L'associazione "Giovani nel Mondo" ha come principale obiettivo la crescita delle relazione culturali tra giovani da tutti i paesi del mondo. L'obiettivo è condotto attraverso una continua attività di collaborazione con associazioni giovanilli ed istituzioni operanti in ogni parte del mondo. In particolare, negli unilti anni, Giovani nel Mondo ha costruito una rete di relazioni con il Kazakhstan con la partecipazione ad eventi  quale il MUN ad Almaty che ha visto la partecipazione dello staff e dei soci della nostra associazione.
Il quadro di insieme presenta una crescente collaborazione tra i due paesi. La presenza italiana in Kazakhstan risale al 1992, quando i rapporti fra i due paesi si sono costantemente rafforzati, tanto dal punto di vista economico quanto da quello politico e culturale. Un primo trattato di partenariato strategico è stato firmato nel 2009, al fine di stimolarne l’interscambio commerciale, al quali si aggiunge un business forum italo-kazako a cui è stato dato avvio lo scorso anno. Nel 2014 l’Italia si è confermata terzo paese esportatore del Kazakhstan, nei settori dell’abbigliamento, della metallurgia e dei prodotti minerari. Nel 2015, inoltre, è stato ufficialmente presentato l’Anno della Cultura Italiana in Kazakhstan con l’obiettivo di allargare l’offerta culturale del nostro paese ad artisti, scrittori, musicisti, registi kazaki, a cui si aggiungono le numerosi borse di studio per studenti italiani presso l’Università di Almaty.
 
Alla luce delle crescenti relazioni non solo della nostra associazione, ma dell'Italia con il maggiore paese dell'Asia Centrale, il nostro staff ha intervistato Stefano Ravagnan, Ambasciatore Italiano in Kazakhstan: commercio e cultura i pilastri della sua attività.  Le attività attualmente svolte sono rivolte ad una promozione rafforzata dell’Ambasciata così da poterne fare un punto di riferimento per operatori economici e protagonisti del settore pubblico ed istituzionale.
 
Lei ricorda come o quando ha deciso di intraprendere un percorso diplomatico/internazionale?
Suona da libro “Cuore”, ma già alle elementari i compagni di classe mi prendevano in giro per la mia intenzione di fare il diplomatico. All’epoca ovviamente non sapevo precisamente cosa questa professione significasse,  ma ne ero comunque affascinato. Vengo da un ambiente di imprenditori privati, l’unico collegamento con la pubblica amministrazione era un nonno Prefetto. Credo che la decisione sia stata conseguenza della mia grande passione per la storia in generale, di cui divoravo testi, come per il giornalismo, che mi interessava quasi esclusivamentenella sua dimensione internazionale. Di sicuro quando iniziai l’Università avevo già le idee chiare tanto che nel piano di studi della facoltà di Giurisprudenza inserei ogni insegnamento possibile relativo a discipline internazionalistiche.
 
Quali consigli, anche di carattere pratico, ha per i giovani che aspirano ad intraprendere la carriera diplomatica?
Il primo e’ quello di non precludersi alternative, posto che i numeri per l’accesso sono molto limitati ed e’ meglio orientare quindi gli studi in maniera non esclusiva. Per chi e’ interessato alla vita internazionale vi sono oggi molte altre possibilità grazie alle attività all’estero delle imprese, così come nelle organizzazioni internazionali. Il secondo consiglio è quello di valutare bene le caratteristiche richieste oggi ad un diplomatico, molto più ampie che in passato. Credo pochi ancora pensino al diplomatico protagonista di ricevimenti e cocktail, si tratta invece di essere capaci di approfondire tematiche economiche anche complesse, come quelle energetiche, gestire personale e fondi ottimizzando risorse limitate, assistere e consigliare le imprese, promuovere lingua e cultura grazie a sponsor e attività di fund raising. Il tutto senza perdere quello che ritengo debba essere il valore aggiunto di un diplomatico, la rapidità e capacità di analisi rispetto alle dinamiche del Paese in cui si lavora o alle tematiche di cui ci si occupa al Ministero del proprio Stato di appartenenza. Sicuramente occorre essere consapevoli che ai tanti stimoli sul piano professionale corrispondono non pochi sacrifici a livello di vita personale.
 
