Nome dell’ente:
WFP – World Food Programme.
 
Chairman:
Il Direttore Esecutivoè Ertharin Cousin, in carica dal 5 aprile 2012. L'attuale Portavoce per l'Italia è Vichi de Marchi.
 
Data di fondazione:
Il World Food Programme è la più grande organizzazione umanitaria in campo internazionale, istituita nel 1963.
 
Collocazione:
L'ufficio del WFP per l'Italia si trova a Roma Via Cesare Giulio Viola, 68/70 – Parco dei Medici - 00148
Tel: (+39) 06 656 70 430
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ms. Vichi de Marchi – portavoce per l’Italia
Tel: (+39) 06 65132058
Fax: (+39) 06 65132840
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Obiettivi:
L'obiettivo principale del WFP è la lotta alla fame.
Vi sono poi 5 obiettivi strategici più specifici:
1-    salvare vite umane e preservare i mezzi di sussistenza durante le emergenze;
2-     prevenire le carestie e i disastri naturali, investendo in misure significative per attenuarne l’impatto;
3-    favorire la ricostruzione nelle fasi successive ad un conflitto, a un disastro naturale o nei periodi di transizione;
4-    ridurre la fame cronica e la malnutrizione;
5-    rafforzare le capacità nazionali di lotta alla fame anche attraverso i programmi di “acquisti locali” e di “P4P” (Acquisti per il Progresso).
 
Descrizione dei progetti/attività dell'ente:
Il WFP è parte del sistema delle Nazioni Unite ed è finanziato in maniera volontaria. Costituisce il braccio operativo per quanto riguarda gli aiuti alimentari ed è in prima linea nella lotta contro la fame. Ogni anno gli aiuti raggiungono oltre 90 milioni di persone in più di 70 paesi, grazie alle dotazioni del Programma che includono 30 navi, 70 velivoli e 5 mila camion per il trasporto di cibo e l’assistenza.
La missione del WFP è provvedere ai bisogni nelle situazioni di emergenza e sostenere lo sviluppo economico e sociale garantendo aiuti alimentari alle persone dove questi sono maggiormente necessari.
Il WFP pone il problema della fame al centro dell’agenda internazionale e promuove policies, strategie e operazioni per risolvere le situazioni critiche.
Tra i molti programmi attuati dal WPF ci sono: il programma “Pasti Scolastici”, i programmi “Cibo in cambio di lavoro” e “Cibo in cambio di formazione” e “Voucher o contante per il cibo” messi in atto per avvicinare le popolazioni in stato di necessità agli aiuti alimentari, allo scambio di competenze, al lavoro e alla scuola.
 
Opportunità:
Il WFP accetta periodicamente candidature per programmi di internship o di formazione. Di solito le application sono aperte tutto l'anno, ma i candidati vengono chiamati in base alle disponibilità dell'ente. I destinatari dei programmi sono laureati triennali e magistrali o giovani professionisti nei settori di interesse del WFP con un'eccellente conoscenza dell'Inglese e di un'altra lingua ufficiale delle Nazioni Unite.
Le offerte sono di due tipi:
Internship Programme:lo stage nel WFP ha una durata da 3 a 6 mesi ed è l'opportunità ideale per studenti meritevoli che vogliono acquisire un'esperienza di lavoro concreta in posizioni affini alle loro formazione.
Gli stagisti vengono impiegati nell'assistenza ai programmi del WFP in tutto il mondo a seconda delle necessità.
E' possibile inviare la propria candidatura tramite la piattaforma i-Recruitment oppure monitorare le vacancies al link.
Junior Professional Officer Programme: questo programma è rivolto a giovani professionisti che non hanno ancora compiuto 32 anni e che hanno maturato un'esperienza di lavoro di 1-3 anni in ambito internazionale in un'area di interesse per il WFP.I candidati devono essere sponsorizzati dalle istituzioni del proprio paese che di solito devono occuparsi di ricevere la candidatura e inoltrarla al link vacancies
 
Per le opportunità del momento clicca qui
Per le candidature dall'Italia contattare l'UNDESA Human Resources for international Co-operation Chief Human Resources for International Cooperation
Corso Vittorio Emanuele II, 251 - 00186 Rome 
Tel: + 39 06 6813 6320
 
 
 
Per ulteriori informazioni contattare il Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
 
Link utili:
 
Laura Lisanti
 
L’ UN Youth Volunteer Programme offre un tirocinio curriculare a Bonn
 
Ente: UN Youth Volunteer Programme è l'organizzazione delle Nazioni Unite che contribuisce alla pace e allo sviluppo attraverso il volontariato in tutto il mondo. UNV contribuisce alla pace e allo sviluppo sostenendo il riconoscimento dei volontari, in collaborazione con partner che tentano di integrare il volontariato nella programmazione dello sviluppo.
 
