È cominciato ieri il RomeMUN 2015, una simulazione ONU organizzata dall'associazione Giovani nel Mondo. Questo è solo uno dei tanti eventi che promossi dall'associazione per mettere in contatto presente e futuro. Presente rappresentato dagli studenti universitari che mirano al futuro: la carriera diplomatica o internazionale. Carriere Internazionali è un portale web nato dall’esigenza dei giovani di entrare in contatto con il mondo del lavoro. 
Daniela Conte e Manuela Sessa avevano terminato il loro percorso di studi universitario e arrivato il momento di entrare sul mercato del lavoro internazionale si erano trovate disorientate. Non sapevano come procurarsi opportunità. Così decisero di creare di “Go International – I giovani e le carriere internazionali”, una rivista trimestrale distribuita nei principali atenei romani, il cui scopo era raccogliere tutte le informazioni necessarie per intraprendere la carriera internazionale. Un limite era però rappresentato dalla impossibilità di fornire informazioni in tempo reale. 
Da qui il portale web. Ogni giorno vengono pubblicate dalle quattro alle cinque offerte per stage, internship, partnership ecc. con organizzazioni europee come UE, BCE, organizzazioni internazionali quali UN, FAO, IFAD e altre grandi come Amnesty International e Save the Children. 
Il mondo di Carriere Internazionali è in continua evoluzione, è una realtà dinamica dove lavorano ancora gli originali fondatori affiancati da giovani e giovanissimi. Carriere si rivolge a un target di età compresa tra i 18 e 30 anni con l’obiettivo di dare l’opportunità di misurarsi in anteprima con il mondo del lavoro e capire se la strada che si vorrebbe intraprendere è veramente quella giusta. Il grande pregio di Carriere Internazionali è quello di creare un ponte tra laureandi, neolaureati e le grandi aziende o organizzazioni internazionali. 
Per perseguire al meglio questo obiettivo CI organizza numerosi Career Day, un sostanziale incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il prossimo si terrà mercoledì 18 marzo presso Eataly a Roma, e sarà aperto al pubblico, oltre che ai 2000 partecipanti del RomeMUN, la più grande simulazione diplomatica d'Europa. 
E' inoltre prevista la possibilità, per i giovani membri dell'associazione, di attingere a possibilità di stage, formazione e volontariato ad essi riservate, frutto di accordi stipulati dall'associazione con diversi importanti enti.
Fondamentale è anche l’aiuto fornito nella realizzazione di CV in lingua inglese. La competizione negli organi internazionali è sempre molto serrata: un ottimo curriculum vitae può essere determinante per il successo. Il portale ha dato e continua a dare agli studenti italiani gli spunti fondamentali per percorrere al meglio l’iter lavorativo. Carriere internazionali è partita dal basso, dai giovani per i giovani con l’obiettivo di puntare in alto. Fino ad ora ha raggiunto grandi traguardi, il prossimo sarà internazionalizzare il sito per non rivolgersi più solo agli studenti italiani ma a tutta Europa, se non mondo.
 
A cura di Federica Vassalli e Laura Salvago de Gennaro
 
Si svolge oggi, 15 Marzo 2015, la quarta Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla contro i disturbi alimentari, iniziativa promossa dall’associazione Mi Nutro di Vita. 
La ricorrenza è stata istituita nel 2011, dopo la richesta parlamentare di Stefano Tavilla, padre di Giulia, ragazza deceduta di bulimia nervosa esattamente quattro anni fa.
Lo scopo della giornata è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica in un paese, l’Italia, dove i casi di persone che soffrono di disturbi alimentari sono complessivamente 3000000, a cui se ne aggiungono annualmente altri 8500. La maggior parte delle persone ammalate è di sesso femminile, in una fascia d’età compresa tra i 12 ed i 25 anni, sebbene, secondo alcuni dati forniti dall’Ospedale Bambin Gesù di Roma, negli ultimi anni il disturbo si sia manifestato per la prima volta anche in bambine di 8-9 anni. Sempre secondo quanto riportato dal Bambin Gesù, solo nel 2014 sono state ricoverate 105 ragazze ammalate di Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA), 44 delle quali affette da anoressia nervosa grave.
A livello mondiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità colloca i DCA al secondo posto tra le cause di morte per gli adolescenti, dopo gli incidenti stradali. Le cause vanno dallo stress alla depressione, da esperienze traumatiche fino all’essere eccessivamente criticati per il proprio aspetto fisico.
Tornando alla giornata di oggi, a Roma saranno protagoniste le opere d’arte realizzate dai pazienti del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare, che collabora con l’associazione fondata in memoria di Giulia. Le opere saranno esposte presso il Museo Laboratorio della mente. L'ingresso alla mostra sarà gratuito.
     
