L’ITC mette a disposizione un internship per studenti universitari interessati al settore della Comunicazione internazionale, infatti i posti a disposizione fanno riferimento alla Communication and Events Section. Possono essere inviate application tutto l’anno, ma affrettatti a inviare la tua candidatura per non perdere questa incredibile opportunità!
 
Per altre opportunità simili, vai alla sezione “Nazioni Unite e Organizzazioni Internazionali
 
Ente: Il Centro per il commercio internazionale (ITC) (francese: Centre du commercio internazionale (CCI)) è un'organizzazione affiliata dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) e fornisce assistenza tecnica in campo commerciale. Considerando che l'OMC si occupa prevalentemente alle regole del commercio internazionale e l'UNCTAD con la ricerca e l'avvocatura, il mandato di ITC è molto più stretta in quanto è solo preoccupato di aiutare (cd) in via di sviluppo e le economie in transizione per promuovere le loro esportazioni. L'attenzione pure l'assistenza tecnica è raro all'interno del sistema delle Nazioni Unite, come la maggior parte delle altre organizzazioni che forniscono assistenza tecnica solito impegnarsi in molteplici settori e tipi di assistenza.
 
Dove: Ginevra, Svizzera
 
Durata: 3 mesi, prorogabile fino a un massimo di 8 mesi totali
 
Scadenza: iscrizioni aperte tutto l’anno, non è specificata alcuna deadline
 
Destinatari: studenti laureandi iscritti a un corso di una Laurea Magistrale o equivalente
 
Descrizione dell’offerta: lo stage è rivolto a studenti universitari ed è stato pensato per promuovere, tra gli studenti partecipanti, una migliore comprensione delle questioni di promozione commerciale a livello internazionale. Offre ai tirocinanti l'opportunità di sviluppare le proprie competenze personali che lavorano in un ambiente internazionale e, allo stesso tempo, fornisce alla squadra ITC l'aiuto e l'entusiasmo di eccellenti giovani che studiano in un settore tecnico pertinente (ad esempio: economia, promozione commerciale e sviluppo, project management, diritto, risorse umane). I candidati selezionati lavoreranno nella sezione “Communication and Events”.
 
Requisiti: 
Ottima conoscenza della lingua Inglese e conoscenza anche base di spagnolo e francese;
Essere iscritti a un corso di laurea magistrale o Master’s Degree. I candidati che perseguono i loro studi in paesi in cui l'istruzione superiore non è suddivisa in tappe di laurea e post-laurea devono aver completato almeno quattro anni di studio e essere studenti al momento della domanda e durante il periodo di stage.
Esperienza con management systems e/o la progettazione grafica e/o editing foto-video e/o gestione di eventi; 
Studi o lavoro precedente/esperienza nello sviluppo o nei campi relativi alla comunicazione costituisce un vantaggio;
Eccellenti capacità di comunicazione scritta e orale;
Buona capacità analitica e di ricerca;
Precisione, flessibilità e capacità di lavorare sotto pressione e scadenze ravvicinate.
 
Guida all’application: le application vanno inviate online attraverso il loro portale. Vierrà richiesto di caricare un Curriculum Vitae e una prova completa di modulo di iscrizione, firmata e timbrata, dal vostro istituto universitario. L'application rimarrà attiva per sei mesi. Se non si è contattati entro sei mesi ma si vuole ancora essere considerato per uno stage, è necessario ripetere l’application.
 
Informazioni utili: 
Sotto la supervisione generale del Associate Corporate Communication Officer e in stretta collaborazione con il Graphic Designer, lo stagista sarà eseguire una serie di compiti, soggetti a carichi di lavoro e le priorità della squadra al momento del tirocinio. Le attività comprendono:
Assistenza all’editing di foto e video e monitoraggio e manutenzione del database (incluso il canale Youtube);
Fornire lavoro di supporto al Graphic Designer;
Assistere con compilazione di briefing; 
Assistere con organizzazione di eventi interni di preparazione; 
Fornire ricerca e l'editing di base; 
Sostenere la squadra su altre attività di comunicazione.
 
Link utili:
Bandoonline
 
Contatti utili:
Ms Mirela Troxler, responsabile ufficio HR: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
A Cura di Geovani Ciconte 
 
 “Vuoi candidarti per questa o altre opportunità e non sai come fare?
CLICCA QUI e scoprilo!”
 
“Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa al  Rome Model United Nations la più grande simulazione Onu in Italia! Non perdere questa opportunità!”
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
UNU-WIDER offre ogni anno a giovani dottorandi la possibilità di ampliare i propri studi di ricerca con il programma PhD Internship. Se iscritto a un dottorato o PhD? I tuoi studi sono incentrati sulla ricerca in ambito economico? Candidati subito!
 
Per altre opportunità simili, vai alla sezione “Nazioni Unite e Organizzazioni Internazionali
 
Ente: L'Istituto Universitario Mondiale per la Ricerca sullo Sviluppo Economico (UNU-WIDER) delle Nazioni Unite è parte della United Nations University (UNU). È il primo centro di ricerca e formazione ad essere stabilito dalla UNU, e si configura come un'organizzazione internazionale di stampo accademico che riunendo studiosi provenienti da tutto il mondo per affrontare i pressanti problemi globali promuove la pace e il progresso.
 
Dove: Helsinki, Finlandia
 
Destinatari: studenti iscritti a un PhD program.
 
Durata: 2-3 mesi circa
 
Scadenza: application da inviare entro e non oltre il 30 Settembre di ogni anno
 
Descrizione dell’offerta: il PhD Internship Programme offre agli studenti iscritti a un dottorato l'opportunità di utilizzare le risorse e le strutture dell’ UNU-WIDER per la loro tesi finale di ricerca, e di lavorare con i ricercatori UNU corrispondenti ai settori di reciproco interesse. Gli stagisti PhD in genere trascorrono 2-3 mesi UNU-WIDER, e durante il loro tempo a Helsinki avranno la possibilità di uno o più articoli di ricerca e presentarli attraverso un seminario.
 
Requisiti:
- Essere attualmente iscritti a un dottorato o PhD program
- I candidati che lavorano in altre scienze sociali possono fare domanda, ma dovrebbero tenere a mente che UNU-WIDER è un istituto incentrato in studi economici
- Ottima conoscenza scritta e orale dell’Inglese
 
Guida all’application:
UNU - WIDER riceve solo applicazioni online per l'Internship Programme PhD due volte l'anno. Termini per la presentazione delle domande sono il 31 marzo e il 30 settembredi ogni anno. I candidati saranno informati per posta elettronica della decisione definitiva entro quattro settimane dalla data di chiusura, e qualora selezionati dovranno confermare la loro decisione di accettare l'offerta di UNU - WIDER entro due settimane.
 