Dove: Bonn, Germania
 
Destinatari: studenti magistrali
 
Quando: da Marzo 2015
 
Scadenza:31 dicembre 2014
 
Descrizione dell’offerta: Sotto la guida generale del Project Manager per il programma Gioventù Volontario delle Nazioni Unite, la stagista sosterrà l'attuazione del progetto attraverso la comunicazione con i partner del progetto.
 
Requisiti:
- Essere studenti magistrali di economia, relazioni internazionali, antropologia, sociologia, pubblica amministrazione, studi ambientali o altri studi in base al tipo di assegnazione (tirocinio curriculare)
- Padronanza della lingua inglese scritta e orale e preferibilmente di un’altra lingua ufficiale dell'ONU (francese, spagnolo, arabo, russo, cinese)
- Comprovato interesse nel campo dello sviluppo e del lavoro delle organizzazioni internazionali
- Precedente esperienza in organizzazione di workshop/eventi, costruzione di partnership, comunicazioni e campagne di gestione, ricerca e sviluppo della politica così come esperienza nei paesi in via di sviluppo
- La conoscenza dell'ambiente di lavoro delle Nazioni Unite è un vantaggio
- Entusiasta del volontariato giovanile
- Buone capacità di comunicazione orale e scritta e capacità di ricerca dimostrate
- Capacità di usare Internet e MS Office (Word, Excel, PowerPoint)
- Esperienza con l'elaborazione di statistiche, grafici in Excel e strumenti del Web 2.0 sarà considerata un asset
- Avere precedenti esperienze di volontariato sarà considerato un asset
 
Documenti richiesti: Application form (in allegato), CV e cover letter
 
Costi/retribuzione: non previsto
 
Guida all’application: Per candidarti a questa posizione invia tutti i documenti richiesti a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Informazioni utili: solo i candidati preselezionati saranno contatti per un colloquio motivazionale.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
Tel: +49-228-815 2000
Fax: +49-228-815 2001
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
UN Volunteers
UN Campus
Platz der Vereinten Nationen 1
53113 Bonn, Germany
 
A cura di Martina Bavastrelli
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale.
Per maggiori informazioni su Silver e Gold CLICCA QUI!!
 
Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa al Rome Model United Nationspiù grande simulazione Onu in Europa! Non perdere questa opportunità!
Per altre opportunità simili, andate nella sezione “Cooperazione, Sviluppo e Volontariato
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 

LA REDAZIONE

Se cerchiamo sul dizionario la parola “tolleranza” questa è definita come quell’atteggiamento teorico e pratico di chi, in fatto di religione, politica, etica, scienza, arte, letteratura o in generale altri principi morali rispetta le convinzioni altrui anche se profondamente diverse dalle sue senza impedirgli di praticarle. Insomma un concetto che al genere umano non è stato mai così chiaro considerando gli esempi offertici dalla storia: dagli Ebrei ai neri sino a Rom, immigrati e omosessuali la società non si è mai mostrata troppo aperta al diverso tanto più che la discriminazione, razzismo e la segregazione, fenomeni immediatamente successivi all’intolleranza, sono sempre risultate essere la via più veloce e più semplice per risolvere un presunto problema generat solo dai pregiudizi.
Sono occorsi molti anni e molti sacrifici affinché ciò che prima vedevamo come “strano” potesse diventare “normale” e per quanto la generazione moderna sembri molto più aperta rispetto a quelle passate la tolleranza oggigiorno è ancora messa a dura prova. È vero, siamo molto tolleranti verso ciò che PRIMA era “diverso” ma meno verso ciò che lo è ADESSO. Di fronte alle pressioni economiche e sociali, la tendenza generale è quella di sfruttare i timori ed evidenziare le differenze altrui, azione che porta unicamente a riaccendere l’odio verso minoranze, immigrati e persone svantaggiate.
L'educazione alla tolleranza dovrebbe mirare a contrastare le influenze che portano alla paura e all'esclusione ed aiutare i giovani a sviluppare le loro capacità di giudizio, il pensiero critico e il ragionamento etico al fine di comprendere che la diversità fra religioni, lingue, culture ed etnie del nostro mondo non è un pretesto per far sorgere conflitti bensì è un tesoro che ci arricchisce.
L'obiettivo che le Nazioni Unite si propongono di raggiungere attraverso l’istituzione della Giornata Internazionale è proprio quello far comprendere alla popolazione mondiale che arrivare ad una convivenza pacifica in cui le differenze diventano motivo di coesione più che di frattura è possibile. Tutto ebbe inizio il 16 novembre 1995 quando gli Stati membri dell'UNESCO adottarono la Dichiarazione dei principi sulla tolleranza che frai suoi numerosi articoli sostiene che solo la tolleranza possa garantire la sopravvivenza delle comunità miste in ogni regione del globo.
Un anno dopo, nel 1996, con delibera del 14 Luglio (A/RES/51/95) i Paesi membri dell’ONU proclamarono il 16 Novembre “Giornata internazionale per la Tolleranza” allo scopo di ricordare i principi ispiratori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dalle Nazioni unite il 10 Dicembre 1948 ed invitarono i paesi membri a festeggiarlo col dovuto riguardo. Da allora l’anno 1995 fu dichiarato l’“Anno della Nazioni Unite per la Tolleranza”.
Fu poi nel 2005 che venne adottata la risoluzione A/RES/60/1. Con essa si richiedeva un impegno da parte dei capi di Stato e di governo a promuovere il benessere umano, la libertà e il progresso in tutto il mondo nonché a diffondere i principi della tolleranza, del rispetto, del dialogo e della cooperazione tra diverse culture, civiltà e popoli. Tutt’oggi il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon richiama continuamente il mondo intero ad impegnarsi a favore della promozione della tolleranza poiché essa rappresenta il modo attraverso cui sostenere l’armonia necessaria a rispondere alle sfide del nostro millennio e a garantirci un futuro migliore asserendo inoltre che la tolleranza è un qualcosa che non va dato per scontato bensì va insegnato, nutrito e soprattutto difeso. Non a caso uno dei più famosi filosofi della storia, Karl Popper, scrisse in una delle sue opere che la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza stessa. Se infatti estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.
 
