
È qui che quindi siamo portati a farci due conti: in EU maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (14 miliardi di euro), la Spagna (7,8 miliardi), la Germania (4,8 miliardi), l’Italia (4,3 miliardi) e il Regno Unito (2,8 miliardi), nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dall’Unione; tutto ciò andrebbe inserito nel contesto di una situazione economica Europea a dir poco disastrosa che sta’ “imponendo” agli stati, tagli alla spesa pubblica, civile e sociale e tasse in continua escalation, mantenendo però le spese del settore militare immuni dalla ghigliottina che le nostre popolazioni e i nostri imprenditori stanno subendo.
 
Appare ancora più difficile riuscire a parlare della settimana del disarmo in maniera positiva quando il tuo Stato decide di “comprare” i famosi Joint Strike Fighter, in gergo F-35 (costo dell’operazione tra i 13 e i 18 miliardi di euro in poco più di 40 anni) ed è ancora più difficile capire come riesca a sposarsi il concetto di acquisto di F-35 con la celebrazione della settimana del disarmo, in quanto, la caratteristica fondamentale di tali velivoli è la lorocapacità stealth ovvero la capacità di rendersi invisibili ai radar e la capacità di trasportare testate nucleari e che, quindi, pare evidente che invece rappresentino il più grande progetto di riarmo offensivo della storia come è stato definito dal movimento per il disarmo.
 
Evidentemente non sempre la storia è magistra vitae e il testo fondamentale del nostro agire sociale e politico, la Costituzione Italiana all’art 11 recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Quindi le industrie della “guerra” mai come ora sembrano floride sebbene le poche aziende produttrici di questi grandi sistemi d’armi, negli ultimi vent’anni, hanno proceduto a fusioni ed alleanze anche internazionali, per tener fronte alle crescenti difficoltà dovute alla produzione di mezzi sempre più sofisticati (come per l’appunto i tanto chiacchierati droni).
Eppure, i pericoli che rappresentano le armi di distruzione di massa e l’accumulazione di armi convenzionali sono ormai esperienza più che comprovata come è stato più volte sottolineato e ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moonil cui primo mandato è scaduto il 31 dicembre 2011 ma che è stato riconfermato anche per il quinquennio dal 2012 al 2016.
Unica speranza è che l’appello di quest’anno, che verrà fatto durante la settimana del disarmo, riprenda quello fatto durante la giornata della Pace e che non rimanga inascoltato soprattutto dalle future generazioni.
 
Risorse:
 
Flavia Spigoli
Pubblicato in Istituzioni
Agricoltura familiare: nutrire il mondo, preservare il pianeta
 
La giornata mondiale dell’alimentazione ha avuto luogo per la prima volta il 16 ottobre 1981. E’ stata istituita dalla FAO, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di cibo, alimentazione e agricoltura, in occasione dell’anniversario della sua fondazione, il 16 ottobre 1945.
Il diritto all’alimentazione ambisce a tutelare un bisogno umano primario, quello di potersi nutrire con dignità, producendo o acquistando le proprie fonti di sostentamento. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali ha scritto in proposito, nel Commento Generale numero 12 del 1999, “Il diritto al cibo è realizzato quando ogni uomo, donna e bambino possiedono la possibilità, fisica e economica, di accedere al cibo, o dispongono di strumenti per procurarselo”.
I rapporti FAO più recenti mostrano che circa 842 milioni di persone nel mondo vivono in uno stato di fame cronica. Quasi il doppio dei cittadini dell’Unione Europea, che, secondo una stima dell’Eurostat aggiornata al 1 gennaio 2014, sono 507.416.607.
 
Quest’anno il tema scelto per la giornata mondiale è “Agricoltura familiare. Nutrire il mondo, preservare il pianeta”. La scelta non è stata casuale, in quanto la FAO ha designato il 2014 “Anno dell’agricoltura familiare”.
Nel consueto rapporto annuale sull’alimentazione e l’agricoltura, la FAO si è focalizzata in particolare sulla realtà delle attività agricole a conduzione familiare, stimando che esistano circa 570 milioni di realtà di questo tipo nei paesi della FAO.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica, è interessante notare che ben il 35 % di queste realtà sono situate in Cina e il 24 % in India; le rimanenti sono così ripartite: 9 % in Asia orientale (esclusa la Cina), 6 % in Asia meridionale (esclusa l’India), il 9 % nell’Africa sub sahariana, 3 % nel Medio Oriente e Nord Africa,  7 % in Europa e Asia centrale, 4 % in America Latina e Caraibi e rimanente 4 % nei paesi ad alto reddito non compresi nell’elenco.
L’agricoltura familiare è importante, poiché rappresenta la forma predominante nel settore agricolo destinato alla produzione alimentare, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi sviluppati.
L’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ha organizzato anche quest’anno le “Biodomeniche”: iniziative che avranno al centro il mondo del biologico. Mercatini, seminari, degustazioni, laboratori. L’appuntamento nazionale è previsto a Roma il 12 ottobre, ma domenica 5 ottobre l’iniziativa parte in Lombardia, Veneto, Umbria, Marche e Sicilia.La manifestazione festeggia quest’anno l’agricoltura familiare, che rappresenta ancora il modello di gestione più diffuso nel nostro paese.
 
Nell’ambito della giornata mondiale dell’alimentazione 2014 la FAO, in collaborazione con diversi enti e agenzie, ha organizzato diverse iniziative, tra cui la nona edizione della Hunger Run, che si terrà a Roma il prossimo 19 ottobre. L’evento prevede la possibilità di partecipare alla corsa competitiva di 10 km e alla corsa/passeggiata non competitiva di 5 km. La quota di partecipazione è di 10 €. I fondi raccolti si trasformeranno in pasti scolastici per i bambini poveri del Sud del mondo. Per questo motivo la Hunger Run è stata ribattezzata una corsa per nutrire non solo il corpo, ma anche la mente.
 
