22-02-2017

Giornata mondiale dell'Ambiente. Riflettiamo insieme

La giornata internazionale dell’ambiente del 5 giugno è un’importante ricorrenza, istituita dall’Assemblea generale dell’ONU nel 1972, il cui obiettivo è quello di mantenere viva l’attenzione su una questione di fondamentale rilevanza: la tutela del nostro pianeta. Come di recente affermato dal Segretario Genarle delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, oggi più che mai è fondamentale superare la dicotomia fra l’idea di sviluppo economico e sociale e quella di tutela dell’ambiente, perché solo in questo modo sarà possibile creare una società stabile e prospera. In quest’ottica, la pace, lo sviluppo e la protezione dell’ambiente sono fra di loro interdipendenti ed indivisibili.
Per raggiungere quest’obiettivo gli Stati devono impegnarsi ad adottare politiche di sviluppo che siano rispettose dell’ambiente e che garantiscano la disponibilità di risorse nel tempo, tenendo sempre bene a mente che le principali ricchezze di cui disponiamo sono l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e la terra che calpestiamo.
La tematica ambientale è ormai al centro del dibattito internazionale da più di quarant’anni. La prima occasione, infatti, in cui gli Stati si sono riuniti per discutere della questione è stata la “Conferenza sull’Ambiente Umano” del 1972, tenutasi a Stoccolma. In quella sede è stata adottata un’apposita Dichiarazione contenente ventisei principi che gli Stati avrebbero dovuto impegnarsi a rispettare. Il primo di questi, in particolar modo, sottolinea come l’uomo abbia sia il diritto a vivere in un ambiente sano, sia il dovere di proteggere e migliorare l’ambiente a favore delle generazioni future. Questo principio contiene gli elementi fondamentali della teoria dello sviluppo sostenibile, secondo la quale le generazioni future devono poter godere della nostra stessa capacità d’accesso alle risorse naturali, comprese l’aria, l’acqua e la terra. I bisogni delle generazioni presenti, quindi, non devono compromettere quelli delle generazioni future.
Quest’approccio è stato ripreso nella successiva Conferenza di Rio De Janeiro del 1992, nel corso della quale i 183 Paesi partecipanti hanno tentato di rilanciare la cooperazione internazionale per favorire la tutela ambientale. A tal fine, hanno adottato la Dichiarazione sull’ambiente e lo sviluppo, che, riprendendo il modello di quella adottata a Stoccolma, enuncia ventisette principi a cui attenersi per promuovere lo sviluppo sostenibile. Fra questi riveste particolare importanza quello della responsabilità degli Stati per eventuali comportamenti nocivi per l’ecosistema, che deve, comunque, tenere conto sia del differente grado di inquinamento prodotto dai vari Stati, sia delle loro reali capacità economiche, necessarie per adottare politiche ecosostenibili. Alla luce di ciò, quindi, «i Paesi sviluppati riconoscono la responsabilità che incombe loro nel perseguimento internazionale dello sviluppo sostenibile date le pressioni che le loro società esercitano sull'ambiente globale e le tecnologie e risorse finanziarie di cui dispongono». La Dichiarazione, inoltre, riconosce un importante ruolo degli individui, ai quali deve essere garantito un adeguato coinvolgimento nelle questioni ambientali. A tal fine, ogni individuo dovrebbe avere il diritto d’accesso alle informazioni riguardanti l’ambiente in possesso delle pubbliche autorità, incluse quelle sulle sostanze e le attività pericolose nella comunità. Inoltre, gli Stati si devono impegnare a garantire un accesso effettivo ai procedimenti giudiziari e amministrativi, compresi i mezzi di ricorso ed indennizzo. Questa disposizione è particolarmente importante perché può essere considerata come il punto di partenza nell’affermazione di un diritto umano all’ambiente, cioè il riconoscimento del diritto fondamentale degli individui a vivere in un ambiente sano.
A distanza di vent’anni dalla prima, è stata convocata una nuova Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo, sempre a Rio de Janeiro, denominata appunto Rio+20. In quest’occasione gli Stati hanno tentato di risollevare le problematiche precedentemente discusse, in modo da indurre gli Stati a rafforzare i propri impegni in materia ambientale. Inoltre, è stato introdotto il concetto di green economy, che dovrebbe caratterizzarsi per essere «low carbon, resource efficient and socially inclusive».
La tutela dell’ambiente, oltre che essere trattata nel corso di Conferenze internazionali, è stata anche oggetto dell’attività delle Nazioni Unite. L’Assemblea generale, in particolar modo, ha inserito fra gli otto obiettivi del millennio quello della sostenibilità ambientale, sottolineando la necessità di invertire le tendenze al depauperamento delle risorse naturali, di ridurre il processo di annullamento della biodiversità e di dimezzare, entro il 2015, la percentuale di persone che non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi fognari.
Più di recente, invece, ha provato ad affermare il concetto di ecoturismo, il cui obiettivo è quello di contribuire allo sviluppo sostenibile delle comunità locali e all’ambiente. Sull’argomento ha avviato alcune campagne di sensibilizzazione anche l’UNEP(United Nations Environment Programme), che proprio di recente, nell’ottica dei mondiali di calcio in Brasile, ha sponsorizzato il Green Passport, un’applicazione che fornisce ai tifosi che si recheranno in Brasile informazioni utili su come rendere il loro viaggio ecosostenibile, attraverso, ad esempio, la sponsorizzazione di strutture che adottano politiche di tutela ambientale.
Sempre nell’ambito dell’UNEP, infine, occorre ricordare che, dal 23 al 27 giugno prossimo avrà luogo, a Nairobi, la prima riunione della United Nations Environmental Assebmly (UNEA). Questa è una high level platform, alla quale partecipano più di 160 fra Stati membri e osservatori delle Nazioni Unite, che ha l’obiettivo di elaborare proposte per rilanciare la cooperazione fra gli Stati in materia ambientale.
Queste iniziative promesse dalla Comunità internazionale servono a capire quanto sia sentito il problema della tutela dell’ambiente e quanto sia importante dedicare ogni anno una giornata, appunto il 5 giugno, alla sensibilizzazione sull’argomento.
 
Dr. Francesco Battaglia
 
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