Documenti:
 
Giornate collegate:
27 gennaio: Giorno Dedicato alle Vittime dell’Olocausto
21 marzo: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale 
16 maggio: Giornata Mondiale contro l’omofobia
21 maggio: Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo 
9 agosto: Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni
25 novembre: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne
29 novembre: Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese
10 dicembre: Giornata Internazionale per i Diritti Umani
20 dicembre: Giornata Internazionale della Solidarietà Umana
 
A Cura di Francesca Pedace
Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Carriere Internazionali in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, organizza una ciclo di seminari finalizzato ad orientare i giovani studenti e laureati che ambiscono ad intraprendere una carriera di successo in ambito internazionale.
 
I seminari vedranno la partecipazione dei responsabili HR di Agenzie delle Nazioni Unite ed altre Organizzazioni internazionali, Istituzioni europee ed Organizzazioni non Governative.
 
Il 1° incontro del ciclo di seminari 2014/2015 si è tenuto lunedì 3 novembre a partire dalle ore 10 presso l’Aula B del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma.
 
Il tema: LAVORARE ALLE NAZIONI UNITE - FAO e UNDESA
 
Il Direttore dell’ufficio UNDESA – ufficio Risorse Umane delle Nazioni Unite di Roma – Gherardo Casini ha presentato il programma JPO - Junior Professional Officer delle Nazioni Unite il cui bando è al momento aperto con deadline per la presentazione delle domande fissata al 12 novembre 2014. Il Direttore Casini ha presentato anche gli il programma Fellowships e dispensato preziosi suggerimenti per una corretta compilazione di una application alle Nazioni Unite.
 
Il dott. Nadim Demachkie, Human Resources Officer della FAO ha parlato dei programmi JPO, APO della FAO e delle opportunità di Internship e Volunteer presso la più grande Agenzia delle Nazioni di Roma che si occupa di Agricoltura e Alimentazione. 
 
E’ questa, dunque, l’occasione per capire quali sono le reali opportunità che il prestigioso programma delle Nazioni Unite prospetta a giovani italiani preparati e di talento intenzionati a mettere alla prova le proprie competente e la propria preparazione con un’esperienza lavorativa internazionale e altamente formativa.
 
Il seminario è aperto a studenti e laureati di tutte le facoltà e di tutte le università dal momento che i tre Programmi delle Nazioni Unite si rivolgono a tutti i profili.
 
Carriereinternazionali.com mira a favorire da sempre l’incontro diretto tra i protagonisti delle differenti realtà internazionali e i giovani, molto spesso confusi ma anche determinati a voler raggiungere gli obbiettivi prefissi, nella ferma convinzione che grazie al dialogo e all’instaurazione di un rapporto personale con funzionari ed esperti del settore, il mondo delle carriere internazionali presto non sembrerà più un orizzonte troppo alto da raggiungere, ma un’opportunità concreta e alla portata di tutti. “L’ambito delle carriere internazionali è molto vasto e proprio per questo motivo la confusione che si genera nei giovani è giustificata”, afferma Manuela Sessa, direttore di Go International – Carriere Internazionali, “ciò che ci proponiamo è fare un po’ di chiarezza al riguardo, spingere i giovani ad accumulare esperienze e sensibilizzarli alle tematiche internazionali”.
 

 

Programma

 
10:00 - Welcome Remarks
10:30 – Gherardo Casini, Direttore Ufficio UN/DESA di Roma
            Programmi AE/JPO, Fellowships e UNV/YOUTH -  Suggerimenti per la compilazione di una application all’ONU
11:30 - Nadim Demachkie, FAO Human Resources Officer 
           Progranmmi JPO, APO, Internship e Volunteer presso FAO
12.30 - Q&A
Pubblicato in Eventi
Carriere Internazionali in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, organizza una ciclo di seminari finalizzato ad orientare i giovani studenti e laureati che ambiscono ad intraprendere una carriera di successo in ambito internazionale.
 