Parlando del Kazakhstan, suo Paese di accreditamento, quali sono le opportunità di studio e formazione per i giovani italiani? Che suggerimenti darebbe ad un giovane italiano interessato a studiare in Kazakhstan?.
Ad oggi gli scambi con l’Italia, come del resto con gli altri Paesi europei, sono in larga misura unidirezionalie ritengo vada invece promossa una maggiore presenza di studenti e ricercatori italiani nelle più qualificate Università kazakhe, tanto più che la diffusione dell’inglese attenua la barriera linguistica.  Credo che questo Paese sia di grande interesse per chi voglia occuparsi delle dinamiche del vasto e articolato mondo ex-sovietico; si ha infatti l'opportunità di fruire di un osservatorio che non sia esclusivamente quello di Mosca. Ci sono poi tematiche di portata economica e geo-strategica  come quelle energetiche o delle grandi reti di trasporto terrestre tra Cina ed Europa di cui tanto si discute in questi ultimi anni.
 
Durante il suo mandato da Ambasciatore in Kazakhstan, quali obiettivi vorrebbe raggiungere? Quali le sfide che si trova ad affrontare ogni giorno ma che più la appassionano?
Il mio primo obiettivo e’ stato quello di rilanciare presenza e visibilità dell’Ambasciata, farne un punto di riferimento per i nostri operatori economici e un interlocutore costante e qualificato con le Amministrazioni pubbliche italiane e kazakhe. Ringrazio quindi il Ministero che mi ha sostenuto autorizzando l’assunzione di valido personale locale e un ampliamento degli spazi disponibili. Il secondo è stato ed è una presenza più diffusa nelle Regioni del Paese, ne ho visitate buona parte anche alla ricerca di opportunità di scambi ed investimenti. In tale contesto l’impulso dato alla programmazione culturale con l’Anno della Cultura Italiana in Kazakhstan - finanziato da sponsorizzazioni private - credo abbia conseguito lo scopo di migliorare l’offerta rispetto alla forte domanda di Italia presente in questo Paese. Un obiettivo non ancora conseguito e sul quale sto lavorando e’ quello di migliorare l’insegnamento dell’italiano, in questo settore la nostra offerta non e’ sempre all’altezza. Infine citerei la partecipazione all’Expo ad Astana il prossimo anno, anche in quanto organizzatori di quella di Milano credo faremo il possibile per svolgervi un ruolo di primo piano.
 
Quali ritiene siano le somiglianze e le affinità tra Italia e Kazakhstan?
Sono due Paesi evidentemente lontani per geografia e con un percorso storico molto diverso.  Eppure da parte kazaka vi e’ una fortissima simpatia verso l’Italia così come da parte italiana, specie grazie al successo della partecipazione kazaka all’Expo Milano, vi e’ una curiosità crescente verso questo Paese, prima poco noto alla nostra opinione pubblica. Direi che un tratto comune e’ quello della curiosità verso lo straniero e le sue tradizioni, che anche nel caso kazako sono veramente interessanti  e che sto conoscendo man mano
 
Di Emilia Sgariglia, Christopher Riccardo, Roberto De Girolamo
Un elenco degli obiettivi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) non potrebbe mai essere esaustivo, data la loro molteplicità e genericità. Risulta più facile determinare le materie di cui l’Organizzazione non si occupa che quelle sottoposte all’esercizio della sua competenza. L’ONU, infatti, si pone quale primo foro di discussione multilaterale che mira a: 
 
“Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione” (Carta delle Nazioni Unite, Articolo 1 paragrafo 3)
 
