22-02-2017

Premio Nobel per la Pace 2013 all’OPCW

L’“Organizzazione per la Proibizione delle Armi chimiche” (OPAC, in inglese OPCW) ha vinto il Premio Nobel per la Pace. Lo ha annunciato l’Accademia di Oslo, motivando così la decisione: “per l’impiego a favore dell’eliminazione delle armi e degli arsenali chimici nei vari scenari di guerra in tutto il mondo.”
L’Opac è un’Organizzazione internazionale con sede a l’Aja ed è l’organo esecutivo della “Convenzione delle armi chimiche” (CAC) entrata in vigore nel 1997 e di seguito descritta. Ad oggi vi aderiscono, all’Organizzazione, 189 Stati che lavorano insieme per prevenire che le armi chimiche non siano più utilizzate in guerra, rafforzando in tal modo la sicurezza internazionale.
Il tema delle armi, resta centrale nelle relazioni internazionali. A partire dalla Giornata dell’ONU, il 24 ottobre, è indetta la Settimana Internazionale del Disarmo, per discutere temi inerenti la proliferazione di tutte le tipologie di armi, incluse quelle chimiche.
“L’assegnazione del Nobel - ha dichiarato il Comitato per il Nobel -è un messaggio a quei Paesi che non hanno ratificato la Convenzione sulle armi chimiche”. Attualmente sette, sono i Paesi non firmatari: Angola, Corea del Nord, Egitto, Israele, Myamar, Siria e Somalia.
La “Convenzione sulle Armi chimiche” (CAC), firmata a Parigi nel 1993, è entrata in vigore il 29 Aprile del 1997. Essa rappresenta il primo Trattato sul disarmo delle armi chimiche, inoltre proibisce qualsiasi attività rivolta allo sviluppo, produzione, acquisizione, detenzione, conservazione, trasferimento e uso di armi chimiche e dei materiali ad esse collegati.
Per raggiungere tale fine si adottano sistemi di verifiche internazionali che si pongono due obiettivi principali:
-         la distruzione delle armi chimiche esistenti negli Stati parte del Trattato;
-         di tenere sotto controllo la produzione e l’impiego di determinate sostanze funzionali alla costruzione di questo tipo di armamenti.
Per garantire il rispetto della Convenzione, il sistema di controllo internazionale usa due strumenti:
-         dichiarazioni:redatte periodicamente dagli Stati membri dell’“Organizzazione per la Proibizione delle Armi chimiche” de l’Aja (OPAC). Tutti i Paesi firmatari della suddetta Convenzione sono membri dell’Organizzazione stessa;
-         verifiche:consistono in visite ispettive di “routine” nei Paesi membri, svolte con breve preavviso dagli ispettori OPAC al fine di accertare la corrispondenza tra le situazioni riscontrate e quanto dichiarato dai Paesi stessi. In merito a ciò, ad esempio, il Comitato per il Nobel ha ricordato come “alcuni Stati non abbiano osservato la scadenza fissata per il mese di Aprile 2012 (secondo le quattro fasi individuate dal Trattato stesso per l’eliminazione delle armi chimiche) per la distruzione totale dei suddetti armamenti.”Rivolgendosi specialmente agli Stati Uniti e alla Russia.
E’ chiaro che quanto è accaduto in Siria, nel mese di Agosto, dove sono state utilizzate armi chimiche, abbia riportato in primo piano la necessità di incrementare gli sforzi per eliminare questo tipo di armamenti.
In merito a tale questione oltre al Premio Nobel per la Pace all’Opac, un altro importante risultato che è stato raggiunto dalla Comunità internazionale nel suo complesso e che riguarda direttamente l’“Organizzazione per la Proibizione delle Armi chimiche” è l’approvazione a livello unanime, da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, della risoluzione che prevede la messa in sicurezza e la distruzione degli arsenali chimici siriani entro la prima metà del 2014 (approvata durante la 68asessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 28 Settembre 2013).
Attraverso la risoluzione, l’Opac ha ricevuto il mandato legale di controllare le operazioni in Siria fino al 30 Giugno 2014, senza il quale mandato, non avrebbe potuto sostenere alcuna ispezione sul territorio per verificare la possibile esistenza di tali armi, dato che la Siria non è uno Stato firmatario della Convenzione, come descritto precedentemente.
L’8 Ottobre 2013 il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha invitato i 15 Stati membri del Consiglio di Sicurezza (CdS) delle Nazioni Unite, a creare una “missione comune” Onu – Opac, con 100 uomini che opereranno sul territorio siriano.
La missione farà base a Damasco e avrà un’altra sede a Cipro e si articolerà in tre fasi:
-         la prima è già iniziata, con l’avvio di un team di uomini che si trova in Siria dal primo Ottobre;
-         la seconda, fino al primo Novembre, dovrebbe consentire la distruzione di tutti gli impianti di produzione delle armi chimiche;
-         la terza (a partire dal primo Novembre) comporterà la distruzione di circa 1000 tonnellate di prodotti tossici.
Gli esperti Opac si occuperanno soprattutto della parte tecnica, mentre l’Onu avrà un ruolo di coordinamento strategico – logistico.
 
