Carriere Internazionali in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, organizza una ciclo di seminari finalizzato ad orientare i giovani studenti e laureati che ambiscono ad intraprendere una carriera di successo in ambito internazionale.
 
I seminari vedranno la partecipazione dei responsabili HR di Agenzie delle Nazioni Unite ed altre Organizzazioni internazionali, Istituzioni europee ed Organizzazioni non Governative.
 
Il 1° incontro del ciclo di seminari 2014/2015 si terrà lunedì 3 novembre a partire dalle ore 10 presso l’Aula B del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma.
 
Il tema sarà: LAVORARE ALLE NAZIONI UNITE - FAO e UNDESA
 
Il Direttore dell’ufficio UNDESA – ufficio Risorse Umane delle Nazioni Unite di Roma – Gherardo Casini presenterà il programma JPO - Junior Professional Officer delle Nazioni Unite il cui bando è al momento aperto con deadline per la presentazione delle domande fissata al 12 novembre 2014. Il Direttore Casini presenterà anche gli il programma Fellowships e dispenserà preziosi suggerimenti per una corretta compilazione di una application alle Nazioni Unite.
 
Il dott. Nadim Demachkie, Human Resources Officer della FAO parlerà dei programmi JPO, APO della FAO e delle opportunità di Internship e Volunteer presso la più grande Agenzia delle Nazioni di Roma che si occupa di Agricoltura e Alimentazione. 
 
E’ questa, dunque, l’occasione per capire quali sono le reali opportunità che il prestigioso programma delle Nazioni Unite prospetta a giovani italiani preparati e di talento intenzionati a mettere alla prova le proprie competente e la propria preparazione con un’esperienza lavorativa internazionale e altamente formativa.
 
Il seminario è aperto a studenti e laureati di tutte le facoltà e di tutte le università dal momento che i tre Programmi delle Nazioni Unite si rivolgono a tutti i profili.
 
 
Carriereinternazionali.com mira a favorire da sempre l’incontro diretto tra i protagonisti delle differenti realtà internazionali e i giovani, molto spesso confusi ma anche determinati a voler raggiungere gli obbiettivi prefissi, nella ferma convinzione che grazie al dialogo e all’instaurazione di un rapporto personale con funzionari ed esperti del settore, il mondo delle carriere internazionali presto non sembrerà più un orizzonte troppo alto da raggiungere, ma un’opportunità concreta e alla portata di tutti. “L’ambito delle carriere internazionali è molto vasto e proprio per questo motivo la confusione che si genera nei giovani è giustificata”, afferma Manuela Sessa, direttore di Go International – Carriere Internazionali, “ciò che ci proponiamo è fare un po’ di chiarezza al riguardo, spingere i giovani ad accumulare esperienze e sensibilizzarli alle tematiche internazionali”.
 

 

Programma

 
10:00 - Welcome Remarks
10:30 – Gherardo Casini, Direttore Ufficio UN/DESA di Roma
            Programmi AE/JPO, Fellowships e UNV/YOUTH -  Suggerimenti per la compilazione di una application all’ONU
11:30 - Nadim Demachkie, FAO Human Resources Officer 
           Progranmmi JPO, APO, Internship e Volunteer presso FAO
12.30 - Q&A
Quest’anno, come tutti gli anni a partire dal 1978, le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo“. È nel 1978 difatti che all’Assemblea Generale, attraverso la Risoluzione S-10/2, è stata istituito questo evento al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e di incoraggiare questi ultimi a compiere sforzi per porvi fine e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla urgenza alla pace.
 
La scelta della giornata non è casuale, ma è il giorno in cui nel 1945 furono fondate le Nazioni Unite.
 
Sicuramente parlare di disarmo al giorno d’oggi è quanto mai ironico, basti pensare che nel 2013 le spese militari a livello globale hanno raggiunto la somma di circa 1750 miliardi di dollari investiti tra eserciti ed armamenti(poco meno del PIL dell’Italia e quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Uniti).
Dati allarmanti se si pensa che nel periodo storico della corsa agli armamenti, i governi nel loro insieme non sono mai arrivati a investire tanto. Le spese militari tra 2000 e 2013 sono aumentate di oltre il 50% arrivando a più di mille miliardi di dollari l’anno, cifra che supera il picco raggiunto durante la guerra fredda e che corrisponde a 20 volte le spese mondiali in aiuti internazionali.
 
Nella Quindicesima relazione annuale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, resa pubblicail 21 gennaio 2014, si rivela che nel biennio precedente i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 40 miliardi di euro: un incremento del 7% rispetto al 2011.
 
