06-11-2019

Questione ambientale: testimonianza di un membro dell’organizzazione non governativa IUCN - Unione internazionale per la conservazione della natura

La questione ambientale è ormai all’ordine del giorno nel dibattito pubblico mondiale: di volta in volta crescono i giovani che desiderano impegnarsi a fondo per contribuire a migliorare la situazione. I più determinati, riescono a fare della loro vocazione personale una professione, come il caso di Barbara Battioni Romanelli, Junior policy officer presso l’ufficio di Bruxelles della IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura). Scopriamo insieme di cosa si occupa e perché il tema è divenuto così rilevante!

 

Riflettendo in termini generali sul rapporto uomo-ambiente, si può affermare che l’essere umano è immerso in un contesto sociale e ambientale che struttura il suo modo di essere. Negli ultimi anni, infatti, stiamo assistendo ad eventi che mettono in crisi l’ambiente che ci circonda e da dove noi prendiamo le risorse necessarie al nostro sostentamento. Per questo la tematica ecologista ha una profonda connessione con la tematica sociale. Ghiacciai che si sciolgono, specie animali che si estinguono e grandi città immerse in nubi di smog hanno riportato al centro dell’attenzione la questione ambientale. I ragazzi scioperano nel giorno che è stato simbolicamente rinominato “Friday for future” e i Partiti Verdi di mezza Europa hanno visto rapidamente salire i loro consensi. Nonostante ciò, è importante rimanere con i piedi per terra e non lasciarsi guidare da sentimentalismi che possono impedirci di pensare criticamente. In questa occasione, abbiamo la fortuna di poter parlare con la sopra citata Barbara Battioni Romanelli, che si è gentilmente sottoposta ad un’intervista per aprirci gli occhi sulle dinamiche ambientali. 

 

Per iniziare, potresti parlarci un po’ di Iucn, di quello che fate, di quali sono i vostri obiettivi e la famosa “lista rossa” che vi contraddistingue?

 

La IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura), fondata nel 1948 e oggi osservatore presso le Nazioni Unite, è qualcosa di più di una semplice organizzazione non governativa. Si tratta, infatti, di una membership union composta sia da governi sia da organizzazioni della società civile e questa è una delle principali particolarità. Al suo interno troviamo anche rappresentanti delle popolazioni indigene e istituzioni accademiche e scientifiche. Ciò che ci spinge quotidianamente è la condivisione della conoscenza per apportare soluzioni reali a problemi che includono lo sviluppo economico e la conservazione ambientale. La “red list” è diventata molto famosa nel corso degli anni. È un database ricco di informazioni sullo stato di conservazione di specie animali e vegetali ed è il principale al mondo. 

 

Possiamo andare un po’ più nel dettaglio. Dato che avete numerosi uffici in giro per il mondo, puoi dirci qual è il tuo ruolo a Bruxelles e come si svolge il lavoro a contatto con le Istituzioni Europee?

 

Io lavoro come junior policy officer. Ho cominciato come intern nel 2018, ma appena entrata ho subito capito che quello era il posto giusto. Una volta terminato il periodo di sei mesi ho aspettato che si aprisse una posizione e ho fatto subito domanda. Mi occupo di un vasto numero di policy, sia in campo marino, agricolo e di biodiversità. Inoltre, c’è la comunicazione, interna ed esterna, che deve essere sempre ad un ottimo livello visto l’elevato numero di soggetti con cui dobbiamo collaborare. Chiaramente, l’ufficio di Bruxelles è un punto nevralgico: lavoriamo a stretto contatto non solo con la Commissione (specie con le DG agri e ambiente) e il Parlamento Europeo, ma anche con ogni tipo di stakeholder coinvolto nella tematica ambientale. L’aspetto più importante è il rispetto del pluralismo, ovvero cercare di ascoltare e far comunicare tutte le voci.

 

La nuova Commissione sembra voler puntare molto sulla tematica ambientale. Nel suo discorso di insediamento Ursula von der Leyen ha dichiarato di voler introdurre una legge europea sul clima per azzerare le emissioni entro il 2050 e una carbon border tax. Quali sono le vostre sensazioni riguardo questo nuovo esecutivo? Inoltre, è possibile stilare un bilancio ambientale della Commissione Juncker? Si poteva fare di più?

 

Ognuno ha le sue opinioni, quindi i giudizi che esprimo sono puramente a titolo personale. Ritengo che la Commissione Juncker abbia lavorato bene e la single use plastic directive (che aveva l’obiettivo di ridurre lo spreco di plastiche) è stato un punto di svolta che ha smosso l’opinione pubblica. Posso dire che nel periodo pre-Juncker si poteva fare di più, ma l’ex premier del Lussemburgo ha cercato di rimediare. Ho molte aspettative sulla von der Leyen e spero che prosegua nel percorso tracciato dal suo predecessore, ma essendo agli inizi non posso sbilanciarmi troppo. Sicuramente ora è un buon momento per agire, vista anche l’attenzione che l’opinione pubblica rivolge alla tematica ambientale e i propositi della nuova Commissione sono certamente buoni.

 

Quando parliamo di ambiente, non possiamo non menzionare Greta Thunberg e il Friday for future. Nel discorso alle Nazioni Unite, la ragazza svedese ha rimproverato alla sua platea di pensare solo ai soldi. Tuttavia, l’economia non è questione da poco. È possibile coordinare sviluppo economico e tutela dell’ambiente? 

 

Anche su questa questione esprimo giudizi personali. Potremmo dire che è la sfida principale perché è possibile, ma estremamente complicato. Oggi ho partecipato a delle tavole rotonde con la Commissione, in cui abbiamo discusso con gli stakeholder della PAC, la Politica Agricola Comune. Essendo presenti soggetti con istanze diverse, come ad esempio agricoltori, ambientalisti e scienziati, si devono sempre raggiungere dei compromessi e potete solo immaginare la difficoltà nell'arrivare ad una soluzione quando si contrappongono varie posizioni. Tutto questo non deve scoraggiarci, ma spronarci a fare di più. Combinare la tutela ambientale e lo sviluppo economico richiede un enorme sforzo di apertura mentale anche da parte di noi cittadini, che dovremmo essere più disponibili ad un nuovo stile di vita che può toglierci sull’immediato, ma che ci darà molto sul lungo termine. La tematica ambientale necessita della collaborazione di tutti, nessuno escluso.

 

A cura di Mondo Internazionale

Autore dell’intervista: Leonardo Cherici



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