Nell’ambito della strategia “Sfida fame zero”, lanciata dal segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon nel 2012, la Fondazione Cinema per Roma e Centro Sperimentale di Cinematografia, in occasione dell’Expo 2015, ha lanciato l’iniziativa “Short Food Movie”. Un’open call globale, per la raccolta di video ispirati al tema della nutrizione e alle tematiche ad essa associate: l’importanza di un’alimentazione sana, il ruolo del territorio, la necessità sociale di una diffusione globale di prodotti genuini, la costruzione di uno sviluppo sostenibile ed egualitario. Chiunque può partecipare, inviando il proprio video, di una durata minima di 30 minuti e massima di 60, entro marzo 2015.
 
Al tema scelto per l’Expo 2015, Feeding the Planet, Energy for life, si ispireranno anche i lavori della 6a edizione del RomeMUN, che si terrà a Roma, dal 14 al 18 marzo 2015, e che sarà dedicata allo stesso tema.
 
Si tratta di un’importante simulazione diplomatica, a cui possono partecipare gli studenti universitari, anche laureati (entro un anno dal conseguimento del titolo), i dottorandi e 150 studenti degli ultimi due anni delle superiori. I partecipanti rappresenteranno gli Stati membri dell’ONU, riproducendone il dibattito dei principali organi (Assemblea Generale, Consiglio di Sicurezza..) e agenzie (Unesco, Fao..), per trovare soluzioni comuni sui temi in agenda, tramite l’elaborazione e l’adozione di vere e proprie risoluzioni.
 
Al RomeMUN 2015 saranno rappresentati ben 10 comitati, che si occuperanno di diverse tematiche:
 
il tema dell’UNESCO sarà l’educazione e la consapevolezza sui problemi della nutrizione; quello della FAO sarà di definire una strategia sostenibile per nutrire il pianeta, garantire la sicurezza alimentare e combattere la povertà; quello del Consiglio di Sicurezza sarà il problema delle risorse naturali come causa di conflitto; quello dell’ECOSOC sarà lo sviluppo sostenibile, con particolare riferimento al ruolo delle Ong e della società civile.
La Commissione economica e finanziaria dell’Assemblea Generale si occuperà di definire le priorità e le regole per uno sviluppo agricolo che garantisca la sicurezza alimentare e l’accesso all’alimentazione; la Commissione sociale, umanitaria e culturale dell’Assemblea Generale di come sradicare la povertà estrema e la fame attraverso la parità di genere e la responsabilizzazione delle donne, e di valutare l’impatto del cambiamento climatico sulla biodiversità. Il tema del Consiglio dell’Unione Europea sarà la definizione di una strategia relativa agli sprechi di cibo, e quello dell’Unicef la malnutrizione infantile.
 
Si tratta di un evento unico nel suo genere, che darà la possibilità di approfondire un tema importante come quello dell’alimentazione attraverso uno scambio di vedute e opinioni con giovani provenienti da tutta Europa.
 
Tra gli appuntamenti dedicati alla Giornata mondiale dell'alimentazione 2014 da segnalare una serie di convegni, tra cui “Dal seme al cibo: sistema cooperativo e agricoltura sostenibile”, che si terrà sabato 18 ottobre a Bari, organizzato dall'Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari in collaborazione con Commissione Europea, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. La giornata vedrà la presenza di rappresentanti dei 28 Paesi membri dell'Ue e dell’area Africa, Caraibi e Pacifico (Acp).
 
Link utili
Questo è il sito ufficiale della FAO
Scopri di più sulla Hunger Run 2014 cliccando qui
Questo è il sito ufficiale dell’Expo 2015
Scopri di più sull’edizione 2015 del Romemun cliccando qui
Per sapere di più sull’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, clicca qui
 
Silvia Staffa
Agricoltura familiare: nutrire il mondo, preservare il pianeta
 
La giornata mondiale dell’alimentazione ha avuto luogo per la prima volta il 16 ottobre 1981. E’ stata istituita dalla FAO, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di cibo, alimentazione e agricoltura, in occasione dell’anniversario della sua fondazione, il 16 ottobre 1945.
Il diritto all’alimentazione ambisce a tutelare un bisogno umano primario, quello di potersi nutrire con dignità, producendo o acquistando le proprie fonti di sostentamento. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali ha scritto in proposito, nel Commento Generale numero 12 del 1999, “Il diritto al cibo è realizzato quando ogni uomo, donna e bambino possiedono la possibilità, fisica e economica, di accedere al cibo, o dispongono di strumenti per procurarselo”.
I rapporti FAO più recenti mostrano che circa 842 milioni di persone nel mondo vivono in uno stato di fame cronica. Quasi il doppio dei cittadini dell’Unione Europea, che, secondo una stima dell’Eurostat aggiornata al 1 gennaio 2014, sono 507.416.607.
 
Quest’anno il tema scelto per la giornata mondiale è “Agricoltura familiare. Nutrire il mondo, preservare il pianeta”. La scelta non è stata casuale, in quanto la FAO ha designato il 2014 “Anno dell’agricoltura familiare”.
Nel consueto rapporto annuale sull’alimentazione e l’agricoltura, la FAO si è focalizzata in particolare sulla realtà delle attività agricole a conduzione familiare, stimando che esistano circa 570 milioni di realtà di questo tipo nei paesi della FAO.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica, è interessante notare che ben il 35 % di queste realtà sono situate in Cina e il 24 % in India; le rimanenti sono così ripartite: 9 % in Asia orientale (esclusa la Cina), 6 % in Asia meridionale (esclusa l’India), il 9 % nell’Africa sub sahariana, 3 % nel Medio Oriente e Nord Africa,  7 % in Europa e Asia centrale, 4 % in America Latina e Caraibi e rimanente 4 % nei paesi ad alto reddito non compresi nell’elenco.
L’agricoltura familiare è importante, poiché rappresenta la forma predominante nel settore agricolo destinato alla produzione alimentare, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi sviluppati.
L’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ha organizzato anche quest’anno le “Biodomeniche”: iniziative che avranno al centro il mondo del biologico. Mercatini, seminari, degustazioni, laboratori. L’appuntamento nazionale è previsto a Roma il 12 ottobre, ma domenica 5 ottobre l’iniziativa parte in Lombardia, Veneto, Umbria, Marche e Sicilia.La manifestazione festeggia quest’anno l’agricoltura familiare, che rappresenta ancora il modello di gestione più diffuso nel nostro paese.
 