I seminari vedranno la partecipazione dei responsabili HR di Agenzie delle Nazioni Unite ed altre Organizzazioni internazionali, Istituzioni europee ed Organizzazioni non Governative.
 
Il 1° incontro del ciclo di seminari 2014/2015 si terrà lunedì 3 novembre a partire dalle ore 10 presso l’Aula B del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma.
 
Il tema sarà: LAVORARE ALLE NAZIONI UNITE - FAO e UNDESA
 
Il Direttore dell’ufficio UNDESA – ufficio Risorse Umane delle Nazioni Unite di Roma – Gherardo Casini presenterà il programma JPO - Junior Professional Officer delle Nazioni Unite il cui bando è al momento aperto con deadline per la presentazione delle domande fissata al 12 novembre 2014. Il Direttore Casini presenterà anche gli il programma Fellowships e dispenserà preziosi suggerimenti per una corretta compilazione di una application alle Nazioni Unite.
 
Il dott. Nadim Demachkie, Human Resources Officer della FAO parlerà dei programmi JPO, APO della FAO e delle opportunità di Internship e Volunteer presso la più grande Agenzia delle Nazioni di Roma che si occupa di Agricoltura e Alimentazione. 
 
E’ questa, dunque, l’occasione per capire quali sono le reali opportunità che il prestigioso programma delle Nazioni Unite prospetta a giovani italiani preparati e di talento intenzionati a mettere alla prova le proprie competente e la propria preparazione con un’esperienza lavorativa internazionale e altamente formativa.
 
Il seminario è aperto a studenti e laureati di tutte le facoltà e di tutte le università dal momento che i tre Programmi delle Nazioni Unite si rivolgono a tutti i profili.
 
 
Carriereinternazionali.com mira a favorire da sempre l’incontro diretto tra i protagonisti delle differenti realtà internazionali e i giovani, molto spesso confusi ma anche determinati a voler raggiungere gli obbiettivi prefissi, nella ferma convinzione che grazie al dialogo e all’instaurazione di un rapporto personale con funzionari ed esperti del settore, il mondo delle carriere internazionali presto non sembrerà più un orizzonte troppo alto da raggiungere, ma un’opportunità concreta e alla portata di tutti. “L’ambito delle carriere internazionali è molto vasto e proprio per questo motivo la confusione che si genera nei giovani è giustificata”, afferma Manuela Sessa, direttore di Go International – Carriere Internazionali, “ciò che ci proponiamo è fare un po’ di chiarezza al riguardo, spingere i giovani ad accumulare esperienze e sensibilizzarli alle tematiche internazionali”.
 

 

Programma

 
10:00 - Welcome Remarks
10:30 – Gherardo Casini, Direttore Ufficio UN/DESA di Roma
            Programmi AE/JPO, Fellowships e UNV/YOUTH -  Suggerimenti per la compilazione di una application all’ONU
11:30 - Nadim Demachkie, FAO Human Resources Officer 
           Progranmmi JPO, APO, Internship e Volunteer presso FAO
12.30 - Q&A
Quest’anno, come tutti gli anni a partire dal 1978, le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo“. È nel 1978 difatti che all’Assemblea Generale, attraverso la Risoluzione S-10/2, è stata istituito questo evento al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e di incoraggiare questi ultimi a compiere sforzi per porvi fine e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla urgenza alla pace.
 
La scelta della giornata non è casuale, ma è il giorno in cui nel 1945 furono fondate le Nazioni Unite.
 
Sicuramente parlare di disarmo al giorno d’oggi è quanto mai ironico, basti pensare che nel 2013 le spese militari a livello globale hanno raggiunto la somma di circa 1750 miliardi di dollari investiti tra eserciti ed armamenti(poco meno del PIL dell’Italia e quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Uniti).
Dati allarmanti se si pensa che nel periodo storico della corsa agli armamenti, i governi nel loro insieme non sono mai arrivati a investire tanto. Le spese militari tra 2000 e 2013 sono aumentate di oltre il 50% arrivando a più di mille miliardi di dollari l’anno, cifra che supera il picco raggiunto durante la guerra fredda e che corrisponde a 20 volte le spese mondiali in aiuti internazionali.
 
Nella Quindicesima relazione annuale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, resa pubblicail 21 gennaio 2014, si rivela che nel biennio precedente i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 40 miliardi di euro: un incremento del 7% rispetto al 2011.
 
All’interno della relazione, spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 10 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 4 miliardi di euro di cui 1, 6 miliardi rilasciate dalla Francia.
Sicuramente il problema non termina qui, ma a guardar bene è ancora più grave, infatti, durante la guerra fredda post seconda guerra mondiale, i politici e i giornalisti (come anche l’opinione pubblica) non facevano che avvertire ed esprimere preoccupazione per la situazione, scagliandosi con slancio pro disarmo, mentre oggi, sebbene siamo difronte a uno scenario disastroso con ben 64 stati coinvolti in guerre in atto e molte altre in preparazione, in quella che è già stata definita da molti come la più grande polveriera globale mai accumulata, nessuno sembra più preoccuparsi dell’urgenza e dell’importanza che ora più che mai potrebbe assumere una politica basata sul disarmo.
 