Se siete interessati a partecipare a questo programma è necessario compilare e inviare il modulo di domanda on-line che sarà attivo solo un mese prima dal termine ultimo di presentazione (ad esempio, le procedure di domanda iniziano il 1 ° marzo e il 1 ° settembre di ogni anno) .
Come parte dell’application, verrà chiesto di caricare il CV. Inoltre il supervisore di dottorato dovrà fornire a UNU - WIDER  una reference letter, che deve essere inviata al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. La reference lettere sarà utilizzata anche per certificare i dati inseriti nella domanda online. 
È possibile consultare il questionario relativo alla domanda online in anticipo sullo stesso sito dell’associazione. In fondo alla pagina del bando è infatti presente un file .pdf direttamente scaricabile. 
 
 
Informazioni utili:
UNU-WIDER offre una borsa di viaggio, assicurazione medica, e uno stipendio mensile di 1.500 euro per coprire le spese di soggiorno a Helsinki durante il periodo di stage. Una assicurazione sanitaria dovrebbe essere organizzata privatamente dai candidati.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
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A Cura di Geovani Ciconte 
 
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LA REDAZIONE

“Io credo che i bambini nel mondo debbano essere liberi di crescere e diventare adulti, in salute, pace e dignità”

 

Il 26 Aprile si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sui bambini. La redazione di carriereinternazionali.com non poteva non dedicare alcune riflessioni riguardo un tema che esula dal contesto razziale, territoriale e politico, un tema che, tristemente, riguarda e tocca tutti i paesi del mondo.

All'inizio del XX secolo quelli che fino ad allora erano stati considerati meri bisogni infantili, sottovalutati ed ignorati, si trasformano in diritti. Studi socio-psico pedagogici, infatti, affermavano, per la prima volta, che non solo i genitori, ma la società tutta doveva impegnarsi nella tutela dei diritti dei minori. In quest'ottica, nel 1924, in risposta alle drastiche conseguenze causate dalla Prima Guerra Mondiale soprattutto sui bambini, la Società delle Nazioni approvava a Ginevra la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, in cui si affermava, in primis, il diritto dei bambini ad uno sviluppo psico-fisico libero da condizioni pressanti ed opprimenti e il diritto di essere nutriti, curati, soccorsi e protetti da ogni forma di sfruttamento.

Nel 1959 l'ONU approvava la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo sancendo così il dovere dell'umanità di dare al fanciullo il meglio di se stessa: "Affinché egli abbia un'infanzia felice e possa godere, nell'interesse suo e di tutta la società, dei diritti e della libertà che vi sono enunciati, invita i genitori, gli uomini, e le donne in quanto singoli, come anche le organizzazioni non governative, le autorità locali e i governi nazionali a riconoscere questi diritti e a fare in modo di assicurarne il rispetto per mezzo di provvedimenti legislativi e di altre misure da adottarsi gradualmente in applicazione dei suoi dieci principi".  

Trent'anni dopo, il 20 novembre del 1989, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava a New York la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Quattro i principi fondamentali: Non discriminazione (art. 2), con il quale i diritti sanciti dalla Convenzione venivano garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione ed opinione; Superiore interesse (art. 3), per il quale ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e ogni situazione problematica, dovevano avere come priorità l'interesse del bambino; Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6) che prevedeva il massimo impegno da parte degli Stati, attraverso la cooperazione, alla tutela della vita e del sano sviluppo dei bambini; Ascolto delle opinioni del minore (art. 12) che sanciva il diritto dei bambini ad essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardavano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenere in adeguata considerazione le loro opinioni.

Una recente definizione dell'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, stabilisce che “l'abuso o il maltrattamento dell'infanzia è rappresentato da tutte le forme di cattivo trattamento fisico e/o affettivo, abuso sessuale, incuria o trattamento negligente, nonché sfruttamento sessuale o di altro genere, che provocano un danno reale o potenziale alla salute, sopravvivenza, allo sviluppo o alla dignità del bambino, nell'ambito di una relazione di responsabilità, fiducia o potere”.

Esistono tante forme di violenza e, conseguentemente, tante forme di infanzia rubata. La ricostruzione storica del fenomeno è intrinsecamente connessa alle trasformazioni nel tempo della società. Quando la vita era sopravvivenza, i bambini venivano obbligati a lavorare come adulti; Pirandello, in “Ciàula scopre la luna”, racconta di come quell'adolescente che sin da piccolo aveva lavorato di notte nelle miniere di una Sicilia in cui non c'era spazio per l'infanzia, si meravigliò tanto da arrivare a piangere quando una notte uscì allo scoperto e vide la luna per la prima volta. Ciàula oggi rappresenta tutti quei bambini che non hanno conosciuto il gioco, che non sono stati protetti emotivamente e tantomeno accompagnati nella loro crescita come uomini.

Durante la guerra in Afghanistan negli anni '80 circolavano in tutto il mondo foto di bambini-soldato, bambini a cui era stato tolto il diritto al gioco, o peggio, bambini a cui era stata insegnata la violenza come unico mezzo dell'esistenza. La violenza genera umanità violenta. La stessa cosa riguardava e riguarda tuttora decine di conflitti, tra cui le efferate guerre in Africa, dove i bambini soldato restano uno dei simboli di guerre senza senso e, purtroppo, senza fine.

Nel 2000, è stato approvato il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell'infanzia relativo al coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, con l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei bambini che vivono in contesti di guerra e che spesso ne diventano le vittime e i carnefici allo stesso tempo.

Nella società odierna, l'abuso sui minori assume spesso le forme della violenza sessuale, crimine efferato e universalmente condannato a livello internazionale e dai singoli stati ma che si nutre di logiche legate allo sfruttamento, al degrado sociale, alla povertà di contesti dove spesso pare non esserci un'alternativa, il che porta anche al traffico di minori per fini diversi: dalla vendita degli organi al mercato sessuale.

Nel 2002, l'Organzzazione Mondiale della Sanità (OMS) stilava un rapporto-denuncia i cui dati fanno tutt'oggi rabbrividire: più di 150 milioni di bambini ogni anno in tutto il mondo sono vittime di episodi di violenza e sfruttamento sessuale, vengono venduti e comprati, ridotti in schiavitù, reclutati in forze armate governative e gruppi di ribelli, coinvolti nelle forme peggiori di lavoro minorile, vittime di violenze domestiche e familiari, punizioni fisiche ed educazione violenta.

Nella società odierna dove la dignità dell'uomo si presume essere il centro di ogni equilibrio, il bambino dovrebbe esserne il protagonista più protetto. Un bambino che ha vissuto in condizioni terribili, costretto a lavorare invece di giocare, a prostituirsi invece di studiare è un adulto in più da rieducare. Ed è per questo motivo che da quasi un secolo ONG come Unicef, Save the Children e Amnesty International lottano contro questo tipo di abusi, lottano per garantire un diritto all'infanzia agli adulti del domani e a far sì che questi possano a loro volta aiutare i bambini del futuro. Al riguardo è estremamente interessante lo Studio ONU condotto nel 2009 in cui bambini e ragazzi sono stati coinvolti in prima linea. Il processo connesso allo Studio ha riconosciuto che bambini e ragazzi possono offrire un contributo di valore per la comprensione della violenza cui sono soggetti e i danni che provoca loro. Ascoltare i bambini, imparare da loro e coinvolgerli nella ricerca delle soluzioni ha costituito un elemento importante del processo connesso allo Studio.