All’interno della relazione, spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 10 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 4 miliardi di euro di cui 1, 6 miliardi rilasciate dalla Francia.
Sicuramente il problema non termina qui, ma a guardar bene è ancora più grave, infatti, durante la guerra fredda post seconda guerra mondiale, i politici e i giornalisti (come anche l’opinione pubblica) non facevano che avvertire ed esprimere preoccupazione per la situazione, scagliandosi con slancio pro disarmo, mentre oggi, sebbene siamo difronte a uno scenario disastroso con ben 64 stati coinvolti in guerre in atto e molte altre in preparazione, in quella che è già stata definita da molti come la più grande polveriera globale mai accumulata, nessuno sembra più preoccuparsi dell’urgenza e dell’importanza che ora più che mai potrebbe assumere una politica basata sul disarmo.
 
È qui che quindi siamo portati a farci due conti: in EU maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (14 miliardi di euro), la Spagna (7,8 miliardi), la Germania (4,8 miliardi), l’Italia (4,3 miliardi) e il Regno Unito (2,8 miliardi), nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dall’Unione; tutto ciò andrebbe inserito nel contesto di una situazione economica Europea a dir poco disastrosa che sta’ “imponendo” agli stati, tagli alla spesa pubblica, civile e sociale e tasse in continua escalation, mantenendo però le spese del settore militare immuni dalla ghigliottina che le nostre popolazioni e i nostri imprenditori stanno subendo.
 
Appare ancora più difficile riuscire a parlare della settimana del disarmo in maniera positiva quando il tuo Stato decide di “comprare” i famosi Joint Strike Fighter, in gergo F-35 (costo dell’operazione tra i 13 e i 18 miliardi di euro in poco più di 40 anni) ed è ancora più difficile capire come riesca a sposarsi il concetto di acquisto di F-35 con la celebrazione della settimana del disarmo, in quanto, la caratteristica fondamentale di tali velivoli è la lorocapacità stealth ovvero la capacità di rendersi invisibili ai radar e la capacità di trasportare testate nucleari e che, quindi, pare evidente che invece rappresentino il più grande progetto di riarmo offensivo della storia come è stato definito dal movimento per il disarmo.
 
Evidentemente non sempre la storia è magistra vitae e il testo fondamentale del nostro agire sociale e politico, la Costituzione Italiana all’art 11 recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Quindi le industrie della “guerra” mai come ora sembrano floride sebbene le poche aziende produttrici di questi grandi sistemi d’armi, negli ultimi vent’anni, hanno proceduto a fusioni ed alleanze anche internazionali, per tener fronte alle crescenti difficoltà dovute alla produzione di mezzi sempre più sofisticati (come per l’appunto i tanto chiacchierati droni).
Eppure, i pericoli che rappresentano le armi di distruzione di massa e l’accumulazione di armi convenzionali sono ormai esperienza più che comprovata come è stato più volte sottolineato e ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moonil cui primo mandato è scaduto il 31 dicembre 2011 ma che è stato riconfermato anche per il quinquennio dal 2012 al 2016.
Unica speranza è che l’appello di quest’anno, che verrà fatto durante la settimana del disarmo, riprenda quello fatto durante la giornata della Pace e che non rimanga inascoltato soprattutto dalle future generazioni.
 
Risorse:
 