È qui che quindi siamo portati a farci due conti: in EU maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (14 miliardi di euro), la Spagna (7,8 miliardi), la Germania (4,8 miliardi), l’Italia (4,3 miliardi) e il Regno Unito (2,8 miliardi), nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dall’Unione; tutto ciò andrebbe inserito nel contesto di una situazione economica Europea a dir poco disastrosa che sta’ “imponendo” agli stati, tagli alla spesa pubblica, civile e sociale e tasse in continua escalation, mantenendo però le spese del settore militare immuni dalla ghigliottina che le nostre popolazioni e i nostri imprenditori stanno subendo.
 
Appare ancora più difficile riuscire a parlare della settimana del disarmo in maniera positiva quando il tuo Stato decide di “comprare” i famosi Joint Strike Fighter, in gergo F-35 (costo dell’operazione tra i 13 e i 18 miliardi di euro in poco più di 40 anni) ed è ancora più difficile capire come riesca a sposarsi il concetto di acquisto di F-35 con la celebrazione della settimana del disarmo, in quanto, la caratteristica fondamentale di tali velivoli è la lorocapacità stealth ovvero la capacità di rendersi invisibili ai radar e la capacità di trasportare testate nucleari e che, quindi, pare evidente che invece rappresentino il più grande progetto di riarmo offensivo della storia come è stato definito dal movimento per il disarmo.
 
Evidentemente non sempre la storia è magistra vitae e il testo fondamentale del nostro agire sociale e politico, la Costituzione Italiana all’art 11 recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Quindi le industrie della “guerra” mai come ora sembrano floride sebbene le poche aziende produttrici di questi grandi sistemi d’armi, negli ultimi vent’anni, hanno proceduto a fusioni ed alleanze anche internazionali, per tener fronte alle crescenti difficoltà dovute alla produzione di mezzi sempre più sofisticati (come per l’appunto i tanto chiacchierati droni).
Eppure, i pericoli che rappresentano le armi di distruzione di massa e l’accumulazione di armi convenzionali sono ormai esperienza più che comprovata come è stato più volte sottolineato e ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moonil cui primo mandato è scaduto il 31 dicembre 2011 ma che è stato riconfermato anche per il quinquennio dal 2012 al 2016.
Unica speranza è che l’appello di quest’anno, che verrà fatto durante la settimana del disarmo, riprenda quello fatto durante la giornata della Pace e che non rimanga inascoltato soprattutto dalle future generazioni.
 
Risorse:
 
Flavia Spigoli
Pubblicato in Istituzioni
Il 17 ottobre ricorre la giornata internazionale contro la povertà, istituita dall’ONU il 22 dicembre 1992 con la risoluzione A/RES/47/196. La data è carica di significato poiché celebra la riunione spontanea che si tenne nel 1987 a piazza Trocadero a Parigi, quando 100mila persone manifestarono contro la povertà. La povertà è una piaga che affligge tre miliardi di persone in tutto il mondo. Una situazione così grave da meritare il primo posto tra i famosi MDGs, ossia i “Millennium Develpment Goals”, gli ambiziosi obiettivi del millennio. La speranza era quella di riuscire a dimezzare, tra il 1990 e il 2015, le persone che vivono con meno di 1 dollaro al giorno. Oggi possiamo affermare che l’ONU e la comunità internazionale hanno almeno parzialmente fallito, i poveri, per quanto siano diminuiti di ben 1 miliardo, sono ancora troppi, il problema esiste e persiste. La questione della povertà, infatti, è già stata inserita nella “Post-2015 Development Agenda”, che rimpiazzerà i Millennium Develpoment Goals.
Secondo i dati riportati dalla World Bank, nel 2011 il tasso di povertà mondiale era pari all’11%, certamente meno del 1981, dove esso era del 43%. Questi dati ci rendono fiduciosi del fatto che effettivamente la povertà può essere sconfitta, tuttavia, probabilmente anche a causa della recente crisi economica, la questione della povertà è diventata un leitmotiv pure nei paesi sviluppati, anche in quelli dove solo fino a qualche anno fa il benessere economico sembrava una conquista intoccabile. Oggi, invece, l’Europa si trova a fronteggiare un aumento importante delle persone che versano in stato di povertà e che richiedono assistenza alimentare e di altro tipo. È l’era dei nuovi poveri, cioè di quelle persone che pur lavorando non riescono a sbarcare il lunario, vuoi per l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, vuoi per l’aumento del costo della vita e delle tasse. Numerosi imprenditori sono arrivati a togliersi la vita a causa dei loro problemi economici. Questo quadro, dunque, rende il problema della povertà più attuale che mai e incredibilmente vicino a noi. 
A rifletterci bene basterebbe così poco per migliorare la vita di molti, si pensi solo che le 300 persone più ricche del mondo possiedono quanto i 3 miliardi di poveri hanno per vivere. Tuttavia la povertà non è male incurabile, di certo è difficile eradicarla del tutto ma sono molti gli esperti fiduciosi nel fatto che investimenti volti a fornire acqua potabile, cibo, istruzione e condizioni igenico-sanitarie migliori, potrebbero risolvere il problema. Il punto cruciale, per molti, sta nel fatto che gli “aiuti a pioggia” non sono efficienti ed efficaci, per ridurre davvero la povertà, per dare alle persone una reale possibilità di migliorare la propria vita, è indispensabile promuovere le condizioni che consentano ai poveri di mettere a frutto le loro capacità, dargli gli strumenti e non il prodotto finito. Essi, secondo l’OECD, devono essere sia i beneficiari che gli agenti della crescita economica, tuttavia, lo sviluppo che si persegue deve coinvolgere e riguardare anche una serie di aspetti politici e sociali cosicché la riduzione della povertà a seguito dello sviluppo economico sia accompagnato da un effettivo miglioramento nelle condizioni di vita, in generale, di queste persone. In breve, la riduzione della povertà non può essere un obiettivo raggiungibile con il solo contributo dei paesi della comunità internazionale, fondamentale è creare un tessuto sociale, investire in istruzione, promuovere il rispetto dei diritti umani. Non è un caso che la Commissione Europea abbia stabilito tra le priorità per il 2020 quella di elaborare una strategia che combini cinque obiettivi irrinunciabili: occupazione, innovazione, istruzione, riduzione della povertà e clima/energia.
Quest’anno la giornata internazionale contro la povertà cadrà venerdì 17 ottobre e si focalizzerà sul tema “Mettere fine alla violenza della povertà estrema: promuovere i processi di pace e di  legittimazione”, insistendo sulla necessità di eliminare discriminazione, emarginazione ed esclusione basati sulla povertà, origini etniche, genere, età, disabilità o lo status socio-economico. Oltre alla tradizionale commemorazione che si terrà a New York, molti eventi saranno dedicati alla ricorrenza. Il Comitato Internazionale 17 ottobre, che promuove questa giornata mondiale, ha già lanciato il tweet #EndPoverty, il Gruppo Abele e i suoi partner promuovo un sit-in dalle ore 10.00 davanti a Montecitorio per dare voce a quegli 8 milioni di italiani che vivono ormai in condizioni di povertà relativa.
 