Nell’ambito della giornata mondiale dell’alimentazione 2014 la FAO, in collaborazione con diversi enti e agenzie, ha organizzato diverse iniziative, tra cui la nona edizione della Hunger Run, che si terrà a Roma il prossimo 19 ottobre. L’evento prevede la possibilità di partecipare alla corsa competitiva di 10 km e alla corsa/passeggiata non competitiva di 5 km. La quota di partecipazione è di 10 €. I fondi raccolti si trasformeranno in pasti scolastici per i bambini poveri del Sud del mondo. Per questo motivo la Hunger Run è stata ribattezzata una corsa per nutrire non solo il corpo, ma anche la mente.
 
Nell’ambito della strategia “Sfida fame zero”, lanciata dal segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon nel 2012, la Fondazione Cinema per Roma e Centro Sperimentale di Cinematografia, in occasione dell’Expo 2015, ha lanciato l’iniziativa “Short Food Movie”. Un’open call globale, per la raccolta di video ispirati al tema della nutrizione e alle tematiche ad essa associate: l’importanza di un’alimentazione sana, il ruolo del territorio, la necessità sociale di una diffusione globale di prodotti genuini, la costruzione di uno sviluppo sostenibile ed egualitario. Chiunque può partecipare, inviando il proprio video, di una durata minima di 30 minuti e massima di 60, entro marzo 2015.
 
Al tema scelto per l’Expo 2015, Feeding the Planet, Energy for life, si ispireranno anche i lavori della 6a edizione del RomeMUN, che si terrà a Roma, dal 14 al 18 marzo 2015, e che sarà dedicata allo stesso tema.
 
Si tratta di un’importante simulazione diplomatica, a cui possono partecipare gli studenti universitari, anche laureati (entro un anno dal conseguimento del titolo), i dottorandi e 150 studenti degli ultimi due anni delle superiori. I partecipanti rappresenteranno gli Stati membri dell’ONU, riproducendone il dibattito dei principali organi (Assemblea Generale, Consiglio di Sicurezza..) e agenzie (Unesco, Fao..), per trovare soluzioni comuni sui temi in agenda, tramite l’elaborazione e l’adozione di vere e proprie risoluzioni.
 
Al RomeMUN 2015 saranno rappresentati ben 10 comitati, che si occuperanno di diverse tematiche:
 
il tema dell’UNESCO sarà l’educazione e la consapevolezza sui problemi della nutrizione; quello della FAO sarà di definire una strategia sostenibile per nutrire il pianeta, garantire la sicurezza alimentare e combattere la povertà; quello del Consiglio di Sicurezza sarà il problema delle risorse naturali come causa di conflitto; quello dell’ECOSOC sarà lo sviluppo sostenibile, con particolare riferimento al ruolo delle Ong e della società civile.
La Commissione economica e finanziaria dell’Assemblea Generale si occuperà di definire le priorità e le regole per uno sviluppo agricolo che garantisca la sicurezza alimentare e l’accesso all’alimentazione; la Commissione sociale, umanitaria e culturale dell’Assemblea Generale di come sradicare la povertà estrema e la fame attraverso la parità di genere e la responsabilizzazione delle donne, e di valutare l’impatto del cambiamento climatico sulla biodiversità. Il tema del Consiglio dell’Unione Europea sarà la definizione di una strategia relativa agli sprechi di cibo, e quello dell’Unicef la malnutrizione infantile.
 
Si tratta di un evento unico nel suo genere, che darà la possibilità di approfondire un tema importante come quello dell’alimentazione attraverso uno scambio di vedute e opinioni con giovani provenienti da tutta Europa.
 
Tra gli appuntamenti dedicati alla Giornata mondiale dell'alimentazione 2014 da segnalare una serie di convegni, tra cui “Dal seme al cibo: sistema cooperativo e agricoltura sostenibile”, che si terrà sabato 18 ottobre a Bari, organizzato dall'Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari in collaborazione con Commissione Europea, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. La giornata vedrà la presenza di rappresentanti dei 28 Paesi membri dell'Ue e dell’area Africa, Caraibi e Pacifico (Acp).
 
Link utili
Questo è il sito ufficiale della FAO
Scopri di più sulla Hunger Run 2014 cliccando qui
Questo è il sito ufficiale dell’Expo 2015
Scopri di più sull’edizione 2015 del Romemun cliccando qui
Per sapere di più sull’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, clicca qui
 
