23-02-2015

Un reportage alla scoperta della comunità expat di Rabat

Marocco, paese di immigrazione” sembra un non-sense. Ai più potrebbe al massimo richiamare la meglio nota “Marocco, paese di transito” quando si parla di quei migranti subsahariani, e non sono tutti, che approdano nel Regno prima di proseguire il loro viaggio verso la Fortezza Europa. Ma che il Marocco attiri gli occidentali non è solo un dato di fatto, “it is an old story, as old as sailing and sex”.
Parlando di Tangeri, Truman Capote scriveva: “It is alarming the number of travelers who have landed here on a brief holiday, then settled down and let the years go by. Because Tangier is a basin that holds you, a timeless place; the days slide by less noticed than foam in a waterfall.” Era il 1949 e all’epoca ogni città marocchina aveva il proprio circolo di intellettuali europei alla ricerca di se stessi e di nuove ispirazioni nell’”oriente immaginato”. In 60 anni la comunità expat in Marocco si è evoluta e nel 2014 ad attraversare Gibilterra con mogli, armi e bagagli non sono solo i pensionati spagnoli o francesi in cerca di sole, di sollievo per i propri reumatismi e di un regime fiscale che renda giustizia a una vita di lavoro, ma un numero sempre crescente di giovani in cerca di una svolta.
Qualche cifra? Il Ministero degli Esteri francese parla di 41 129 cittadini francesi regolarmente residenti in Marocco nel 2010, mentre le autorità spagnole contano 8115 connazionali iscritti ai 7 consolati del Regno nel 2012, contro i 7440 del 2010. E sebbene queste siano stime al ribasso il trend migratorio è in costante aumento.
Ogni città marocchina attrae un tipo di migrante diverso. Se Casablanca cerca gli affaristi e Marrakesh chi si reinventa imprenditore, la Rabat cosmopolita , “la ville où tu te rends seulement pour faire des papiers” come dicono i Marocchini, attrae un tipo di migrante diverso, più riflessivo e consapevole. A Rabat arriva chi lavora nelle ambasciate, nelle ONG, chi ha vinto una borsa di ricerca o ha un incarico che richiede la vicinanza al più alto numero di istituzioni possibili. Che in Marocco, merci le colonialisme, si trovano ancora tutte concentrate nella capitale.
Expat once, expat forever?
Gli expats giovani e meno giovani sono generalmente persone con un livello di istruzione elevato che si inseriscono in un segmento del mercato del lavoro medio-alto, un gradino sopra rispetto al marocchino medio e due in più rispetto al lavoro a cui avrebbero potuto aspirare nella terra natale.
Ne costituiscono un esempio eclatante i cosiddetti language teaching jobs: se per insegnare una lingua straniera in una scuola privata in Italia è necessaria almeno la laurea in Lingue e, preferibilmente, una certa esperienza pregressa nell’ambito, a Rabat [e, più in generale, in tutto il Medio Oriente] è facilissimo trovare un lavoro degnamente remunerato come insegnante di inglese o francese anche se non si possiedono suddetti requisiti, perché avere un europeo tra i membri dello staff è motivo di prestigio per la scuola.
 
Per scoprire di più sull’esperienza di tanti giovani europei emigrati in Marocco, clicca qui!
 
 
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