Martina Bavastrelli
 
Link Utili
 
Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Il 10 ottobre ricorre la Giornata Mondiale della Salute Mentale.
La redazione di carriereinternazionali.com ha deciso di dedicare qualche riflessione ad un tema importante e purtroppo spesso sottovalutato.
 
Dal 1992 ogni 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale voluta dalla Federazione Mondiale della Salute Mentale (WFMH), dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e dalle Nazioni Unite per favorire la sensibilizzazione della comunità mondiale sul tema delle malattie e dei disturbi mentali.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute mentale come “una delle componenti centrali del capitale umano, sociale ed economico delle nazioni e da considerare parte integrante delle politiche relative ai diritti di cittadinanza, all’assistenza sociale, all’educazione, al lavoro.”
Nel preambolo della Dichiarazione sulla Salute mentale per l’Europa, firmata ad Helsinki nel 2005 in occasione della Conferenza Ministeriale europea sulla salute mentale, si afferma che “la salute e il benessere mentale sono fondamentali per la qualità della vita e la produttività degli individui, delle famiglie, delle comunità e delle nazioni, poiché consentono di dare un significato alla vita e di essere cittadini attivi e creativi”. Ancora: “La finalità principale delle azioni esplicitate nell'ambito della salute mentale è quella di migliorare il benessere e la funzionalità delle persone, mettendone in evidenza i punti di forza e le risorse, rafforzandone la resistenza e stimolando i fattori di protezione esterni.”
Uno dei temi affrontati negli ultimi anni è stato “Vivere con la schizofrenia”. Un disturbo devastante ma trattatabile. Secondo studi, infatti, le persone che soffrono di schizofrenia e che superano questo disturbo in maniera completa o sufficiente per vivere autonomamente sono una percentuale compresa fra il 25% e il 60%.
L’obiettivo è quello di fare in modo che le persone affette da schizofrenia possano condurre un’esistenza il più possibile sana nonostante la malattia, lontano dal pregiudizio e dalla non curanza, e sentirsi, di conseguenza, parte integrante della società.
Nel 2012, i 53 Stati Membri della Regione Europea dell’OMS hanno siglato il piano d’azione Salute 2020. Tra i principali obiettivi dell’accordo, quello di favorire una politica di investimenti ben strutturati sulla ricerca, prevenzione e cura della malattie mentali.
In più occasioni, infatti, l’OMS ha ribadito come debba necessariamente cambiare la comune tendenza a considerare una spesa piuttosto che un investimento le risorse finanziarie destinate alle campagne di promozione e di prevenzione del benessere psicofisico, e sottolineando più e più volte il ruolo fondamentale della ricerca in questo campo. Il benessere e la salute mentale, infatti, sono una componente fondamentale non solo per la qualità della vita degli individui e delle famiglie, ma anche per la produttività e il contributo che ogni cittadino può apportare all’economia della società.
La salute mentale è un diritto umano, e come tale deve essere parte integrante delle politiche sociali poste in essere, al pari dell’ educazione e dello sviluppo. Ogni Stato ha il compito di contrastare la discriminazione e l’emarginazione sociale, fornire servizi d’informazione e assistenza efficaci e adeguati, e favorire il reinserimento in società delle persone che hanno sperimentato seri disturbi di salute mentale.
Il tema della sanità mentale, inoltre, si ricollega anche alla Giornata Internazionale della Gioventù celebrata il 12 agosto e dedicata, lo stesso anno, ai giovani e alle malattie mentali. Anche in questa occasione, l’OMS ha ribadito come, proprio in relazione all’importanza che i giovani rivestono all’interno della società, siano questi i primi a dover essere protetti e tutelati e i primi a cui debba essere garantita la possibilità di integrarsi a pieno titolo nella comunità.
 