Flavia Spigoli
Pubblicato in Istituzioni
Il 17 ottobre ricorre la giornata internazionale contro la povertà, istituita dall’ONU il 22 dicembre 1992 con la risoluzione A/RES/47/196. La data è carica di significato poiché celebra la riunione spontanea che si tenne nel 1987 a piazza Trocadero a Parigi, quando 100mila persone manifestarono contro la povertà. La povertà è una piaga che affligge tre miliardi di persone in tutto il mondo. Una situazione così grave da meritare il primo posto tra i famosi MDGs, ossia i “Millennium Develpment Goals”, gli ambiziosi obiettivi del millennio. La speranza era quella di riuscire a dimezzare, tra il 1990 e il 2015, le persone che vivono con meno di 1 dollaro al giorno. Oggi possiamo affermare che l’ONU e la comunità internazionale hanno almeno parzialmente fallito, i poveri, per quanto siano diminuiti di ben 1 miliardo, sono ancora troppi, il problema esiste e persiste. La questione della povertà, infatti, è già stata inserita nella “Post-2015 Development Agenda”, che rimpiazzerà i Millennium Develpoment Goals.
Secondo i dati riportati dalla World Bank, nel 2011 il tasso di povertà mondiale era pari all’11%, certamente meno del 1981, dove esso era del 43%. Questi dati ci rendono fiduciosi del fatto che effettivamente la povertà può essere sconfitta, tuttavia, probabilmente anche a causa della recente crisi economica, la questione della povertà è diventata un leitmotiv pure nei paesi sviluppati, anche in quelli dove solo fino a qualche anno fa il benessere economico sembrava una conquista intoccabile. Oggi, invece, l’Europa si trova a fronteggiare un aumento importante delle persone che versano in stato di povertà e che richiedono assistenza alimentare e di altro tipo. È l’era dei nuovi poveri, cioè di quelle persone che pur lavorando non riescono a sbarcare il lunario, vuoi per l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, vuoi per l’aumento del costo della vita e delle tasse. Numerosi imprenditori sono arrivati a togliersi la vita a causa dei loro problemi economici. Questo quadro, dunque, rende il problema della povertà più attuale che mai e incredibilmente vicino a noi. 
A rifletterci bene basterebbe così poco per migliorare la vita di molti, si pensi solo che le 300 persone più ricche del mondo possiedono quanto i 3 miliardi di poveri hanno per vivere. Tuttavia la povertà non è male incurabile, di certo è difficile eradicarla del tutto ma sono molti gli esperti fiduciosi nel fatto che investimenti volti a fornire acqua potabile, cibo, istruzione e condizioni igenico-sanitarie migliori, potrebbero risolvere il problema. Il punto cruciale, per molti, sta nel fatto che gli “aiuti a pioggia” non sono efficienti ed efficaci, per ridurre davvero la povertà, per dare alle persone una reale possibilità di migliorare la propria vita, è indispensabile promuovere le condizioni che consentano ai poveri di mettere a frutto le loro capacità, dargli gli strumenti e non il prodotto finito. Essi, secondo l’OECD, devono essere sia i beneficiari che gli agenti della crescita economica, tuttavia, lo sviluppo che si persegue deve coinvolgere e riguardare anche una serie di aspetti politici e sociali cosicché la riduzione della povertà a seguito dello sviluppo economico sia accompagnato da un effettivo miglioramento nelle condizioni di vita, in generale, di queste persone. In breve, la riduzione della povertà non può essere un obiettivo raggiungibile con il solo contributo dei paesi della comunità internazionale, fondamentale è creare un tessuto sociale, investire in istruzione, promuovere il rispetto dei diritti umani. Non è un caso che la Commissione Europea abbia stabilito tra le priorità per il 2020 quella di elaborare una strategia che combini cinque obiettivi irrinunciabili: occupazione, innovazione, istruzione, riduzione della povertà e clima/energia.
Quest’anno la giornata internazionale contro la povertà cadrà venerdì 17 ottobre e si focalizzerà sul tema “Mettere fine alla violenza della povertà estrema: promuovere i processi di pace e di  legittimazione”, insistendo sulla necessità di eliminare discriminazione, emarginazione ed esclusione basati sulla povertà, origini etniche, genere, età, disabilità o lo status socio-economico. Oltre alla tradizionale commemorazione che si terrà a New York, molti eventi saranno dedicati alla ricorrenza. Il Comitato Internazionale 17 ottobre, che promuove questa giornata mondiale, ha già lanciato il tweet #EndPoverty, il Gruppo Abele e i suoi partner promuovo un sit-in dalle ore 10.00 davanti a Montecitorio per dare voce a quegli 8 milioni di italiani che vivono ormai in condizioni di povertà relativa.
 
Martina Bavastrelli
 
Link Utili
 
Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Il 10 ottobre ricorre la Giornata Mondiale della Salute Mentale.
La redazione di carriereinternazionali.com ha deciso di dedicare qualche riflessione ad un tema importante e purtroppo spesso sottovalutato.
 