Dall’anelito verso l’azione collettiva insito nella Carta delle Nazioni Unite è possibile rintracciare la ratio sottesa all’istituzione delle osservanze dell’ONU (giornate, settimane, anni e decadi internazionali). In tal modo, tramite sforzi multilaterali, l’Organizzazione realizza gli obiettivi della Carta e promuove la sensibilizzazione internazionale nei confronti di tematiche politiche, sociali, culturali, umanitarie e inerenti ai diritti umani. 
Tra le osservanze dell’Organizzazione, in particolare  gli anni internazionali rappresentano un valido strumento per la promozione di azioni globali e nazionali al fine del conseguimento degli scopi dell’ONU. Essi, infatti, definendo su base annua le attività di cooperazione internazionale, conferiscono maggiore efficacia e incisività alle azioni intraprese per far fronte a determinate problematiche universali.
Il primo anno internazionale è stato lanciato il 5 dicembre 1958. Con la Risoluzione 1285 (XIII), l’Assemblea Generale istituiva l’Anno Internazionale del Rifugiato (World Refugee Year) a decorrere dal giugno 1959. Sulla base del rapporto rilasciato dall’Alto Commissariato per i Rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees, UNHCR), l’Assemblea Generale esortava gli Stati membri dell’ONU ad accrescere il loro impegno e la loro cooperazione per migliorare le condizioni dei rifugiati in tutto il mondo. 
Per l’Anno Internazionale delle Nazioni Unite 2014, l’ONU ha assegnato quattro temi alla cooperazione internazionale: agricoltura familiare; piccoli stati insulari in via di sviluppo; cristallografia; questione palestinese.  Per i prossimi dodici mesi, dunque, attività e programmi onusiani si focalizzeranno su questi tre temi cercando di attirare l’attenzione a livello internazionale e nazionale.
L’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare /International Year of Family Farming (A/RES/66/222), nell’ottica di uno sviluppo più equo e sostenibile, mira a riformulare le politiche sociali, ambientali e agricole ridefinendo il loro focus: l’agricoltura familiare. A quest’ultima è attribuita un’importanza fondamentale considerato che sia nel mondo sviluppato, sia nei Paesi in via dei sviluppo si contano oltre 500 milioni di aziende agricole a conduzione familiare che forniscono sostegno alimentare a miliardi di persone. La gestione di questo anno internazionale è affidata alla Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Food and Agricultural Organization, FAO).
L’Anno Internazionale dei Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo/International Year of Small Island Developing States (A/RES/67/206) si propone di suscitare l’attenzione globale su 39 Stati che per le loro peculiarità da un lato apportano un contributo inestimabile alla biodiversità, dall’altro richiedono maggiore tutela perché sono particolarmente vulnerabili. Con riferimento a questo tema, quest’anno la Giornata Mondiale della Diversità Biologica (22 maggio p.v.) verrà dedicata alla biodiversità insulare e, inoltre, è stata anche organizzata una conferenza ad hoc, la terza Conferenza Internazionale sui Piccoli Stati insulari in via di sviluppo che si terrà dall’1 al 4 settembre 2014 p.v. ad Apia, sull’isola di Samoa. Il Dipartimento ONU a capo dell’organizzazione di questo anno internazionale sarà il Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali (United Nations Department for Economic and Social Affairs, UNDESA).
L’Anno Internazionale della Cristallografia/International Year of Crystallography (A/RES/66/282) è stato indetto sia in ricordo del centenario della diffrazione a raggi X, sia in ricordo del quattrocentesimo anniversario dell’osservazione di Keplero nel 1611 della struttura simmetrica dei cristalli di ghiaccio. L’Anno Internazionale della Cristallografia si propone di: sensibilizzare l’opinione pubblica sulla scienza della cristallografia; implementare e rafforzare il programma “Cristallografia in Africa” e, tramite la logica dell’esportazione delle cosiddette best practices, creare progetti simili in Asia e America Latina; incoraggiare la collaborazione internazionale tra scienziati del Nord e del Sud del mondo. La gestione di questo anno internazionale è affidata all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienze e la Cultura (United Nations Education, Science and Culture Organization, UNESCO) che ha organizzato una cerimonia d’apertura a Parigi (20-21 gennaio u.s.), organizzerà dei laboratori per studenti di cristallografia provenienti da tutto il mondo e convocherà dei summit in Africa, Asia e America Latina.
L’Anno Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese/International Year of Solidarity with the Palestinian People (A/RES/68/12) è stato indetto sulla base dei moniti del Segretario Generale Ban Ki-moon il quale, nel corso del 2013, ha più volte definito il 2014 come “un anno critico" per la costituzione dei due Stati, israeliano e palestinese. In tal senso, si vuole pervenire alla fine dell’occupazione del 1967 e alla costituzione di uno Stato sovrano palestinese. L’organizzazione di questo anno è stata affidata congiuntamente al Comitato ONU per l’Esercizio dei diritti inalienabili del popolo Palestinese (Committee on the Excercise of the Inalienable Rights of the Palestinian People) e alla Divisione per i Diritti Palestinesi (Division of  Palestinian Rights) che  organizzeranno attività rilevanti in collaborazione con i governi, il sistema ONU, le organizzazioni intergovernative e con la società civile. 
La prassi dei cosiddetti “anni internazionali” inaugurata a partire dal 1959 dimostra che lo slancio comune sotto l’egida dell’ONU si configura molto spesso come la conditio sine qua non ai fini della risoluzione delle problematiche globali. Gli sforzi congiunti del sistema ONU da un lato, e degli Stati membri e la società civile dall’altro sono linfa vitale per il conseguimento di obiettivi universali.
 
Ritalba Mazzara
Pubblicato in Istituzioni

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