Link utili:      
                                                                                 
A cura di Marzia Sodo
 
MyFoody è una piattaforma e-commerce innovativa in cui le imprese della distribuzione e della produzione alimentare possono mettere in vendita in tempo reale i propri prodotti alimentari a rischio spreco, permettendo agli utenti di visualizzare le offerte presenti intorno a se e acquistare i prodotti di proprio interesse in pochi click.
MyFoody è un progetto di social innovation, che risolve il problema degli sprechi alimentari attraverso la creazione di nuove relazioni e collaborazioni tra i diversi attori presenti sul territorio. Geolocalizzazione utente, ogni utente è geolocalizzato e visualizza tutti i prodotti a rischio spreco presenti nella zona di suo interesse.
Geolocalizzazione  dell’impresa,  in questo modo l’azienda, si rende visibile agli utenti della sua zona di riferimento mettendo a disposizione prodotti sia alla clientela abituale che a nuovi possibili clienti.
Concetto di rete, sfruttando le potenzialità della rete si favorisce la creazione di nuove relazioni e collaborazioni tra i diversi attori presenti sul territorio attivando un meccanismo che trasforma gli sprechi in risorse.
MyFoody genera vantaggi trasversali nei confronti di tutti gli attori coinvolti, inoltre ha come obiettivo la creazione di valore economico, sociale, ambientale di cui possano beneficiare al contempo le imprese e la società. 
Creazione di valore Economico: l’impresa potrà aumentare i suoi ricavi, raggiungere nuovi clienti grazie al web, avere una riduzione dei costi di gestione delle eccedenze.
Creazione di valore Sociale: possibilità di ricevere donazioni dagli utenti MyFoody a supporto dei propri progetti e delle proprie attività, gli enti non-profit potranno godere delle offerte degli alimenti a rischio spreco.
Creazione di valore Ambientale: riduzione delle emissioni di CO2 legato allo smaltimento dei prodotti invenduti.
Se anche tu condividi il nostro progetto di Riduzione degli Sprechi Alimentari, seguici sui nostri canali social, e racconta il nostro progetto ai tuoi amici!
 
Per ulteriori informazioni clicca qui!
 
A cura di Silvia Staffa
 
MyFoody affronta gli sprechi alimentari secondo un approccio di economia circolare o Blue Economy.
Ogni anno, in Italia, 277.000 tonnellate di cibo perfettamente commestibile vengono sprecate a livello di distribuzione alimentare. MyFoody crea un servizio ad hoc che permette di limitare questi sprechi. 
 
Con MyFoody, i diversi attori che oggi sprecano, quali grande e piccola distribuzione, grossisti e ristorazione organizzata troveranno un canale commerciale ad hoc che permetterà loro di ottimizzare le proprie prestazioni, riducendo gli invenduti e generando meno sprechi, con un impatto positivo sul proprio bilancio, sulla tassa dei rifiuti e sull'ambiente.
MyFoody offre la possibilità di trasformare gli attuali sprechi in risorse.  
 
