Intervista alla Prof.ssa C. Carletti per la "Giornata mondiale dei Diritti Umani"- Università degli Studi Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche
 
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza" (art.1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
 
La Giornata Mondiale dei Diritti Umani è uno degli eventi principali nel calendario del quartier generale delle Nazioni Unite a New York. E' un avvenimento sovranazionale che si celebra ogni anno, il 10 Dicembre, giorno in cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 Dicembre 1948), "come ideale da raggiungeresi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, si sforzi di promuovere con l'insegnamento e l'educazione, mediante misure progressive di carattere nazionale ed internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto di questi diritti e di queste libertà...". (Preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
In questa giornata vengono inoltre attribuiti i due più importanti riconoscimenti in materia, ovvero: il quinquennale "Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani", assegnato a New York (sarà attribuito proprio per le celebrazioni attuali, poichè l'ultima "premiazione" è avvenuta nel 2008) ed il Premio "Nobel per la Pace", assegnato ad Oslo (attribuito quest'anno all'OPCW).
L'OHCHR è la principale Istituzione delle Nazioni Unite chiamata a svolgere un ruolo importante nel coordinamento degli sforzi per le celebrazioni della suddetta giornata. Essa ha ricevuto inoltre dalla Comunità Internazionale un mandato unico: promuovere e proteggere i diritti umani che sono garantiti dalla Dichiarazione stessa. Quest'ultima, oltre ad essere stata base di molte delle conquiste civili della seconda metà del XX secolo, costituisce una fonte d'ispirazione (anche a livello regionale), come è avvenuto per la "Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea", proclamata per la prima volta a Nizza il 7 Dicembre 2000, ed avente pieno valore legale vincolante per i Paesi dell'Unione Europea dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1 Dicembre 2009.
 
In occasione delle celebrazioni per la suddetta giornata, abbiamo intervistato la Prof.ssa C.Carletti, Docente (presso l'Università degli Studi Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche di: "Diritto Internazionale"; "Diritto internazionale dello sviluppo"; "Diritto internazionale e processi di pace" e di "Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani"- cors curato dal Prof. R.Cadin). Alla Prof.ssa Carletti abbiamo chiesto una valutazione circa l'efficacia giuridica dell'art.23 della Dichiarazione Universale dei Diritti umani, che disciplina la materia del "diritto al lavoro", rispetto all'attuale crisi economica che il Sistema internazionale sta vivendo. 
"Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione" (art.23 co.1).
 
L'art.23 co.1 quale valore ha oggi in un contesto di grave crisi economica?
"Il suddetto articolo protetto e promosso già ben prima della nascita delle Nazioni Unite e quindi della Dichiarazione stessa, (l'OIL - "Organizzazione Internazionale del Lavoro"- che lo rappresenta, era infatti l'unica organizzazione preesistente nel Sistema internazionale del 1945), presenta due diverse connotazioni, come:
 - diritto del lavoro pratico (esercizio di un'attività lavorativa);
 - diritto d'accesso (domanda di lavoro presente, e disponibilità di posti di lavoro).
Fissato questo concetto, l'attuale crisi economico-finanziaria ha avuto effetti diversi nel nord del Mondo rispetto al sud, a causa di due diverse titolarità del diritto stesso:
 - nel nord del mondo: come poi avviene per la maggior parte dei diritti umani, esso è stato concepito in maniera estremamente individualista, un mero strumento di crescita economica personale raggiungibile quest'ultima anche venendo meno al rispetto delle principali norme di tutela della vita umana. La crisi economica, inserita in un'ottica simile, ha ridotto sensibilmente la tutela del diritto stesso;
 - nel sud del mondo: al contrario, esso possiede una titolarità collettiva e paradossalmente, anche post crisi economica, esso è risultato più tutelato, poichè la possibilità di lavorare per un individuo corrisponde non solo ad una sua crescita personale ma anche ad uno sviluppo e progresso collettivo, della comunità nella quale egli vive.
Quindi se noi tutti considerassimo il lavoro e l'accesso allo stesso come un'opportunità di crescita collettiva e collegiale, la tutela dello stesso diritto, sarebbe maggiormente garantita! 
Una rilettura oggi, nel 2013, dell'art.23 potrebbe dare vita ad una nuova visione."
 
