La Giornata Mondiale per la Riduzione dei Disastri Naturali cade dal 1989 ogni anno il secondo mercoledì del mese di ottobre. Tuttavia, con la risoluzione 64/200 del 2009 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di designare il 13 ottobre come data fissa per celebrarla. Festeggiando questa giornata, si tenta di diffondere la consapevolezza dell’importanza di ridurre i rischi e di prevenire le catastrofi naturali nel mondo. Inoltre ogni anno la giornata viene accompagnata da una campagna dedicata ad un target specifico di persone colpite dai disastri naturali: ad esempio, sono stati destinatari di queste campagne i giovani e i bambini nel 2011, le donne nel 2012  
Il lavoro delle Nazioni Unite, dei governi nazionali e di migliaia di ONG ha portato a enormi risultati in termini di riflessione sugli scenari di creazione e di prevenzione dei disastri naturali. Non dimentichiamo che molto spesso  l’intervento umano è determinante nel provocare le catastrofi naturali, considerando che più della metà delle foreste sono scomparse e che l’espansione dei deserti e la devastazione delle terre coltivabili minaccia circa un quarto della superficie terrestre complessiva: per questo motivo bisogna disporre le misure necessarie per evitare che questo accada, risparmiando cosi enormemente anche sui costi di assistenza umanitaria e riparazione.
I disastri naturali avvengono per svariate ragioni. Innanzitutto, numerosi studi confermano l’aumento del rischio di catastrofi connesse alle condizioni climatiche, che stanno gradualmente innanzando la temperatura media, il livello dei mari e la quantità delle precipitazioni atmosferiche. Inoltre la continua urbanizzazione si concentra sempre maggiormente nei luoghi più popolosi e vulnerabili ai terremoti e colpiti da alluvioni e tsunami. Infine, la povertà e le diseguaglianze socio-economiche costituiscono un fattore centrale, in quanto l’inadeguatezza delle infrastrutture e la limitata capacità dei paesi meno sviluppati di investire nella prevenzione dei rischi: basta riportare a mente esempi quali l’uragano Katrina negli Stati Uniti e lo tsunami ad Haiti, che hanno colpito zone di estrema povertà.
Negli corso degli anni sono stati condotti numerosi studi che hanno registrato una situazione disastrosa, sia nei paesi lontani che nei paesi a noi vicini. Soltanto nel 2012 ci sono state più di trecento catastrofi naturali che hanno colpito quasi 120 milioni di persone in tutto il mondo, provocando danni economici non indifferenti. Oltretutto i rapidi e continui cambiamenti climatici fanno crescere ogni anni il costo finanziario per la riparazione dei danni da loro prodotti. E’ per questo che la prevenzione è cruciale non solo per salvare l’ambiente e vite umane, ma anche in termini prettamente economici, considerando che il rischio di perdere la ricchezza nei disastri naturali è quasi superiore alla velocità con cui questa stessa ricchezza viene prodotta. Per questo motivo i governi devono investire nella diagnosi dei rischi, nella formulazione di idee sulla riduzione dei rischi e nello sviluppo di sistemi di allerta. L’assetto delle città va pianificato in modo tale che si tenga conto della situazione del terreno singolo su cui si sta andando ad edificare, e andrebbero abbracciati maggiormente i principi di urbanizzazione sostenibile, soprattutto nelle baraccopoli e nelle sistemazioni di fortuna.
Nel 2012 l’Unione Europea ha finanziato un progetto chiamato “Enhance”, con lo scopo principale di sviluppare e analizzare nuove metodologie atte a migliorare la resilienza della società agli impatti provocati dalle catastrofi naturali. Questo progetto prevede ti portare a risultati visibili entro il 2016, tenendo conto anche del cambiamento climatico e dell’incertezza previsionale. In Italia invece  l’Agenzia Italiana Risposta emergenze (AGIRE) ha portato avanti la campagna “Futuro da proteggere”, utilizzando come foto di sfondo quello di una donna incinta, sul cui ventre appaiono immagini di siccità, terremoti e inondazioni, le tre tipologie di catastrofi naturali a più alto impatto. Oltre a questi progetti, sono stati portati avanti diversi progetti in varie città europee, come il progetto fotografico per la sensibilizzazione ai disastri naturali, e il progetto di pubblicità all’interno dei mezzi pubblici.
L'invito è quindi quello di proteggere il futuro del nostro pianeta attraverso progetti che riducano l'impatto delle catastrofi naturali e permettano di salvare vite umane, oltre che di risparmiare risorse indispensabili per la nostra sopravvivenza e per la salvaguardia dell’ambiente.
 
