Unisciti al gruppo di volontari che sono la linfa vitale di ECHO, organizzazione no-profit che si occupa a livello mondiale di formare i lavoratori per un'agricoltura sostenibile ed efficiente e per diffondere queste conoscenze . Vieni a fare parte di questa catena per liberare il mondo dalla fame.
 
Per simili opportunità visita la nostra pagina Cooperazione, Sviluppo e Volontariato
 
Ente: ECHO è un centro di informazione per lo sviluppo di professionisti con l’obiettivo di mettere fine alla fame nel mondo. ECHO promuove soluzioni per favorire tecniche sostenibili di coltivazioni, piantagioni alimentari e tecnologie appropriate. Lo scopo di ECHO è quello di aiutare coloro che sono impegnati nelal formazione agli agricoltori ad essere più efficienti nella produzioni per il benessere delle loro famiglie e della loro comunità.
 
Dove: Fort Myers, Florida
 
Destinatari: tutti coloro che credono nella missione di ECHO
 
Quando: a seconda della propria disponibilità
 
Scadenza: non indicata, ECHO è sempre alla ricerca di nuovi volontari
 
Descrizione dell’offerta: ECHO è intteressato a combinare il talento unico del tirocinante  con le necessità dell’organizzazione. Le cose da fare sono tante a partire dalla Global Farm a lavori di manutenzione, carpenteria, social media, comunicazione, scrittura, o nella libreria. Guarda le opportunità di volontariato sul link dell’offerta
 
Requisiti: solo la voglia di fare (e la conoscenza della lingua inglese!)
 
Guida all’application: compila la scheda che troverai sul link dell’offerta e indica come e quando pensi di poter aiutare
 
Informazioni utili: ECHO ha a sua disposizione dei Regional Impact Centers che si occupano di mettere a disposizione risorse agricole essenziali per coloro che operano in piccole comunità, questi sono dislocati a Chiang Mai, in Tailandia, Arusha, in Tanzania e Ouagadougou in Burkina Faso; in più ECHO gestisce un team di ricerca sulla scienza del suolo con base a Modimolle, Sud Africa.
 
Link utili:
 
