Ente: Segretariato Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU)
 
Segretario Generale: l'attuale Segretario Genarale è Antonio Guterres, nominato il 1° gennaio 2017. La sua esperienza lo ha portato a ricoprire le più alte cariche dell'Organizzazione. Dal 2005 al 2015 è stato Alto Commissario ONU per i rifugiati
 
Data di fondazione: 26 giugno 1945 con la firma della Carta dell’ONU 
 
Collocazione:
Quartier generale 
760 United Nations Plaza, New York
New York 10017, United States
Uffici distaccati a Ginevra, Addis Abeba, Vienna, Nairobi, Bangkok, Beirut, Santiago
 
Obiettivi dell'Ente: il Segretariato Generale mira a gestire tutti i programmi e le politiche definiti dagli altri organi dell’ONU. Inoltre lo staff del Segretariato si prefigge i seguenti obiettivi: tenere costantemente informati i mass media di tutti i Paesi del mondo circa l’operato delle Nazioni Unite e organizzare conferenze internazionali per sensibilizzare i governi circa le problematiche che destano maggiore preoccupazione. In particolare, il Segretario Generale si propone di: conseguire uno sviluppo sostenibile; prevenire le più gravi minacce alla pace e alla sicurezza internazionale; offrire supporto ai Paesi che vivono momenti di transizione; lavorare per e con le nuove generazioni.
 
Attività dell'Ente: il Segretariato Generale svolge principalmente attività di carattere amministrativo sebbene tali attività coinvolgano i diversi ambiti di competenza dell’ONU. Ad esempio il Segretariato Generale gestisce le operazioni di pace (peacekeeping operations), media dopo l’insorgere di controversie internazionali, conduce studi e ricerche sui diritti umani e sui principali trend sociali, culturali ed economici fornendo materiale di supporto per gli altri organi dell’ONU. Dato l’ampio spettro di attività di cui si occupa il Segretariato Generale, esso è caratterizzato da una struttura molto complessa costituita da vari uffici e dipartimenti: 
 
Executive Office of the Secretary General (EOSG) si occupa della gestione dell’agenda del Segretario Generale. Infatti tra gli uffici che l’EOSG comprende al suo interno vi sono l’ufficio del Portavoce del Segretario Generale e l’ufficio del Cerimoniale. Inoltre l’EOSG accoglie i cosiddetti “messaggeri di pace”, i rappresentanti e gli inviati speciali
 
Office of Internal Oversight Services (OIOS) coadiuva il Segretario Generale nell’esercizio della sue responsabilità di supervisione nel rispetto delle risorse e dello staff dell’ONU (monitoraggio, controlli interni, ispezioni). Inoltre l’OIOS supporta gli Stati Membri dell’ONU e l’Organizzazione stessa nella lotta alle frodi, abusi, infrazioni e cattiva gestione delle risorse
 
Office of Legal Affairs (OLA) fornisce al Segretariato Generale e ai principali organi dell’ONU un servizio legale omogeneo e accentrato. L’OLA contribuisce anche alla codificazione e allo sviluppo progressivo del diritto internazionale pubblico e del diritto commerciale, monitora l’effettiva applicazione del diritto del mare e, dopo la firma di trattati, si erge ad ufficio per il deposito delle ratifiche qualora ciò sia richiesto dai trattati internazionali in questione   
Department of Political Affairs (DPA) promuove la soluzione pacifica e politica dei conflitti. A tal fine il DPA costituisce delle “missioni politiche” che vengono inviate sul campo e fa largo uso della cosiddetta “diplomazia preventiva” che negli ultimi decenni ha giocato un ruolo chiave nella riduzione dei conflitti armati
 
Office for Disarmament Affairs (ODA) promuove il disarmo nucleare e la non proliferazione, contrasta l’uso di armi chimiche e batteriologiche e cerca di limitare anche l’uso di determinate arme convenzionali come le mine
 
Department for Peacekeeping Operations (DPKO) gestisce le operazioni di mantenimento della pace che si prefiggono di creare le condizioni per l’instaurazione di un ambiente pacifico nei Paesi caratterizzati da conflitti armati
 
Department of Field Support (DFS) gestisce le missioni sul campo dal punto di vista delle risorse umane, dell’allocazione delle risorse finanziarie e della logistica
 
Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) si assicura che vengano date delle celeri risposte alle emergenze umanitarie. In tale contesto l’OCHA coordina gli sforzi umanitari internazionali e nazionali, sensibilizza l’opinione pubblica circa i diritti delle vittime delle emergenze umanitarie e favorisce l’adozione di soluzioni sostenibili
 
Office for Disaster Risk Reduction (UNISDR) è il punto di riferimento dell’ONU nel contesto  del coordinamento degli sforzi volti a ridurre disastri/catastrofi in tutto il mondo 
 
Department of Economic and Social Affairs (DESA) lavora a stretto contatto con governi dei Paesi membri dell’ONU e con I partner dell’Organizzazione per aiutare i Paesi del mondo in difficoltà a raggiungere i loro obiettivi economici, sociali e ambientali
 
Department for General Assembly and Conference Management (DGACM) con uno staff di 3400 persone, DGACM è l’ufficio più grande del Segretariato Generale. DGACM al suo interno accoglie ricercatori, organizzatori di eventi, traduttori, interpreti, grafici, designer, reporter che lavorano costantemente affinché l’ONU continui ad essere un foro di discussione internazionale
 