Silvia Staffa
Pubblicato in Istituzioni
Mental Health Matters! è lo slogan con cui quest’anno si celebra la Giornata Internazionale della Gioventù.
Il 17 dicembre del 1999 l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava, con risoluzione 54/120,  la proposta avanzata in occasione della Conferenza Mondiale dei Ministri della Gioventù (Lisbona, 8-12 agosto 1998) affinché il 12 agosto fosse proclamato l’ International Youth Day con lo scopo di raccogliere fondi per avviare la campagna di informazione in sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per la Gioventù (oggi UNDEF: Fondo della Nazioni Unite per la democrazia, che raccoglie al suo interno più aree tematiche: Sviluppo della Comunità, Stato di diritto e diritti umani, Strumenti per la democratizzazione, Comunicazioni, Donne e Gioventù).
L’ Assemblea Generale aveva, inoltre, aggiunto la proposta di organizzare attività di informazione pubblica a tutti i livelli per valorizzare e promuovere il World Programme of Action for Youth adottato dalle Nazioni Unite nel 1995 allo scopo di sostenere l’ attuazione di nuove politiche nazionali in favore dei giovani e rafforzare la loro partecipazione attiva allo sviluppo economico e sociale, in collaborazione con enti governativi e ONG. Nel preambolo, infatti, si dichiara che “i giovani rappresentano i soggetti, i beneficiari e le vittime dei maggiori cambiamenti sociali, e sono generalmente confrontati al paradosso di cercare di integrarsi nell’ ordine esistente e di essere, nel contempo, la forza di cambiamento di tale ordine.”
Alla luce di quanto espresso nel preambolo, l’ obiettivo, ad oggi, è quello di approfondire ogni anno un argomento di interesse comune che sia legato a favorire una maggiore partecipazione ed integrazione dei giovani all’ interno delle politiche economiche, sociali e di sviluppo a livello mondiale attraverso il lancio di iniziative, manifestazioni, esposizioni, dibattiti, ecc.. allo scopo di creare un confronto diretto ed efficace fra realtà diverse per raggiungere nuovi e stimolanti obiettivi.
Il tema di quest’ anno è “I giovani e la salute mentale”. Un argomento da non sottovalutare. Difatti molti giovani in condizioni di salute precaria sono vittime di discriminazione ed emarginazione, molto spesso costretti ad auto isolarsi per paura di essere derisi e non capiti. Questa è stata anche una delle questioni affrontate durante la  Conferenza di Colombo tenutasi in Sri Lanka dal 6 al 10 maggio scorso, in cui  è emerso, grazie all’ annuale rapporto della WHO, come i giovani con problemi psichici fra i 14 ed i 24 anni siano i soggetti più a rischio di emarginazione e discriminazione, con un conseguente aggravamento della loro condizione mentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce, difatti, la salute mentale come “una delle componenti centrali del capitale umano, sociale ed economico delle nazioni e da considerare parte integrante delle politiche relative ai diritti di cittadinanza, all’assistenza sociale, all’educazione, al lavoro.”
Un tema del genere, se lo si relaziona all’importanza che i giovani rivestono all’ interno della società, arriva inevitabilmente ad assumere un carattere di fondamentale rilevanza, degno della massima attenzione. Sono necessarie, infatti, collaborazione e cooperazione affinché si possa assicurare ai giovani che versano in condizioni di salute mentale precaria un posto nella società in una situazione di non discriminazione al sicuro da diffidenza ed emarginazione, attraverso l’aiuto di istituzioni, enti, associazioni ed operatori.
UN DESA, il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali, attraverso il Focal Point on Youth e l’ Inter-Agency Network on Youth Development, si impegna a promuovere un approccio innovativo basato sulla multiculturalità e multidimensionalità per far fronte alle questioni riguardanti la salute mentale, promuovendo l’integrazione anche di questi giovani per poter loro permettere di realizzarsi a livello umano e professionale.  
Le Nazioni Unite, attraverso questa Giornata, invitano non solo i giovani, ma la società tutta, ad aderire alla campagna per accrescere la sensibilizzazione delle persone sui temi legati alla salute mentale dei giovani, cercando di vincere la diffidenza che li circonda.
 
Cinzia Savarino
 
 Link d’ interesse:
Pubblicato in No Profit
Dal 6 al 10 Maggio 2014 si è tenuta a Colombo (Sri Lanka) la Conferenza Mondiale sui Giovani 2014 che si è conclusa con l’ adozione dell’ omonima Dichiarazione di Colombo. La redazione di Carriereinternazionali.com vi racconta quei giorni.
Più di 1500 partecipanti, di cui la metà giovani fra i 18 e i 29 anni provenienti da tutto il mondo, hanno preso parte alla Conferenza i cui lavori si sono basati sul World Programme of Action for Youth.
L’obiettivo principale è stato quello di condividere pensieri ed idee circa il ruolo determinante che i giovani possono e devono svolgere all’ interno della società, visti quindi non come destinatari passivi di scelte terze, ma come veri e propri soggetti attivi nelle politiche socio-economiche e di sviluppo a livello mondiale. In quest’ottica è risultata particolarmente interessante ed innovativa la proposta di istituire all’interno delle Nazioni Unite un apposito ufficio permanente della gioventù (formato da giovani per i giovani) e di un forum per favorire un dialogo strutturato sulla base dell’ Agenda di Sviluppo Post-2015.
I lavori si sono aperti partendo dal concetto di globalizzazione inteso come opportunità di conoscenza reciproca e scambio di culture; durante la conferenza, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha reso pubblica la volontà dell’ ONU di impegnarsi costantemente nei confronti del Child and Youth Finance Movement, sottolineando come tutti, individui ed organizzazioni, autorità nazionali, ONG, istituti finanziari e social network possano fare la differenza in un’ottica di collaborazione e cooperazione costante per la promozione dei giovani all’ interno del mercato. A tal proposito la Dichiarazione recita: “L’ incontro è servito a consolidare il riconoscimento della diversità etnica, culturale, religiosa e di genere dei giovani come contributo positivo alla valutazione, formulazione e realizzazione di politiche e di strategie di sviluppo. La loro creatività e capacità di innovazione e di partecipazione deve essere alla base di ogni piano di sviluppo attuale e futuro presso ogni comunità locale, nazionale e internazionale”.
I 97 punti della Dichiarazione di Colombo fissano obiettivi e politiche d’azione ben precise, primo fra tutti il debellamento della fame e della povertà inteso come principale causa delle asimmetrie governative che generano discriminazione in ordine all’ equa distribuzione delle risorse e alla realizzazione dell’ equo accesso ad un’ educazione di qualità garantendo a tutti pari opportunità. Quest’ultimo è stato anche il leit-motiv che ha guidato, in un secondo momento, le riflessioni circa le reali possibilità di accesso dei giovani al mercato del lavoro, i relativi costi e le plausibili soluzioni come ad esempio la collaborazione fra il settore privato, le ONG e le istituzioni pubbliche per garantire stage e tirocini sin dalla giovane età, per stimolare ed educare i giovani alle dinamiche lavorative accelerando così i tempi di apprendimento.
Un’ attenzione particolare è stata poi riservata ai problemi di salute psico-fisica che colpiscono i giovani fra i 14 ed 24 anni documentati attraverso gli annuali rapporti della WHO, e sui quali si sono stabilite nuove politiche d’ azione per garantire assistenza sanitaria e protezione in particolar modo a quelle situazioni che richiedono una maggiore attenzione, ma anche la divulgazione di campagne contro malattie gravi e ancor oggi purtroppo sottovalutate come l’ HIV e l’ AIDS.
Ancora in accordo con quanto stabilito nel World Programme of Action for Youth, è stata sottolineata l’importanza dello sport e delle attività artistico-ricreative non solo come componente importante per combattere l’ uso di droghe e di alcol, ma anche come mezzo necessario per affrontare le questioni della delinquenza giovanile, degli atti di violenza e dell’ esclusione sociale.
Questi e molti altri temi sono stati toccati ed affrontati durante la Conferenza Mondiale sui Giovani 2014 tenuta a Maggio a Colombo svoltasi un’atmosfera di collaborazione e cooperazione in un ottica di cambiamento ispirato a principi comuni e solidaristici, quasi a richiamare le parole iniziali del World Programme of Action for Youth: “The imagination, ideals and energies of young men and women are vital for the continuing development of the societies in which they live.”
 
