06-10-2017

La crisi Rohingya e il silenzio di Aung San Suu Kyi

La crisi del popolo Rohingya è un problema umanitario sempre più discusso. Evidentemente, non lo è da San Suu Kyi, il cui silenzio in merito alla questione ha comportato la revoca del suo tributo “Freedom of Oxford”.

 

I Rohingya sono un gruppo etnico, la cui origine è molto discussa e quasi incerta. Sono linguisticamente legati al Bangladesh, ma sono insediati per lo più in Birmania. La Birmania conta più di 800.000 musulmani, la maggior parte dei quali si definisce Rohingya.

 

La mancata denuncia dell’esercito birmano da parte di Aung San Suu Kyi, e il suo silenzio sulle accuse di “pulizia etnica”, sono state ampiamente discusse dai capi mondiali e da associazioni come Amnesty.

Ed è stato proprio questo suo silenzio che ha portato il Consiglio della città di Oxford alla revoca del  Freedom of Oxford, tributo conferitole nel 1997 per la sua battaglia in favore della democrazia, seguito anche dalla rimozione di un suo ritratto dalle pareti della prestigiosa università cittadina, dove la leader birmana ha studiato filosofia, politica ed economia tra il 1964 e il 1967 e dove il defunto marito ha insegnato.

 

La crisi dei Rohingya è una crisi dei diritti umani con serie conseguenze e ripercussioni in ambito umanitario. In Birmania hanno accesso limitato ai servizi basilari (acqua, igiene, sanità ed educazione scolastica), è vietato loro viaggiare senza autorizzazione, sono costretti a lavorare all’interno dei loro villaggi e non hanno diritto alla cittadinanza, cosa che li rende una delle maggiori popolazioni apolidi, senza patria.

Questa crisi ha dimensioni molto estese, in quanto sono in continuo i numeri di episodi di violenza, e conseguentemente di fuggitivi Rohingya richiedenti asilo nei Paesi confinanti, soprattutto in Bangladesh. Nel 2014 molti Rohingya hanno provato a fuggire clandestinamente su barche, finendo talvolta nelle mani di organizzazioni coinvolte nella tratta e nello sfruttamento degli esseri umani.

 

Lo stato della Birmania è stato spesso richiamato in merito alla pericolosa situazione in cui si trova tale gruppo etnico. L’ultimo episodio di violenza si è verificato nell’estate del 2017, quando, dopo attacchi alla stazione di polizia da parte dell’Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA), l’esercito birmano ha reagito con brutali rastrellamenti che spinsero più di centomila Rohingya a cercare rifugio in Bangladesh. La situazione è stata definita dall’ONU come “incubo umanitario e dei diritti umani”.




Per saperne di più:

ONU sulla questione Rohingya

La crisi Rohingya

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