Dal 1992 ogni 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale voluta dalla Federazione Mondiale della Salute Mentale (WFMH), dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e dalle Nazioni Unite per favorire la sensibilizzazione della comunità mondiale sul tema delle malattie e dei disturbi mentali.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute mentale come “una delle componenti centrali del capitale umano, sociale ed economico delle nazioni e da considerare parte integrante delle politiche relative ai diritti di cittadinanza, all’assistenza sociale, all’educazione, al lavoro.”
Nel preambolo della Dichiarazione sulla Salute mentale per l’Europa, firmata ad Helsinki nel 2005 in occasione della Conferenza Ministeriale europea sulla salute mentale, si afferma che “la salute e il benessere mentale sono fondamentali per la qualità della vita e la produttività degli individui, delle famiglie, delle comunità e delle nazioni, poiché consentono di dare un significato alla vita e di essere cittadini attivi e creativi”. Ancora: “La finalità principale delle azioni esplicitate nell'ambito della salute mentale è quella di migliorare il benessere e la funzionalità delle persone, mettendone in evidenza i punti di forza e le risorse, rafforzandone la resistenza e stimolando i fattori di protezione esterni.”
Uno dei temi affrontati negli ultimi anni è stato “Vivere con la schizofrenia”. Un disturbo devastante ma trattatabile. Secondo studi, infatti, le persone che soffrono di schizofrenia e che superano questo disturbo in maniera completa o sufficiente per vivere autonomamente sono una percentuale compresa fra il 25% e il 60%.
L’obiettivo è quello di fare in modo che le persone affette da schizofrenia possano condurre un’esistenza il più possibile sana nonostante la malattia, lontano dal pregiudizio e dalla non curanza, e sentirsi, di conseguenza, parte integrante della società.
Nel 2012, i 53 Stati Membri della Regione Europea dell’OMS hanno siglato il piano d’azione Salute 2020. Tra i principali obiettivi dell’accordo, quello di favorire una politica di investimenti ben strutturati sulla ricerca, prevenzione e cura della malattie mentali.
In più occasioni, infatti, l’OMS ha ribadito come debba necessariamente cambiare la comune tendenza a considerare una spesa piuttosto che un investimento le risorse finanziarie destinate alle campagne di promozione e di prevenzione del benessere psicofisico, e sottolineando più e più volte il ruolo fondamentale della ricerca in questo campo. Il benessere e la salute mentale, infatti, sono una componente fondamentale non solo per la qualità della vita degli individui e delle famiglie, ma anche per la produttività e il contributo che ogni cittadino può apportare all’economia della società.
La salute mentale è un diritto umano, e come tale deve essere parte integrante delle politiche sociali poste in essere, al pari dell’ educazione e dello sviluppo. Ogni Stato ha il compito di contrastare la discriminazione e l’emarginazione sociale, fornire servizi d’informazione e assistenza efficaci e adeguati, e favorire il reinserimento in società delle persone che hanno sperimentato seri disturbi di salute mentale.
Il tema della sanità mentale, inoltre, si ricollega anche alla Giornata Internazionale della Gioventù celebrata il 12 agosto e dedicata, lo stesso anno, ai giovani e alle malattie mentali. Anche in questa occasione, l’OMS ha ribadito come, proprio in relazione all’importanza che i giovani rivestono all’interno della società, siano questi i primi a dover essere protetti e tutelati e i primi a cui debba essere garantita la possibilità di integrarsi a pieno titolo nella comunità.
 
 
Cinzia Savarino
 
Link d’interesse:
 
 
Pubblicato in Istituzioni
La Giornata Mondiale per la Riduzione dei Disastri Naturali cade dal 1989 ogni anno il secondo mercoledì del mese di ottobre. Tuttavia, con la risoluzione 64/200 del 2009 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di designare il 13 ottobre come data fissa per celebrarla. Festeggiando questa giornata, si tenta di diffondere la consapevolezza dell’importanza di ridurre i rischi e di prevenire le catastrofi naturali nel mondo. Inoltre ogni anno la giornata viene accompagnata da una campagna dedicata ad un target specifico di persone colpite dai disastri naturali: ad esempio, sono stati destinatari di queste campagne i giovani e i bambini nel 2011, le donne nel 2012  
Il lavoro delle Nazioni Unite, dei governi nazionali e di migliaia di ONG ha portato a enormi risultati in termini di riflessione sugli scenari di creazione e di prevenzione dei disastri naturali. Non dimentichiamo che molto spesso  l’intervento umano è determinante nel provocare le catastrofi naturali, considerando che più della metà delle foreste sono scomparse e che l’espansione dei deserti e la devastazione delle terre coltivabili minaccia circa un quarto della superficie terrestre complessiva: per questo motivo bisogna disporre le misure necessarie per evitare che questo accada, risparmiando cosi enormemente anche sui costi di assistenza umanitaria e riparazione.
I disastri naturali avvengono per svariate ragioni. Innanzitutto, numerosi studi confermano l’aumento del rischio di catastrofi connesse alle condizioni climatiche, che stanno gradualmente innanzando la temperatura media, il livello dei mari e la quantità delle precipitazioni atmosferiche. Inoltre la continua urbanizzazione si concentra sempre maggiormente nei luoghi più popolosi e vulnerabili ai terremoti e colpiti da alluvioni e tsunami. Infine, la povertà e le diseguaglianze socio-economiche costituiscono un fattore centrale, in quanto l’inadeguatezza delle infrastrutture e la limitata capacità dei paesi meno sviluppati di investire nella prevenzione dei rischi: basta riportare a mente esempi quali l’uragano Katrina negli Stati Uniti e lo tsunami ad Haiti, che hanno colpito zone di estrema povertà.
Negli corso degli anni sono stati condotti numerosi studi che hanno registrato una situazione disastrosa, sia nei paesi lontani che nei paesi a noi vicini. Soltanto nel 2012 ci sono state più di trecento catastrofi naturali che hanno colpito quasi 120 milioni di persone in tutto il mondo, provocando danni economici non indifferenti. Oltretutto i rapidi e continui cambiamenti climatici fanno crescere ogni anni il costo finanziario per la riparazione dei danni da loro prodotti. E’ per questo che la prevenzione è cruciale non solo per salvare l’ambiente e vite umane, ma anche in termini prettamente economici, considerando che il rischio di perdere la ricchezza nei disastri naturali è quasi superiore alla velocità con cui questa stessa ricchezza viene prodotta. Per questo motivo i governi devono investire nella diagnosi dei rischi, nella formulazione di idee sulla riduzione dei rischi e nello sviluppo di sistemi di allerta. L’assetto delle città va pianificato in modo tale che si tenga conto della situazione del terreno singolo su cui si sta andando ad edificare, e andrebbero abbracciati maggiormente i principi di urbanizzazione sostenibile, soprattutto nelle baraccopoli e nelle sistemazioni di fortuna.
Nel 2012 l’Unione Europea ha finanziato un progetto chiamato “Enhance”, con lo scopo principale di sviluppare e analizzare nuove metodologie atte a migliorare la resilienza della società agli impatti provocati dalle catastrofi naturali. Questo progetto prevede ti portare a risultati visibili entro il 2016, tenendo conto anche del cambiamento climatico e dell’incertezza previsionale. In Italia invece  l’Agenzia Italiana Risposta emergenze (AGIRE) ha portato avanti la campagna “Futuro da proteggere”, utilizzando come foto di sfondo quello di una donna incinta, sul cui ventre appaiono immagini di siccità, terremoti e inondazioni, le tre tipologie di catastrofi naturali a più alto impatto. Oltre a questi progetti, sono stati portati avanti diversi progetti in varie città europee, come il progetto fotografico per la sensibilizzazione ai disastri naturali, e il progetto di pubblicità all’interno dei mezzi pubblici.
L'invito è quindi quello di proteggere il futuro del nostro pianeta attraverso progetti che riducano l'impatto delle catastrofi naturali e permettano di salvare vite umane, oltre che di risparmiare risorse indispensabili per la nostra sopravvivenza e per la salvaguardia dell’ambiente.
 
