04-04-2018

UNHCR: “Via alle proposte per il problema radicalizzazione dei migranti”

Il comitato UNHCR si è riunito stamattina per discutere circa le possibili risoluzioni proposte dai 24 delegati delle Nazioni Unite sul tema della prevenzione alla radicalizzazione dei migranti, con particolare partecipazione di Belgio, Libano, Israele, Turchia e Regno Unito. Gli interventi inziali rimangono piuttosto generali, vedendo la maggior parte delle proposte incentrarsi sul problema della gestione del fenomeno migratorio e soprattutto sulle condizioni di vita e di integrazione di coloro che hanno diritto allo status di rifugiato.

Uno degli aspetti più importanti che caratterizzano l’attività dell’UNHCR riguarda la Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951, che nell’articolo 35 prevede un obbligo di cooperazione da parte degli Stati che hanno ratificato la Convenzione con l’UNHCR. Tuttavia, il problema centrale risulta essere proprio la cooperazione tra stati, come ha sottolineato la delegata della Turchia nel suo opening speech. Il problema della mancanza di cooperazione tra gli stati circa l’emergenza rifugiati si riflette, se vogliamo, in scala minore su problemi di comunicazione anche all’interno dello stesso comitato oggi riunitosi in UNINT. Difatti, come suggerito all’inizio della conferenza dalla chairperson, è fondamentale che i delegati adottino un atteggiamento di ascolto consapevole verso le proposte degli altri colleghi, cercando di portare il dialogo tra le parti verso uno scambio di idee produttivo di modo da raggiungere un punto di incontro.

Al termine della prima parte, i delegati sono stati chiamati a rispondere con proposte più pratiche e dirette. “Il tema è la prevenzione della radicalizzazione dei migranti, ne abbiamo già parlato ieri, a lungo – dice il Belgio- iniziamo a discutere delle soluzioni!”. Turchia- “Concordo assolutamente con il mio collega, non fossilizziamoci solo sul problema come tale, abbiamo bisogno di soluzioni […] Abbiamo bisogno di aiuti economici da parte degli altri paesi e aiuto nella gestione della distribuzione dei migranti, visto che ospitiamo un numero maggiore rispetto alla capacità del nostro paese”. Effettivamente il problema della gestione dei flussi migratori rappresenta il perno centrale del sistema comune europeo di asilo, secondo il quale l’Unione Europea cerca di distribuire equamente i migranti all’interno dei paesi dell’Unione. Come sottolinea la delegata della Norvegia, il 90% dei migranti ad oggi si trova in Europa, una percentuale concentrata in soli 10 paesi.

Nella seconda parte della conferenza, i delegati sono stati chiamati a presentare delle mozioni riguardo le due posizioni principali circa la risposta alla radicalizzazione dei migranti: moderata e non-moderata. E’ il Chad il paese a veder promossa la propria mozione per quanto riguarda la posizione moderata, verso la quale si schierano la maggior parte dei paesi. Le mozioni a favore delle proposte moderate risultano ruotare intorno ad argomenti comuni. In primo luogo viene fatto presente soprattutto da Germania, Afghanistan, Libano, Marocco, l’importanza di puntare sull’educazione culturale, linguistica e religiosa soprattutto delle nuove generazioni di migranti. Turchia e Regno Unito invece focalizzano la loro proposta sulle strategie comunicative di internet e dei social network, come strumento educativo e di consapevolezza verso la problematica. L’unica proposta non moderata risulta essere la tagliente affermazione del Giappone che senza troppi filtri sostiene: “Devono tornare nei loro paesi e svilupparsi”. Oltre al tema dell’educazione sono state proposte soluzioni, quali la creazione di posti di lavoro, di attività d’integrazione locale tramite scambio interculturale. Tuttavia, insiste il Belgio: “il punto su cui instiamo non è tanto sulla quantità dei migranti ma sulla qualità delle loro vite nei nostri paesi!”

Alla luce di quanto dibattuto, i paesi risultano più o meno concordi sulle linee di risoluzione che si muovono in campo educativo, di sicurezza delle frontiere e di generale sviluppo della pubblica coscienza e sensibilità circa l’emergenza dei rifugiati.

 

di Elisa Colella

Team 3, Press Game

 

Spanish Translation

 

El comité ACNUR se reunió esta mañana para discutir sobre las posibles resoluciones propuestas por los 24 delegados de Naciones Unidas en materia de prevención de la radicalización de los migrantes. En particular, en el debate destacaron Bélgica, Líbano, Israel, Turquía y Reino Unido. Las primeras intervenciones fueron de carácter general, centrándose sobre todo en el problema de la gestión de la migración y especialmente en las condiciones de vida y de integración de los que tienen derecho al estatuto de refugiado.

Uno de los aspectos más destacados de la actividad del ACNUR está representado por la Convención de Ginebra sobre Refugiados de 1951, que en su artículo 35 establece la obligación de cooperar a los Estados que hayan ratificado la Convención con ACNUR. Sin embargo, justo la cooperación entre Países es el reto crucial, como subrayado por la representante de Turquía en su discurso de apertura. Posiblemente el problema de la falta de cooperación entre Países ante la emergencia refugiados queda reflejado también en la falta de comunicación dentro del mismo comité reunido en la UNINT. De hecho, como sugerido por la Presidente al comenzar la conferencia, escuchar las propuestas de los otros representantes es fundamental, para que el diálogo produzca un intercambio fructífero de ideas en aras de conseguir un acuerdo. 

Al terminar la primera parte, los representantes fueron llamados a responder con propuestas más concretas y prácticas. “El tema es prevenir la radicalización de los migrantes; ya hablamos bastante de eso ayer – afirmó Bélgica – empecemos a hablar de soluciones!”. Turquía – “Estoy de acuerdo con mi colega, no fijémonos solo en el problema, necesitamos soluciones […] Necesitamos más ayuda económica por los otros Países y ayuda en la gestión de la distribución de los migrantes, dado que alojamos a más personas que las que podemos acoger en nuestro País”. De hecho, gestionar los flujos migratorios es el punto focal del sistema europeo de asilo, cuyo objetivo es la distribución equitativa de los migrantes entre los Paìses de la Unión. Como destacado por la representante de Noruega, hasta la fecha el 90% de los migrantes se encuentra en Europa, en solo diez Países.

Durante la segunda parte de la conferencia, los representantes fueron invitados a presentar sus mociones con respeto a las dos posiciones principales: moderada y no moderada. Chad, de posición moderada, vio su moción aprobada, de hecho la mayoría de los Países acogió su punto de vista. Las mociones en favor de las propuestas moderadas hacen referencia a las mismas cuestiones. En primer lugar, Alemania, Afghanistan, Líbano, Marruecos subrayaron la importancia de apostar por la educación cultural, lingüística y religiosa, sobretodo de las nuevas generaciones de migrantes. Las propuestas de Turquía y Reino Unido, en cambio, se centraban sobre las estrategias de comunicación de internet y las redes sociales, medios de educación y concienciación. La única propuesta no moderada fue la dura afirmación de Japón que, sin filtros, aseveró: “Deben volver a sus Países y avanzar”. Además del tema de la educación, fueron propuestas también soluciones, como por ejemplo la creación de empleo, de actividades de integración local a través del intercambio intercultural. Sin embargo, Bélgica insistiò: “No nos preocupa solo el número de migrantes, sino sobretodo la calidad de sus vidas en nuestros Países”.

A la luz del debate, los Países se acordaron sobre las líneas de resolución que atañen educación, seguridad de las fronteras y concienciación en materia de emergencia refugiados.

 

Michela Mignini Translator

Team 2, Press Game

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