Ora molti di quei ragazzi sono adulti attivi nel sociale e a loro volta aiutano e lottano per regalare (per regalarsi) un sorriso ai bambini che hanno bisogno di soccorso e di attenzione.

Bisogna credere come ha fatto Mandela che “i bambini nel mondo debbano essere liberi di crescere e diventare adulti, in salute, pace e dignità”.

Difendendo i bambini difendiamo anche gli adulti.  

 

Cinzia Savarino

 

Link d'interesse:

Spot contro la violenza sui bambini

Studio OMS

Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

Campagna Kid's voice

 

Pubblicato in Istituzioni
Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale di lotta al razzismo e alla discriminazione razziale  e parte la Settimana di Solidarietà con le Persone che lottano contro il Razzismo e la Discriminazione Razziale (21/28). La redazione carriereinternazionali.com dedica particolare attenzione a un problema che continua a manifestarsi in forme diverse ma sempre contro quello che la massa considera "diverso". Questo è un articolo per introdurvi alla problematica, in Rubrica troverete un articolo sul lavoro di counsellor per le immigrazioni e l'opinione di uno scienziato sulle origini della specie umana
 
Il Primo Gennaio 1863, il sedicesimo Presidente degli Stati Uniti d’America Abraham Lincoln, nel periodo della guerra di secessione americana, firmava il Proclama di Emancipazione, primo passo verso l’abolizione della schiavitù dei neri; un decreto che, come fu poi affermato “Venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia”. Cento anni dopo, precisamente il 28 agosto 1963, Martin Luther King, si apprestava ad enunciare quello che nei decenni seguenti si sarebbe trasformato in uno dei discorsi più famosi di tutta la storia contemporanea del XX secolo, “I have a dream”. Che cosa era cambiato in un secolo esatto? La risposta a questa domanda viene fornita da M. L. King stesso, padre della lotta alla segregazione razziale; così egli esordiva innanzi alla folla antistante il Lincoln Memorial di Washington: “Cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra”. 
Qualche anno prima, qualcos’altro si era mosso nel contesto della lotta alla discriminazione razziale, qualche altro fermento nasceva e cresceva, l’ingiustizia e la discriminazione tra i popoli venivano alimentate da un governo ingiusto e razzista. Cambiava il continente, ma non i principi, né le ideologie di base e neppure il crudele scenario: siamo a Sharpeville, in Sudafrica, quando il 21 Marzo 1960 trecento poliziotti bianchi spararono su una folla di manifestanti neri ritrovatisi nella stazione ferroviaria della città per protestare pacificamente contro la politica dell’Apartheid. Il governo sudafricano aveva, infatti, appena deciso di adottare per i neri la cosiddetta “legge del lasciapassare” (Urban Areas Act), imponendo ai cittadini neri del paese l’obbligo di esibire uno speciale permesso, nel caso in cui fossero stati fermati dalla polizia in una zona riservata ai bianchi.
In memoria del massacro di Sharpeville, che diede tragicamente luogo a 69 uccisioni e 180 feriti, il 21 Marzo si celebra in tutto il mondo la “Giornata Mondiale contro il Razzismo”, indetta dalle Nazioni Unite; affinché nessuna vita umana sacrificata dall’orrore, dal pregiudizio della diversità e dalla crudeltà umana, vada dimenticata. 
In seguito alla tragica giornata del 1960, la disputa tra bianchi e neri si inasprì, tanto che vennero arrestate oltre 18.000 persone ed il 30 Marzo venne introdotta la legge marziale in tutto il paese sudafricano. Ad intervenire per la prima volta in maniera decisiva in Sudafrica fu la risoluzione 134 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, approvata nell’Aprile seguente, che condannò in maniera risoluta l’azione del governo sudafricano rafforzando l’isolamento internazionale di quest’ultimo che non garantiva e continuò a non garantire per lunghi decenni l’autodeterminazione del popolo nero del paese. 
Il principio di autodeterminazione dei popoli costituisce infatti uno dei pilastri fondamentali della comunità internazionale, affermato prima nella Carta Atlantica (14 agosto 1941) e successivamente nella Carta delle Nazioni Unite (26 giugno 1945; art. 1, par. 2 e 55); ribadito inoltre nella Dichiarazione dell’Assemblea Generale sull’Indipendenza dei Popoli Coloniali (1960); nei Patti sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali (1966) e nella Dichiarazione di Principi sulle Relazioni Amichevoli tra Stati, adottata dall’Assemblea generale nel 1970. Tale principio afferma il diritto di libertà dei popoli di scegliere liberamente il proprio sistema di governo e di essere liberi da ogni dominazione esterna, in particolare dal dominio coloniale. Il fondamento ideologico di questo principio è che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Un ruolo di estrema rilevanza è a questo riguardo infatti rappresentato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), secondo cui “ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” (Art. 2.1).
Immancabile è poi citare un altro celebre protagonista della lotta all’Apartheid portata avanti attraverso proteste pacifiche, nobile portatore dei diritti umani specialmente nel suo paese e Premio Nobel per la Pace nel 1993: Nelson Mandela, attivista antisegregazionista, eletto nel 1995 come Presidente della Repubblica del Sudafrica e capo del governo. Una vita segnata dalla segregazione carceraria la sua, da un governo, quello sudafricano che sempre cercò di oscurare le sue iniziative, il suo spirito di ribellione tentando più e più volte di presentarlo al paese stesso come il peggior criminale; eppure nonostante questo, Mandela rappresenta per il XX e XXI secolo il simbolo della lotta all’ingiustizia e alla discriminazione basata sulla razza e sul colore della pelle, l’emblema della rivendicazione della libertà di espressione e di pensiero di un popolo ma soprattutto, il monito della libertà di scegliere. “Per gli uomini, la libertà nella propria terra è l'apice delle proprie aspirazioni. Niente può distogliere loro da questa meta. Più potente della paura per l'inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni, in questo paese” queste le parole da lui pronunciate innanzi all’ennesimo processo penale, futuro inizio di una nuova incarcerazione. Oltre alla discriminazione razziale, una delle altre innumerevoli frontiere che Mandela volle affrontare e abbattere, fu quella dell’omosessualità: grazie ai suoi buoni uffici, non a caso, nel 2006 il Sudafrica divenne il quinto paese al mondo (e il primo nel continente africano) ad approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. 