Le politiche nazionali cosa possono fare e qual è la situazione in Italia in merito?
"Le politiche nazionali sono chiamate a svolgere un ruolo "cerniera" tra gli obblighi stabiliti a livello internazionale e quelle che devono essere le applicazioni degli stessi, a livello nazionale. Il compito che sono chiamati a svolgere gli Stati è quello di creare un giusto bilanciamento tra i diversi fattori in corso: lo sviluppo ed il rispetto dei diritti umani. Il primo non può essere realizzato in maniera costruttiva e positiva se manca il secondo fattore. Quindi le politiche nazionali dovrebbero promuovere una maggiore sensibilizzazione nel rispetto del diritto del lavoro, garantendo l'accesso a quest'ultimo e sostenendo così lo sviluppo e la crescita dell'intera comunità.
In Italia, la tutela del diritto al lavoro (ed il conseguente rispetto dell'art.23 della Dichiarazione Universale dei Diritti umani), è molto bassa a causa di quell'approccio individualista sopracitato che è stato aggravato dagli effetti negativi della globalizzazione, data l'incapacità o impossibilità da parte dell'uomo di immettersi nel ciclo produttivo in maniera efficiente, dinamica e creativa.
Nel nostro Paese, esistono interi settori della produzione che sono delocalizzati in termini di assegnazione delle competenze produttive a soggetti/enti/collettività straniere, pur di ottenere un guadagno, anche se ciò avviene a discapito della tutela della vita umana degli stessi e dei soggetti nazionali."
 
Considera quindi la globalizzazione una minaccia per la tutela dei diritti umani e specificatamente per l'efficacia giuridica dell'art.23?
"Si può guardare alla globalizzazione come ad una "medaglia a due facce":una - "positiva": essa ha reso il mondo sempre più piccolo ed inclusivo, favorendo le migrazioni e la mobilità degli individui stessi. Inoltre, sul piano economico ha innescato un processo di sviluppo senza precedenti, i cui effetti in termini di crescita hanno assunto una dinamicità tale che la stessa "medaglia" della globalizzazione non poteva non rovesciarsi sull'altra faccia, ovvero quella "negativa". L'individuo da agente attivo, in grado di "guidare" il processo di sviluppo è diventato la vittima dello stesso. La necessità di non rimanere "fermi al palo", accompagnata da quell'approccio individualista di cui parlavo in precedenza, ha causato la proliferazione di politiche economiche scorrette e pratiche completamente sbagliate ed in alcuni casi "illegali", fondate sullo sfruttamento della persona le quali hanno generato una competizione tra chi le regole le ha sempre rispettate e chi al contrario non l'ha mai fatto, è necessario quindi riscrivere gli assetti facendoli valere per tutti, indistintamente.
Esse inoltre hanno influito negativamente sulla percezione che si è avuta della globalizzazione stessa, vista non più come un'occasione di condivisione e confronto tra culture diverse tra loro (affermazione del multiculturalismo) ma, al contrario come fonte di intolleranza, paura verso l'altro, facendo venire sempre meno il rispetto e la tutela dei diritti umani stessi."
 
Infine una domanda sulla struttura del Corso tenuto dalla Prof.ssa Carletti. Qual è il contenuto del corso "Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani" e come si struttura?
"La materia, vincolante per il corso di Laurea Triennale in "Consulente esperto per i processi di pace, cooperazione e sviluppo" e valida come esame a scelta per gli altri percorsi di Laurea Triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, si articola in due parti. Esse prevedono:
 - parte I: lo studio del fenomeno dell' organizzazione internazionale - universale e regionale - nei suoi elementi istituzionali ed operativi;
 - parte II: lo studio circa la promozione e protezione dei diritti umani con un approfondimento circa il processo di riforma dei principali meccanismi operanti nel quadro delle Nazioni Unite.
Obiettivi del corso: l'apprendimento di tali nozioni è fondamentale per gli studenti che intendano sostenere prove concorsuali finalizzate alla carriera diplomatica o alla professione funzionariale presso le OO.II, enti pubblici e privati, nonchè ONG operanti sia in ambito europeo che internazionale."
 