Grazie alla piattaforma e-commerce MyFoody, gli utenti possono acquistare a prezzi ridotti prodotti alimentari in eccedenza, in scadenza o con difetti estetici di confezionamento limitando, così, la creazione di nuovi sprechi. Con un sistema intelligente di geolocalizzazione, il consumatore visualizza e acquista su MyFoody solo i prodotti della propria area urbana di riferimento.
 
Con un sistema mirato di prezzi, su MyFoody l’utente risparmia tra il 30 e il 70%. Egli può farsi recapitare la spesa a casa con un servizio di consegna a domicilio a impatto zero, risparmiando anche in termini di tempo. In alternativa, l’utente potrà decidere di “raccogliere” personalmente i prodotti acquistati dirigendosi al/ai punti vendita dai quali ha acquistato i prodotti. In questo caso il ritiro dei prodotti sarà possibile con un semplice codice, dato da MyFoody.
 
MyFoody è, quindi, una rete contro gli sprechi volta a un’efficientazione del sistema.
 
I distributori aderenti a MyFoody caricano le proprie eccedenze, i propri prodotti in scadenza o con difetti estetici sulla nostra piattaforma. MyFoody, grazie ad un servizio ad hoc, darà nuovamente vita commerciale a questi prodotti, offrendoli al pubblico a prezzi scontati.
Contiamo di ridurre gli sprechi dei distributori aderenti a MyFoody dell'80%.
 
VANTAGGI
 
I distributori aumenteranno i propri ricavi e vedranno diminuire i propri sprechi e i propri costi di smaltimento;
I consumatori risparmieranno denaro e tempo, potendo scegliere di ricevere la spesa direttamente a casa o in ufficio.
Creando meno sprechi, vi saranno anche meno emissioni dannose per l'ambiente, dovute al processo di smaltimento.
 Grazie a un servizio di consegne a domicilio a impatto 0, MyFoody non solo mette in ricircolo merce che ad oggi viene sprecata, ma non impatta negativamente sull'ambiente in cui opera.
 
SOCIALE
 
MyFoody è un'impresa sociale. Oltre a mettere in circolo tra i cittadini quella merce che ad oggi viene sprecata, vuole dare una mano affinché ciò che resta e sembra inevitabilmente destinato a diventare scarto possa tornare nuovamente utile. 
Per fare ciò MyFoody crea una rete informativa anti-spreco utile per le Onlus del settore. Esse riceveranno le informazioni sui prodotti in eccesso, disponibili per il ritiro, in giacenza presso i punti vendita aderenti a MyFoody.
I distributori possono finalmente contare su di un sistema organizzato che li metta nelle condizioni di essere attori virtuosi nella propria attività.
 
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A cura di Silvia Staffa
 
Lo studente erasmus e il verbo transitivo “studiare” hanno un rapporto paragonabile a quello esistente tra sole e luna: destinati a non incontrarsi mai… a meno che i maya non abbiano deciso di predire (nuovamente) la fine del mondo, ma questa volta non li prenderebbe sul serio neanche Piero Angela.
In realtà mi sembra addirittura un’eresia parlare di STUDENTE erasmus: un vero studente piange, soffre, mangia e sanguina sui libri, l’erasmus vive per un semestre intero con la canzoncina “Toda gioia, toda belleza” dentro la propria testolina momentaneamente in loop, frastornata da cotanta multiculturalità tutta insieme. Mica può “perdere” tempo a studiare lui, eh, sia mai!
Lo studente erasmus, il cui stesso titolo è un ossimoro, nel corso può trovarsi davanti a 4 modalità di esami:
1-L’esame thè e pasticcini
IN TEORIA: L’impavido erasmusiano, è pronto a confrontarsi con la lingua, anzi, con il complesso linguaggio tecnico della lingua del Paese che lo accolto e dimostrare, così, di potersela cavare senza problemi. Ripeto: SENZA PROBLEMI… o quasi!
IN PRATICA: è la modalità di esame prediletta nel quale “barare” perché, come sappiamo bene, “verba volant, scripta manent” e chi s’è visto s’è visto. L’interrogazione, qualsiasi sia la materia di partenza, diviene una descrizione dettagliata del Paese di provenienza dello studente interrogato: ai grandi filosofi viene sostituita la pietanza tipica, ai calcoli economici i gradi della temperatura. Così, il voto diviene una conseguenza della media dei voti riportati sul libretto: sulla fiducia!. È importante essere consapevoli che nessuno potrà mai essere madrelingua e che, quindi, è da pazzi ambire a un 30, ma un 29 fresco di inchiostro c’è per tutti.
2-L’esame da divo del rap
IN TEORIA: l’esame scritto è la vera prova del nove. Non basta avere studiato l’argomento, non basta saper sparare qualche termine tattico qua e là, qua bisogna sapere la G-R-A-M-M-A-T-I-C-A! Anni e anni di corsi di lingue privati, signori e signore.
IN PRATICA: “Allora ragazzi le domande sono uguali per tutti…ah ci sono erasmus? Allora ragazzi aiutatemi, gli erasmus scrivano in grande sul compito E-R-A-S-M-U-S, mi raccomando ragazzi eh non mi fate perdere tempo: grande e stampatello, che si legga subito”. Non solo il professore non ha la minima intenzione di leggere i compiti, ma neanche nome e cognome del miracolato che, pur avendo scritto che Marracash faceva “badabum-badabum-cha-cha”, vedrà apparire un magico 28 sul proprio libretto.
 