 
Cinzia Savarino
 
Link d’interesse:
 
 
Pubblicato in Istituzioni
La Giornata Mondiale per la Riduzione dei Disastri Naturali cade dal 1989 ogni anno il secondo mercoledì del mese di ottobre. Tuttavia, con la risoluzione 64/200 del 2009 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di designare il 13 ottobre come data fissa per celebrarla. Festeggiando questa giornata, si tenta di diffondere la consapevolezza dell’importanza di ridurre i rischi e di prevenire le catastrofi naturali nel mondo. Inoltre ogni anno la giornata viene accompagnata da una campagna dedicata ad un target specifico di persone colpite dai disastri naturali: ad esempio, sono stati destinatari di queste campagne i giovani e i bambini nel 2011, le donne nel 2012  
Il lavoro delle Nazioni Unite, dei governi nazionali e di migliaia di ONG ha portato a enormi risultati in termini di riflessione sugli scenari di creazione e di prevenzione dei disastri naturali. Non dimentichiamo che molto spesso  l’intervento umano è determinante nel provocare le catastrofi naturali, considerando che più della metà delle foreste sono scomparse e che l’espansione dei deserti e la devastazione delle terre coltivabili minaccia circa un quarto della superficie terrestre complessiva: per questo motivo bisogna disporre le misure necessarie per evitare che questo accada, risparmiando cosi enormemente anche sui costi di assistenza umanitaria e riparazione.
I disastri naturali avvengono per svariate ragioni. Innanzitutto, numerosi studi confermano l’aumento del rischio di catastrofi connesse alle condizioni climatiche, che stanno gradualmente innanzando la temperatura media, il livello dei mari e la quantità delle precipitazioni atmosferiche. Inoltre la continua urbanizzazione si concentra sempre maggiormente nei luoghi più popolosi e vulnerabili ai terremoti e colpiti da alluvioni e tsunami. Infine, la povertà e le diseguaglianze socio-economiche costituiscono un fattore centrale, in quanto l’inadeguatezza delle infrastrutture e la limitata capacità dei paesi meno sviluppati di investire nella prevenzione dei rischi: basta riportare a mente esempi quali l’uragano Katrina negli Stati Uniti e lo tsunami ad Haiti, che hanno colpito zone di estrema povertà.
Negli corso degli anni sono stati condotti numerosi studi che hanno registrato una situazione disastrosa, sia nei paesi lontani che nei paesi a noi vicini. Soltanto nel 2012 ci sono state più di trecento catastrofi naturali che hanno colpito quasi 120 milioni di persone in tutto il mondo, provocando danni economici non indifferenti. Oltretutto i rapidi e continui cambiamenti climatici fanno crescere ogni anni il costo finanziario per la riparazione dei danni da loro prodotti. E’ per questo che la prevenzione è cruciale non solo per salvare l’ambiente e vite umane, ma anche in termini prettamente economici, considerando che il rischio di perdere la ricchezza nei disastri naturali è quasi superiore alla velocità con cui questa stessa ricchezza viene prodotta. Per questo motivo i governi devono investire nella diagnosi dei rischi, nella formulazione di idee sulla riduzione dei rischi e nello sviluppo di sistemi di allerta. L’assetto delle città va pianificato in modo tale che si tenga conto della situazione del terreno singolo su cui si sta andando ad edificare, e andrebbero abbracciati maggiormente i principi di urbanizzazione sostenibile, soprattutto nelle baraccopoli e nelle sistemazioni di fortuna.
Nel 2012 l’Unione Europea ha finanziato un progetto chiamato “Enhance”, con lo scopo principale di sviluppare e analizzare nuove metodologie atte a migliorare la resilienza della società agli impatti provocati dalle catastrofi naturali. Questo progetto prevede ti portare a risultati visibili entro il 2016, tenendo conto anche del cambiamento climatico e dell’incertezza previsionale. In Italia invece  l’Agenzia Italiana Risposta emergenze (AGIRE) ha portato avanti la campagna “Futuro da proteggere”, utilizzando come foto di sfondo quello di una donna incinta, sul cui ventre appaiono immagini di siccità, terremoti e inondazioni, le tre tipologie di catastrofi naturali a più alto impatto. Oltre a questi progetti, sono stati portati avanti diversi progetti in varie città europee, come il progetto fotografico per la sensibilizzazione ai disastri naturali, e il progetto di pubblicità all’interno dei mezzi pubblici.
L'invito è quindi quello di proteggere il futuro del nostro pianeta attraverso progetti che riducano l'impatto delle catastrofi naturali e permettano di salvare vite umane, oltre che di risparmiare risorse indispensabili per la nostra sopravvivenza e per la salvaguardia dell’ambiente.
 