Per analizzare la questione invece da un punto di vista puramente giuridico e istituzionale, occorre dire che la tutela dei diritti umani nell’ordinamento internazionale avviene sia mediante strumenti giuridicamente non vincolanti sia mediante convenzioni internazionali che, una volta in vigore, vincolano gli stati che le abbiano ratificate o vi abbiano aderito. Nel primo gruppo si includono, oltre alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) anche gli strumenti elaborati dall’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Per il secondo gruppo di strumenti, vanno invece menzionate la Convenzioni sul genocidio del 1948; la Convenzione europea sui diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950; la Convenzione sui rifugiati del 1951; i due Patti delle Nazioni Unite del 1966: il Patto sui diritti civili e politici e il Patto sui diritti economici, sociali e culturali; e la Convenzione contro la tortura del 1984.
Per quanto concerne la dimensione giuridica europea, la battaglia contro il razzismo in Europa viene in maniera specifica regolamentata e monitorata dalla Commissione Europea, la quale ha recentemente adottato il 17 Gennaio 2014, la sua relazione sullo stato di attuazione della direttiva sulla parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza (n. 2000/43) e della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (n. 2000/78) nei 28 Stati membri dell’UE. Attraverso tale relazione la Commissione Europea intende focalizzarsi sull’applicazione delle direttive da parte degli Stati membri, e sull’interpretazione delle stesse da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e dei tribunali nazionali. Le principali direttive antidiscriminazione dell’Unione Europea vietano le discriminazioni fondate sulla razza o l’origine etnica (direttiva 2000/43/CE) e sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali (direttiva 2000/78/CE); offrono protezione in alcune sfere fondamentali della vita: l’occupazione e la formazione professionale; l’istruzione, la sicurezza sociale e l’assistenza sanitaria, l’accesso a beni e servizi e alla loro fornitura, incluso l’alloggio (direttiva 2000/43/CE); vietano la discriminazione diretta e indiretta, le molestie, l’ordine di discriminare persone e la vittimizzazione; impongono agli Stati membri di prevedere sanzioni e mezzi di ricorso efficaci.
Per la lotta al razzismo a livello internazionale mondiale e la tutela dei diritti umani è stata istituita la Commissione dei diritti dell’uomo, cui è succeduto nel 2005 il Consiglio dei diritti umani, sempre con sede a Ginevra, diventato organo sussidiario dell’Assemblea generale dell’Onu. 
Nel 1997 è stato inoltre istituito l'Osservatorio Europeo dei fenomeni razzisti con regolamento del Consiglio, avente come obiettivo principale lo studio della portata e dell'evoluzione del razzismo, della xenofobia e dell'antisemitismo. Di recente l'Osservatorio si è proposto di realizzare e coordinare una "Rete europea di informazione sul razzismo e la xenofobia" (Raxen) in collaborazione con i centri nazionali di ricerca, le Ong, le parti sociali e gli organismi autonomi incaricati di promuovere la lotta contro le discriminazioni. 
In Italia, per celebrare la Giornata Mondiale contro il Razzismo, I’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali per le Pari Opportunità, organizza dal 17 al 23 marzo la X edizione della “Settimana di azione contro il razzismo“. L’iniziativa prevede il lancio di una campagna di sensibilizzazione, di informazione e di approfondimento guidata dal motto “Se chiudi con il razzismo ti si apre un mondo“. L’obiettivo è di diffondere ed accrescere una coscienza multietnica e multiculturale nell’opinione pubblica e, in particolare, fra i giovani. 
Di fatto però, nonostante innumerevoli siano le tendenze all’intercultura e all’integrazione straniera, la moda del multiculturalismo cerchi di affermarsi nei campi e negli ambiti più svariati e costantemente si parli di comunità multirazziali in cui viene garantito il rispetto della libertà espressione e tutela dei diritti umani non si può dire che la situazione sia stata risolta e la frontiera del razzismo sia stata abbattuta.  
All’interno del nostro paese la tematica della discriminazione, in tutte le sfumature su cui si applica e si sviluppa, è una delle preoccupazioni maggiori a livello politico ma anche e soprattutto sociale, in modo particolare in seguito al notevole flusso di immigrazione degli ultimi anni, in cui migliaia di stranieri confluiscono nello stato italiano, in fuga da realtà politiche e sociali disastrate. Gli immigrati sono così diventati oggi oggetto di un odio e di un rancore non giustificabile da parte di molti italiani, incarnandosi in una sorta di capro espiatorio attraverso cui i problemi interni dell’Italia vengono in qualche modo spiegati dalla sola presenza stessa di immigrati stranieri, e dove le parole chiavi di questa loro apparente colpa sono clandestinità, criminalità e disobbedienza alle leggi. 
È evidente che il fenomeno del razzismo oggi ancora non sia stato radicalmente risolto, nonostante nel corso degli ultimi due secoli, siano stati compiuti veri e propri passi da gigante nel rispetto e nella tutela di tutto ciò che viene odiato perché diverso. Ma è davvero così difficile immaginare un mondo dove tutti i popoli vivano e coesistano insieme pensando al presente, senza rancori passati e senza rimarcare alcuna diversità di etnia, colore, origine, religione; dove non esistano confini umani tra un popolo e l’altro. “You may say, I’m a dreamer, but I’m not the only one”, come diceva John Lennon: voi direte che io sia una sognatrice, ma non sono l’unica. Mi auguro che un giorno tutte queste voci di lingua diversa si uniscano, che questi quasi sette miliardi di mani di colore diverso si stringano, e che il mondo finalmente diventi per davvero uno solo.
 