Department of Public Information (DPI) si occupa della diffusione delle notizie ufficiali dell’ONU, sottolinea le problematiche mondiali che suscitano maggiore preoccupazione, lavora con l’opinione pubblica e i mass media mondiali
 
Department of Safety and Security (DSS) monitora le aree del mondo e successivamente segnala le zone critiche che da un alto potrebbero ospitare soggetti in grado di minacciare la pace e la sicurezza internazionali 
 
Department of Management (DM) si occupa degli aspetti amministrativi e burocratici degli uffici centrali e periferici del Segretariato dell’ONU. I campi di competenza del DM sono i seguenti: risorse umane, budget, servizi centrali di supporto 
 
Opportunità dell'Ente: il Department of Management (DM) del Segretariato Generale gestisce il settore relativo alle opportunità di carriera  (UN Careers) e di tirocinio (Internships) in seno all’ONU. I percorsi di carriera (Careers paths) sono diversificati e multidisciplinari nel senso che variano dal punto di vista delle funzioni, degli uffici e degli ambiti lavorativi. Per quanto riguarda le categorie, lo staff dell’ONU si articola in: Professional and higher categories (P and D), General Service and related categories (G, TC, S, PIA, LT), National Professional Officers (NO), Field Service (FS), Senior Appointments (SG, DSG, USG and ASG). 
Il DM gestisce altresì i tirocini presso il Segretariato Generale, sede di New York (Internship Programme – United Nations Secretariat, New York). Tali tirocini mirano ad offrire a giovani laureati/e l’opportunità di trasformare le conoscenze teoriche in competenze pratiche. I tirocinanti, in tal modo, possono capire meglio le attività condotte dall’ONU in tutto il mondo e i principi universali ad esse sottesi. Infine, un tirocinio presso il Segretariato Generale può divenire il primo passo di una carriera professionale in seno all’ONU.
Per potersi candidare, occorre monitorare costantemente il sito careers.un.org in quanto le opportunità di carriera non vengono pubblicate sulla base di scadenze fisse e predeterminate, bensì compatibilmente con le necessità dei vari uffici/dipartimenti del Segretariato Generale
 
 
Link utili:
 
Ritalba Mazzara
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Il Dibattito sui Diritti umani è sempre di maggiore attualità e pone sempre nuove questioni di tipo etico e morale. Oggi, alla luce dei nuovi problemi legati a queste tematiche, carriereinternazionali.com dedica un approfondimento in relazione alle connessioni con il problema dell'immigrazione e dei rifugiati e richiedenti asilo di tutelare il diritto alla vita. Nella prossima tappa del Carriere Internazionali In Tour a Napoli si discuterà proprio della formazione per lavorare nel settore.I diritti umani si configurano come garanzie giuridiche universali, poste a garanzia di individui e gruppi contro azioni a danno delle libertà fondamentali. La tutela dei diritti inalienabili dell'individuo è sancita dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, documento promosso dalle Nazioni Unite firmato a Parigi il 10 dicembre del 1948. La Dichiarazione universale dei diritti umani è un codice etico di fondamentale importanza, frutto di un percorso che, partito dal Bill of Rights britannico del 1689, arriva fino a noi. Secondo la definizione originaria, i diritti umani sono: universali, inalienabili, interconnessi, interdipendenti e indivisibili. Ciò significa i diritti umani devono realizzarsi in ogni situazione, a prescindere dalle condizioni politiche, economiche, sociali e geografiche in cui si trovino gli esseri umani. La novità assoluta introdotta dalla Dichiarazione universale delle Nazioni Unite sta proprio nell'universalità di questo principio che, travalicando le frontiere statuali, si erge come guida dell'azione di qualsiasi governo o organizzazione.
 
Ci poniamo quindi il problema dei diritti umani: quali sono, cosa sono e come sia possibile misurare il livello del loro rispetto. Mrua come misurare i diritti umani? A questo scopo l'ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani ha stilato una breve e semplice guida, indirizzata a quanti siano interessati a capire cosa sia un diritto umano e in che cosa consista una sua violazione. A questo scopo l'OHCHR ha elaborato la nozione di “indicatore dei diritti umani”.
 
Un indicatore di diritti umani, secondo l'ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani, è un insieme di informazioni specifiche sullo stato e la condizione di un soggetto, evento, attività o risultato, relativo a norme e standard sui diritti umani; che si indirizza e riflette principi e preoccupazioni relative ai diritti umani, e che può essere utilizzato per valutare e monitorare la promozione e l'attuazione di questa categoria di diritti. Gli indicatori possono essere quantitativi o qualitativi. I primi sono generalmente considerati a livello di informazioni statistiche, mentre i secondi coprono tutte le informazioni articolate secondo una forma narrativa. Esempio dei primi sono dati statistici relativi al numero di popolazione scolastica in un determinato Paese, o il numero di esecuzioni capitali eseguite da un dato governo, mentre per quanto riguarda i dati qualitativi viene, ad esempio, valutato lo stato di ratifica di un trattato sui diritti umani in una nazione. I termini quantitativo e qualitativo, apparentemente contrapposti, sono in realtà profondamente complementari. Indicatori quantitativi possono facilitare analisi qualitative, così come un approccio qualitativo è complementare ad un rapporto quantitativo. Gli indicatori per i diritti umani possono essere categorizzati anche come indicatori fact-based e judgement-based, la cui distinzione riflette il contenuto informativo dell'indicatore in questione. Gli indicatori quindi, secondo questo approccio, si distinguono ulteriormente in oggettivi e soggettivi. Con i primi, si fa riferimento a fatti o eventi che, in principio, possono essere osservate o verificate direttamente, con i secondi, invece, si indicano percezioni, opinioni o giudizi, espressi da individui. Tale distinzione, vista la complessità della questione sui diritti umani e sul loro confine, spesso labile, è difficile da applicare, motivo per cui la dicotomia oggettivo-soggettivo non è considerata come essenziale per un'analisi sugli indicatori relativi ai diritti umani. In generale, quindi, gli indicatori per i diritti umani sono utilizzati sia per valutare programmi o progressi nei diritti umani. Nonostante l'importanza, la valutazione dei progressi nella promozione dei diritti umani è ancora alle prime fasi di sviluppo e pochi progressi sono stati compiuti verso lo sviluppo di sistemi comunemente accettati. Per il futuro è necessario far fronte alle sfide sulla progettazione dei diritti umani e sulla valutazione metodologica degli indicatori, che dovranno svilupparsi secondo una linea che tenga conto anche delle differenze culturali e di contesto.
 
