20-06-2014

20 GIUGNO – GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO

 
Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che da oltre dieci anni ha come obiettivo la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta ai più, di questa particolare categoria di migranti.. La Giornata Mondiale del Rifugiato è stata riconosciuta a livello universale a partire dal 2001, quando è stata celebrata per la prima volta, nell’anno che ha segnato la ricorrenza del 50° anniversario dell’adozione della Convenzione relativa allo status dei rifugiati. 
 
La celebrazione di questa Giornata ha proprio lo scopo di riaffermare, affinchè siano sempre impressi nella mente e custoditi nel cuore di ognuno di noi, i valori e i principi sui quali si fondano  gli accordi internazionali per la protezione dei rifugiati, promuovere il rispetto dei loro diritti, anche attraverso un’ opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, sostenere l’impegno e gli sforzi delle Organizzazioni impegnate a prestar loro assistenza e chiamate ad alleviarne le sofferenze.  
In particolare, ma non solo, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Il 14 dicembre 1950 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituisce l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Nel 1956 l’Agenzia è chiamata ad affrontare l’emergenza che fa seguito all’esodo generato dall’occupazione di Budapest da parte delle truppe sovietiche. Negli anni ’60, il processo di decolonizzazione in Africa rende nuovamente necessario il suo intervento. Negli anni ’90 l’Agenzia opera anche in Europa, per assistere le persone in fuga dalla guerra nei Balcani. All’inizio del ventunesimo secolo l’UNHCR interviene in favore delle popolazioni dell’Africa- nella  Repubblica Democratica del Congo e in Somalia- e dell’ Asia, in particolare nella trentennale questione dei rifugiati che coinvolge l’Afghanistan. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948 viene istituita ad hoc l’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite gemella dell’UNCHR, che si occupa dei rifugiati palestinesi.
 
Nonostante gli sforzi, le ormai tristemente note emergenze umanitarie sono lontane dall’essere sconfitte e da alcuni anni l’Alto Commissariato fornisce assistenza e protezione anche a «categorie» di persone non previste nel mandato originario, ad esempio gli apolidi, persone che non hanno la cittadinanza di nessuno Stato, ma soprattutto gli sfollati, persone che lasciano il proprio paese d’origine (Mali, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Siria) senza attraversare un confine internazionale (a differenza dei rifugiati). In quest’ultimo caso l’intervento dell’Agenzia necessita di una richiesta espressa del Segretario Generale ed è subordinata al consenso del Paese nel cui territorio si deve svolgere o, comunque, al suo impegno a non ostacolare le operazioni di assistenza. Come, poi, non ricordare le storie, delle quali, in realtà, sembra accorgersi solo quando riportate in cronaca nera, di centinaia di uomini, donne e bambini che muoiono durante i viaggi a bordo delle “carrette” del mare, al limite del disumano, nel tentativo di raggiungere l’Europa, attraverso la sua frontiera meridionale, l’Italia.
I dati riportati in un rapporto pubblicato oggi dall’UNHCR attestano che, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, il numero dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli sfollati in tutto il mondo ha superato i 50 milioni di persone. Il rapporto annuale dell'UNHCR Global Trends, sulla base dei dati raccolti da governi, ONG e dallo stesso UNHCR, rivela che alla fine del 2013 si contavano 51,2 milioni di migranti forzati, sei milioni in più rispetto a quelli del 2012(45,2 milioni). Questo incremento è soprattutto conseguenza della guerra civile in Siria. I dati sono davvero impressionanti: alla fine dello scorso anno si contavano 2,5 milioni di rifugiati e altri 6,5 milioni di sfollati interni. Per non parlare dei dati dei rifugiati siriani che sono solo bambini: 5,5 milioni colpiti dal conflitto, più di 1 milione costretto a fuggire.
 
 
Nel corso della missione in Azerbaigian, l’Associazione Giovani nel Mondo ha incontrato Garay Farhadov, Vice Direttore della Commissione di Stato del Governo dell’Azerbaigian per la questione Rifugiati e Internally Displaced Persons (IDPs). L’incontro si è svolto presso la sede della Commissione, che si trova nella periferia della città, vicino ad alcuni palazzi che ospitano rifugiati e IDPs. L’accoglienza è calorosa e i funzionari della Commissione ci hanno condotti attraverso la storia del conflitto illustrandone i punti importanti, gli avvenimenti e il terribile lascito di una guerra nei propri confini. Tantissime le domande poste dai membri di Giovani nel Mondo, interessati a capire le tristi dinamiche del conflitto e, soprattutto, come il Governo sta facendo fronte alle tragiche conseguenze sulla popolazione civile.
 
Qual è la situazione dei rifugiati in Azerbaigian e qual è il rapporto tra la popolazione civile e la parte di popolazione composta di rifugiati e IDP?
La situazione della regione è complicata dal secolare alternarsi di conflitti e trattati tra potenze che si contendono il territorio. Le tensioni che portarono nel 1923 alla creazione della Regione ad autonomia speciale del Nagorno-Karabakh e la successiva occupazione del territorio, hanno causato un vero disastro umanitario che ha segnato la nostra nazione. Fortunatamente l’Azerbaigian è rimasto sempre unito, soprattutto nel corso del conflitto. Rifugiati e IDP non si sentono isolati o esclusi dalla popolazione civile perché il governo si adopera con politiche e programmi per garantire loro l’accesso a tutti i livelli di vita sociale
 
Quali sono i programmi principali per profughi e IDP?
Uno dei programmi governativi più importanti riguarda il social housing, che prevede la costruzione di interi villaggi destinati esclusivamente a rifugiati e IDP dotati di tutte le infrastrutture principali per permettere a queste fasce di popolazione di vivere una vita, la più normale possibile: scuole, palestre, teatri, centri di aggregazione sociale. Inoltre, il governo azerbaigiano attua delle politiche di aiuto e sostegno alle famiglie di profughi e IDP che prevedono l’esenzione dal pagamento di tutte le tasse, comprese quelle scolastiche. Inoltre, è bene precisare che sin da 1988 anno di inizio dell’escalation, il governo di Baku ha adottato una serie di misure legislative a sostegno di profughi e IDP, sia legati alla sfera dei diritti umani e di cittadinanza.
 
Quanto importante è stato il ruolo delle relazioni internazionali nella questione del Nagorno-Karabakh? Quale l’apporto delle organizzazioni internazionali e della cooperazione?
La comunità internazionale ha supportato la questione del Nagorno-Karabakh con diverse risoluzioni delle Nazioni Unite, inoltre, le organizzazioni internazionali e la cooperazione sono donors nei programmi volti al miglioramento della situazione di rifugiati e IDP. Al momento sono attivi in Azerbaigian 49 organizzazioni internazionali indipendenti che supportano il governo azerbaigiano soprattutto nel settore delle infrastrutture e dell’organizzazione.
Per ulteriori informazioni sull’conflitto del Nagorno-Karabakh e sulla situazione di sfollati e rifugiati in Azerbaigian, consulta il numero speciale della rivista Go International “Azerbaigian, un paese di opportunità” disponibile sulla pagina FB di AGIA-Associazione Giovanile Italia Azerbaigian
 
 
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