Margherita Greguol
 
 
 
Alcuni Link utili per saperne di più:
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Nel 1909 negli Stati Uniti si è tenuta la Prima Giornata della Donna. Cosa è cambiato in oltre un secolo? Tanti i risultati raggiunti, le conquiste delle donne in parità di genere, ma tanto resta ancora da fare.

La redazione carriereinternazionali.com vuole ricordare le origini di questa giornata di ispirazione internazionale e riflettere con voi sul significato di questa giornata.
 
La Giornata Internazionale delle Donne, nota come Festa della Donna, nasce dalle rivendicazioni delle militanti comuniste dei primi anni del ‘900, consapevoli dell’importanza di portare la discussione sulla situazione femminile al centro del dibattito politico internazionale.
Indetta per la prima volta di febbraio negli Stati Uniti, nel 1909, venne festeggiata per la prima volta l’8 marzo nel 1917 in Russia, data da allora in poi consacrata a ricordare al mondo che la condizione femminile è il fulcro dell’evoluzione sociale e del progresso civile.
In Italia la festa della donna si festeggiò per la prima volta nel 1922, sempre su iniziativa dei partiti di sinistra. Negli anni ’50 alla giornata dell’8 marzo venne associato il fiore della mimosa, simbolo della lotta delle donne contro l’usurpazione dei propri diritti.
Le Nazioni Unite hanno indetto il primo International Woman Day nel 1975; nel 1977 l’Assemblea Generale ha adottato una risoluzione per l’adozione annuale della Giornata della Donna da parte di tutti i paesi membri.
Oggi che senso ha festeggiare la Festa della Donna? Si può andare oltre il rituale dell’incontro con le amiche, le cene allegre e il regalo (atteso) di un fiore?
La situazione femminile soffre ancora enormi carenze e problematiche: violenza contro le donne, la lotta per la mutilazione genitale femminile, accesso all’istruzione, accesso al lavoro, parità retributiva, diritti civili e legali, pari dignità del ruolo materno, salute della donna, protezione contro le malattie sessualmente trasmissibili, pari dignità di fronte alla legge, pari opportunità e retribuzione.
E’ chiaro, però che le problematiche sono estremamente differenti nei diversi contesti di sviluppo.
Nei paesi in via di sviluppo, l’alto tasso di povertà inficia la partecipazione delle donne alla vita sociale e civile. Le famiglie, costrette a scelte di sopravvivenza prediligono spesso i maschi della famiglia, a scapito dalla condizione delle bambine che hanno minore accesso ad adeguata alimentazione e all’educazione. In alcuni contesti sociali, la nascita di una bambina è ancora considerata un problema e indicatore di questo sono orfanotrofi e centri di accoglienza con predominanza di bambine.
Le maggiori organizzazioni internazionali, continentali e nazionali dedicano molta attenzione alla questione, ma è chiaro che gli sforzi dall’alto spesso non sono sufficienti a superare il cosiddetto “gender gap”.
Le Nazioni Unite riservano un’importanza strategica alla condizione della donna tanto che nel 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito UN Women - the United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women - finalizzata a promuovere lo studio e la ricerca sulla situazione della donna e sostenere i programmi delle Nazioni Unite nelle diverse divisioni e agenzie, favorendo il coordinamento e la collaborazione nei programmi a sostegno della donna.
Due dei Millenium Development Goals sono dedicati proprio alla tutela della donna, il MDG 3 “Promote Gender Equality and empower women” e MDG5 “Improve maternal health”.
Tra i temi trattati negli ultimi anni in occasione dell’8 marzo, il Programma Alimentare Mondiale (PAM, WFP) ha voluto sottolineare come l’empowerment delle donne possa intensificare gli sforzi globali per porre fine alla fame nel mondo. Una dei programmi del PAM “Acquisti per il Progresso” (Purchase for Progress - P4P) è focalizzato proprio sul ruolo della donna nell'agricoltura. Si tratta di un’iniziativa che aiuta i piccoli agricoltori, in particolare le donne, a diventare attori competitivi del mercato attraverso la produzione di cibo destinato alla vendita e utilizzato nei programmi del WFP.
Ormai le policy e le programmazioni di organizzazione e agenzie internazionali danno un’importanza strategica all’empowerment delle donne nelle società, essendo stata dimostrata la stretta connessione tra lo sviluppo sociale, economico e culturale e il miglioramento della condizione femminile. Un esempio ne è l’azione di programmazione dell'UNDP che ha fatto del miglioramento della condizione della donna una delle variabili determinanti alla riduzione della povertà e dell’emarginazione sociale.
Nel campo della cooperazione allo sviluppo, molte le ong che si occupano della situazione femminile intervenendo con azioni specifiche nei diversi territori a sostegno dell’empowerment delle donne e del superamento dell’emarginazione sia nei contesti urbani che rurali.
Una nota a parte merita l’ambito del microcredito, dove l’esperienza della Grameen Bank è partita puntando le sue risorse sul coinvolgimento delle donne in Bangladesh nel microcredito per favorire la creazione di piccole attività economiche urbane e rurali condotte da donne. I risultati hanno dimostrato come la donna per una serie di ragioni psicologiche rappresenti una risorsa economica fondamentale e una garanzia sia in termini di sostenibilità delle iniziative economiche intraprese che di restituzione del debito.
Focalizzata sul ruolo della donna nella società e nella parità di accesso a posizioni sociali è invece  la posizione dell’Unione Europea e dell’Italia. Nei Paesi ad elevato indice di sviluppo umano, le problematiche sono maggiormente concentrate sulle possibilità reali di parità sebbene restino in sospeso questioni come la violenza sulle donne e l’alto indice di disoccupazione femminile aggravato dalla crisi economica.
In Europa, nel 2006 la Commissione Europea ha istituito un regolamento European Institute for Gender Equality (EIGE), con il quartier generale a Vilnius, il cui obiettivo principale è il potenziamento delle azioni per le pari opportunità nei settori di policy dell’Unione Europa. Il mainstream di genere è uno degli aspetti principali della programmazione europea a sostegno dei finanziamenti a livello regionale, nazionale ed europeo, riconoscendo la parità uomo-donna come uno dei principi fondamentali dell’Unione. EIGE ha individuato quattro indicatori per la valutazione della condizione femminile: conoscenza, tempo, potere, salute e due ambiti cross-over: disuguaglianze trasversali e violenza. L’obiettivo principale della policy europea è proprio quella di migliorare le performance di questi indicatori volti a dimostrare il progresso del ruolo civile e sociale della donna.
In Italia, il Dipartimento per le Pari Opportunità, istituito nel 1996, promuove l'indirizzo, la proposta e il coordinamento delle iniziative normative e amministrative in tutte le materie attinenti alla progettazione e alla attuazione delle politiche di pari opportunità e il coordinamento delle diverse politiche attuate a livello nazionale e regionale per la promozione della parità di genere.
 
La conclusione a nostro avviso è che sì, oggi ha ancora senso festeggiare questa giornata per ricordarci che la parità non esiste ancora e che è compito nostro promuoverla, partendo dall’8 marzo. Buona festa della donna a tutti!
 
Per approfondire:
 
Anna Caputo
 
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La World Intellectual Property Organization (WIPO) offre opportunità di internship per neo-laureati, cosa aspetti? Candidati subito!

 

Per altre opportunità simili, vai alla sezione “Nazioni Unite e Organizzazioni Internazionali

Ente: l’Organizzazione mondiale per la proprità intellettuale, WIPO, è una delle agenzie specializzate delle Nazioni Unite. La WIPO è stata creata nel 1967 con la finalità di incoraggiare l'attività creativa e promuovere la protezione della proprietà intellettuale nel mondo.

Dove: la sede non è specificata

Destinatari: i candidati devono essere in possesso di un titolo di Laura Triennale o superiore, nelle seguenti aree di studio: Scienza e Tecnologia, Finanza, Risorse Umane, Economia, Comunicazione,Tecnologia dell’informazione, Traduzione e Relazioni Internazionali.

Scadenza: è possibile candidarsi tutto l’anno

Durata: 3 – 6 mesi

Descrizione dell’offerta: il WIPO Internship Programme sostiene la missione del WIPO per promuovere l'innovazione e la creatività per lo sviluppo economico, sociale e culturale di tutti i paesi attraverso un sistema di proprietà intellettuale internazionale equilibrato ed efficace, consentendo agli stagisti di conoscere i valori e le iniziative della WIPO.

L' Internship Programme offre l'opportunità per i tirocinanti di completare la loro esperienza educativa e di sviluppare le loro competenze ed esperienze professionali attraverso la partecipazione ad uno stage in un contesto internazionale. 

 

Requisiti: 

Accademicii candidati devono essere in possesso di un titolo di Laurea Triennale o superiore, nelle seguenti aree di studio: Scienza e Tecnologia, Finanza, Risorse Umane, Economia, Comunicazione,Tecnologia dell’informazione, Traduzione e Relazioni Internazionali.