 
A conclusione di questa lunga chiacchierata, ciò che appare chiaroè che gli interessi nazionali, le geo-strategie politiche ed economiche (soprattutto), la sovranità assoluta degli Stati, hanno prevalso e continuano a prevalere rispetto agli interessi collettivi. Gli Stati quindi pur avendo costruito una realtà internazionale, estremante strutturata ed organizzata, risultano deficitari di una cultura internazionale comunitaria e collegiale in grado di assicurare un'efficace tutela e applicazione dei diritti umani.
 
 
Valeria Martorella.
 
 
 
La violenza contro le donne è stata riconosciuta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite come "la più grave e la più diffusa forma di violazione dei diritti umani fondata sulla discriminazione di genere". Quest'ultima consiste in: " un qualsiasi atto di violenza che determina, o può determinare, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche per le donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria delle libertà, sia che riguardi la sfera pubblica che quella privata, perpetuato verso le donne, in quanto tali" ( art 1 "Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne" adottata con la risoluzione 48/104 del 20 Dicembre 1993).
In merito a questa tematica, se da un lato la legislazione italiana ha compiuto un percorso decisamente lento nel giungere al riconoscimento delle donne come "soggetto di diritto", influendo così negativamente sulla possibilità, da parte delle stesse, di godere di un sistema di tutela e giustizia adeguati in grado di garantire difesa dalle possibili violenze o minacce subite, dall’altro esiste una rete associativa "antiviolenza" estremamente cospicua, dislocata su tutto il territorio nazionale, che cerca di ovviare alle carenze e alle debolezze presenti sul piano politico - istituzionale. 
Nella capitale, si segnala in particolare l'operato dell'Associazione "Differenza Donna".
 
L' Associazione "Differenza Donna" nasce a Roma il 6 Maggio 1989 con "l'obiettivo di far emergere, conoscere, combattere, prevenire e superare la violenza di genere".
Fin dall'inizio l'Associazione ha avuto chiaro che "la discriminazione, l'emarginazione e la sopraffazione nei confronti delle donne, sono un fenomeno sociale diffuso e complesso".
Nel corso degli anni i progetti di "Differenza Donna" hanno trovato consenso, sostegno e finanziamento, sia a livello nazionale che internazionale. L' 8 Marzo 2008, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha riconosciuto all'Associazione "il meritorio impegno in favore delle donne, vittime di violenza e disagio sociale".
La missione dell'Associazione è quella di "rendere ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignità e saggezza" e lo strumento strategico di cui dispone per raggiungere questo scopo, è rappresentato dai "centri antiviolenza", organizzati come "luoghi di protezione, valorizzazione e riprogettazione della vita delle donne che non vogliono più subire violenza".
L'attività dell'Associazione si esplica attraverso (e non solo):
 - centri antiviolenza;
 - progetti nazionali, internazionali e per le scuole;
 - gruppi di auto - mutuo aiuto;
 - incontri protetti;
 - sportelli antistalking.
Una delle attività più intense di "Differenza Donna" è comunque la formazione. Dal 1993, ogni anno, l'Associazione offre gratuitamente a circa 45 donne un corso teorico e pratico di nove mesi per future operatrici.
Per chiedere di partecipare alle selezioni per i corsi di formazione di "Differenza Donna" si può inviare la richiesta all'indirizzo della sede operativa dell'Associazione, presente al seguente link, (o anche tramite e-mail), da Marzo ad Agosto, unitamente al proprio curriculum. Sarete invitate a partecipare alle selezioni che si svolgono a Giugno e Settembre.
Le socie possono operare come volontarie dopo aver frequentato il suddetto corso.
 
Per avere informazioni più dettagliate ma soprattutto "concrete", poichè provate direttamente sul campo, riporto di seguito l'esperienza vissuta da una delle socie, Giovanna Bruno.
 
 - Come è iniziata la tua esperienza nell'Associazione?
 
"Ho iniziato il mio "percorso", perchè è così che mi piace definirlo, nel Maggio 2011, quando mi sono presentata alle selezioni per accedere al corso di formazione per operatrici dei Centri Antiviolenza promosso dall'Associazione. Ero al terzo anno del corso di Laurea Triennale in "Servizio Sociale" dell'Università "La Sapienza" e, sentivo il desiderio personale, formativo e professionale di approfondire le mie conoscenze in merito alla violenza di genere. Dopo una prima prova scritta, inerente le motivazioni alla base del mio interesse, le mie esperienze personali e professionali, le mie idee e conoscenze sulle politiche di genere esistenti nel nostro Paese e, a livello europeo, a Settembre sono stata ricontattata per un colloquio orale e ,una volta selezionata, ad Ottobre è iniziato il corso."
 
