28-03-2018

Multiculturalità non simulata

Il Festival delle Carriere Internazionali di Roma è il contenitore di tre progetti: la simulazione di una seduta delle Nazioni Unite, del lavoro di un giornalista, di un caso di studio economico. In realtà, durante il Festival, emerge un valore autentico, tutt’altro che costruito: quello della multiculturalità.

Già nella composizione dei Team si rintraccia l’opportunità di entrare in contatto con una cultura diversa dalla propria, perché ogni gruppo è formato da persone provenienti dai Paesi più disparati: ovviamente, la multiculturalità arricchisce in modo significativo il lavoro di ogni team. Infatti, ogni persona osserva il mondo con le "lenti rosse" che si è costruito soprattutto attraverso la propria cultura, e quando diversi punti di vista sono portati ad interfacciarsi, ne esce un prodotto , che nel caso del Rome Press Game può essere un articolo, un’intervista, o un broadcast,  ricco di sfaccettature.

Anche durante la Cerimonia d’apertura di sabato 24 marzo la multiculturalità è stata un punto chiave affrontato dai vari ospiti che si sono succeduti al microfono. Ma, prima di parlarne, gli ospiti stessi l’hanno rappresentata al meglio solo grazie alla loro presenza: il Segretario Generale del RomeMUN 2018, Jorge Alejandro Gonzalez Galicia, studente di economia messicano, nel suo brillante discorso d’inaugurazione (tenuto indossando un costume tipico del suo popolo) ha sottolineato l’importanza di essere fieri delle proprie radici, di non dimenticarsi mai del proprio Paese e delle proprie tradizioni; tuttavia, ha anche sostenuto che sia fondamentale mettere in relazione le proprie idee con quelle degli altri, rimodellarle, perché tramite il confronto è possibile affinare la propria creatività e allargare i propri orizzonti.

Monika Altmaier, direttore delle Risorse Umane alla FAO, ha spiegato ai giovani partecipanti come avviare una carriera nel settore delle organizzazioni internazionali. La Sig.ra Altmaier nella sua presentazione ha evidenziato come, per costruire la propria carriera, sia stato fondamentale il lavoro in team ed il contatto con diversi popoli e culture: infatti, durante la sua trentennale esperienza all’interno del sistema delle Nazioni Unite, ha lavorato in più di dieci Paesi, tra cui l’Italia, la Thailandia, l’India e la Germania.

Nell’ambito della multiculturalità è sicuramente da ricordare il lavoro dei Traduttori del Rome Press Game: il loro compito è quello di rendere accessibili a tutti i partecipanti i contenuti realizzati dai giornalisti. Al Festival, infatti, non si parla soltanto inglese o italiano: le interviste realizzate agli ospiti internazionali come Monika Altmaier ed ai delegati del RomeMUN verranno tradotte in spagnolo, russo, arabo, tedesco e francese. Secondo il Dr. Fabio Bisogni, vice-presidente e delegato all'Orientamento e all' Offerta formativa presso l' Università UNINT, che ospita il Festival, imparare quante più lingue possibile è vitale per iniziare a muovere i primi passi nel campo delle organizzazioni internazionali.

In conclusione, la multiculturalità è senza dubbio il cuore del Festival. Imparare a considerarsi parte del mondo e a pensare oltre il locale genera lo slancio necessario a desiderare (e ottenere) un percorso lavorativo in questo settore.

 

di Gaia Bellucci

Team 4, Press Game

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