LinguisticiOttima conoscenza della Lingua Inglese e/o Francese. La conoscenza di un’ulteriore lingua lavorativa della WIPO (Arabo, Cinese, Coreano, Giapponese, Portoghese, Russo, Spagnolo, Tedesco)

Buone competenze informatiche (Word, Excel, Power Point) e buone capacità analitiche.

Documenti richiesti: CV aggiornato e Lettera di Motivazione

Retribuzioni: non previste

Guida all’application: i candidati devono inviare i propri documenti all’indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni utili: per qualsiasi informazione sulle condizioni, consigli e precauzioni da intraprendere prima di raggiungere la destinazione assegnata o prescelta, si consiglia di visitare il sito del MAE “viaggiare sicuri”, presente tra i link utili. 

Esso fornirà indicazioni precise sulle condizione di accesso e di permanenza nei vari Paesi, nonché consigli sulle precauzioni da intraprendere. 

 

Link utili:

Ente

Specifiche Offerta

Viaggiare Sicuri

Contatti Utili:

World Intellectual Property Organization
34, chemin des Colombettes
CH-1211 Geneva 20, Switzerland

La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 

 

LA REDAZIONE

Ente: OHCHR – “Office of the High Commissioner for Human Rights”- Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. 

Chairman: L’Ufficio è attualmente presieduto da Zeid Ra’ad Al Hussein, che ha assunto le sue funzioni di "Alto Commissario per i Diritti umani delle Nazioni Unite" l'1 settembre 2014.
 
Data di fondazione: L’Ufficio è stato istituito con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 Dicembre 1993 sulla scia della “Conferenza mondiale sui Diritti Umani” tenutasi a Vienna dal 14 al 25 Giugno 1993.
 
Collocazione:
OHCHR
Palais Wilson rue des Paquis, 52
CH -1201 Ginevra, Svizzera.
Tel.: (+41)229179220
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Indirizzo postale:
OHCHR
Palais des Nationes, 10
CH–1211 Ginevra, Svizzera.
 
Obiettivi: OHCHR ha ricevuto da parte della comunità internazionale un mandato unico: promuovere e proteggere i diritti umani garantiti dal Diritto internazionale e previsti dalla “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” del 1948.
 
Attività/descrizione dell’Ente: Giacché i governi nazionali hanno la responsabilità primaria di proteggere i diritti umani, l’Ohchr fornisce assistenza ai governi stessi per garantire l’attuazione delle norme internazionali sui diritti umani.
Il mandato di lavoro dell’Ohchr si concentra su tre principali dimensioni:
standard di definizione: l’Ufficio lavora per offrire le migliori competenze e l'assistenza materiale ai diversi organismi delle Nazioni Unite che disciplinano la materia dei diritti umani. Ad esempio, l’Ufficio funge da segretario del “Consiglio dei Diritti umani”
monitoraggio: l’Ufficio sostiene il lavoro degli esperti o dei gruppi di lavoro che svolgono visite sul campo per ricevere ed esaminare le denunce da parte delle vittime di violazione dei diritti umani
attuazione sul campo: nel corso degli anni l’Ufficio ha incrementato la sua presenza sul campo, sostenendo tutte quelle persone che ne hanno più bisogno, attraverso una stretta collaborazione con i governi locali.
 
Opportunità dell'Ente: 
Le opportunità all’interno dell’Ufficio si distinguono in:
 
- Offerte di lavoro, per le quali sono richiesti diversi anni di esperienza in materia. Queste vengono pubblicate periodicamente sul sito (vedere Link Utili). Per candidarsi è richiesta l’elaborazione di un modello “Personal History” (P11) e una lettera motivazionale. Entrambi i documenti devono essere inviati come allegati al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando cognome, nome, tipo di documento (P11, lettera motivazionale); in oggetto all’e-mail è richiesto di specificare il codice dell’offerta di lavoro per la quale ci si vuole candidare.
- Diversi tipi di Fellowship Programme
- Programmi Internship: consultando il link Internship Programme è possibile avere tutte le informazioni in merito al programma stesso.
 
Link utili:
 
Valeria Martorella
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Un elenco degli obiettivi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) non potrebbe mai essere esaustivo, data la loro molteplicità e genericità. Risulta più facile determinare le materie di cui l’Organizzazione non si occupa che quelle sottoposte all’esercizio della sua competenza. L’ONU, infatti, si pone quale primo foro di discussione multilaterale che mira a: 
 
“Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione” (Carta delle Nazioni Unite, Articolo 1 paragrafo 3)
 