 
Elena Pivanti
 
 
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Dal 1995, la Giornata Mondiale dell’Habitat viene fissata ogni anno il primo lunedì del mese di ottobre dalle Nazioni Unite. Quest’anno cade di lunedì 6 ottobre, e porta con sé l’occasione di riflettere sullo stato attuale del nostro ambiente.
Definito dalla Treccani come uno “spazio multidimensionale”, l’Habitat è l’ambiente in cui si sviluppano relazioni strette tra spazio, tempo, oggetti ed esseri viventi in una sinergia imprescindibile e costante retta da un equilibrio fondamentale quanto fragile.
Nell’ultimo secolo, moltissimi paesi hanno assistito ad una rapida e talvolta disordinata crescita delle proprie città, accompagnata dallo sviluppo del trasporto urbano. In realtà i due fenomeni vanno di pari passo: infatti la continua espansione delle città comporta la necessità di migliorare e di costruire un numero sempre maggiore di autovetture e di mezzi di trasporto, per ovviare al problema della distanza. Questi eventi provocano una quantità inimmaginabile di problemi non solo ambientali, ma anche sociali ed economici.
Le conseguenze sicuramente più dannose dello sviluppo odierno sono state il forte inquinamento e le emissioni di gas, che causano gravi danni all’ambiente. Ulteriori problemi sono causati dal costo dei trasporti dei mezzi pubblici e privati, e molte persone vengono private della possibilità di usufruire di tali servizi per problemi sia pratici che di sicurezza. Infatti gli anziani e i disabili risentono maggiormente della scomodità dei trasporti, e la questione della sicurezza di donne, bambini e minori non è da sottovalutare.
Come affermato dal Segretario Generale del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite nel messaggio per la Giornata Mondiale dell’Habitat 2013 “il problema del trasporto urbano deve essere risolto costruendo appositi ed efficienti mezzi per aiutare le persone, senza andare ad intaccare l’ambiente circostante”. Per questo motivo, bisognerebbe promuovere maggiormente lo spostamento tramite biciclette, autobus e altri mezzi che hanno un impatto minore sull’ambiente in cui viviamo.
Le Nazioni Unite si stanno impegnando efficacemente per creare agglomerati urbani controllati ed organizzati, procurando abitazioni, infrastrutture adeguate, e servizi primari come l’acqua, l’energia e il sistema sanitario, per rispondere alle esigenze della popolazione. Per raggiungere tali obiettivi, l’ONU ha stilato un programma da realizzare dal 2014 fino al 2019. In particolare, le Nazioni Unite mirano ad aiutare i paesi emergenti e in via di sviluppo, i quali soffrono maggiormente di difficoltà demografiche, economiche, ambientali e sociali.
 
Dopo svariate ricerche, e dopo aver migliorato la struttura interna del settore è stato delineato un piano che si concentra su sette aree specifiche, sistemate in ordine in base alle priorità:
-territorio urbano
-pianificazione urbana
-economia urbana
-servizi primari urbani
-miglioramento dei bassifondi
-riduzione dei rischi
-ricerca sulla capacità di sviluppo delle città.
 