La misurazione della “qualità” dei diritti individuali e la loro valutazione statistica e metodologica non è più un'esclusiva delle Nazioni Unite. Negli ultimi decenni, infatti, con il boom delle organizzazioni umanitarie, il monitoraggio delle violazioni e dei progetti indirizzati a migliorare la qualità dei diritti, è condiviso anche da enti privati come Human Rights Watch e Freedom House, che con il loro lavoro possono contribuire al miglioramento della valutazione e del monitoraggio dei diritti umani. Il tema dei diritti umani si configura come una delle più importanti sfide del presente e del futuro. Per avere una visione chiara su questa sfida che riguarda tutta la comunità internazionale, la comprensione degli indicatori, della loro importanza e del loro sviluppo è sempre più essenziale per non trovarsi impreparati di fronte alle crescenti richieste di attenzione per una tematica per troppo tempo messa in secondo piano e poco dibattuta anche dai più importanti attori governativi, e non,  del pianeta.
 
di Alessio Caschera
 
Il “Giorno della Memoria”, celebrato ogni anno il 27 Gennaio in commemorazione delle vittime dell'Olocausto, è un’occasione importante per riflettere e ribadire la volontà dell'uomo moderno di spezzare il continuum storico della violenza che ha accompagnato tutta la storia umana.
La Shoah è considerata, l'apice dell'inumanità, perché ha rappresentato un piano preciso e concreto messo in atto con metodi di sterminio sistematici e spietati. Mai prima di quel momento l'irrazionalità della violenza umana è stata legata in modo così terribile alla razionalità scientifica e tecnologica del progresso. Tuttavia, è doveroso ricordare, che sia prima che durante la guerra si è agito nella totale indifferenza e complicità dei popoli europei e non solo, basti pensare che le truppe straniere nelle Waffen-SS hanno superato per numero quelle tedesche, oppure che i treni di deportarti attraversavano le nostre città.
L’apertura del campo di concentramento di Auschwitz il 27 gennaio del 1945 ha spalancato gli occhi dell’uomo sul baratro in cui è capace di tuffarsi e di gettare il proprio simile.
Dunque, l’Olocausto non è ascrivibile e imputabile soltanto alla Germania nazista, ma riguarda tutti, come i numerosi genocidi avvenuti nella storia e troppo spesso dimenticati dagli storici e trascurati dai mezzi di informazione.
All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, la costituzione delle Nazioni Unite aveva come obiettivo proprio la creazione di un’arena internazionale che potesse contribuire ad evitare il ripetersi di tale ignominia, ma evidentemente lo sforzo non è bastato.
A cominciare dagli stermini e le atrocità commesse dai colonizzatori europei nelle Americhe e in Africa, fino ad arrivare ai crimini commessi contro l'umanità nel XX° secolo. La storia dell’ultimo secolo è pieno di esempi. Il genocidio armeno, avvenuto nel 1915 è ancora oggi negato dalle autorità turche. Lo sterminio dei Khmer Rossi durante il regime di Pol Pot in Cambogia tra il '75-'79. Il massacro in Ruanda tra le etnie hutu e tutsi nel '94. I crimini contro l’umanità e la pulizia etnica nella Ex-Jugoslavia tra il ‘94 e il ‘95. La terribile guerra civile con sospetti di pulizia etnica in Colombia. E poi episodi minori come durante la guerra nel Nagorno-Karabach o le violenze sistematiche contro le popolazioni musulmane dell’Asia centrale cinese. Ci sono poi i casi di stermini di massa dovuti ad accadimenti storici o di natura politica come nel caso dell’Holodomor, la carestia generata in Ucraina tra il 1931 e il 1933 e quanto successo in Sud-Sudan dove un’intera popolazione è stata affamata e isolata dalla comunità internazionale.
La maggior parte di queste atrocità sono state perpetrate nell'indifferenza o nell'incapacità di agire della comunità internazionale. Oggi in un momento di fortissima contrapposizione tra Oriente e Occidente, la storia rischia di ripetersi. Basti pensare a quanto sta succedendo in Nigeria ad opera di gruppi armati che stanno sterminando intere fasce di popolazione o ai massacri contro comunità religiose differenti dalla propria in Medio Oriente.
Affinché ciò non avvenga e per un futuro migliore, tutti noi dobbiamo ricordare, perché dalla Memoria si costruisce la coscienza dell'Uomo di domani!
È questo il significato profondo di questa giornata: ricordare di cosa l’uomo è capace; ricordare quanto in basso l’uomo può scendere; essere consapevoli che al male non c’è limite; opporsi alla “banalità del male.
L’impegno civile ed etico deve essere individuale e personale oltre ogni appartenenza, ogni identificazione, ogni differenza.
 