Dall’anelito verso l’azione collettiva insito nella Carta delle Nazioni Unite è possibile rintracciare la ratio sottesa all’istituzione delle osservanze dell’ONU (giornate, settimane, anni e decadi internazionali). In tal modo, tramite sforzi multilaterali, l’Organizzazione realizza gli obiettivi della Carta e promuove la sensibilizzazione internazionale nei confronti di tematiche politiche, sociali, culturali, umanitarie e inerenti ai diritti umani. 
Tra le osservanze dell’Organizzazione, in particolare  gli anni internazionali rappresentano un valido strumento per la promozione di azioni globali e nazionali al fine del conseguimento degli scopi dell’ONU. Essi, infatti, definendo su base annua le attività di cooperazione internazionale, conferiscono maggiore efficacia e incisività alle azioni intraprese per far fronte a determinate problematiche universali.
Il primo anno internazionale è stato lanciato il 5 dicembre 1958. Con la Risoluzione 1285 (XIII), l’Assemblea Generale istituiva l’Anno Internazionale del Rifugiato (World Refugee Year) a decorrere dal giugno 1959. Sulla base del rapporto rilasciato dall’Alto Commissariato per i Rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees, UNHCR), l’Assemblea Generale esortava gli Stati membri dell’ONU ad accrescere il loro impegno e la loro cooperazione per migliorare le condizioni dei rifugiati in tutto il mondo. 
Per l’Anno Internazionale delle Nazioni Unite 2014, l’ONU ha assegnato quattro temi alla cooperazione internazionale: agricoltura familiare; piccoli stati insulari in via di sviluppo; cristallografia; questione palestinese.  Per i prossimi dodici mesi, dunque, attività e programmi onusiani si focalizzeranno su questi tre temi cercando di attirare l’attenzione a livello internazionale e nazionale.
L’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare /International Year of Family Farming (A/RES/66/222), nell’ottica di uno sviluppo più equo e sostenibile, mira a riformulare le politiche sociali, ambientali e agricole ridefinendo il loro focus: l’agricoltura familiare. A quest’ultima è attribuita un’importanza fondamentale considerato che sia nel mondo sviluppato, sia nei Paesi in via dei sviluppo si contano oltre 500 milioni di aziende agricole a conduzione familiare che forniscono sostegno alimentare a miliardi di persone. La gestione di questo anno internazionale è affidata alla Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Food and Agricultural Organization, FAO).
L’Anno Internazionale dei Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo/International Year of Small Island Developing States (A/RES/67/206) si propone di suscitare l’attenzione globale su 39 Stati che per le loro peculiarità da un lato apportano un contributo inestimabile alla biodiversità, dall’altro richiedono maggiore tutela perché sono particolarmente vulnerabili. Con riferimento a questo tema, quest’anno la Giornata Mondiale della Diversità Biologica (22 maggio p.v.) verrà dedicata alla biodiversità insulare e, inoltre, è stata anche organizzata una conferenza ad hoc, la terza Conferenza Internazionale sui Piccoli Stati insulari in via di sviluppo che si terrà dall’1 al 4 settembre 2014 p.v. ad Apia, sull’isola di Samoa. Il Dipartimento ONU a capo dell’organizzazione di questo anno internazionale sarà il Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali (United Nations Department for Economic and Social Affairs, UNDESA).
L’Anno Internazionale della Cristallografia/International Year of Crystallography (A/RES/66/282) è stato indetto sia in ricordo del centenario della diffrazione a raggi X, sia in ricordo del quattrocentesimo anniversario dell’osservazione di Keplero nel 1611 della struttura simmetrica dei cristalli di ghiaccio. L’Anno Internazionale della Cristallografia si propone di: sensibilizzare l’opinione pubblica sulla scienza della cristallografia; implementare e rafforzare il programma “Cristallografia in Africa” e, tramite la logica dell’esportazione delle cosiddette best practices, creare progetti simili in Asia e America Latina; incoraggiare la collaborazione internazionale tra scienziati del Nord e del Sud del mondo. La gestione di questo anno internazionale è affidata all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienze e la Cultura (United Nations Education, Science and Culture Organization, UNESCO) che ha organizzato una cerimonia d’apertura a Parigi (20-21 gennaio u.s.), organizzerà dei laboratori per studenti di cristallografia provenienti da tutto il mondo e convocherà dei summit in Africa, Asia e America Latina.
L’Anno Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese/International Year of Solidarity with the Palestinian People (A/RES/68/12) è stato indetto sulla base dei moniti del Segretario Generale Ban Ki-moon il quale, nel corso del 2013, ha più volte definito il 2014 come “un anno critico" per la costituzione dei due Stati, israeliano e palestinese. In tal senso, si vuole pervenire alla fine dell’occupazione del 1967 e alla costituzione di uno Stato sovrano palestinese. L’organizzazione di questo anno è stata affidata congiuntamente al Comitato ONU per l’Esercizio dei diritti inalienabili del popolo Palestinese (Committee on the Excercise of the Inalienable Rights of the Palestinian People) e alla Divisione per i Diritti Palestinesi (Division of  Palestinian Rights) che  organizzeranno attività rilevanti in collaborazione con i governi, il sistema ONU, le organizzazioni intergovernative e con la società civile. 
La prassi dei cosiddetti “anni internazionali” inaugurata a partire dal 1959 dimostra che lo slancio comune sotto l’egida dell’ONU si configura molto spesso come la conditio sine qua non ai fini della risoluzione delle problematiche globali. Gli sforzi congiunti del sistema ONU da un lato, e degli Stati membri e la società civile dall’altro sono linfa vitale per il conseguimento di obiettivi universali.
 
Ritalba Mazzara
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La redazione di Carriereinternazionali.com da grande attenzione ai problemi sociali soprattutto se di rilevanza internazionale. Come nel caso della Giornata Mondiale di lotta alla violenza contro le donne vogliamo dare voce ad un problema che affligge centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo: la mutilazione genitale femminale in occasione della giornata mondiale per la lotta contro questa grave forma di abuso fisico e psicologico.
 
Le mutilazioni genitali femminili (MGF), note anche come asportazione dei genitali e circoncisione femminile, sono definite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come "tutte quelle procedure che implicano la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre lesioni di organi genitali femminili per motivi non medici".

Queste mutilazioni,in particolare l'infibulazione, vengono molto spesso considerate parte di alcune culture religiose, prevalentemente islamiche. In realtà si praticano in società di religione sia islamica che politeista e cristiana (copta, cristiana ortodossa, protestante, giudaica), pur essendo pubblicamente condannate in ciascuna di esse.
Non c'è alcun dubbio che questa pratica, eseguita in età differenti a seconda della tradizione, danneggi le donne fisicamente e psicologicamente, dato che può causare malattie e perfino la morte.
In alcuni Stati del corno d'Africa, come per esempio Gibuti, Somalia ed Eritrea, ma anche Egitto e Guinea, l'incidenza del fenomeno è altissima, toccando addirittura il 90% della popolazione femminile.
Si stima che in Africa, il numero delle donne che convivono con una mutilazione genitale siano circa 120 milioni. Prendendo in considerazione gli attuali trend demografici, possiamo calcolare che ogni anno circa 3 milioni di bambine sotto i 15 anni si vada ad aggiungere a queste statistiche.
Si registrano casi di MGF anche in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti, soprattutto fra gli immigrati provenienti dall'Africa e dall'Asia sud-occidentale: si tratta di episodi che avvengono nella più totale illegalità, e che quindi sono difficili da censire statisticamente.
Nel corso degli anni, molte sono state le campagne che hanno posto al centro dell’attenzione questo tema.
Già negli anni ’90, una campagna per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili fu lanciata dall’attuale ministro degli affari esteri Emma Bonino. Il ministro, a fianco dell’organizzazione No Peace Without Justice (NPWJ) , organizzò eventi, iniziative e conferenze sull'argomento con politici europei e africani.
Nel 2006, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ha pubblicato la Legge 09/01/2006 n. 7, recante "Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile", diffuse ormai da lungo tempo anche e soprattutto in Italia. Questa legge, chiamata "Legge Consolo" (dal nome dell'On. Giuseppe Consolo, proponente e primo firmatario), detta "le misure necessarie per prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione genitale femminile quali violazioni dei diritti fondamentali all'integrità della persona e alla salute delle donne e delle bambine".
Successivamente, nel 2008, il ministro Mara Carfagna, si è adoperata per attuare una campagna di sensibilizzazione sul tema della mutilazione genitale femminile, definendola "una barbarie inaccettabile, una palese violazione dei diritti della donna, in particolare del diritto alla salute e all'integrità fisica della bambina e della donna".
Siamo nel 2010, quando viene rilanciata la campagna contro le mutilazioni genitali femminili  da parte del ministro Emma Bonino, dei Radicali Italiani e di No Peace Without Justice.
Grazie a questa iniziativa, sono state raccolte firme per un appello di messa al bando di questa pratica da presentare all’Assemblea delle Nazioni Unite.
Nel 2012, è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili.
Questa risoluzione, depositata dal gruppo dei Paesi africani, è stata in seguito sponsorizzata dai due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite.
Nel febbraio 2013, è stata lanciata una petizione “Stop alle Mutilazioni Genitali“ da Plan Italia e Nosotras al fine di chiedere al futuro governo italiano di impegnarsi a porre fine alle mutilazioni genitali femminili in Italia e nei Paesi dove ancora viene praticata.
In tutto il mondo, grazie all’impegno di organizzazioni internazionali, governi e organizzazioni della società civile, si registra un progresso verso l’abbandono della pratica.
La Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite sollevò il problema nel 1952, ma solo nel 1984 l'ONU creò un Comitato Interafricano contro le pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute delle donne e dei bambini" (IAC), con sede a Dakar.
Dai primi Anni '90 le MGF vengono riconosciute dalla comunità internazionale come una grave violazione dei diritti delle donne e delle bambine. 
All’interno del contesto internazionale la condanna della pratica delle MGF si articola in tre dimensioni: la tutela dei Diritti Umani, dei diritti della Donna e dei diritti del Bambino.
La pratica delle MGF, viene condannata dalle Nazioni Unite, facendo riferimento in primis all'Art. 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948 ("Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a punizioni crudeli, inumane o degradanti") e poi alla solenne Dichiarazione di Ginevra del 1997, promulgata da tre Agenzie dell'ONU - il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia - dove per mutilazioni genitali femminili si intendono "tutte le procedure che comportano la rimozione parziale dei genitali esterni femminili o altri interventi dannosi sugli organi genitali tanto per ragioni culturali che per altre ragioni non terapeutiche".
In Europa, il Consiglio d'Europa assimila le mutilazioni genitali femminili alle pratiche di tortura, facendo esplicito riferimento all'Art. 3 della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali" del 1950:
"Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".
 