Ancora una volta, la scelta per il più ambito dei Nobel non è caduta su un singolo ma su un’Organizzazione e di nuovo con una motivazione più di incoraggiamento per le azioni future che non di una ratifica di un obiettivo già raggiunto. Nel 2012 l’Unione Europea infatti è stata insignita dello stesso Premio.
Esso consiste in una medaglia d’oro e la ricompensa di circa un milione di euro e sarà consegnato ad Oslo il 10 Dicembre 2013, in occasione dell’anniversario della morte di Alfred Nobel.
Ovviamente diverse sono state le reazioni in merito a tale risultato, soprattutto quelle di stupore poiché era convinzione diffusa che la “vincitrice” sarebbe stata la sedicenne pakistana Malala Yousafzai, sopravvissuta ad un attacco talebano nel’Ottobre del 2012.
Positive sono state le reazioni da parte:
-         del Direttore dell’Opac, il turco Ahmet Uzumcu, il quale ha ringrazitao il Comitato per il Nobel, assumendosi l’impegno “di continuare a lavorare con immutata determinazione, come fatto per 15 anni, contribuendo alla pace del mondo”;
-         del Segratario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, il quale si è congratulato con l’Opac per la vittoria del Nobel affermando che tale riconoscimento arriva a circa 100 anni di distanza dal primo attacco chimico e, a circa 50 giorni dall’uso delle armi chimiche in Siria affermando così che “queste armi non sono un retaggio del passato ma un pericolo attuale”;
-         del Presidente della Commissione europea, Josè Barroso, il quale ha ricordato come 100 anni fa durante la Prima Guerra Mondiale l’Europa stessa abbia sofferto per l’uso delle armi chimiche e “quanto avvenuto in Siria dimostra come questi orribili atti non siano estirpati dal comportamento umano.”
Scettica invece si è dimostrata l’opposizione siriana ad Assad:
-         Lovay Safi, una delle principali figure dell’opposizione siriana, ha considerato l’assegnazione del premio Nobel all’Opac come “prematura”: commentando che “sarebbe una percezione sbagliata, credere che ciò possa favorire la pace in Siria.”
 
Nonostante possa apparire inumano parlare di questo tipo di barbarie, ancora nel 2013, l’assegnazione del Premio Nobel per la pace all’Opac è ovviamente una nota “molto positiva” soprattutto per il lavoro estremamente difficile che l’Organizzazione è stata chiamata a svolgere e che svolgerà nel territorio siriano.
Ma risulta necessaria una maggiore trasparenza da parte di tutti gli Stati membri dell’Organizzazione, in merito a quelle che sono le rispettive intenzioni in materia, specie delle due potenze, Stati Uniti e Russia, affinché ogni sforzo compiuto dall’Opac possa risultare proficuo.
 
Valeria Martorella
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