Dimitri Nikolaev
Anna Caputo
 
 
 
Per approfondire si consiglia la lettura diIl secolo dei genocidi di Bernard Bruneteau, il Mulino, 2006
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Nome dell’ente:
WFP – World Food Programme.
 
Chairman:
Il Direttore Esecutivoè Ertharin Cousin, in carica dal 5 aprile 2012. L'attuale Portavoce per l'Italia è Vichi de Marchi.
 
Data di fondazione:
Il World Food Programme è la più grande organizzazione umanitaria in campo internazionale, istituita nel 1963.
 
Collocazione:
L'ufficio del WFP per l'Italia si trova a Roma Via Cesare Giulio Viola, 68/70 – Parco dei Medici - 00148
Tel: (+39) 06 656 70 430
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ms. Vichi de Marchi – portavoce per l’Italia
Tel: (+39) 06 65132058
Fax: (+39) 06 65132840
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Obiettivi:
L'obiettivo principale del WFP è la lotta alla fame.
Vi sono poi 5 obiettivi strategici più specifici:
1-    salvare vite umane e preservare i mezzi di sussistenza durante le emergenze;
2-     prevenire le carestie e i disastri naturali, investendo in misure significative per attenuarne l’impatto;
3-    favorire la ricostruzione nelle fasi successive ad un conflitto, a un disastro naturale o nei periodi di transizione;
4-    ridurre la fame cronica e la malnutrizione;
5-    rafforzare le capacità nazionali di lotta alla fame anche attraverso i programmi di “acquisti locali” e di “P4P” (Acquisti per il Progresso).
 
Descrizione dei progetti/attività dell'ente:
Il WFP è parte del sistema delle Nazioni Unite ed è finanziato in maniera volontaria. Costituisce il braccio operativo per quanto riguarda gli aiuti alimentari ed è in prima linea nella lotta contro la fame. Ogni anno gli aiuti raggiungono oltre 90 milioni di persone in più di 70 paesi, grazie alle dotazioni del Programma che includono 30 navi, 70 velivoli e 5 mila camion per il trasporto di cibo e l’assistenza.
La missione del WFP è provvedere ai bisogni nelle situazioni di emergenza e sostenere lo sviluppo economico e sociale garantendo aiuti alimentari alle persone dove questi sono maggiormente necessari.
Il WFP pone il problema della fame al centro dell’agenda internazionale e promuove policies, strategie e operazioni per risolvere le situazioni critiche.
Tra i molti programmi attuati dal WPF ci sono: il programma “Pasti Scolastici”, i programmi “Cibo in cambio di lavoro” e “Cibo in cambio di formazione” e “Voucher o contante per il cibo” messi in atto per avvicinare le popolazioni in stato di necessità agli aiuti alimentari, allo scambio di competenze, al lavoro e alla scuola.
 
Opportunità:
Il WFP accetta periodicamente candidature per programmi di internship o di formazione. Di solito le application sono aperte tutto l'anno, ma i candidati vengono chiamati in base alle disponibilità dell'ente. I destinatari dei programmi sono laureati triennali e magistrali o giovani professionisti nei settori di interesse del WFP con un'eccellente conoscenza dell'Inglese e di un'altra lingua ufficiale delle Nazioni Unite.
Le offerte sono di due tipi:
Internship Programme:lo stage nel WFP ha una durata da 3 a 6 mesi ed è l'opportunità ideale per studenti meritevoli che vogliono acquisire un'esperienza di lavoro concreta in posizioni affini alle loro formazione.
Gli stagisti vengono impiegati nell'assistenza ai programmi del WFP in tutto il mondo a seconda delle necessità.
E' possibile inviare la propria candidatura tramite la piattaforma i-Recruitment oppure monitorare le vacancies al link.
Junior Professional Officer Programme: questo programma è rivolto a giovani professionisti che non hanno ancora compiuto 32 anni e che hanno maturato un'esperienza di lavoro di 1-3 anni in ambito internazionale in un'area di interesse per il WFP.I candidati devono essere sponsorizzati dalle istituzioni del proprio paese che di solito devono occuparsi di ricevere la candidatura e inoltrarla al link vacancies
 
Per le opportunità del momento clicca qui
Per le candidature dall'Italia contattare l'UNDESA Human Resources for international Co-operation Chief Human Resources for International Cooperation
Corso Vittorio Emanuele II, 251 - 00186 Rome 
Tel: + 39 06 6813 6320
 
 
 
Per ulteriori informazioni contattare il Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
 
Link utili:
 
Laura Lisanti
 
L’ UN Youth Volunteer Programme offre un tirocinio curriculare a Bonn
 
Ente: UN Youth Volunteer Programme è l'organizzazione delle Nazioni Unite che contribuisce alla pace e allo sviluppo attraverso il volontariato in tutto il mondo. UNV contribuisce alla pace e allo sviluppo sostenendo il riconoscimento dei volontari, in collaborazione con partner che tentano di integrare il volontariato nella programmazione dello sviluppo.
 
Dove: Bonn, Germania
 
Destinatari: studenti magistrali
 
Quando: da Marzo 2015
 
Scadenza:31 dicembre 2014
 
Descrizione dell’offerta: Sotto la guida generale del Project Manager per il programma Gioventù Volontario delle Nazioni Unite, la stagista sosterrà l'attuazione del progetto attraverso la comunicazione con i partner del progetto.
 