 
Elena Pivanti
 
 
Link utili:
 
Pubblicato in Istituzioni
Il 2 ottobre è un giorno noto a tutti non solo per essere la data di nascita del Mahatma Gandhi, quest’anno al suo 145°anniversario, ma anche in quanto Giornata Internazionale della Nonviolenza proprio in suo onore.
Tale giornata è stata promossa dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 giugno 2007 e fu celebrata per la prima volta il 2 ottobre 2007. La risoluzione  dell’Assemblea Generale (A/RES/61/271) fu presentata per conto dei 140 co-sostenitori, dal Ministro degli Esteri dell’India Anand Sharma il quale dichiarò che l’ampio sostegno ricevuto da più parti rifletteva il rispetto universale per il Mahatma Gandhi e che che la non-violenza è la più grande forza a disposizione del genere umano.
A quanto pare però, se nella teoria ognuno era concorde al contenuto della risoluzione, nella realtà non sempre è stato così: lo dimostra il fatto che, si guardi il caso, pochi giorni dopo il 15 giugno 2007, precisamente il 21 giugno dello stesso anno, dopo che ONU aveva approvato la risoluzione in questione chiedendo a tutti i membri delle Nazioni Unite di commemorare il 2 ottobre in maniera adeguata così da <<divulgare il messaggio della nonviolenza anche attraverso l'informazione e la consapevolezza pubblica>> al Parlamento Europeo si approvava una risoluzione per l’unificazione della disciplina sul commercio di armi, attività non del tutto in linea con quanto espresso nel documento precedente considerando il fatto che il principio della nonviolenza ripugna l'uso della violenza fisica o verbale al fine di raggiungere obiettivi sociali o cambiamenti politici.
Per quanto si pensi che Gandhi sia l’inventore della “disobbedienza civile”, altro modo per definire la nonviolenza, la storia ci dà torto: tale principio è di origine antichissima e si può dire che se ne riscontrano tracce in numerosi testi sacri e filosofici di epoche fra loro molto differenti. Oltre ad essere comunemente previsto nel Buddhismo, nel jainismo e nel taoismo di tale concetto se ne fecero portatori tutti i più grandi della storia, da Martin Luther King a Tolstoj fino ad arrivare a Gandhi, a cui è riconosciuto il merito di esserne stato il maggiore promotore, sino ancora ai più recenti Aung San Su Kyi ed Aldo Capitini, quest’ultimo fondatore di “Movimento nonviolento” (movimento che ha introdotto in Italia il pensiero ed il metodo di Gandhi) il quale, per questa occasione, ha promosso un'iniziativa comune nazionale in collaborazione con la Rete Italiana Disarmo. Tutti gli aderenti, i simpatizzanti, i singoli amici della nonviolenza, gruppi e centri e movimenti per la pace e la nonviolenza, sono stati invitati ad organizzare nella propria città o nel proprio paese un'iniziativa pubblica: una presenza in piazza, un banchetto, l'esposizione della nostra bandiera, una conferenza, una fiaccolata, la distribuzione di un volantino; un'azione che il 2 ottobre collegherà idealmente tutte le realtà impegnate nella campagna per il disarmo.
Infine altro evento importante è quello previsto dall sito “Construyamos espacios no violentos” (trad:“costruiamo spazi nonviolenti”)il quale ha lanciato una campagna virtuale nei social networks per la stessa occasione: una campagna semplice e rapida per una diffusione di massa del tema della nonviolenza per la quale gni persona che aderisce o gruppo dovrà postare un selfie di se stesso nella propria pagina di  Facebook, Twitter o Google + sul tema della nonviolenza (una frase, un símbolo, ecc.)accompagnato dall’hashtag  #diadelanoviolencia #nonviolenceday e condividerlo. Insomma un piccolo gesto da cui può derivare un grande aiuto.
 