Link d’ interesse:
 
Cinzia Savarino
Pubblicato in Istituzioni
Una delle più grandi aspirazioni dei ragazzi di oggi, studenti universitari, laureandi, o neolaureati, sembra essere trovare un proprio posto all’interno del mondo, principalmente fantasticando sulla tanto ardita e forse poco conosciuta carriera internazionale, sulle istituzioni europee o sulle numerose aziende che l’Europa e il mondo più in generale ospitano ma non sempre valorizzano. Ci basti notare, a tale proposito, che in questo particolare momento per l’Europa e per il nostro paese in particolare (con tutte le problematiche presenti e che verranno per un attimo date per scontate) i giovani si sentono pronti contrariamente a quanto molti sostengano, a rimboccarsi le mani e a fare capolino nel mondo del lavoro, per quanto poco purtroppo venga loro permesso. 
Qual è allora, per coloro che per la prima volta devono bussare alle porte dell’Europa e cercare il proprio posto al suo interno, l’approccio migliore per cominciare? Isfol, grazie al suo Manuale dello stage in Europa, tenta di dare se non una risposta, quanto meno delle direttive precise che si prospettano d’essere d’aiuto per i giovani.
 
Conosciamo prima l’ente in questione. 
L’Isfol - Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori  -  è un ente nazionale di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che opera nel campo della formazione, del lavoro e delle politiche sociali, al fine di contribuire alla crescita dell'occupazione, al miglioramento delle risorse umane, all’inclusione sociale e allo sviluppo locale. L'Isfol infatti svolge e promuove attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione, informazione e valutazione, fornendo supporto tecnico-scientifico allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali.
 
Una delle grandi iniziative Isfol a cui i giovani aspiranti alla carriera lavorativa europea, internazionale o nazionale, renderanno onore è senza dubbio la terza edizione del suo Manuale dello stage in Europa, una sorta di guida di orientamento al settore delle carriere internazionali. Il Manuale dello stage in Europa è infatti una guida pratica e di facile consultazione che offre suggerimenti e riferimenti utili per cercare, scegliere, gestire e valorizzare questa esperienza. Esso è corredato da 32 Schede Paese (28 dell’Unione Europea, 3 dello Spazio Economico Europeo e la scheda della Svizzera) in cui vengono fornite dettagliate indicazioni su come muoversi per cercare uno stage, contattare le aziende, preparare la documentazione, trovare un alloggio, conoscere il Paese. 
 
La prima risposta chiara e concisa che Isfol con il suo Manuale intende fornire è che per cominciare una propria carriera lavorativa, la prima parola chiave è: STAGE. 
Partendo dalla sua basilare definizione, possiamo considerare lo stage “un periodo di pratica lavorativa di durata limitata, retribuito o no, con una componente di apprendimento e formazione, il cui obiettivo è l'acquisizione di un'esperienza pratica e professionale finalizzata a migliorare l'occupabilità e facilitare la transizione verso un'occupazione regolare”. Statisticamente è stato dimostrato che i più preparati all’interno del mercato del lavoro, sono coloro che durante il proprio periodo di studi universitari, hanno svolto un periodo di stage o tirocinio all’estero. Non a caso, fare uno stage all’estero durante il proprio percorso di studi è ormai una tendenza che sta prendendo sempre più piede anche in Italia, instaurando gradualmente la pratica, da tempo regola nelle migliori scuole superiori e università europee, di diplomarsi e laurearsi solo dopo aver fatto un tirocinio in una o più aziende sia all’estero che in patria. Questo è dimostrato anche dalle numerose iniziative sovvenzionate e sostenute dalla Commissione Europea, quali l’Erasmus per esempio (A questo proposito consultare gli articoli Erasmus Plus - una reale opportunità internazionaleed Erasmus Plus – tra innovazione e continuità)
Le ragioni di tutto ciò sono facilmente intuibili: innanzitutto un’esperienza all’estero permette di imparare a lavorare in un’altra lingua, rendendosi in questo modo più appetibili e più interessanti sul mercato del lavoro; inoltre è un’occasione per acquisire maggiore conoscenza di sé e delle proprie competenze, per allargare i propri orizzonti culturali e professionali, spingendo sui propri limiti e spronandosi a migliorare, e soprattutto guadagnare un bagaglio di esperienze personali e significative dal punto di vista curriculare che permettono di potersi candidare a posizioni sempre più qualificate, specifiche, con requisiti sempre più alti e collegato a questo, non fondamentale ma pur sempre importante, più retribuite. 
 