Requisiti:
- Essere studenti magistrali di economia, relazioni internazionali, antropologia, sociologia, pubblica amministrazione, studi ambientali o altri studi in base al tipo di assegnazione (tirocinio curriculare)
- Padronanza della lingua inglese scritta e orale e preferibilmente di un’altra lingua ufficiale dell'ONU (francese, spagnolo, arabo, russo, cinese)
- Comprovato interesse nel campo dello sviluppo e del lavoro delle organizzazioni internazionali
- Precedente esperienza in organizzazione di workshop/eventi, costruzione di partnership, comunicazioni e campagne di gestione, ricerca e sviluppo della politica così come esperienza nei paesi in via di sviluppo
- La conoscenza dell'ambiente di lavoro delle Nazioni Unite è un vantaggio
- Entusiasta del volontariato giovanile
- Buone capacità di comunicazione orale e scritta e capacità di ricerca dimostrate
- Capacità di usare Internet e MS Office (Word, Excel, PowerPoint)
- Esperienza con l'elaborazione di statistiche, grafici in Excel e strumenti del Web 2.0 sarà considerata un asset
- Avere precedenti esperienze di volontariato sarà considerato un asset
 
Documenti richiesti: Application form (in allegato), CV e cover letter
 
Costi/retribuzione: non previsto
 
Guida all’application: Per candidarti a questa posizione invia tutti i documenti richiesti a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Informazioni utili: solo i candidati preselezionati saranno contatti per un colloquio motivazionale.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
Tel: +49-228-815 2000
Fax: +49-228-815 2001
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
UN Volunteers
UN Campus
Platz der Vereinten Nationen 1
53113 Bonn, Germany
 
A cura di Martina Bavastrelli
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale.
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La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 

LA REDAZIONE

Se cerchiamo sul dizionario la parola “tolleranza” questa è definita come quell’atteggiamento teorico e pratico di chi, in fatto di religione, politica, etica, scienza, arte, letteratura o in generale altri principi morali rispetta le convinzioni altrui anche se profondamente diverse dalle sue senza impedirgli di praticarle. Insomma un concetto che al genere umano non è stato mai così chiaro considerando gli esempi offertici dalla storia: dagli Ebrei ai neri sino a Rom, immigrati e omosessuali la società non si è mai mostrata troppo aperta al diverso tanto più che la discriminazione, razzismo e la segregazione, fenomeni immediatamente successivi all’intolleranza, sono sempre risultate essere la via più veloce e più semplice per risolvere un presunto problema generat solo dai pregiudizi.
Sono occorsi molti anni e molti sacrifici affinché ciò che prima vedevamo come “strano” potesse diventare “normale” e per quanto la generazione moderna sembri molto più aperta rispetto a quelle passate la tolleranza oggigiorno è ancora messa a dura prova. È vero, siamo molto tolleranti verso ciò che PRIMA era “diverso” ma meno verso ciò che lo è ADESSO. Di fronte alle pressioni economiche e sociali, la tendenza generale è quella di sfruttare i timori ed evidenziare le differenze altrui, azione che porta unicamente a riaccendere l’odio verso minoranze, immigrati e persone svantaggiate.
L'educazione alla tolleranza dovrebbe mirare a contrastare le influenze che portano alla paura e all'esclusione ed aiutare i giovani a sviluppare le loro capacità di giudizio, il pensiero critico e il ragionamento etico al fine di comprendere che la diversità fra religioni, lingue, culture ed etnie del nostro mondo non è un pretesto per far sorgere conflitti bensì è un tesoro che ci arricchisce.
L'obiettivo che le Nazioni Unite si propongono di raggiungere attraverso l’istituzione della Giornata Internazionale è proprio quello far comprendere alla popolazione mondiale che arrivare ad una convivenza pacifica in cui le differenze diventano motivo di coesione più che di frattura è possibile. Tutto ebbe inizio il 16 novembre 1995 quando gli Stati membri dell'UNESCO adottarono la Dichiarazione dei principi sulla tolleranza che frai suoi numerosi articoli sostiene che solo la tolleranza possa garantire la sopravvivenza delle comunità miste in ogni regione del globo.
Un anno dopo, nel 1996, con delibera del 14 Luglio (A/RES/51/95) i Paesi membri dell’ONU proclamarono il 16 Novembre “Giornata internazionale per la Tolleranza” allo scopo di ricordare i principi ispiratori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dalle Nazioni unite il 10 Dicembre 1948 ed invitarono i paesi membri a festeggiarlo col dovuto riguardo. Da allora l’anno 1995 fu dichiarato l’“Anno della Nazioni Unite per la Tolleranza”.
Fu poi nel 2005 che venne adottata la risoluzione A/RES/60/1. Con essa si richiedeva un impegno da parte dei capi di Stato e di governo a promuovere il benessere umano, la libertà e il progresso in tutto il mondo nonché a diffondere i principi della tolleranza, del rispetto, del dialogo e della cooperazione tra diverse culture, civiltà e popoli. Tutt’oggi il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon richiama continuamente il mondo intero ad impegnarsi a favore della promozione della tolleranza poiché essa rappresenta il modo attraverso cui sostenere l’armonia necessaria a rispondere alle sfide del nostro millennio e a garantirci un futuro migliore asserendo inoltre che la tolleranza è un qualcosa che non va dato per scontato bensì va insegnato, nutrito e soprattutto difeso. Non a caso uno dei più famosi filosofi della storia, Karl Popper, scrisse in una delle sue opere che la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza stessa. Se infatti estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.
 
