30-11-2016

World Food Programme: Marina Catena Portavoce Italia WFP racconta la sua esperienza

 

Da pochi giorni il World Food Programme (WFP) ha una nuova portavoce per l’Italia, la dott.ssa Marina Catena, che ha accettato di rilasciare alla redazione di carriereinternazionali.com un’intervista per raccontarci la sua vita e la sua esperienza e anche per dare ai nostri utenti spunti e consigli utili ad una carriera internazionale.

 

La carriera della dott.ssa Catena potrebbe essere addotta come esempio di “Carriera Internazionale” ai più alti livelli.

Il taglio dei suoi studi è chiaro fin dall’inizio. Dopo il Diploma presso lo United World College - Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico (Duino), prestigioso college internazionale presieduto da Nelson Mandela e dalla Regina Noor di Giordania, ha conseguito una laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS. Tra i primi studenti ad aderire al programma ERASMUS, ha frequentato l’Institut d’Etudes Politiques di Strasburgo ed e’ stata hostess di volo AIR FRANCE.

Da allora la sua carriera è stata un crescendo.

 

Marina Catena ha iniziato la sua carriera internazionale a Bruxelles presso la Commissione Europea dove ha lavorato 7 anni (1992-1999) ricoprendo numerosi incarichi presso la DG Politiche Regionali, DG Relazioni Esterne, DG Sviluppo e Cooperazione e ad ECHO.

È stata consigliere politico del Ministro degli esteri francese Bernard Kouchner - Rappresentante Speciale ONU in Kosovo (UNMIK) come responsabile delle relazioni con la società civile kosovara e con i leader politici, impegnandosi strenuamente per la partecipazione delle donne alla ricostruzione del Paese. Nel 2003 è stata inviata a Baghdad (Iraq) presso la Coalition Provisional Authority come consigliere dell’Inviato della Presidenza del Consiglio S.E. Amb. Antonio Armellini per la Missione “Antica Babilonia”. A maggio 2005 e’ diventata Tenente dell’Esercito Italiano (Riserva Selezionata) ed e’ partita per la missione di pace UNIFIL in Libano come casco Blu ONU. 

 

Dal 2008 e’ stata fino a qualche settimana fa la Direttrice del World Food Programme per la Francia e il Principato di Monaco ed ha ideato e lanciato la campagna  “805 million names” realizzata con il calciatore Zlatan Ibrahimovic che ha riscosso un successo globale (oltre 26 milioni di visti, 6000 articoli e oltre 30 premi internazionali). 

La dott.ssa Catena ha pubblicato diversi libri (Il treno di Kosovo Polje – SELLERIO; Una donna per soldato – RIZZOLI) e numerosi saggi sulla sua esperienza internazionale in prima linea. Oltre che su tematiche legate allo sviluppo, la pace, i diritti umani , il suo impegno è stato sempre orientato alla promozione del ruolo della donna in ogni contesto, anche in quelli che fino a dieci o venti anni fa potevano essere considerati off limits per il “gentilsesso” quali l’esercito o in paesi che vivono un deficit di pari opportunità. La sua storia di donna in prima linea e’ raccontata nel suo TED Talk “ the magic of names”. A questo proposito ha ricevuto numerosi premi con la settimana scorsa il Premio Minerva a Campidoglio.

Libano (UNIFIL)

 

Alcune settimane fa, Marina Catena è stata nominata Portavoce Italia per il World Food Programme delle Nazioni Unite. Nonostante i numerosi impegni, la dott.ssa Catena ci ha dimostrato subito una grande disponibilità, tale da restituire la dimensione della consapevolezza di questa professionista.

Nel corso dell’intervista le abbiamo rivolto domande perché possiate trovare ispirazione e spunto per il vostro futuro.

 

Dott.ssa Catena Quali sono le sfide e i principali obiettivi per il suo nuovo percorso professionale al World Food Programme?

 

Assumere il ruolo del portavoce del World Food Programme significa far conoscere l’organizzazione in Italia sia per le attività svolte sia per i valori di cui è portatrice. In questo frangente storico, le crisi umanitarie sono tante e di ingente portata e l’attenzione del WFP va proprio ai contesti più complessi quali Iraq, Siria, Sud Sudan, Yemen.

Inoltre il WFP è impegnato attivamente nel raggiungimento dei Sustainable Development Goals, in particolare l’eradicazione della fame, la lotta alla malnutrizione e la promozione dell’uguaglianza di genere.

Il problema principale in questo momento è riuscire a catturare l’attenzione dell’opinione pubblica su temi delicati come le crisi umanitarie, i contesti di guerra o la malnutrizione. Si tratta di sviluppare l'abilità di saper comunicare e di trasmettere i concetti perché le persone partecipano attivamente alle campagne supportando il nostro lavoro.