Per conoscere gli eventi diffusi in tutta Italia vai al link.
 
Documenti:
Pubblicato in Istituzioni
<<Lo scopo del nostro lavoro è garantire un mondo più pacifico (…) Combattiamo per la pace e difendiamola con tutte le nostre forze>> Ban Ki-moon, 21 settembre 2013.
 
È alquanto bizzarro parlare di “pace” ultimamente, specie per via dei conflitti che attualmente dilaniano il mondo. Dalla Palestina all’Ucraina sembra che l’uomo abbia dimenticato cosa significhi CON-vivere coi suoi simili. Ancora più bizzarro è parlare di pace proprio a più di cento anni dall’inizio della Grande Guerra, il primo dei due conflitti mondiali che tolsero la vita a milioni di persone e condizionarono l’esistenza di altrettante migliaia.
Da allora la maggior parte delle guerre scoppiate fino ad oggi sono stati conflitti interni. Solo 6 di questi 103 cominciati fra il 1989 e il 1997 hanno infatti avuto portata internazionale. Un dato che potrebbe sembrare minimizzante se non fosse per il fatto che, in proporzione, le vittime sono state per la maggior parte civili: dal 70% della seconda guerra mondiale al 90% nei conflitti degli anni ’90.
Proprio al fine di sensibilizzare la popolazione mondiale all’ideale della pace è stata istituita un’apposita giornata internazionale, appunto la “Giornata Internazionale della Pace” la quale ricorre il 21 settembre di ogni anno.
La prima fu promossa il 30 novembre 1981dall' Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione 36/67 con la quale si  dichiarò che dall’anno successivo, nel 1982, sarebbe stato designato il terzo giovedì di settembre di ogni anno come il giorno prescelto per dare luogo a tale evento. Fu solo dopo una campagna di Jeremy Gilley e della organizzazione Peace One Day, il 7 settembre del 2001, che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 55/282 tramite la quale dichiarò che, a partire dal 2002, la Giornata Internazionale della Pace sarebbe stata celebrata esclusivamente il 21 settembre di ogni anno rendendolo così il giorno del “Cessate il fuoco”.
L’intento è da sempre quello di rivolgere a tutti un invito a cessare le ostilità e a festeggiare degnamente questa ricorrenza proponendo ogni anno un tema diverso (seppur inerente) che poi le scuole, i comitati cittadini, le associazioni nonché gli enti locali e nazionali dei vari paesi dell’ONU e le istituzioni europee ed internazionali affrontano tramite conferenze, concerti, iniziative online, flashmob ed altri eventi simili
 
 
 
Risorse:
 
Messaggio Segretario generale ONU
Video  
 
Francesca Pedace
Pubblicato in Istituzioni
La WIPO, agenzia dell’ONU, offre internships non retribuite agli studenti interessati ad acquisire nuove competenze in un settore creativo e stimolante
 
Per altre opportunità simili andate alla sezione Nazioni Unite e Organizzazioni Internazionali
 
Ente: World Intellectual Property Organization (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) è un’organizzazione internazionale, agenzia dell’ONU, con sede a Ginevra. E’ stata fondata nel 1967 e ad oggi è formata da 187 stati membri.
Obiettivo della WIPO è promuovere lo sviluppo di un unico sistema di tutela e protezione della proprietà intellettuale a livello internazionale, attraverso l’armonizzazione  delle diverse legislazioni nazionali, lo scambio di informazioni tra gli stati membri e la risoluzione delle controversie in materia.
Per protezione della “proprietà intellettuale” si fa riferimento all’insieme dei principi che tutelano giuridicamente i frutti dell'attività creativa e inventiva umana, come ad esempio le opere artistiche e letterarie, le invenzioni industriali e i modelli di utilità, il design, i marchi. Il concetto comprende tre grandi aree: diritto d'autore, diritto dei brevetti e diritto dei marchi.
 