A cura di Maria Laura Serpico
 
Per scoprire gli altri due esami-tipo Erasmus clicca qui!
L’esperienza Erasmus di Federico, presso l’Institut d’Études Politiques di Strasburgo
Una cosa che ami e una cosa che non sopporti di Strasburgo?
Amo la sua praticità. Detesto l’impossibilità di mangiare un boccone nel bel mezzo della notte.
 
Era la tua prima scelta?

La seconda. La prima scelta era stata Herzliya in Israele seguita da tutte le mete francofone che il bando e le mie competenze linguistiche mi permettevano di inserire. Non voglio nascondere un certo scetticismo iniziale nei confronti della mia scelta, sostenuto anche dal fatto che Strasburgo non mi era mai giunta all’orecchio come meta privilegiata per l’Erasmus. Il seguito prova che avevo torto.
 
Come sappiamo si tratta della città che ospita il Parlamento europeo, scelta strategica per un futuro lavorativo in un ente dell’UE?

È stato divertente scoprire che in Francia, così come accade spesso in Italia, lo studente di Scienze politiche in difficoltà rispetto alle sue future intenzioni lavorative, si tuffa in un quanto mai generico: “Nelle istituzioni europee”. E’ tuttavia vero, che ammirandole dall’esterno come fossero semplici monumenti, o entrandovi ed osservare questo grande meccanismo in funzione, si viene inevitabilmente trascinati dalla voglia di farne parte. Allora, se non è nata come scelta strategica per il futuro, certamente lo è diventata.
 
Come hai trovato casa?

Il mio alloggio l’ho trovato tramite l’IEP che mi ha proposto una serie di alternative nei diversi studentati della città. Vivo in una residenza universitaria, in una piccola (ai limiti del claustrofobico) stanza di 9m2 con bagno.
Potrebbe suonare strano ma le cucine in comune sono certamente l’aspetta migliore della mia sistemazione: all’inizio, giocando anche sugli stereotipi, evitare che si metta del Ketchup sulla pasta ti permette di fare amicizia, esercitarti con la lingua, rompere il ghiaccio ed ambientarti; alla fine ti ritrovi membro di una grande, multi-linguistica famiglia allargata.
 
Gli “strasburghesi” sono francesi ma risentono di influenze germanofile: li definiresti socievoli?