 - Come si è strutturato il tuo "percorso"?
 
"Il corso consisteva in un incontro settimanale (tutti i Lunedì pomeriggio, tre ore, da Ottobre a Luglio). Il mio era un gruppo eterogeneo, 40 donne di diverse età, con percorsi di studio diversi e carriere professionali ed esperenziali molto variegato. Durante questo percorso formativo, grazie agli interventi di Docenti esperte e preparate, socie di "Differenza Donna" e non, abbiamo avuto modo di confrontarci con la tematica della violenza sulle donne, in tutte le sue forme, ma non solo: abbiamo riflettuto sulla cultura italiana, sugli stereotipi di genere di cui è intrisa, sull'arretratezza del nostro Paese in materia di Pari Opportunità a livello istituzionale, politico, sociale, economico. Esso prevedeva inoltre tre incontri di pre-affiancamento, divise in sottogruppi, nei diversi Centri Antiviolenza gestiti dall'Associazione e un mese di affiancamento vero e proprio in uno dei Centri a nostra scelta. Finito il corso ho lavorato in due Centri Antiviolenza,  "Centro Maree - per donne in difficoltà" e successivamente nel "Centro Prendere il Volo - per le vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo".
Attualmente mi è stata offerta l'opportunità di far parte di due equipe specifiche, interne all'Associazione: una è attiva all'interno del "Centro di Identificazione ed Espulsione" di Ponte Galeria attraverso uno sportello di ascolto e consulenza legale, l'altra si occupa di seguire e relazionare in merito agli incontri protetti tra i minori ospiti dei Centri ed i padri violenti, su disposizione del Tribunale per i Minorenni".
 
 - Il 25 Novembre si celebra la "Giornata internazionale contro la violenza sulle donne", l'Associazione come è impegnata a tale proposito?
 
"In occasione della "Giornata internazionale contro la violenza sulle donne", l'Associazione "Differenza Donna" sarà impegnata, come di consueto, su diversi fronti partecipando a diverse iniziative e promuovendo attività proprie. In particolare sarà presente:
 - Sabato 23 Novembre, dalle ore 17 alle ore 23, presso l'ex Lanificio di Via di Pietralata 159, per la seconda edizione della serata "Female against violence";
 - Lunedì 25 Novembre, nel pomeriggio, presso P.zza del Campidoglio, insieme alle altre Associazioni impegnate sul tema, "Differenza Donna" parteciperà ad una manifestazione portando la propria esperienza ventennale, i propri contenuti e le proprie istanze;
 - a livello istituzionale, è da menzionare l'appuntamento del 25 Novembre alle ore 10.00 presso Palazzo Valentini (sede della Provincia di Roma, Via IV Novembre 119), durante il quale verrà presentato il progetto Europeo "Writing Beyond the Silence" al quale ha aderito l'Istituzione "Solidea" e che ha viste coinvolte alcune operatrici dell'Associazione "Differenza Donna"."
 
 - Torniamo a te, consiglieresti quest'esperienza? E se sì, perchè?
 
"Credo che a prescindere dall'ambito di studio o lavoro, qualsiasi donna "dovrebbe" intraprendere un percorso simile, perchè oltre a formarti rispetto a competenze e saperi specifici sul fenomeno della violenza contro le donne, ovviamente indispensabili per un'eventuale occupazione futura all'interno di un Servizio Sociale territoriale, esso ti fa soprattutto maturare come "ragazza", come "donna", ti fa acquisire quella "dignità culturale" e quella "saggezza"citate precedentemente, che ogni essere umano in quanto tale dovrebbe possedere. Questo almeno è quello che è successo a me.
 