A cura di Alessandra Marsico
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
Si terrà il 15 Ottobre la Giornata Internazionale delle Donne Rurali, come ogni anno dal momento della sua istituzione da parte dell’Assemblea Generale con la risoluzione 62/136 del 18 dicembre 2007.
Una giornata importante per rimarcare il ruolo della donna nel settore dell’agricoltura da sempre di fondamentale importanza, specie nei paesi in via di sviluppo (PVS).
Come ha avuto modo di affermare il Segretario Generale delle Nazioni Unite “Tale giornata si presenta nel momento più adatto, visto che ci troviamo nel pieno di una crisi alimentare e di un terremoto finanziario globali, e alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Alimentazione”.
Il Segretario ha evidenziato come il valore delle donne rurali non sia commisurato al lavoro da esse svolto. L’assenza di una scolarizzazione e di possibilità economiche privano le stesse del potere di accedere ai “processi decisionali che le riguardano da vicino”.
Creare e potenziare le prerogative di queste significa creare delle condizioni di vita migliori che si ripercuotono in senso positivo sull’intera comunità di cui fanno parte. 
Il messaggio si presenta come un monito nei confronti di tutti gli Stati ad intervenire efficacemente e solertemente.
Parlare quindi delle donne rurali è importante per non dimenticare che è grazie al loro costante impegno nel settore dell’agricoltura che si creano le condizioni migliori per lo sviluppo di un’economia rurale, nonché i benefici che possono trarsi nella lotta alla fame, alla malnutrizione e di conseguenza alla povertà, tutti temi correlati.
Un ruolo che merita di essere posto sotto i riflettori e che dovrebbe essere tenuto in debita considerazione anche per le disparità che riguardano l’accesso alle risorse produttive rispetto al sesso maschile. Una disparità che secondo i dati Fao (2013) è causa dello stato di povertà di oltre 100 milioni di persone.
Se infatti le donne potessero accedere a determinate agevolazioni (l’accesso al credito, alla formazione, etc.) al pari degli uomini, automaticamente si ridurrebbe del 17% il numero delle persone affamate, dati (riferiti all’anno 2013) che non possono essere trascurati, se si pensa oltretutto che in due dei cinque continenti (Africa e Asia) le donne lavorano 52 ore in più al mese rispetto agli uomini.
Ma in che modo le donne incidono nella lotta alla fame? Poiché esse operano nei luoghi ove si concentra la percentuale più elevata delle persone che soffrono la fame ed è proprio in tali luoghi che esse producono la maggioranza degli alimenti, concentrando nelle loro mani le fasi che attengono alla produzione alimentare.
Esse sono escluse dalla sola vangatura dei campi e dalla conduzione degli animali da traino, per poi essere utilizzate nel lavoro di semina, pulitura dei campi dalle erbacce, concimazione, etc.
Dunque se le donne fossero incluse nelle leggi (o considerate negli usi e tradizioni locali) che permettono di possedere la terra, allora potrebbero accedere al credito per finanziare la produzione alimentare, migliorando le condizioni per la sicurezza alimentare e contribuendo alla crescita economica delle aree rurali maggiormente disagiate.
Per facilitare tale ingresso, un ruolo chiave è stato svolto da Muhammad Yunus, un banchiere bengalese che ha consentito agli imprenditori troppo poveri, attraverso la fondazione della Grameen Bank (1976), di ottenere piccoli prestiti grazie al microcredito moderno da lui stesso ideato. Creazione che lo ha portato a ricevere tra i tanti riconoscimenti, anche il premio Nobel per la pace (2006).
Nel 2011 contava 8.349 milioni di mutuatari, il 97% dei quali costituito solo da donne che hanno potuto così ottenere un prestito basato sulla semplice fiducia, non già sulla solvibilità.
Così la donna ora non si limita a cucinare il cibo, ma lo produce essa stessa!!
Per combattere la fame l’ONU, tra le varie organizzazioni che operano a livello mondiale, ha creato il Fondo Internazionale per lo sviluppo Agricolo (IFAD), al fine di eliminare la povertà nelle zone rurali più povere. Essa opera sin dal 1978 sia finanziariamente, sia attraverso progetti (di cui circa la metà sono destinati alle donne) con soluzioni specifiche per i singoli paesi.  Nel 2012 più di quattro milioni di persone (di cui il 69% donne) hanno ottenuto prestiti da istituzioni finanziarie sostenute dall’IFAD.
Proprio grazie al credito ottenuto dal Programma Mountain Areas Development, finanziato dalla IFAD, Marime Korbi, di Kukes (Albania) ha potuto specializzare la sua società Ervin, nella produzione di succhi di frutta e raki di alta qualità (bevanda alcolica a base di prugne e uve locali).
Nello Zimbabwe le donne grazie al sostegno di UN Women (creata nel 2010 dall’ONU) sono state in grado di avviare un’attività di commercio ittico, vendendo il proprio pescato e non quello derivante dalle attività ittiche maschili.
Non bisogna dimenticare neppure il ruolo svolto Ela Bhatt, fondatrice della SEWA (India 1972), un’associazione nata per supportare le lavoratrici autonome.
Per combattere la fame anche sul versante delle condizioni di salute, la World Bank, in conseguenza dell’epidemia causata dall’ebola, ha deciso di stanziare 21,7 milioni di dollari al Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP), da distribuirsi presso tutti i paesi colpiti, in particolare “Il contributo prevede sovvenzioni specifiche ai governi di Guinea (7,1 milioni dollari), Sierra Leone (6 milioni di dollari) e Liberia (5,6 milioni di dollari)”.
Nel 2012 UN Women, FAO, IFAD, WFP hanno creato il programma di durata quinquennale “Accelerating Progress Toward the Economic Empowerment of Rural Women”(da attuare inizialmente in Etiopia, Guatemala, Kirghizistan, Liberia, Nepal, Niger e Ruanda) per:
- migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale
- aumentare i redditi, migliorando la leadership e la partecipazione nelle istituzioni rurali
- creare un contesto politico più reattivo a livello nazionale e internazionale
Non meno importante il ruolo della World Bank nel contrasto alla disuguaglianza di genere (di ostacolo allo sviluppo dell’agricoltura) e nell’attuazione di programmi in grado di mantenere e sviluppare un’agricoltura in equilibrio con l’ecosistema. Per questo essa promuove la parità di genere nei suoi progetti di agricoltura.
Per il periodo 2011-2015 l’IFAD ha elaborato un Piano strategico IFAD 2011-2015, per far fronte al perdurare dello stato di povertà (e ai cambiamenti profondi) delle donne e degli uomini nelle zone rurali dove vivono “un miliardo di abitanti delle aree rurali con meno di 1,25 dollari al giorno”.  Con esso l’IFAD si pone alcuni obiettivi tutti riconducibili ad un obiettivo generale, ovvero quello di “mettere le popolazioni rurali povere in condizione di migliorare la propria sicurezza alimentare e la loro nutrizione e di aumentare il proprio reddito e la propria resilienza”.
E l’Italia cosa fa? L’Italia conosce bene quali siano gli sforzi per potere sviluppare delle zone rurali, poiché storicamente proviene da una lunga tradizione agricola ed è per questo che è uno degli stati fondatori dell’IFAD (1977), nonché uno dei maggiori finanziatori dell’agenzia IFAD. Rientra infatti all’ottavo posto tra i 165 stati membri dell’IFAD che hanno erogato contributi finanziari all’agenzia.
Essa ha inoltre approvato per prima una legge per la cancellazione di tutti i crediti vantati nei confronti dei paesi in via di sviluppo (PVS) e subordinato tale cancellazione all’utilizzo delle risorse liberate per la lotta alla povertà.
In particolare, con la legge 209/2000 ha partecipato all’iniziativa Higly Indebted Poor Conutries (HIPC) promossa dal Fondo Monetario Internazionale, dai Paesi del G7 e dalla World Bank per la cancellazione del debito dei PVS, estendendo tale beneficio non solo ai Paesi rientranti nell’HIPC, ma anche a quelli “eleggibili ai finanziamenti dell’IDA (IDA-Only)”.
La Giornata Internazionale delle Donne Rurali si collega alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione celebrata dalle Nazioni Unite nella stessa settimana, nonché all’Hunger Run.
Dai dati della WFP risulta che nel 2014 il numero di persone che soffrono la fame è sceso a 805 milioni, dato che seppure può risultare confortante rispetto ai 925 milioni del 2010, è comunque pur sempre aberrante e inaccettabile!!
Se gli Stati membri delle Nazioni Unite riusciranno a sconfiggere la povertà, eliminare la fame nei PVS (attraverso l’uguaglianza di genere) e di conseguenza a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015, come stabiliti nella Dichiarazione 55/2 cancelleranno un debito impresso nella coscienza di tutti gli uomini e allora un giorno potrà avvenire ciò che ha affermato una volta lo stesso Muhammad Yunus al quotidiano inglese The Indipendent “One day our grandchildren will go to museums to see what poverty was like”.
 
Luciana Di Stefano
 
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