Documenti:
 
Giornate collegate:
27 gennaio: Giorno Dedicato alle Vittime dell’Olocausto
21 marzo: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale 
16 maggio: Giornata Mondiale contro l’omofobia
21 maggio: Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo 
9 agosto: Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni
25 novembre: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne
29 novembre: Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese
10 dicembre: Giornata Internazionale per i Diritti Umani
20 dicembre: Giornata Internazionale della Solidarietà Umana
 
A Cura di Francesca Pedace
Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Carriere Internazionali in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, organizza una ciclo di seminari finalizzato ad orientare i giovani studenti e laureati che ambiscono ad intraprendere una carriera di successo in ambito internazionale.
 
I seminari vedranno la partecipazione dei responsabili HR di Agenzie delle Nazioni Unite ed altre Organizzazioni internazionali, Istituzioni europee ed Organizzazioni non Governative.
 
Il 1° incontro del ciclo di seminari 2014/2015 si è tenuto lunedì 3 novembre a partire dalle ore 10 presso l’Aula B del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma.
 
Il tema: LAVORARE ALLE NAZIONI UNITE - FAO e UNDESA
 
Il Direttore dell’ufficio UNDESA – ufficio Risorse Umane delle Nazioni Unite di Roma – Gherardo Casini ha presentato il programma JPO - Junior Professional Officer delle Nazioni Unite il cui bando è al momento aperto con deadline per la presentazione delle domande fissata al 12 novembre 2014. Il Direttore Casini ha presentato anche gli il programma Fellowships e dispensato preziosi suggerimenti per una corretta compilazione di una application alle Nazioni Unite.
 
Il dott. Nadim Demachkie, Human Resources Officer della FAO ha parlato dei programmi JPO, APO della FAO e delle opportunità di Internship e Volunteer presso la più grande Agenzia delle Nazioni di Roma che si occupa di Agricoltura e Alimentazione. 
 
E’ questa, dunque, l’occasione per capire quali sono le reali opportunità che il prestigioso programma delle Nazioni Unite prospetta a giovani italiani preparati e di talento intenzionati a mettere alla prova le proprie competente e la propria preparazione con un’esperienza lavorativa internazionale e altamente formativa.
 
Il seminario è aperto a studenti e laureati di tutte le facoltà e di tutte le università dal momento che i tre Programmi delle Nazioni Unite si rivolgono a tutti i profili.
 
Carriereinternazionali.com mira a favorire da sempre l’incontro diretto tra i protagonisti delle differenti realtà internazionali e i giovani, molto spesso confusi ma anche determinati a voler raggiungere gli obbiettivi prefissi, nella ferma convinzione che grazie al dialogo e all’instaurazione di un rapporto personale con funzionari ed esperti del settore, il mondo delle carriere internazionali presto non sembrerà più un orizzonte troppo alto da raggiungere, ma un’opportunità concreta e alla portata di tutti. “L’ambito delle carriere internazionali è molto vasto e proprio per questo motivo la confusione che si genera nei giovani è giustificata”, afferma Manuela Sessa, direttore di Go International – Carriere Internazionali, “ciò che ci proponiamo è fare un po’ di chiarezza al riguardo, spingere i giovani ad accumulare esperienze e sensibilizzarli alle tematiche internazionali”.
 

 

Programma

 
10:00 - Welcome Remarks
10:30 – Gherardo Casini, Direttore Ufficio UN/DESA di Roma
            Programmi AE/JPO, Fellowships e UNV/YOUTH -  Suggerimenti per la compilazione di una application all’ONU
11:30 - Nadim Demachkie, FAO Human Resources Officer 
           Progranmmi JPO, APO, Internship e Volunteer presso FAO
12.30 - Q&A
Pubblicato in Eventi
Carriere Internazionali in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, organizza una ciclo di seminari finalizzato ad orientare i giovani studenti e laureati che ambiscono ad intraprendere una carriera di successo in ambito internazionale.
 
I seminari vedranno la partecipazione dei responsabili HR di Agenzie delle Nazioni Unite ed altre Organizzazioni internazionali, Istituzioni europee ed Organizzazioni non Governative.
 
Il 1° incontro del ciclo di seminari 2014/2015 si terrà lunedì 3 novembre a partire dalle ore 10 presso l’Aula B del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma.
 
Il tema sarà: LAVORARE ALLE NAZIONI UNITE - FAO e UNDESA
 
Il Direttore dell’ufficio UNDESA – ufficio Risorse Umane delle Nazioni Unite di Roma – Gherardo Casini presenterà il programma JPO - Junior Professional Officer delle Nazioni Unite il cui bando è al momento aperto con deadline per la presentazione delle domande fissata al 12 novembre 2014. Il Direttore Casini presenterà anche gli il programma Fellowships e dispenserà preziosi suggerimenti per una corretta compilazione di una application alle Nazioni Unite.
 
Il dott. Nadim Demachkie, Human Resources Officer della FAO parlerà dei programmi JPO, APO della FAO e delle opportunità di Internship e Volunteer presso la più grande Agenzia delle Nazioni di Roma che si occupa di Agricoltura e Alimentazione. 
 
E’ questa, dunque, l’occasione per capire quali sono le reali opportunità che il prestigioso programma delle Nazioni Unite prospetta a giovani italiani preparati e di talento intenzionati a mettere alla prova le proprie competente e la propria preparazione con un’esperienza lavorativa internazionale e altamente formativa.
 