Personalmente infatti, rispetto a due anni fa, mi sento totalmente cambiata: è cambiato il mio modo di relazionarmi agli altri, di impiegare il mio tempo. Si è modificato lo sguardo che ho verso il mondo e la società che mi circonda, la percezione delle discriminazioni e degli stereotipi contro il genere femminile costantemente riproposti dalla nostra cultura. 
La mia crescita, la mia maturazione, i miei desideri, il mio essere "ragazza", il mio sentirmi "donna", sono stati inevitabilmente orientati dall'essere diventata Socia di "Differenza Donna" e soprattutto da tutte le esperienze in cui ho avuto la fortuna di mettermi in gioco e che mi hanno arricchita esponenzialmente in termini di consapevolezza di genere. La relazione quotidiana con le ospiti dei Centri ed i loro bambini, con le donne accolte che sosteniamo e accompagnamo attraverso colloqui, non corrisponde solo ad uno "scontro" col dolore con le storie che parlano di violenza, di maltrattamento domestico, fisico, di stalking, di tratta, di violenza assistita o subita dai bambini. E' anche, e soprattutto, un incontro con la forza e il coraggio di chi, senza colpe, ha deciso di uscire da situazioni di violenza, compiendo passo dopo passo un percorso di denuncia, di racconto, di rielaborazione, di autonomia e progettualità. Percorso complesso, faticoso, difficile, ma non "solitario": perchè la violenza sulle donne non è mai un fatto privato, non è contro una, ma contro tutte.
 
La violenza sulle donne in quanto considerata la "più vergognosa e vile violazione dei diritti umani" richiede uno sforzo capillare da parte di tutti quei Paesi civili e realmente Democratici che fanno vivere la Comunità internazionale. E' a tal fine che nel 2010 le Nazioni Unite hanno istituito l'Organismo UN Women (link di rimando) volto a migliorare, e non sostituire, gli sforzi sostenuti dalle Nazioni Unite per la parità di genere e l'empowerment delle donne.
Infine segnali importanti arrivano anche dall'Unione Europea, la quale proprio in occasione della "Giornata Mondiale per i Diritti dell'Infanzia" ed in vista della "Giornata internazionale contro la violenza sulle donne" ha assegnato il premio "Sakharov" a Malala Yousafzai (la giovane attivista pachistana divenuta simbolo mondiale dell'opposizione all'estremismo religioso).
 
"I diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano, lottare verso ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell'umanità; il rafforzamento del potere di azione delle donne significa il progresso dell'intera umanità". (Ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan)
 
Ente: UN WOMEN - United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women - "Organismo delle Nazioni Unite per la Parità di Genere e l'Emancipazione delle donne."
 
Chairman:
Phumzile Mlambo - Ngcuka, eletta Direttore Esecutivo dell'"UN Women" il 10 Luglio 2013, succedendo a Michelle Bachelet, l'ex Presidente cilena, leader del Partito Socialista che concorrerà alle prossime elezioni presidenziali cilene del 15 Dicembre 2013.
 
Data di fondazione:
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel Luglio 2010 istituisce l'UN Women: "UN Women consoliderà in modo significativo gli sforzi delle Nazioni Unite volti a promuovere la parità di genere, aumentare le opportunità e combattere le discriminazioni in tutto il mondo" (così ha commentato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki - moon)
 
Collocazione:
Headquarter Un Women
220 East, 42nd Street
New York, NY 10017
 
Indirizzo postale:
405 East, 42nd Street,
New York, NY 10017
Tel.: +1646781-4400
Fax: +1646781-4444
Sito web: UN WOMEN
 
In Italia:
Via Uffreduzzi, 6
10134 - Torino.
Tel.: (+39)0113042626
Fax: (+39)0113042634
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
Sito web: UN WOMEN ITALIA
 
Obiettivi dell'Ente:
Un Women è l'"Organizzazione delle Nazioni Unite dedicata alla Parità di genere e all'Emancipazione delle donne". Il mandato di UN Women consiste nel condurre, coordinare e promuovere le responsabilità del sistema delle Nazioni Unite nel suo lavoro in materia di parità ed emancipazione femminile.
L'obiettivo principale dell' UN Women consiste nel migliorare, e non sostituire, gli sforzi sostenuti dagli altri organismi delle Nazioni Unite, come l'UNICEF, l'UNDP e l'UNFPA, che lavorano anch'essi per l'uguaglianza di genere e l'empowerment delle donne nelle loro aree di competenza.
L'Un Women ha il potere di:
 - sostenere gli organismi intergovernativi, come la "Commissione sulla Condizione delle donne"
 - aiutare gli Stati membri dell'ONU fornendo loro, assistenza tecnica e finanziaria per i paesi che ne fanno richiesta
 - fornire agli Stati membri la possibilità di monitorare l'attività delle Nazioni Unite per gli impegni assunti in materia di parità di genere
 