Dove: Ginevra, Svizzera
 
Destinatari: studenti con un background in legge, particolarmente nel settore della proprietà intellettuale, ma anche in altri ambiti di rilievo per l’attività dell’organizzazione (tecnologia e tecnologia dell’informazione, finanza, risorse umane, economia, comunicazione, traduzione, relazioni internazionali)
 
Quando la domanda deve essere presentata entro 2 anni dal conseguimento del più recente diploma di laurea.
La durata prevista va da 3 a 6 mesi per gli studenti con laurea di primo livello, e da 6 a 12 mesi per gli studenti iscritti a un corso di laurea di secondo livello o con laurea di secondo livello
 
Scadenza: possibilità di candidarsi tutto l'anno
 
Descrizione dell’offerta: Il programma di internship WIPO fa proprio l’obiettivo dell’organizzazione: promuovere creatività e innovazione, per garantire lo sviluppo economico, sociale e culturale di tutti i paesi membri grazie a un sistema internazionale di tutela della proprietà intellettuale equilibrato ed efficiente.
E’ previsto un pieno coinvolgimento del tirocinante nelle iniziative dell’organizzazione, in un contesto internazionale e stimolante, che ne favorirà la crescita umana e professionale.
 
Requisiti:
istruzione: essere in possesso di un diploma di laurea di primo livello. Possono presentare domanda anche studenti iscritti a un corso di laurea di secondo livello, o in possesso di diploma di laurea di secondo livello. E’ necessario presentare domanda entro 2 anni dal conseguimento del più recente diploma di laurea.
linguistici: conoscenza molto buona di inglese e/o francese. La conoscenza di una delle lingue di lavoro della WIPO (arabo, cinese, portoghese, spagnolo, russo) costituisce un elemento a vostro favore
-informatici: ottima conoscenza di World, Excel, Powerpoint e altre applicazioni di rilievo
- buone capacità analitiche
 
Documentirichiesti: curriculum vitae e lettera motivazionale. Se assunti viene richiesta copia del diploma di laurea di primo livello e certificazione che attesti l’eventuale iscrizione a un corso di laurea di secondo livello
 
Costi/Retribuzione: non specificato
 
Guida all’application: inviare CV e lettera motivazionale all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Informazioni utili: Ginevra è la seconda città più popolata della Svizzera. E’ sede di un aeroporto internazionale, uno dei tre del paese. E’ facile muoversi in città grazie all’efficiente rete di trasporti(bus, treni, battelli). Ginevra è anche una città estremamente amichevole per ciclisti e pedoni. Ogni prima domenica del mese, da maggio a ottobre, viene organizzata la “domenica a piedi”; ogni primo sabato, da aprile a settembre, il “sabato in bici”. Informazioni per l’affitto di biciclette si possono reperire qui.
 
Link utili:
Qui trovate alcuni consigli dell’Università di Ginevra per trovare un alloggio.
 
Contatti utili:
Headquarters
World Intellectual Property Organization
34, chemin des Colombettes
CH-1211 Geneva 20, Switzerland
 
A cura di Silvia Staffa
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
Le Nazioni Unite ogni anno offrono ai giovani laureati la possibilità di contribuire a migliorare migliaia di vite e fare un’esperienza indimenticabile.
 
Per altre opportunità simili, andate alla sezione “Nazioni Unite e Organizzazioni Internazionali
 
Ente: Le Nazioni Unite (UN) nascono per mantenere la pace nel mondo, e hanno creato un programma di volontariato per promuovere lo sviluppo economico, politico e sociale nei paesi più disagiati e bisognosi.
 
Dove: Sud Africa, America Latina, Asia, Europa
 
Destinatari: Laureati
 
Quando: Tutto l’anno
 
Scadenza: Iscrizioni aperte tutto l’anno
 
Descrizione dell’offerta: A seconda del paese in si verrà mandati si possono ricoprire svariati ruoli, che vanno dall’aiutare i bambini, al procurare e distribuire cibo, al promuovere l'educazione e l’insegnamento, al preservare l’ambiente.
 
Requisiti: -Avere almeno 25 anni
-Avere alle spalle almeno due anni di esperienza lavorativa
-Avere un ottima conoscenza di almeno una tra le seguenti lingue: Inglese, Francese e Spagnolo
 
Documenti richiesti: -assicurazione sulla vita
-certificato medico
 
Costi: Le Nazioni Unite forniscono ai volontari un compenso mensile (NON è una forma di retribuzione o di salario) per coprire le spese e le necessità primarie.
 
Guida all’application:
 
Informazioni utili:
Per scoprire di più sull’attività di volontariato clicca qui: Frequently Asked Questions, oppure How to volunteer.
 
 
Contatti utili:Per avere informazioni generali si possono chiamare i seguenti numeri:
Tel: +49-228-815 2000
Fax: +49-228-815 2001
Indirizzi:United Nations Volunteers
Postfach 260 111
D-53153 Bonn
Germany
Indirizzo Postale:
UN Volunteers 
UN Campus
Platz der Vereinten Nationen 1
53113 Bonn, Germany
 
A cura di Elena Pivanti
 
Vuoi candidarti per questa o altre opportunità e non sai come fare?
CLICCA QUI e scoprilo!
 
Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa al  Rome Model United Nations la più grande simulazione Onu in Italia! Non perdere questa opportunità!
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
Mental Health Matters! è lo slogan con cui quest’anno si celebra la Giornata Internazionale della Gioventù.
Il 17 dicembre del 1999 l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava, con risoluzione 54/120,  la proposta avanzata in occasione della Conferenza Mondiale dei Ministri della Gioventù (Lisbona, 8-12 agosto 1998) affinché il 12 agosto fosse proclamato l’ International Youth Day con lo scopo di raccogliere fondi per avviare la campagna di informazione in sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per la Gioventù (oggi UNDEF: Fondo della Nazioni Unite per la democrazia, che raccoglie al suo interno più aree tematiche: Sviluppo della Comunità, Stato di diritto e diritti umani, Strumenti per la democratizzazione, Comunicazioni, Donne e Gioventù).
L’ Assemblea Generale aveva, inoltre, aggiunto la proposta di organizzare attività di informazione pubblica a tutti i livelli per valorizzare e promuovere il World Programme of Action for Youth adottato dalle Nazioni Unite nel 1995 allo scopo di sostenere l’ attuazione di nuove politiche nazionali in favore dei giovani e rafforzare la loro partecipazione attiva allo sviluppo economico e sociale, in collaborazione con enti governativi e ONG. Nel preambolo, infatti, si dichiara che “i giovani rappresentano i soggetti, i beneficiari e le vittime dei maggiori cambiamenti sociali, e sono generalmente confrontati al paradosso di cercare di integrarsi nell’ ordine esistente e di essere, nel contempo, la forza di cambiamento di tale ordine.”
Alla luce di quanto espresso nel preambolo, l’ obiettivo, ad oggi, è quello di approfondire ogni anno un argomento di interesse comune che sia legato a favorire una maggiore partecipazione ed integrazione dei giovani all’ interno delle politiche economiche, sociali e di sviluppo a livello mondiale attraverso il lancio di iniziative, manifestazioni, esposizioni, dibattiti, ecc.. allo scopo di creare un confronto diretto ed efficace fra realtà diverse per raggiungere nuovi e stimolanti obiettivi.
Il tema di quest’ anno è “I giovani e la salute mentale”. Un argomento da non sottovalutare. Difatti molti giovani in condizioni di salute precaria sono vittime di discriminazione ed emarginazione, molto spesso costretti ad auto isolarsi per paura di essere derisi e non capiti. Questa è stata anche una delle questioni affrontate durante la  Conferenza di Colombo tenutasi in Sri Lanka dal 6 al 10 maggio scorso, in cui  è emerso, grazie all’ annuale rapporto della WHO, come i giovani con problemi psichici fra i 14 ed i 24 anni siano i soggetti più a rischio di emarginazione e discriminazione, con un conseguente aggravamento della loro condizione mentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce, difatti, la salute mentale come “una delle componenti centrali del capitale umano, sociale ed economico delle nazioni e da considerare parte integrante delle politiche relative ai diritti di cittadinanza, all’assistenza sociale, all’educazione, al lavoro.”
Un tema del genere, se lo si relaziona all’importanza che i giovani rivestono all’ interno della società, arriva inevitabilmente ad assumere un carattere di fondamentale rilevanza, degno della massima attenzione. Sono necessarie, infatti, collaborazione e cooperazione affinché si possa assicurare ai giovani che versano in condizioni di salute mentale precaria un posto nella società in una situazione di non discriminazione al sicuro da diffidenza ed emarginazione, attraverso l’aiuto di istituzioni, enti, associazioni ed operatori.
UN DESA, il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali, attraverso il Focal Point on Youth e l’ Inter-Agency Network on Youth Development, si impegna a promuovere un approccio innovativo basato sulla multiculturalità e multidimensionalità per far fronte alle questioni riguardanti la salute mentale, promuovendo l’integrazione anche di questi giovani per poter loro permettere di realizzarsi a livello umano e professionale.  
Le Nazioni Unite, attraverso questa Giornata, invitano non solo i giovani, ma la società tutta, ad aderire alla campagna per accrescere la sensibilizzazione delle persone sui temi legati alla salute mentale dei giovani, cercando di vincere la diffidenza che li circonda.
 
Cinzia Savarino
 
 Link d’ interesse:
Pubblicato in No Profit

Rubrica

Follow Us on

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, solo per alcune funzionalità tecniche dei servizi offerti.
Puoi prendere visione dell’informativa estesa sull’uso dei cookie cliccando QUI.

Cliccando su "ok" acconsenti all’uso dei cookie.