Per approfondimenti sulla condizione femminile, vai al nostro speciale sulla Giornata Mondiale di lotta alla violenza contro le donne e all'articolo di approfondimento
 
 
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Nome dell’ente:
ILO –International Labour Organization.
 
Chairman:
Attualmente il Direttore Generale dell'ILO è Guy Ryder, insediatosi il 1 ° ottobre 2012. Il Direttore Generale viene eletto ogni cinque anni dal Consiglio di amministrazione ed è responsabile della gestione dell’Ufficio Internazionale del Lavoro.
 
Data di fondazione:
L'ILO è stata fondata nel 1919, sulla scia di una guerra distruttiva, per perseguire una visione basata sulla premessa universale che, una pace duratura può essere stabilita solo se basata sulla giustizia sociale.L’ILO è diventata la prima agenzia specializzata delle Nazioni Unite nel 1946.
 
Collocazione:
L’ILO è attualmente composta da 185 Stati membri.
Sede centrale degli uffici: Ginevra
4 route des Morillons - CH-1211 Genève 22-Svizzera - 
Tel.: +41 (0) 22 799 6111 - Fax: +41 (0) 22 798 8685-

Ufficio per l'Italia e San Marino:Via Panisperna 28 
I - 00184 Roma 
Tel:. +39 / 066.784.334-066.794.950 
Fax: +39 / 066792197 
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
L'Organizzazione è inoltre presente in tutto il mondo attraverso i suoi uffici sul campo. Una rete di uffici sul campo e il lavoro gli specialisti tecnici alla base dell'OIL nella promozione del lavoro dignitoso sono parte integrante delle politiche di sviluppo regionali e nazionali.
 
Obiettivi:
L'ILO è dedicata alla promozione della giustizia sociale e dei diritti umani e del lavoro riconosciuti a livello internazionale. Oggi, l'ILO favorisce la creazione di lavoro dignitoso e  di condizioni economiche e lavorative che diano a lavoratori e imprenditori la possibilità di collaborare in condizioni di pace duratura, prosperità e progresso. La sua struttura tripartita fornisce una piattaforma unica per la promozione del lavoro dignitoso per tutte le donne e gli uomini.
L'ILO ha quattro obiettivi strategici:
- Promuovere e realizzare gli standard e principi e diritti fondamentali nel lavoro;
- creare maggiori opportunità per le donne e gli uomini al lavoro dignitoso e di reddito;
- migliorare la copertura e l'efficacia della protezione sociale per tutti;
- rafforzare il tripartitismo e il dialogo sociale.
 
 
Descrizione dei progetti/attività dell’ente:                                                                                                 
A sostegno dei suoi obiettivi, l'ILO offre un'ineguagliabile esperienza e la conoscenza del mondo del lavoro, acquisita in oltre 90 anni di risposte alle esigenze delle persone in tutto il mondo per un lavoro dignitoso, mezzi di sussistenza e dignità. Serve i suoi costituenti tripartiti - e la società nel suo insieme - in una varietà di modi, tra cui:
1.      Formulazione di politiche e programmi internazionali per promuovere i diritti umani di base, migliorare le condizioni di lavoro e di vita, e di migliorare le opportunità di lavoro;
2.      creazione di standard internazionali del lavoro sostenuto da un sistema unico per monitorare la loro applicazione;
3.      un ampio programma di cooperazione tecnica internazionale elaborata e attuata in una collaborazione attiva con gli elettori, per aiutare i paesi in via di sviluppo a mettere in pratica queste politiche in modo efficace;
4.      attività di formazione, istruzione e ricerca per far progredire tutti questi sforzi.
Attualmente le key issues dell’ organizzazione sono:
·         Occupazione giovanile;
·         Agenda di sviluppo post 2015;
·         Protezione Sociale.
 
Opportunità:
La considerazione preminente nel riempimento di qualsiasi posto vacante deve essere la necessità di ottenere un organico di più alti livelli di competenza, rendimento e integrità.Le opportunità di lavorare in seno all’ILO si distinguono in:
Giovani talenti presso l’ILO- Associate Expert Programme: per l'ILO, il programma è particolarmente prezioso perché può far fronte alle nuove esigenze in termini di personale e di priorità, in quanto offre opportunità di formazione on-the-job per giovani professionisti e migliora la fonte di potenziali talenti futuri per l'Organizzazione.
Requisiti:un master ed alcuni anni di esperienza lavorativa.
Durata:il programma riflette l'interesse e le priorità dei diversi paesi donatori che finanziano giovani professionisti per una durata di 2-3 anni, in diverse aree e luoghi.
Per ulteriori informazioni consultare il sito Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
 
Stage/attività di internship:l'obiettivo del nostro programma di stage è quello di mostrare il quotidiano lavoro dell'ILO. Vi sarà data l'opportunità di sostenere e di imparare dal nostro personale e di essere parte di una squadra.Il programma di stage presso l'ILO, è visto come una valida fonte di giovani talenti che possano contribuire, attraverso il più recente pensiero accademico e l'esperienza di ricerca per il nostro lavoro e le sfide quotidiane.
Requisiti:  essere iscritti all’ultimo anno di un corso di laurea specialistica o ad un Master rilevanti per il lavoro dell’ILO, avere una buona conoscenza scritta e orale di una lingua ufficiale delle NU (inglese, francese, spagnolo), possedere buone capacità comunicative, attitudine al team work, competenze informatiche.
Durata:da 3 a 6 mesi. Il tirocinio inizia il 1° il 15 di ogni mese.
Per ulteriori informazioni consultare il sito
-          Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. di lavoro con il Centro Internazionale di Formazione dell'ILO:
-          Vacancies
 
Per ulteriori informazioni circa il calendario di eventi e le ultime notizie consultare il sito
Link utili:
Ufficio per l'Italia e San Marino Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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