25-08-2015

Storie di successo: Luca Marco Giraldin von Lahnstein racconta la sua storia

Luca Marco Giraldin, esperto nel campo del Luxury Management, risponde ad alcune domande per noi di Carriere Internazionali sulla sua esperienza lavorativa e ci dà alcuni spunti di riflessione su come raggiungere le nostre ambizioni lavorative
 
In un periodo in cui molti giovani non sanno che strada prendere, viste le moteplici difficoltà  che si hanno nellincontrare un impiego, cosa è per te il successo a livello professionale oggi?
 
Sicuramente posso dire che è una domanda abbastanza controversa dipendendo da diversi fattori, personali e professionali. Differentemente da qualche decina di anni fa, il mercato del lavoro di oggi si dimostra molto più esigente e competitivo, spesso portando i giovani a dover compiere delle scelte per motivi di necessità, anche a discapito delle proprie passioni e delle proprie attitudini. Il successo professionale sicuramente è dinamico: se a 18 anni implica il superamento della tanto temuta maturità e successivamente della laurea triennale e/o specialistica, in seguito assume una connotazione meno marcata. Superare uno stage, affrontare la prima promozione, iniziare un’attività in proprio, ottenere una stabilità economica, avere la possibilità di un’alta mobilità e trovare il lavoro dei propri sogni credo siano tutti aspetti che si possono verificare nel corso della vita professionale di ognuno.  Ma sognare al giorno d’oggi costa molto. Come dissi qualche tempo fa in un intervento con degli studenti di marketing - il tempo, lo spazio ed il silenzio saranno i nuovi “lussi” del futuro. Il sogno lo sarà professionalmente parlando. Avere la libertà di poter scegliere il proprio futuro, realizzarlo secondo le proprie ambizioni, con coraggio, dedizione e ricevendo delle adeguate gratificazioni. Questo è il successo.
 
Qual è il percorso che ti ha portato a diventare un consulente nel Luxury Management e quali studi consiglieresti a un giovane che voglia intraprendere la tua stessa strada?
 
La scelta di intraprendere un percorso in Economia e Management Internazionale è arrivata relativamente tardi nel mio percorso scolastico; avevo pensato di iniziare un percorso in Medicina e Chirurgia che rappresentava un po’ il mio sogno d’infanzia o di proseguire in Giurisprudenza. Non mi aspettavo nemmeno di rimanere in Italia, avevo voglia di viaggiare. Tuttavia ho optato per l’università Bocconi che grazie alle proprie early admission actions mi ha permesso, ancora prima dell’esame di maturità, di poter inquadrare il mio percorso universitario. Il mio percorso tuttavia non è stato puramente analitico. Sin dal secondo anno, ho definito il mio curriculum in una dimensione internazionale e più creativa come quella del marketing, avendo anche la possibilità di sperimentare con mano le competenze acquisite nella holding di famiglia durante gli studi. Prima della laurea specialistica, che mi ha portato in Francia, Svizzera e Cina ho iniziato a lavorare come consulente marketing nell’ambito fashion e luxury per delle PMI del Triveneto e poi, alla conclusione dei miei studi sono stato inserito in Cartier Cina e poi North America dove sono rimasto fino allo scorso anno. Attualmente sono tornato in Italia sia come libero professionista che come responsabile marketing di un nuovo brand di moda perché nonostante tutto credo che il nostro Paese sia una delle culle del lusso e che la difficile situazione economico-finanziaria lasci ancora spazio per il perpetrarsi, in maniera proficua, della tradizione del made in Italy. A chi volesse intraprendere il mio percorso in realtà non ho un percorso preciso da consigliare: le strade sono molteplici, dipende dalle attitudini. Essere un marketer implica delle buone competenze analitiche, manageriali, creative e sociali. A tal proposito un percorso in Economia, Management o Scienze della Comunicazione può risultare importante per costruire le future basi professionali. Tuttavia, se la creatività ed il talento sbocciassero e si decidesse di assecondarli, un percorso triennale più tecnico spesso non preclude delle posizioni manageriali soddisfacenti e competitive.
 
Quali capacità e quali skills dovrebbe avere e sviluppare?
 
Le parole chiave sono ambizione, creatività, spirito critico ed analitico. Il marketing rimane una funzione aziendale dalle molteplici sfaccettature, delle quali ogni realtà aziendale applica una propria interpretazione e dunque richiede degli skills diversi. Secondo me, l’importante è riuscire a pensare fuori dal “box”. Cercare di avere un approccio diverso alla staticità e cruda realtà dei dati, capire che marketing lett. “mettere sul mercato” è un ramo del management che ruota attorno al consumatore. Una visione sociale è dunque necessaria per “accordare” in questa chiave tutte le altre funzioni aziendali ed utilizzare in maniera efficace i dati che il mercato ci offre per poter garantire un vantaggio competitivo duraturo alla nostra realtà aziendale.
 