La fama francese viene confermata anche qui, ma mi sento tranquillo nel dire che è un fenomeno abbastanza ristretto. Può capitare di parlare con qualcuno che difficilmente riesce a nascondere il totale disinteresse verso la discussione che intrattiene con te; ma i più, al contrario, si impegnano per superare ostacoli linguistici pur di scambiare due semplici battute. Inoltre, il particolare piano di studi dell’IEP, che permette ad ogni suo singolo studente di trascorrere il terzo anno di studi all’estero (e certe mete rimangono anche senza candidati), ha certamente facilitato le relazioni con altri studenti della facoltà.
In generale, che tu sia francese o meno in qualsiasi posto tu vada l’accoglienza è sempre molto calorosa e cortese: in questo senso, la socievolezza diventa parte stessa della loro dedizione al lavoro.
 
A cura di Maria Laura Serpico
 
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Bruxelles è la capitale del Belgio, una piccola città che conta quasi un milione di abitanti, in un paese la cui popolazione non raggiunge gli undici milioni (quanto Lombardia e Liguria messe insieme). Il sistema politico è uno dei più complicati in Europa, le lingue officiali sono tre (francese olandese e tedesco), ma difficilmente un belga ne parla più di una. Per attraversare il paese da nord a sud ci vogliono poco più di tre ore in treno.
Il Belgio è un paese strano, ma bellissimo, e la sua capitale è un gioiellino. In quattro mesi me ne sono innamorata, ma soprattutto ho imparato che capirla è impossibile. Tentando però, ho preso qualche appunto.
 
1 -L’unica cosa che mette d’accordo francofoni e i fiamminghi: il piatto nazionale sono le patatine fritte con la maionese.
 
2 – Bruxelles è l’unica capitale Europea che ha scelto come simbolo un monumento alto 20 centimetri che fa pipì davanti a te.
 
3 – A Bruxelles la birra è un’arte, e l’arte è apprezzata: tutti la bevono col sorriso e restano nei tavolini all’aperto anche quando il termometro arriva sotto lo zero.
 
4 – A Bruxelles chiamano traffico un’educata coda di macchine in fila indiana.

5 – I Belgi sono per i tedeschi chiassosi e confusionari. I tedeschi hanno la decenza di non commentare la mia nazionalità.

6 – Le gouffre sono buone con tutto, ma migliori senza niente.
 
7 – A Bruxelles ho imparato che non è possibile mangiare tanta cioccolata quanta ne si riesce a comprare, senza rischiare una notte all’ospedale.
 
8 – A Place du Luxembourg puoi incontrare ragazzi che vengono da ogni angolo del globo, ma solo nella metà della piazza che non è occupata da Italiani.
 
9 – Se a Bruxelles ci sono 5 gradi ancora fa caldo, il cappotto è autorizzato solo quando fuori c’è il ghiaccio.
 
10 – I mercatini sono ciò che rende viva la città: dal lunedì alla domenica sono affollatissimi, si mangia, si compra e si beve fino a che, quando cala il sole, si trasformano in un bar a cielo aperto.
 
A cura di Maria Laura Serpico
 
Vuoi conoscere l’esperienza di altri giovani Erasmus come Eleonora? Clicca qui!
 
 
 
 
 
 
L’importanza dei legami personali in Corea del Sud ha fatto si che molti studiosi e osservatori parlassero di clientelismo e favoritismo nella società coreana, dipingendo il quadro di un paese fortemente corrotto. In realtà i legami personali, i network e le comunità sono strumenti storicamente radicati e “reti di sicurezza” socialmente accettate per coloro che hanno bisogno di protezione in una società altamente competitiva.
 