Attività dell'Ente:
L'attività dell'Organismo può distinguersi in sette categorie:
 - LEADERSHIP DELLE DONNE E LA LORO PARTECIPAZIONE POLITICA: sia a livello locale che globale la leadership delle donne e la loro partecipazione politica sono estramente compromesse. Le donne sono sottorappresentate come elettrici, così come in posizioni di guida. Questo si verifica nonostante la loro comprovata capacità sia come leader politiche che come agenti di cambiamento. Ciò avviene per due cause:
 - strutturale: esistono ancora molte leggi discriminatorie ed istituzioni che limitano la possibilità di voto e la partecipazione delle donne all'elettorato passivo;
 - culturale: le donne rispetto agli uomini hanno meno possibilità di ricevere un'educazione adeguata, ed ottenere contatti e risose per divenire delle leaders politiche.
Un Women lavora affinchè:
 - nei Paesi membri siano adottati nuovi sistemi di legge in grado di tutelare l'accesso delle donne alla sfera politica, sia nell'ambito dell'elettorato attivo che passivo,
 - attraverso la collaborazione con la società civile, il suddetto Organismo, lavora anche per la gestione dei programmi elettorali per affermare la difesa dei diritti delle donne sia quelli civili che politici
 
 - EMANCIPAZIONE ECONOMICA: investire sull'emancipazione economica permette di raggiungere tre obiettivi:
 - parità di genere;
 - la riduzione della povertà;
 - l'aumento di una crescita economica più inclusiva e meno sperequativa.
Diverse commissioni internazionali lavorano per supportare l'empowerment economico delle donne, come la Piattaforma d'Azione Pechino; la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne; ed una serie di Convenzioni sulla parità di genere
UN Women, lavorando con una varietà di partners, si attiva per assicurare a tutte le donne:
 - standard di lavoro più elevati e qualificati;
 - la possibilità di accumulare esperienze e acquisire sempre maggiori abilità
promuovendo
 - l'adozione di politiche nazionali volte a sostenere la crescita e lo sviluppo economico di ciascun Paese, nel rispetto della parità di genere
 
 - PORRE FINE ALLE VIOLENZE CONTRO LE DONNE: la violenza contro le donne rappresenta una grave violazione dei DIRITTI UMANI, che produce effetti negativi e, a lungo termine sotto diversi punti di vista: fisico, psicologico e mentale. Le conseguenze di una violenza inolre non rimangono "limitate" alle sole donne ma si estendono alle loro famiglie, alle comunità nelle quali vivono e al Paese nel suo insieme.
Molte battaglie continuano ad essere portate avanti al fine di incrementare l'implementazione di leggi volte ad assicurare giustizia e sicurezza alle donne.
Insieme con i Governi nazionali, le altre Agenzie delle nazioni Unite e le Organizzazioni della Società civile, l'UN Women lavora per:
 - diffonderere la conoscenza delle cause e delle conseguenze di una violenza subita;
 - costruire insieme con i partner, una struttura in grado di prevenire e rispondere ad ogni tipo di minaccia per la sicurezza fisica e culturale delle donne.
 
 - PACE E SICUREZZA: i conflitti hanno sempre conseguenze devastanti soprattutto nei confronti delle donne che hanno molte meno risorse per proteggere se stesse ed i propri figli, con i quali costituiscono la maggioranza tra le popolazioni sfollate e rifugiate.
Inoltre difficilmente esse vengono incluse nei processi di ricostruzione e durante i negoziati di pace e, tale esclusione limita la possibilità di ricevere giustizia per le violazioni dei diritti umani subite o per eliminare le discriminazioni.
La storica risoluzione 1325 adottata dal Consiglio di Scurezza il 31 Ottobre 2000, si pone appunto l'obiettivo di aumentare la partecipazione delle donne nei processi di "costruzione della pace".
UN Women agisce al fine di:
 - incrementare la partecipazione e l'influenza delle donne nei processi di "decision - making" volti a prevenire e risolvere i conflitti;
 - per sostenere un maggior coinvolgimento delle donne in tutti gli aspetti di "peacebuilding".
 