Naturalmente gli stages sono ben accetti all’estero, ma anche nel proprio paese d’origine, e possono essere effettuati in qualsiasi momento del proprio percorso personale: preferibilmente partendo dal periodo adiacente agli studi universitari, ma anche dopo la laurea o addirittura dopo il diploma di Scuola Superiore. 
 
Oltre alle numerose indicazioni per come muoversi a cercare uno stages, o per quali requisiti ottenere preferibilmente prima di immergersi nella ricerca, tra cui si ricordano i certificati delle principali lingue europee riconosciuti a livello internazionale (IELTS; Cambridge o TOEFL per l’inglese, DELE per lo spagnolo, DELF per il francese e GOETHE per il tedesco), o ancora su come elaborare la lettera di presentazione e strutturare in maniera adeguata e accattivante il proprio Curriculum Vitae, all’interno del Manuale è possibile trovare diverse sezioni con abbinati i rispettivi enti o organizzazioni. 
Le categorie infatti sono le seguenti:
- Organizzazioni Internazionali (Istituzioni e Agenzie dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, Organizzazione intergovernative o nongovernative)
- Associazioni studentesche internazionali
- Siti web specializzati, i principali siti europei o internazionali di riferimento e alcuni siti italiani che informano sulle opportunità in Europa e nel resto del mondo
A ciò, seguono poi 32 schede paese: in ognuna di esse sono contenuti informazioni circa:
- I settori più dinamici
- Lingua e moneta
- Lo stage
- Cosa fare per trovare un’azienda
- Dove alloggiare
- Tempo libero
- Indirizzi utili
- Alcune aziende italiane presenti sul territorio  
 
Segue poi un’interessante appendice circa la Carta europea della qualità per i tirocini e gli apprendistati.
Per concludere: “Oggi più che mai uno stage in Europa rappresenta un investimento per il tuo futuro che vale la pena di affrontare. Non si tratta soltanto di una straordinaria occasione di crescita personale e professionale, ma anche e soprattutto del miglior biglietto da visita per entrare nel mondo del lavoro”. Questa la vera e definitiva risposta che Isfol si propone di dare ai giovani, a coloro che hanno la voglia e l’entusiasmo di costruirsi il proprio futuro con coraggio e spirito di sacrificio, alla volta dell’Europa e delle sue, a volte celate, numerose opportunità.
 
Per scaricare il Manuale visitare il seguente link 
 
 
Margherita Greguol
 
Pubblicato in Formarsi
UNICEF cerca volontari disposti a promuovere gli eventi nelle piazze italiane! Compila il modulo e candidati subito!
 
“Per altre opportunità simili, andate alla sezione "Nazioni Unite e Organizzazioni internazionali"
 
Ente:  Il Comitato Italiano per l'UNICEF - Onlus (spesso abbreviato in UNICEF Italia) è parte integrante della struttura globale dell'UNICEF - Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia, l'organo sussidiario dell'ONU che ha il mandato di tutelare e promuovere i diritti di bambine, bambini e adolescenti (0-18 anni) in tutto il mondo, nonché di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita. Peculiarità di questa organizzazione è dunque di essere al tempo stesso Organizzazione non governativa (ONG) collocata nel panorama italiano del Terzo Settore, e rappresentante di un programma inter-governativo delle Nazioni Unite. In quanto ONG, l'UNICEF Italia gode anche dello status di Onlus - Organizzazione non lucrativa di utilità sociale.
 
Dove: Diverse città italiane
 
Destinatari: Chiunque sia interessato a vivere l’esperienza del volontariato
 
Quando: Da definire
 
Scadenza: Non prevista una scadenza
 
Descrizione dell’offerta: Il Comitato Italiano per l'UNICEF si avvale di una rete di oltre 3.700 volontari (per quasi 4/5 donne), iscritti all'apposito Albo, e di migliaia di altri volontari occasionali. I volontari offrono con costanza e passione il proprio impegno gratuito, il proprio tempo libero e rappresentano una risorsa estremamente importante per l'organizzazione, che si avvale delle loro competenze professionali e delle loro qualità per sensibilizzare la società civile - cittadini, associazioni, enti locali e imprese - alle politiche e alle azioni dell'UNICEF nel mondo. Le principali attività dei volontari sono orientate alla promozione dei diritti dell'infanzia in Italia e alla realizzazione a livello territoriale delle campagne dell'UNICEF a sostegno dei programmi nei Paesi in via di sviluppo. Contattando il Comitato UNICEF della tua città (ce ne sono 110, uno per ogni Provincia italiana) puoi impegnarti nei nostri "eventi di piazza" nazionali e in tutte le altre iniziative locali di raccolta fondi e di sensibilizzazione sui diritti dell'infanzia.
 
Requisiti: Non sono richiesti requisiti particolari
 
Documenti richiesti: Modulo online
 
Retribuzione: Non prevista
 
Guida all’application: Compilare il modulo online
 
Informazioni utili: Compilando il modulo, avrai espresso il tuo desiderio di far parte della grande famiglia di Volontarie e Volontari dell'UNICEF Italia, attiva in ogni angolo del nostro Paese per realizzare iniziative - nazionali e locali - a beneficio dei bambini in tutto il mondo. Se hai un'età compresa tra 14 e 30 anni, sarai presto contattato dai giovani di Younicef, il movimento dei giovani volontari dell'UNICEF Italia. I gruppi Younicef sono presenti in molte province italiane (per saperne di più: http://www.unicef.it/web/younicef/). Se nella tua provincia non è stato ancora costituito il gruppo Younicef, sarai contattato dal Presidente del Comitato provinciale.  Una volta compilato questo form, riceverai un'e-mail contenente il link per confermare l'avvenuta acquisizione della tua richiesta. A breve scadenza sarai contattato telefonicamente o per e-mail.
I volontari dell'UNICEF Italia si impegnano a sottoscrivere (presso la sede del Comitato provinciale di riferimento) la Carta dei valori del Comitato Italiano, condividendo e sostenendo gli obiettivi e le politiche dell'UNICEF, e adoperandosi per il loro conseguimento. Nello svolgimento di tali attività per conto dell'UNICEF Italia, e per esigenze di riconoscimento e di trasparenza, ogni volontario iscritto all'Albo ha un tesserino che lo identifica e lo qualifica come tale.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
Comitato Italiano per l'Unicef onlus
Via palestro 68, 00185 roma
Numero verde 800-745.000
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
 
 “Vuoi candidarti per questa o altre opportunità e non sai come fare?
CLICCA QUI e scoprilo!”
 
“Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa al  Rome Model United Nations la più grande simulazione Onu in Italia! Non perdere questa opportunità!”
 

Ente: OHCHR – “Office of the High Commissioner for Human Rights”- Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. 

Chairman: L’Ufficio è attualmente presieduto da Zeid Ra’ad Al Hussein, che ha assunto le sue funzioni di "Alto Commissario per i Diritti umani delle Nazioni Unite" l'1 settembre 2014.
 
Data di fondazione: L’Ufficio è stato istituito con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 Dicembre 1993 sulla scia della “Conferenza mondiale sui Diritti Umani” tenutasi a Vienna dal 14 al 25 Giugno 1993.
 
Collocazione:
OHCHR
Palais Wilson rue des Paquis, 52
CH -1201 Ginevra, Svizzera.
Tel.: (+41)229179220
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Indirizzo postale:
OHCHR
Palais des Nationes, 10
CH–1211 Ginevra, Svizzera.
 
Obiettivi: OHCHR ha ricevuto da parte della comunità internazionale un mandato unico: promuovere e proteggere i diritti umani garantiti dal Diritto internazionale e previsti dalla “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” del 1948.
 
Attività/descrizione dell’Ente: Giacché i governi nazionali hanno la responsabilità primaria di proteggere i diritti umani, l’Ohchr fornisce assistenza ai governi stessi per garantire l’attuazione delle norme internazionali sui diritti umani.
Il mandato di lavoro dell’Ohchr si concentra su tre principali dimensioni:
standard di definizione: l’Ufficio lavora per offrire le migliori competenze e l'assistenza materiale ai diversi organismi delle Nazioni Unite che disciplinano la materia dei diritti umani. Ad esempio, l’Ufficio funge da segretario del “Consiglio dei Diritti umani”
monitoraggio: l’Ufficio sostiene il lavoro degli esperti o dei gruppi di lavoro che svolgono visite sul campo per ricevere ed esaminare le denunce da parte delle vittime di violazione dei diritti umani
attuazione sul campo: nel corso degli anni l’Ufficio ha incrementato la sua presenza sul campo, sostenendo tutte quelle persone che ne hanno più bisogno, attraverso una stretta collaborazione con i governi locali.
 
Opportunità dell'Ente: 
Le opportunità all’interno dell’Ufficio si distinguono in:
 
- Offerte di lavoro, per le quali sono richiesti diversi anni di esperienza in materia. Queste vengono pubblicate periodicamente sul sito (vedere Link Utili). Per candidarsi è richiesta l’elaborazione di un modello “Personal History” (P11) e una lettera motivazionale. Entrambi i documenti devono essere inviati come allegati al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando cognome, nome, tipo di documento (P11, lettera motivazionale); in oggetto all’e-mail è richiesto di specificare il codice dell’offerta di lavoro per la quale ci si vuole candidare.
- Diversi tipi di Fellowship Programme
- Programmi Internship: consultando il link Internship Programme è possibile avere tutte le informazioni in merito al programma stesso.
 
Link utili:
 
Valeria Martorella
Pubblicato in Istituzioni
Nome dell'ente: Corte Internazionale di Giustizia, conosciuta anche come Corte Mondiale
 
Chairman: Il 6 Febbraio 2015 la Corte ha eletto il Giudice Ronny Abraham (Francia) come proprio Presidente e il Giudice Abdulqawi Ahmed Yusuf (Somalia) come Vice Presidente dell'ICJ. La carica elettiva ha una durata di tre anni.
 
Data e processo di fondazione: La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. Fu istituita nel giugno 1945 dallo Statuto delle Nazioni Unite e cominciò a lavorare nell'aprile 1946.
La creazione della Corte ha rappresentato il culmine di una lunga storia di metodi di pacificazione delle dispute internazionali, le cui origini possono essere ricondotte fino ai tempi antichi. 
Lo scoppio della seconda Guerra mondiale nel Settembre 1939 ebbe inevitabili conseguenze sulla Corte permanente di giustizia internazionale, l'istituzione giuridica della Società delle Nazioni. Già nel 1942 il Segretario di Stato degli Stati Uniti e il Ministro degli Esteri inglese si dichiararono favorevoli alla fondazione o ri-fondazione di una corte internazionale al termine della guerra, tanto che istituirono un Comitato inter-alleato volto a studiare un eventuale ampliamento della giurisdizione della Corte permanente di giustizia internazionale.
Dopo la Conferenza di Mosca del 30 ottobre 1943, gli Alleati firmarono una dichiarazione congiunta che affermava la volontà di fondare prima possibile un’organizzazione internazionale aperta a tutti gli Stati per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Questa dichiarazione portò le quattro potenze a Dumbarton Oaks, con la conseguente pubblicazione, nell'ottobre del 1944, delle proposte comuni volte ad istituire un'organizzazione internazionale generale, che includesse una corte internazionale di giustizia. 
Il passo successivo fu la convocazione di una riunione a Washington, nell'aprile 1945, di un comitato di giuristi che rappresentavano 44 Stati membri. A tale Comitato, sotto la presidenza di GH Hackworth (Stati Uniti), fu affidata la preparazione di un progetto di statuto per la futura corte internazionale di giustizia, da sottoporre alla Conferenza di San Francisco, che fra aprile e giugno 1945 doveva redigere la Carta delle Nazioni Unite.
Il progetto di statuto elaborato dalla commissione si basò sullo statuto della Corte permanente di giustizia internazionale ed era quindi non un testo completamente nuovo. Il Comitato, tuttavia, si sentì costretto a lasciare una serie di questioni aperte che a suo parere dovevano essere decise dalla Conferenza: doveva essere creato un nuovo giudice? Quale doveva essere la missione della corte come principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite? Qualora la competenza del tribunale fosse divenuta obbligatoria, in che misura sarebbe stato possibile? Come dovevano essere eletti i giudici?
Le decisioni definitive su questi punti, e sulla forma definitiva dello Statuto della ICJ, furono prese alla Conferenza di San Francisco. La Conferenza decise contro la giurisdizione obbligatoria e in favore della creazione di un nuovo giudice, che sarebbe un organo principale delle Nazioni Unite, sullo stesso piano, come l'Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Consiglio Economico e Sociale, l'Amministrazione Fiduciaria Consiglio e il Segretariato, e con lo Statuto allegato alla (e facente parte) Carta delle Nazioni Unite. 
Il primo caso della Corte Internazionale di Giustizia fu presentato nel maggio 1947. Si trattava della risoluzione degli incidenti avvenuti nel Canale di Corfù e fu portato alla Corte dal Regno Unito contro l'Albania.
 