 

Può raccontarci in cosa consiste il ruolo di Portavoce in Italia del WFP? Quali sono oggi i canali principali attraverso i quali il WFP comunica i suoi importanti messaggi?
Il mio lavoro consiste principalmente nel raccontare quello che i nostri operatori vedono, ascoltano, sperimentano in giro per il mondo e ovviamente nei contesti più difficili e nelle aree di crisi.  Una volta raccolti testimonianze e report, è necessario veicolare le informazioni al grande pubblico come alle istituzioni per far passare messaggi tanto importanti quanto efficaci sugli interventi in questi contesti critici.

È innegabile come oggi molta dell’informazione passi dai nuovi canali di comunicazione come i social media che rendono ancora più delicato il lavoro di Portavoce perché oltre alla diffusione delle informazioni e dare un volto all’organizzazione diventa indispensabile monitorare con responsabilità i contenuti pubblicati dai media per evitare fraintendimenti e restituire un’informazione che sia la più precisa possibile.

Altro punto importante del lavoro del Portavoce è la creazione della consapevolezza, quella Awareness che permette di trasferire anche i valori oltre alle informazioni. La campagna “805 million names” realizzata con il supporto del calciatore Zlatan Ibrahimovic ne è stata la dimostrazione: attraverso la partecipazione di un personaggio di rilievo internazionale è stato possibile dare un impatto di portata planetaria, come hanno dimostrato i numeri.

Foto durante il making of del film con Zlatan Ibrahimovic.

 

L’idea di una carriera internazionale per i giovani è spesso affascinante ma al tempo stesso nebulosa e poco chiara vista la molteplicità di possibilità tra le quali è difficile orientarsi. Alla luce della sua esperienza quale consiglio darebbe ad un giovane che vuole intraprendere questo percorso lavorativo?

Intraprendere una carriera non solo internazionale ma che porti prestigio alle istituzioni per le quali si lavora richiede un numero elevato di qualità e competenze.

Innanzitutto le lingue. Sembrerà scontato, ma la conoscenza perfetta di più lingue straniere è un requisito fondamentale, per le lingue cui vanno coltivate, studiate e curate al meglio.

A mio avviso la chiave per riuscire davvero è il sacrificio accompagnato da una grande motivazione. È necessario spesso sacrificare molte cose dagli affetti, alla famiglia. Solo una forte motivazione e una altrettanto forte determinazione possono aiutare.

Non secondaria risulta la propensione a viaggiare, a spostarsi, cambiare ambienti e stili di vita. Anche in questo caso è richiesto spirito di sacrificio.

Ci tengo a dire che oggi i nuovi mezzi di comunicazione hanno accelerato i tempi di trasmissione delle informazione ma non hanno abbreviato i tempi di riuscita. La Carriera richiede tempo.

 

Quali sono a suo parere le competenze importanti per lavorare in ambito internazionale, quale il vero il valore aggiunto in un lavoro come il suo?

Ritengo fondamentale la capacità di comunicare in maniera chiara. Andare al nocciolo della questione, adottare una strategia comunicativa chiara e lineare e seguirla sempre.

È facile in questo lavoro perdersi in discussioni, ma la ricerca di una soluzione o di un accordo internazionale richiedono una grande determinazione, chiarezza di intenti e la capacità di saperli comunicare all’esterno.  

Aiuta molto sviluppare lo spirito critico per andare oltre le parole e comprendere quale sia la posta in gioco.

 

Il World Food Programme è sempre molto attento ai giovani, come dimostra anche la lunga collaborazione con la nostra Associazione e l’aver patrocinato in questi anni il RomeMUN e il Festival delle Carriere Internazionali. Quali sono le modalità con le quali i giovani possono avvicinarsi al WFP, sia in un’ottica di volontariato che di esperienze professionali?  

Al World Food Programme, tutti i Dipartimenti offrono opportunità di tirocini e stage. Questo è un ottimo modo per iniziare una carriera di buon livello. Bisogna tenere presente che è necessario iniziare presto, dato che l’età media di un consulente è 27-28 anni.  È necessario anche considerare che ottenere un contratto duraturo non è molto facile. Bisogna essere pronti a muoversi, cambiare, insomma essere aperti al cambiamento.

 

Va anche detto per chiarezza che sebbene si acceda da giovani è necessario avere delle competenze precise. La specializzazione è la chiave per accedere a questo tipo di carriera: saper fare qualcosa di preciso è fondamentale.

 

Cosa cerca il World Food Programme in un giovane?

Certamente da un giovane non ci si aspetta un curriculum strutturato, ma aver già maturato diversi tipi di esperienze è sicuramente un punto importante.

Io invito a non trascurare il curriculum accademico. Avere buona media, un voto di laurea elevato, laurearsi in tempi brevi per i giovani restano presupposti indispensabili.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan

 

A cura di Carriere Internazionali.

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