Il seminario è aperto a studenti e laureati di tutte le facoltà e di tutte le università dal momento che i tre Programmi delle Nazioni Unite si rivolgono a tutti i profili.
 
 
Carriereinternazionali.com mira a favorire da sempre l’incontro diretto tra i protagonisti delle differenti realtà internazionali e i giovani, molto spesso confusi ma anche determinati a voler raggiungere gli obbiettivi prefissi, nella ferma convinzione che grazie al dialogo e all’instaurazione di un rapporto personale con funzionari ed esperti del settore, il mondo delle carriere internazionali presto non sembrerà più un orizzonte troppo alto da raggiungere, ma un’opportunità concreta e alla portata di tutti. “L’ambito delle carriere internazionali è molto vasto e proprio per questo motivo la confusione che si genera nei giovani è giustificata”, afferma Manuela Sessa, direttore di Go International – Carriere Internazionali, “ciò che ci proponiamo è fare un po’ di chiarezza al riguardo, spingere i giovani ad accumulare esperienze e sensibilizzarli alle tematiche internazionali”.
 

 

Programma

 
10:00 - Welcome Remarks
10:30 – Gherardo Casini, Direttore Ufficio UN/DESA di Roma
            Programmi AE/JPO, Fellowships e UNV/YOUTH -  Suggerimenti per la compilazione di una application all’ONU
11:30 - Nadim Demachkie, FAO Human Resources Officer 
           Progranmmi JPO, APO, Internship e Volunteer presso FAO
12.30 - Q&A
Quest’anno, come tutti gli anni a partire dal 1978, le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo“. È nel 1978 difatti che all’Assemblea Generale, attraverso la Risoluzione S-10/2, è stata istituito questo evento al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e di incoraggiare questi ultimi a compiere sforzi per porvi fine e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla urgenza alla pace.
 
La scelta della giornata non è casuale, ma è il giorno in cui nel 1945 furono fondate le Nazioni Unite.
 
Sicuramente parlare di disarmo al giorno d’oggi è quanto mai ironico, basti pensare che nel 2013 le spese militari a livello globale hanno raggiunto la somma di circa 1750 miliardi di dollari investiti tra eserciti ed armamenti(poco meno del PIL dell’Italia e quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Uniti).
Dati allarmanti se si pensa che nel periodo storico della corsa agli armamenti, i governi nel loro insieme non sono mai arrivati a investire tanto. Le spese militari tra 2000 e 2013 sono aumentate di oltre il 50% arrivando a più di mille miliardi di dollari l’anno, cifra che supera il picco raggiunto durante la guerra fredda e che corrisponde a 20 volte le spese mondiali in aiuti internazionali.
 
Nella Quindicesima relazione annuale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, resa pubblicail 21 gennaio 2014, si rivela che nel biennio precedente i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 40 miliardi di euro: un incremento del 7% rispetto al 2011.
 
All’interno della relazione, spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 10 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 4 miliardi di euro di cui 1, 6 miliardi rilasciate dalla Francia.
Sicuramente il problema non termina qui, ma a guardar bene è ancora più grave, infatti, durante la guerra fredda post seconda guerra mondiale, i politici e i giornalisti (come anche l’opinione pubblica) non facevano che avvertire ed esprimere preoccupazione per la situazione, scagliandosi con slancio pro disarmo, mentre oggi, sebbene siamo difronte a uno scenario disastroso con ben 64 stati coinvolti in guerre in atto e molte altre in preparazione, in quella che è già stata definita da molti come la più grande polveriera globale mai accumulata, nessuno sembra più preoccuparsi dell’urgenza e dell’importanza che ora più che mai potrebbe assumere una politica basata sul disarmo.
 
È qui che quindi siamo portati a farci due conti: in EU maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (14 miliardi di euro), la Spagna (7,8 miliardi), la Germania (4,8 miliardi), l’Italia (4,3 miliardi) e il Regno Unito (2,8 miliardi), nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dall’Unione; tutto ciò andrebbe inserito nel contesto di una situazione economica Europea a dir poco disastrosa che sta’ “imponendo” agli stati, tagli alla spesa pubblica, civile e sociale e tasse in continua escalation, mantenendo però le spese del settore militare immuni dalla ghigliottina che le nostre popolazioni e i nostri imprenditori stanno subendo.
 
Appare ancora più difficile riuscire a parlare della settimana del disarmo in maniera positiva quando il tuo Stato decide di “comprare” i famosi Joint Strike Fighter, in gergo F-35 (costo dell’operazione tra i 13 e i 18 miliardi di euro in poco più di 40 anni) ed è ancora più difficile capire come riesca a sposarsi il concetto di acquisto di F-35 con la celebrazione della settimana del disarmo, in quanto, la caratteristica fondamentale di tali velivoli è la lorocapacità stealth ovvero la capacità di rendersi invisibili ai radar e la capacità di trasportare testate nucleari e che, quindi, pare evidente che invece rappresentino il più grande progetto di riarmo offensivo della storia come è stato definito dal movimento per il disarmo.
 