Collocazione:  La Corte Internazionale di Giustizia si trova all’Aia, nei Paesi Bassi.
 
International Court of Justice Peace Palace
Carnegieplein 2
2517 KJ The Hague
Netherlands
Telephone: 31 (0)70 302 23 23
Fax: 31 (0)70 364 99 28
 
Obiettivi: La Corte Internazionale di Giustizia ha sia la funzione di dirimere controversie fra Stati, sia una funzione consultiva in quanto può dare pareri su qualsiasi questione giuridica all’Assemblea generale o al Consiglio di Sicurezza oppure ad altri organi su autorizzazione dell’Assemblea. Tali pareri non sono né obbligatori né vincolanti, non essendo alcun organo obbligato a richiederli o a conformarvisi dopo averli richiesti.
 
Descrizione dei progetti/attività dell'ente:  La Corte può intrattenere due tipi di casi: casi di contenzioso tra Stati e richieste di pareri consultivi su questioni giuridiche avanzate dagli organi delle Nazioni Unite e delle agenzie specializzate (atti di consulenza).
 
- Casi di Contenzioso: solo gli Stati (ovvero, gli Stati membri delle Nazioni Unite, Stati non facenti parte delle Nazioni Unite ma che ne hanno accettato la giurisdizione in determinate condizioni) possono essere soggetti a casi controversi.
 
- Atti di Consulenza: i procedimenti consultivi dinanzi alla Corte sono aperti esclusivamente ai cinque organi delle Nazioni Unite e alle 16 agenzie specializzate del sistema delle Nazioni Unite.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza possono chiedere pareri consultivi su "qualunque questione giuridica". Altri organi delle Nazioni Unite e le agenzie specializzate dell'ONU sono autorizzati a chiedere pareri consultivi solo con riferimento a "questioni giuridiche che sorgano nell'ambito delle loro attività".
Quando si riceve una richiesta di parere consultivo, la Corte, in modo che possa esprimere il proprio parere con piena cognizione di causa, è autorizzata a detenere atti scritti e orali, alcuni aspetti dei quali richiamano il procedimento nei casi controversi. In teoria, la Corte può fare a meno di tali procedimenti, ma non ha mai rinunciato a loro interamente.
 
Qui è possibile leggere i comunicati stampa con le ultime notizie dell'ICJ.
 
Opportunità dell'Ente:
Ogni anno l'ICJ invita i candidati in possesso dei requisiti a partecipare all'University Traineeship Program. Il programma fu stabilito nel 1999 al fine di permettere ai giovani laureati in Legge di fare un'esperienza pratica lavorando all'interno dell'ICJ. Tale esperienza altamente formativa consente di migliorare la comprensione della legge internazionale e dei processi della Corte, partecipando attivamente al lavoro di quest'ultima sotto la supervisione di un giudice responsabile.
Clicca qui per maggiori informazioni.
 
Su questa pagina è invece possibile consultare le posizioni lavorative aperte.  
 
Link utili:
Sito ICJ 
 
 
Maria Chiara Properzi
 
Pubblicato in Istituzioni
Si svolgerà il 19 Aprile 2016 il Career Fair virtuale delle Nazioni Unite. Parteciperanno le seguenti organizzazioni internazionali: The United Nations Secretariat (UN), United Nations Development Programme (UNDP), United Nations Children's Fund (UNICEF), United Nations Population Fund (UNFPA), United Nations Office for Project Services (UNOPs), The United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees (UNRWA), The United Nations Volunteers (UNV) e UN Women. Per 24 ore sarà possibile porre domande al personale esperto di queste Organizzazioni sulle differenti opportunità di carriere al loro interno. Sarà, inoltre, possibile, guardare video di presentazione delle attività delle Organizzazioni, video descrittivi delle procedure di selezione, video inerenti le UN competitive examinations e i competency-based interviews dell’Unione Europea. Per partecipare non è necessaria la registrazione, basta accedere a http://careerfair.un.org/ il 19 Aprile 2016. Non sarà possibile inviare CV o fare application, il Career Fair ha uno scopo puramente informativo.
 
Visita il sito
 
 
A cura di Anna Pilosi
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
LA REDAZIONE
 
 
 
 
 
 
 

Rubrica

Follow Us on

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, solo per alcune funzionalità tecniche dei servizi offerti.
Puoi prendere visione dell’informativa estesa sull’uso dei cookie cliccando QUI.

Cliccando su "ok" acconsenti all’uso dei cookie.