Quanto conta la dimensione internazionale nell'ambito del Luxury Management,quindi lo studio delle lingue ed esperienze allestero?
 
La dimensione internazionale nel luxury e fashion management è fondamentale. Non c’è società o essere umano che non venga a contatto con il concetto di bene di lusso nella propria vita; è altresì vero che questo può assumere connotati ben diversi nelle diverse culture - ostentazione, riflessione, eleganza, eternità, transitorietà, successo, discrezione. Il manager deve dunque riuscire ad interpretare correttamente la dimensione culturale per poterla tramutare in un vantaggio economico e per farlo è necessario che impari a conoscere il mondo - viaggiando, interagendo in un ambiente multi-culturale ed imparando le lingue straniere. In particolare, quest’ultima competenza è sempre più un prerequisito per poter ambire ad una qualsiasi posizione manageriale nelle varie aziende, specie per la lingua inglese. In questo particolare momento storico inoltre, la conoscenza di una seconda o terza lingua straniera, in particolar modo delle lingue orientali, russo ed arabo può diventare un plus non indifferente nella scelta di una risorsa umana. 
 
Quanto conta acquisire delle competenze trasversali?
 
Dipende da cosa intendiamo come competenze trasversali. Spesso ho sentito usare l’espressione “qualsiasi cosa va bene, se fa esperienza” e questo principio rientra a perfezione nell’idea di uscire dal “box” alla quale accennavo in precedenza. Per quanto sia importante la formazione accademica (sui libri) non è tutto e come la mente, bisogna coltivare il proprio corpo ed il proprio spirito. Lo sport ad esempio insegna molto riguardo al lavoro in squadra, all’essere capaci di superare i propri limiti od ambire a dei risultati condivisi. Questo però è esattamente quello che si richiede anche in ambito aziendale, dunque oltre ad un vantaggio in termine di benessere fisico, si tempra anche la mente e la personalità. Un altro aspetto è quello associativo. Molte realtà universitarie italiane, a differenza di quanto accada negli Stati Uniti, non hanno coltivato un solido “spirit” studentesco, di integrazione degli studenti e dell’università in una dimensione più personale. Il mio consiglio in questo caso è di partecipare ad alcune attività associative durante i propri studi, per sviluppare i propri interessi, le proprie inclinazioni personali. Nel mio caso, oltre ad essere tuttora membro della mia senior society bocconiana, la Società della Taula, ho partecipato a realtà nel campo della diversity, dello sviluppo imprenditoriale, della moda e, forse cruciale nel mio percorso personale delle relazioni internazionali. Dal 2009 mi sono infatti avvicinato al mondo degli MUN - Model United Nations prima a Milano, con il MILMUN e poi negli ultimi anni a Roma, con il RomeMUN di cui sono stato Segretario Generale per due anni. In questo caso la passione è stata accompagnata da un notevole sviluppo di alcune soft skills, la capacità di interagire con gli altri, di rispettare un dialogo diplomatico, di entrare in un ambiente multiculturale e di ampliare i propri orizzonti sulle tematiche più importanti della nostra società, mi hanno reso non solo un professionista, ma anche una persona più consapevole. 
 
Cosa pensi abbia fatto la differenza nel tuo caso?
 
Ancora non lo so, credo sia presto per poter dire di aver raggiunto un punto di arrivo, semmai ho appena lasciato una prima base del mio percorso professionale nel viaggio verso la home base. Ognuno deve capire per sé quello che lo distingue rispetto gli altri e dare il massimo per poter sviluppare il proprio potenziale. Nel mio caso, sicuramente il mio background linguistico è stato utile, ma lo stesso potrei dire per la mia formazione e per le opportunità che mi sono state date. Ma soprattutto, mi sento di invitare tutti coloro che stanno leggendo queste parole a rischiare ed essere ambiziosi. La competizione, con se stessi come con gli altri, non deve necessariamente essere deleteria, anzi può rivelarsi un ottimo strumento di auto-analisi e di miglioramento personale e di gruppo. Dunque impegnatevi nello studio e nelle vostre attività extracurriculari, ma ricordate di rischiare ed ambire al massimo, perché “the sky is the limit”. Buona fortuna per i vostri successi futuri!
 
A cura di Valerio Pellegrini
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente. LA REDAZIONE
 
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