 
Elena Pivanti
 
 
Link utili:
 
Pubblicato in Istituzioni
Il 2 ottobre è un giorno noto a tutti non solo per essere la data di nascita del Mahatma Gandhi, quest’anno al suo 145°anniversario, ma anche in quanto Giornata Internazionale della Nonviolenza proprio in suo onore.
Tale giornata è stata promossa dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 giugno 2007 e fu celebrata per la prima volta il 2 ottobre 2007. La risoluzione  dell’Assemblea Generale (A/RES/61/271) fu presentata per conto dei 140 co-sostenitori, dal Ministro degli Esteri dell’India Anand Sharma il quale dichiarò che l’ampio sostegno ricevuto da più parti rifletteva il rispetto universale per il Mahatma Gandhi e che che la non-violenza è la più grande forza a disposizione del genere umano.
A quanto pare però, se nella teoria ognuno era concorde al contenuto della risoluzione, nella realtà non sempre è stato così: lo dimostra il fatto che, si guardi il caso, pochi giorni dopo il 15 giugno 2007, precisamente il 21 giugno dello stesso anno, dopo che ONU aveva approvato la risoluzione in questione chiedendo a tutti i membri delle Nazioni Unite di commemorare il 2 ottobre in maniera adeguata così da <<divulgare il messaggio della nonviolenza anche attraverso l'informazione e la consapevolezza pubblica>> al Parlamento Europeo si approvava una risoluzione per l’unificazione della disciplina sul commercio di armi, attività non del tutto in linea con quanto espresso nel documento precedente considerando il fatto che il principio della nonviolenza ripugna l'uso della violenza fisica o verbale al fine di raggiungere obiettivi sociali o cambiamenti politici.
Per quanto si pensi che Gandhi sia l’inventore della “disobbedienza civile”, altro modo per definire la nonviolenza, la storia ci dà torto: tale principio è di origine antichissima e si può dire che se ne riscontrano tracce in numerosi testi sacri e filosofici di epoche fra loro molto differenti. Oltre ad essere comunemente previsto nel Buddhismo, nel jainismo e nel taoismo di tale concetto se ne fecero portatori tutti i più grandi della storia, da Martin Luther King a Tolstoj fino ad arrivare a Gandhi, a cui è riconosciuto il merito di esserne stato il maggiore promotore, sino ancora ai più recenti Aung San Su Kyi ed Aldo Capitini, quest’ultimo fondatore di “Movimento nonviolento” (movimento che ha introdotto in Italia il pensiero ed il metodo di Gandhi) il quale, per questa occasione, ha promosso un'iniziativa comune nazionale in collaborazione con la Rete Italiana Disarmo. Tutti gli aderenti, i simpatizzanti, i singoli amici della nonviolenza, gruppi e centri e movimenti per la pace e la nonviolenza, sono stati invitati ad organizzare nella propria città o nel proprio paese un'iniziativa pubblica: una presenza in piazza, un banchetto, l'esposizione della nostra bandiera, una conferenza, una fiaccolata, la distribuzione di un volantino; un'azione che il 2 ottobre collegherà idealmente tutte le realtà impegnate nella campagna per il disarmo.
Infine altro evento importante è quello previsto dall sito “Construyamos espacios no violentos” (trad:“costruiamo spazi nonviolenti”)il quale ha lanciato una campagna virtuale nei social networks per la stessa occasione: una campagna semplice e rapida per una diffusione di massa del tema della nonviolenza per la quale gni persona che aderisce o gruppo dovrà postare un selfie di se stesso nella propria pagina di  Facebook, Twitter o Google + sul tema della nonviolenza (una frase, un símbolo, ecc.)accompagnato dall’hashtag  #diadelanoviolencia #nonviolenceday e condividerlo. Insomma un piccolo gesto da cui può derivare un grande aiuto.
 
Per conoscere gli eventi diffusi in tutta Italia vai al link.
 
Documenti:
Pubblicato in Istituzioni

Rubrica

Follow Us on

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, solo per alcune funzionalità tecniche dei servizi offerti.
Puoi prendere visione dell’informativa estesa sull’uso dei cookie cliccando QUI.

Cliccando su "ok" acconsenti all’uso dei cookie.