 - GOVERNO E PROGRAMMI NAZIONALI : i piani nazionali, le politiche, le istituzioni e le finanze sono i primi settori dove i Governi traducono gli impegni per il tema delle donne, in progressi concreti verso la parità di genere.
In questo ambito UN Women lavora per assicurare il raggiungimento e l'affermazione della parità di genere collaborando con i Ministeri, i Governi locali, le Organizzazioni civili ed accademiche.
 
 - POST-2015 DEVELOPMENT AGENDA : il 2015 è la data fissata per il raggiungimento dei MDGs (Millenium Development Goals), tra gli 8 obiettivi stabiliti, ci sono:
 - la parità di genere e l'empowerment delle donne
 - la lotta contro l'HIV/AIDS e le malattie trasmissibili
 - la tutela dei bambini e della slaute materna
 
La posizione di UN Women in merito ai MDGs prevede la possibilità di:
 - liberare le donne da qualsisi forma di violenza
 - assicurare l'uguaglianza nelle risorse a disposizione delle donne
 - offrire la possibilità alle donne di essere protagoniste per il funzionamento e la costruzione della Comunità internazionale
 
 - LOTTA ALL'HIV/AIDS : la scarsa conoscenza in merito al tema delle malattie trasmissibili e l'assenza di strumenti per prevenirle, riduce la capacità, delle donne e delle ragazze, per far fronte all'epidemia.
L'UN Women ha come obiettivo quello di amplificare le voci delle donne che vivono con l'HIV, utilizzando strategie che promuovano la loro leadership e la partecipazione significativa in tutte le decisioni e le azioni, per rispondere alle epidemie.
 
Opportunità dell'Ente:
Attraverso il seguente link LAVORO - UN Women è possibile avere informazioni in merito alle offerte di "posti vacanti" che periodicamente vengono messi a disposizione presso gli Uffici dell'Organismo, per candidarsi è richiesta la compilazione del modello P-11 (Personal History Form).
L'Organismo dispone anche di:
 - un Programma JPO (Junior Professional Officer) - i requisiti previsti sono:
 - età inferiore a 32 anni;
 - istruzione: Laurea Magistrale in discipline internazionali o di cooperazione o ambiti affini;
 - conoscenze linguistiche: padronanza scritta e parlata di una delle tre lingue di lavoro utilizzate in sede ONU: inglese, francese, spagnolo. La conoscenza del russo o dell'arabo o del portoghese può rappresentare un vantaggio.
 - esperienze lavorative: sono richiesti almeno 2 anni di esperienza lavorativa retribuita in un settore pertinente, preferibilmente in Paesi in Via di Sviluppo;
 - ottime competenze informatiche: elaborazione testi, applicazione di database, software di presentazione;
 - il Programma JPO prevede un contratto a tempo determinato della durata di un anno, normalmente rinnovato per un secondo anno;
 - gli stipendi corrispondono a quelli di primo livello, quindi P1 - P2
Attraverso il link PROGRAMMA JPO è possibile avere tutte le informazioni dettagliate in merito al tema.
 
 - un Programma Internship: il programma di Stage offre ad un piccolo gruppo di eccellenti studenti in possesso di Laurea ed attualmente iscritti ad un Master o, un Dottorato, l'opportunità di prendere parte alle attività di UN Women.
 - Gli stagisti sono normalmente coinvolti in attività di progettazione, attuazione e valutazione dei programmi e dei progetti dell'UN Women;
 - la durata degli stage varia a seconda delle disponibilità accademiche dello stagista e delle esigenze dell'UN Women;
 - gli stage non sono retribuiti.
Al seguente link è presente il "MODULO di DOMANDA" ( UN Women Internship Application Form) che deve essere accompagnato da:
 - 2 lettere di referenza;
 - 1 lettera dell'Università presso la quale si è iscritti;
 - il documento del proprio passaporto, scannerizzato;
 - i documenti della propria assicurazione sanitaria, scannerizzati.
I suddetti documenti devono poi essere allegati, in un unico file, ed inviati al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Presso il seguente link vengono indicate in modo più dettagliato tutte le condizioni richieste per il programma di Stage.
Tuttora sono aperte le candidature per 3 programmi di Internship (rimando al link schede opportunità ONU).
 
Link utili:
UN WOMEN (info.generali);
 
a cura di Valeria Martorella
 
La redazione carriere internazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
LA REDAZIONE

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