Si cercherà cosi di promuovere il vivere sostenibile e di risolvere i problemi di inadeguatezza ecologica che presentano moltissime abitazioni e costruzioni, soprattutto nei paesi occidentali.
Non bisogna inoltre trascurare un’ulteriore conseguenza negativa della crescita urbana: la cementificazione, che porterà se non fermata o rallentata, alla trasformazione del nostro pianeta in una vasta landa, priva di vegetazione.
La salvaguardia dei paesaggi e dell’habitat naturale è uno degli elementi centrali di molte carte fondamentali degli stati, tanto da essere stato recepito nella maggior parte delle Costituzioni come principio fondamentale. Sebbene esistano meccanismi legislativi e a livello statale e internazionale per la salvaguardia dell’ambiente, sarebbe necessario il contributo di ciascuno singolo per assicurare un futuro per noi e per il nostro ecosistema.
Proprio in questa direzione si sta muovendo l’Unione Europea, la quale ha ribadito l’importanza di difendere l’habitat alla 69esima Assemblea Generale dell’Onu, avvenuta il 16 settembre 2014. Si è stabilita la necessità di interventi per rallentare il ritmo con cui stanno scomparendo tutti gli habitat naturali e le specie a rischio di estinzione, e di integrare la biodiversità in altre politiche chiave come l’agricoltura e la pesca. Per riuscire davvero a salvaguardare il nostro ecosistema, sarà necessario invertire la tendenza in corso relativamente alla perdita del manto forestale a livello mondiale, eliminare il disboscamento illegale e il commercio connesso.
In questo sforzo di vasta portata le Nazioni Unite sono supportate ed aiutate dai governi, dalle autorità locali, dalle organizzazioni non governative e dai privati cittadini; solo uno sforzo congiunto potrà garantire la diffusione di una cultura del risparmio energetico, del rispetto dell’ambiente e della sostenibilità economica e di sviluppo.
L’Unione Europea ha inoltre creato una rete di siti di interesse comunitario, chiamata Natura 2000, per salvaguardare la biodiversità nel nostro pianeta e circoscrivere le zone protette. La base legale su cui si fonda questa rete è una Direttiva comunitaria del 1992, la cosiddetta Direttiva “Habitat”, che mira a conservare l’habitat, la fauna e la flora del territorio degli Stati membri e stabilisce varie misure volte a mantenere, conservare ed eventualmente ripristinare la biodiversità all’interno dell’Unione Europea.
Quindi in questa giornata cosi importante, dovremmo soffermarci un momento a riflettere su come rendere più accoglienti e a portata di tutti le nostre città, rispettando lo stato dell’acqua, dell’aria e della terra, e compiendo piccole azioni quotidiane per salvare il nostro ecosistema da danni altrimenti irreparabili.
 
 
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Elena Pivanti
L’EEB offre l’opportunità di lavorare come volontario in un ambiente internazionale e professionale, e acquisire esperienza con le organizzazioni internazionali dell’Unione Europea, per un periodo minimo di tre mesi.
 
Per altre opportunità simili, andate alla sezione Europa
 
Ente: EEB (European Enviromental Bureau) è una federazione di organizzazioni che si impegnano per proteggere l’ambiente e la biodiversità all’interno dell’Unione Europea
 
Dove: Bruxelles, Belgio
 
Destinatari: Laureandi e laureati
 
Scadenza: Aperto tutto l’anno
 
Descrizione dell’offerta: Viene offerta la possibilità ai volontari di far parte di un team e di occuparsi di svariate tematiche di rilievo nell’Unione Europea, tra cui l’informazione, la tecnologia e l’ambiente. I volontari lavoreranno sotto la guida dei membri dello staff dell’EEB, e impareranno a svolgere diversi lavori occupando ruoli differenti. Alla fine del periodo di volontariato verrà richiesto un documento cartaceo scritto dal volontario stesso, con un riassunto del lavoro svolto e delle attività praticate.
 
Requisiti:
L'unico requisito richiesto è l'ottima conoscenza della lingua inglese
 
Documenti richiesti: Nessun documento specifico richiesto
 
Costi/retribuzione: Non è prevista una retribuzione, ma verrà dato al volontario un contributo finanziario giornaliero per le spese.
Verrà inoltre rimborsato il costo del viaggio.
 
Guida all’application: Gli aspiranti volontari devono inviare il proprio curriculum e le proprie informazioni personali al seguente indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
 
Informazioni utili:Bruxelles è la capitale del Belgio ed è la sede del Parlamento Europeo, una delle più importanti istituzioni dell’Unione Europea. E’ una città ricca di attrazioni turistiche, tra cui le più conosciute sono la Grand Place, l’Atomium e il museo di Magritte.
 
Link utili:
 
Contatti utili: Ambasciata italiana a Bruxelles:
 28, Rue Emile Claus
1050 Bruxelles 
Tel.: +32 2 643 38 50
Fax: +32 2 648 54 85
Cellulare di servizio: 0032 477312964  
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
European Enviromental Bureau:
34, Bd. de Waterloo, B-1000 Brussels
Tel.: +32 2 289 10 90
Fax: +32 2 289 10 99
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A Cura di Elena Pivanti
 
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