Durante la Coppa del Mondo di calcio del 2002, ospitata dalla Corea del Sud e dal Giappone, l’allenatore della squadra sudcoreana, Guus Hiddink, divenne un eroe nel piccolo paese dell’Asia orientale perché riuscì a portare il suo team ad un livello di competitività senza precedenti, rivoluzionando il modo in cui i calciatori coreani erano abituati a giocare. Infatti, coloro che avevano frequentato la stessa scuola o università erano soliti passarsi la palla a vicenda ed i tiratori dei calci piazzati erano scelti rispettando una gerarchia basata sull’età. Guus Hiddink impose loro di spezzare questo tipo di legami durante le partite e diede più peso alle caratteristiche individuali di ogni giocatore. Questo è solo un esempio della rilevanza e della struttura che hanno le relazioni sociali e del loro ruolo nei vari tipi di comunità della società coreana.
L’importanza dei legami personali in Corea del Sud ha rappresentato l’oggetto di ricerca di molti studiosi, tra i quali Yee Jae-Yeol, docente di Sociologia presso la Seoul National University (SNU). Egli ha anzitutto posto l’accento su di una differenza linguistico-concettuale. In coreano la parola “network” può essere tradotta in due modi: yŏn’gyŏl e yŏnjul. Quest’ultima indica le relazioni particolaristiche mantenute tra parenti, a scuola o i legami regionali, ed è preminente nella società coreana. Fare affidamento sui vari tipi di yŏnjul, porta i coreani a trovarsi divisi tra le regole ufficiali di uno stato di diritto e le «abitudini del cuore» (Yee, 2000). Se, in molti casi, gli yŏnjul rappresentano una “rete di sicurezza” per coloro che hanno bisogno di protezione e di aiuto in una società fortemente competitiva, in altri casi tendono a diventare un ostacolo per le persone che non hanno accesso a queste connessioni.
In Corea del Sud le relazioni sociali sono per lo più basate sulle conoscenze ed altamente correlate ai legami personali. Song Ho-Keun ha ampliato il campo di ricerca studiando le dinamiche dei legami maturati negli ambienti scolastici (hakyŏn) e che hanno un’importante influenza nei cosiddetti Nuovi Movimenti Sociali (NMS) e nelle associazioni volontaristiche. Confrontando queste categorie con i movimenti sociali dell’Europa occidentale, Song Ho-Keun prende in considerazione la teoria della «mobilitazione cognitiva» di Ingleheart. Con questo termine Ingleheart si riferisce ad un processo in cui gli individui che sono altamente istruiti elaborano soluzioni alternative a nuovi problemi e sono disponibili a partecipare a movimenti sociali attraverso discussioni politiche (Inglehart, 1990). Contrariamente, le conclusioni di Song confermano che le relazioni sociali coreane sono caratterizzate da una «mobilitazione personalizzata». In altre parole, i partecipanti ai movimenti sociali sono mobilitati attraverso legami personali con un diverso grado di partecipazione tra attivisti e membri comuni: i network personali sono più efficienti nel reclutamento dei primi piuttosto che nella mobilitazione degli ultimi. Questo processo di socializzazione avviene in particolare tra le persone che hanno frequentato la stessa scuola o università e poi decidono di riunirsi in organizzazioni sociali. La «mobilitazione personalizzata» ha due tipi di effetti sui movimenti sociali: se da un lato rende passivo l’atteggiamento dei membri comuni, dall’altro ha effetti positivi sui leader e sugli attivisti, impedendo la disgregazione delle organizzazioni grazie ad una forte fiducia personale tra i leader e gli attivisti.
 