Evidentemente non sempre la storia è magistra vitae e il testo fondamentale del nostro agire sociale e politico, la Costituzione Italiana all’art 11 recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Quindi le industrie della “guerra” mai come ora sembrano floride sebbene le poche aziende produttrici di questi grandi sistemi d’armi, negli ultimi vent’anni, hanno proceduto a fusioni ed alleanze anche internazionali, per tener fronte alle crescenti difficoltà dovute alla produzione di mezzi sempre più sofisticati (come per l’appunto i tanto chiacchierati droni).
Eppure, i pericoli che rappresentano le armi di distruzione di massa e l’accumulazione di armi convenzionali sono ormai esperienza più che comprovata come è stato più volte sottolineato e ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moonil cui primo mandato è scaduto il 31 dicembre 2011 ma che è stato riconfermato anche per il quinquennio dal 2012 al 2016.
Unica speranza è che l’appello di quest’anno, che verrà fatto durante la settimana del disarmo, riprenda quello fatto durante la giornata della Pace e che non rimanga inascoltato soprattutto dalle future generazioni.
 
Risorse:
 
Flavia Spigoli
Pubblicato in Istituzioni
Il 17 ottobre ricorre la giornata internazionale contro la povertà, istituita dall’ONU il 22 dicembre 1992 con la risoluzione A/RES/47/196. La data è carica di significato poiché celebra la riunione spontanea che si tenne nel 1987 a piazza Trocadero a Parigi, quando 100mila persone manifestarono contro la povertà. La povertà è una piaga che affligge tre miliardi di persone in tutto il mondo. Una situazione così grave da meritare il primo posto tra i famosi MDGs, ossia i “Millennium Develpment Goals”, gli ambiziosi obiettivi del millennio. La speranza era quella di riuscire a dimezzare, tra il 1990 e il 2015, le persone che vivono con meno di 1 dollaro al giorno. Oggi possiamo affermare che l’ONU e la comunità internazionale hanno almeno parzialmente fallito, i poveri, per quanto siano diminuiti di ben 1 miliardo, sono ancora troppi, il problema esiste e persiste. La questione della povertà, infatti, è già stata inserita nella “Post-2015 Development Agenda”, che rimpiazzerà i Millennium Develpoment Goals.
Secondo i dati riportati dalla World Bank, nel 2011 il tasso di povertà mondiale era pari all’11%, certamente meno del 1981, dove esso era del 43%. Questi dati ci rendono fiduciosi del fatto che effettivamente la povertà può essere sconfitta, tuttavia, probabilmente anche a causa della recente crisi economica, la questione della povertà è diventata un leitmotiv pure nei paesi sviluppati, anche in quelli dove solo fino a qualche anno fa il benessere economico sembrava una conquista intoccabile. Oggi, invece, l’Europa si trova a fronteggiare un aumento importante delle persone che versano in stato di povertà e che richiedono assistenza alimentare e di altro tipo. È l’era dei nuovi poveri, cioè di quelle persone che pur lavorando non riescono a sbarcare il lunario, vuoi per l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, vuoi per l’aumento del costo della vita e delle tasse. Numerosi imprenditori sono arrivati a togliersi la vita a causa dei loro problemi economici. Questo quadro, dunque, rende il problema della povertà più attuale che mai e incredibilmente vicino a noi. 
A rifletterci bene basterebbe così poco per migliorare la vita di molti, si pensi solo che le 300 persone più ricche del mondo possiedono quanto i 3 miliardi di poveri hanno per vivere. Tuttavia la povertà non è male incurabile, di certo è difficile eradicarla del tutto ma sono molti gli esperti fiduciosi nel fatto che investimenti volti a fornire acqua potabile, cibo, istruzione e condizioni igenico-sanitarie migliori, potrebbero risolvere il problema. Il punto cruciale, per molti, sta nel fatto che gli “aiuti a pioggia” non sono efficienti ed efficaci, per ridurre davvero la povertà, per dare alle persone una reale possibilità di migliorare la propria vita, è indispensabile promuovere le condizioni che consentano ai poveri di mettere a frutto le loro capacità, dargli gli strumenti e non il prodotto finito. Essi, secondo l’OECD, devono essere sia i beneficiari che gli agenti della crescita economica, tuttavia, lo sviluppo che si persegue deve coinvolgere e riguardare anche una serie di aspetti politici e sociali cosicché la riduzione della povertà a seguito dello sviluppo economico sia accompagnato da un effettivo miglioramento nelle condizioni di vita, in generale, di queste persone. In breve, la riduzione della povertà non può essere un obiettivo raggiungibile con il solo contributo dei paesi della comunità internazionale, fondamentale è creare un tessuto sociale, investire in istruzione, promuovere il rispetto dei diritti umani. Non è un caso che la Commissione Europea abbia stabilito tra le priorità per il 2020 quella di elaborare una strategia che combini cinque obiettivi irrinunciabili: occupazione, innovazione, istruzione, riduzione della povertà e clima/energia.
Quest’anno la giornata internazionale contro la povertà cadrà venerdì 17 ottobre e si focalizzerà sul tema “Mettere fine alla violenza della povertà estrema: promuovere i processi di pace e di  legittimazione”, insistendo sulla necessità di eliminare discriminazione, emarginazione ed esclusione basati sulla povertà, origini etniche, genere, età, disabilità o lo status socio-economico. Oltre alla tradizionale commemorazione che si terrà a New York, molti eventi saranno dedicati alla ricorrenza. Il Comitato Internazionale 17 ottobre, che promuove questa giornata mondiale, ha già lanciato il tweet #EndPoverty, il Gruppo Abele e i suoi partner promuovo un sit-in dalle ore 10.00 davanti a Montecitorio per dare voce a quegli 8 milioni di italiani che vivono ormai in condizioni di povertà relativa.
 
Martina Bavastrelli
 
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