29-11-2017

La Presidenza italiana al Consiglio di Sicurezza ONU. L’Agenda Politica

Le Nazioni Unite sono state fondate il 24 ottobre 1945 da 51 nazioni impegnate a preservare la pace e la sicurezza collettiva grazie alla cooperazione internazionale e determinate a prevenire l’eventuale verificarsi di conflitti. Oggi ne fanno parte 193 Stati.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha, secondo lo statuto, la responsabilità del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali e può essere convocato in qualunque momento, ogni qual volta la pace venga minacciata. È composto da 15 membri. Cinque di essi sono membri permanenti, ossia Cina, Francia, Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti, mentre gli altri 10 vengono eletti dall'Assemblea con un mandato biennale. Tutti gli Stati Membri sono tenuti a rispettare le decisioni del Consiglio secondo lo Statuto dell’ONU che per essere approvate richiedono una maggioranza di almeno nove voti. Nessuna decisione può essere presa nel caso in cui un voto negativo, o veto, venga espresso da un membro permanente. Oltre ai membri permanenti, il Consiglio prevede la partecipazione di dieci membri non permanenti eletti in rappresentanza dei paesi membri ONU. I dieci membri non permanenti sono eletti con un mandato di due anni. La presidenza del Consiglio di Sicurezza è detenuta da ciascuno dei membri a loro volta per un mese seguendo l’ordine alfabetico inglese dei nomi degli Stati membri.

Il mese di novembre 2017, l’Italia ha assunto la Presidenza dopo 9 anni.

L’Italia ha aderito all’ONU il 14 dicembre del 1955. Nel corso degli anni ha contribuito con determinazione all’elaborazione delle Risoluzioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza che hanno dato vita a grandi innovazioni sul piano delle norme internazionali. Le campagne in favore della moratoria della pena capitale, quelle per promuovere l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne e delle bambine, le battaglie contro ogni forma di discriminazione religiosa e in favore della libertà di opinione, sono alcuni dei temi che hanno visto impegnato il nostro Paese. Ha inoltre condiviso le responsabilità che derivano dalla sicurezza collettiva, ricoprendo già in precedenza per sei volte il ruolo di membro non permanente del Consiglio di Sicurezza e partecipando alle operazioni di pace e il primo novembre ha avuto inizio il mese di Presidenza dell’Italia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L’agenda della Presidenza italiana è particolarmente ricca. Tra gli appuntamenti principali, il briefing sulla Libia (16 novembre) e quello sulle sfide di sicurezza nel Mediterraneo (17 novembre), presieduti dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano e vedranno la partecipazione, rispettivamente, del Segretario Generale Guterres e del Rappresentante Speciale ONU per la Libia, Salamè.

L’Italia ha fondato la propria candidatura sul contributo che ha dato ed è in grado di continuare ad offrire alla comunità internazionale: sulla sua capacità di mediazione, di attività di prevenzione dei conflitti e promozione del dialogo come strumento principale per la loro risoluzione; impegno nelle operazioni di pace ONU; conoscenza del Mediterraneo e delle sue dinamiche, un’area destinata a restare anche ancora per molto al centro della politica internazionale; promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto.

Il 30 novembre avrà luogo un briefing sul tema della “Distruzione e traffico di beni culturali da parte di gruppi terroristici in situazioni di conflitto armato”, ma numerosi sono gli appuntamenti la cui trattazione, sulla base della periodicità sancita dal Consiglio, cade a novembre. Si tratta, principalmente, di un aggiornamento su diverse situazioni – Paese: Repubblica Centrafricana, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Sudan/Darfur, Libia, Burundi, Iraq, Sahara Occidentale, Sud Sudan, Libano, Siria (nei tre filoni: armi chimiche, umanitario, e politico), Medio Oriente, cui si aggiunge la discussione sulle sanzioni nei confronti della Corea del Nord.

L’Italia resterà membro non permanente per tutto il 2017, mentre nel 2018 lo diventerà l’Olanda: i due Paesi, infatti, dividono in questo modo il mandato per il biennio 2017 – 2018, avendo raggiunto una posizione di parità nell’elezione del giugno 2016.

 

Daniela Esposito e Martino Ruino

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