Scopri di più sulla Corea del sud, clicca qui!
Marocco, paese di immigrazione” sembra un non-sense. Ai più potrebbe al massimo richiamare la meglio nota “Marocco, paese di transito” quando si parla di quei migranti subsahariani, e non sono tutti, che approdano nel Regno prima di proseguire il loro viaggio verso la Fortezza Europa. Ma che il Marocco attiri gli occidentali non è solo un dato di fatto, “it is an old story, as old as sailing and sex”.
Parlando di Tangeri, Truman Capote scriveva: “It is alarming the number of travelers who have landed here on a brief holiday, then settled down and let the years go by. Because Tangier is a basin that holds you, a timeless place; the days slide by less noticed than foam in a waterfall.” Era il 1949 e all’epoca ogni città marocchina aveva il proprio circolo di intellettuali europei alla ricerca di se stessi e di nuove ispirazioni nell’”oriente immaginato”. In 60 anni la comunità expat in Marocco si è evoluta e nel 2014 ad attraversare Gibilterra con mogli, armi e bagagli non sono solo i pensionati spagnoli o francesi in cerca di sole, di sollievo per i propri reumatismi e di un regime fiscale che renda giustizia a una vita di lavoro, ma un numero sempre crescente di giovani in cerca di una svolta.
Qualche cifra? Il Ministero degli Esteri francese parla di 41 129 cittadini francesi regolarmente residenti in Marocco nel 2010, mentre le autorità spagnole contano 8115 connazionali iscritti ai 7 consolati del Regno nel 2012, contro i 7440 del 2010. E sebbene queste siano stime al ribasso il trend migratorio è in costante aumento.
Ogni città marocchina attrae un tipo di migrante diverso. Se Casablanca cerca gli affaristi e Marrakesh chi si reinventa imprenditore, la Rabat cosmopolita , “la ville où tu te rends seulement pour faire des papiers” come dicono i Marocchini, attrae un tipo di migrante diverso, più riflessivo e consapevole. A Rabat arriva chi lavora nelle ambasciate, nelle ONG, chi ha vinto una borsa di ricerca o ha un incarico che richiede la vicinanza al più alto numero di istituzioni possibili. Che in Marocco, merci le colonialisme, si trovano ancora tutte concentrate nella capitale.
Expat once, expat forever?
Gli expats giovani e meno giovani sono generalmente persone con un livello di istruzione elevato che si inseriscono in un segmento del mercato del lavoro medio-alto, un gradino sopra rispetto al marocchino medio e due in più rispetto al lavoro a cui avrebbero potuto aspirare nella terra natale.
Ne costituiscono un esempio eclatante i cosiddetti language teaching jobs: se per insegnare una lingua straniera in una scuola privata in Italia è necessaria almeno la laurea in Lingue e, preferibilmente, una certa esperienza pregressa nell’ambito, a Rabat [e, più in generale, in tutto il Medio Oriente] è facilissimo trovare un lavoro degnamente remunerato come insegnante di inglese o francese anche se non si possiedono suddetti requisiti, perché avere un europeo tra i membri dello staff è motivo di prestigio per la scuola.
 
Per scoprire di più sull’esperienza di tanti giovani europei emigrati in Marocco, clicca qui!
 
 
Sono state riaperte le iscrizioni per partecipare ai progetti di volontariato Global Citizen, il programma di mobilità internazionale promosso da AIESEC!
 
Milano, 19 Febbraio 2015: Anche quest’ anno, AIESEC Italia riapre le selezioni per partecipare al programma di mobilità internazionale Global Citizen, che offre agli studenti tra i 18 e i 30 anni, l’opportunità di prendere parte a progetti di volontariato in più di 125 paesi, contribuendo alla crescita e alla diffusione della multiculturalità.
L’organizzazione, che dal 1948 ha come obiettivo lo sviluppo e la cooperazione internazionale, lo scorso anno ha visto partire ben 741 studenti, con un aumento del 30 % rispetto al 2013. Le facoltà più rappresentate sono state quelle di Scienze Politiche, Lingue ed Economia con una presenza maggiore tra gli studenti della Triennale.
I progetti, della durata di 6 o 8 settimane, sono organizzati dai comitati AIESEC locali, in collaborazione con scuole ed organizzazioni no-profit. Tra le destinazioni più richieste i paesi del Sud America, la Polonia, la Cina, la Grecia, la Serbia, il Portogallo, l’Egitto e Malta. Particolare attenzione viene data soprattutto ad alcune tematiche globali come la diversità culturale, l’educazione alla salute, l’eco-sostenibilità ambientale e l’imprenditoria sociale.
Uno dei nostri obiettivi è infatti quello di contribuire alla crescita personale e professionale degli studenti universitari, offrendo loro l’opportunità di migliorare la conoscenza delle lingue straniere e acquisire competenze oggi fortemente richiesti nel mondo del lavoro.
                                                      
Per maggiori informazioni potete scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Oppure visitate il sito!

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