Un libro per aspiranti cooperanti, un testo che rappresenta il coronamento di ben 5 anni di Blog sulla cooperazione internazionale nel quale mi sono dedicato all’orientamento gratuito di quanti, italiani e non, hanno deciso di provare a intraprendere questa professione. Il progetto ha avuto il riconoscimento di molti addetti ai lavori, uno su tutti Job4good, dimostrazione che questa guida colma un vuoto che si era creato negli anni tra chi vuole intraprendere la professione del cooperante e il settore della cooperazione.

Diego Battistessa

 

Una guida agile e aggiornata per chi desidera entrare nel mondo della cooperazione internazionale. Tutte le informazioni necessarie per scegliere la formazione più efficace, per orientarsi tra le Ong, per capire a fondo quali siano le prospettive concrete di una professione affascinante e ricca di concrete opportunità di crescita.

"VORREI FARE IL COOPERANTE: come trasformare un sogno in una professione" è il nuovo libro di Diego Battistessa, edito da Graphofeel edizioni (Roma) lanciato a fine novembre 2018. In questo progetto hanno partecipato dure importanti realtà formative settoriali sia a livello italiano che internazionale: si tratta di ONG 2.0 (Torino) e Social Change School (Madrid).

Silvia Pochettino, fondatrice di ONG 2.0, in un recente intervento parla cosi del libro:

Chi è un cooperante? Cosa fa? Che competenze deve avere? Quanto guadagna? Ma soprattutto perché parte? A discapito delle molte polemiche che hanno imperversato negli ultimi mesi riguardo questo settore sono sempre di più i giovani, e meno giovani, interessati a impegnarsi nel settore della cooperazione internazionale. Ma spesso con idee molto confuse. Si ondeggia tra l’immagine favolistica dell’operatore umanitario eroico a quella dissacrante del “buonista” sfigato che – in sostanza – cerca lavoro nei paesi poveri perché qui non lo trova.

Il cooperante non è né l’un né l’altro.

Lo spiega bene Diego Battistessa, docente di Ong 2.0 ed esperto di cooperazione internazionale con molti anni di terreno alle spalle, nel libro “Vorrei fare il cooperante. Come trasformare un sogno in una professione“, una guida dove trovare strumenti, buone pratiche, consigli e riflessioni per dipingere i contorni di una professione tanto bella quanto difficile da spiegare. Il cooperante non è uno che “aiuta”, così come la cooperazione non è “solidarietà”, almeno non nel senso tradizionale del termine, che presuppone ci sia qualcuno in difficoltà e qualcun altro che è solidale con lui. Cooperazione, come in realtà dice il termine stesso, è co-operare, ovvero lavorare insieme per affrontare le sfide del mondo di oggi.

Dal canto suo, Marco Crescenzi, presidente di Social Change School dice:

Il prezioso libro curato da Diego Battistessa, con il supporto della Social Change School e di ONG 2.0, è uno degli sforzi più seri tra quelli fatti dalla Cooperazione Internazionale per rendersi più trasparente – nei pregi e difetti – e comunicarsi ad un più ampio pubblico. Un “pieno” di istruzioni concrete e “field based”, per chi si avvia alla cooperazione internazionale.  Informazioni di solito esclusivamente disponibili nell’”ambiente” o in chi segue percorsi “interni” di professionalizzazione, come quelli nelle ONG o nella Social Change School. Centinaia di migliaia di giovani, scandalosamente,  non trovano queste  informazioni nelle Università che pur dovrebbero prepararli con grande responsabilità ad un mestiere tanto complesso. La Scuola riceve decine di migliaia di richieste di informazioni su questi temi, e “Vorrei fare il cooperante” è una miniera di “diritte” per dare un’idea strutturata di cosa può aspettarsi – di bello e di difficile – chi vuol intraprendere le professioni della cooperazione.

L’Autore del libro, Diego Battistessa, che ha collezionato esperienze di cooperazione in Asia, Africa, Europa e sopratutto America Latina, intervistato sul progetto editoriale racconta che:

“Questo libro per me rappresenta un atto dovuto verso un settore professionale meraviglioso che però spesso non riesce a comunicarsi in modo chiaro con chi a questo settore si vuole avvicinare. Questo libro non l’ho scritto da solo, è stato scritto da migliaia di persone che in questi ultimi 5 anni hanno bussato alla porta del mio blog per chiedere consigli, per risolvere dubbi e cercare informazioni. È un libro che avrei voluto leggere anche io 10 anni fa quando decisi di cambiare vita e dedicarmi alla cooperazione internazionale. È un testo che non può e non deve far nascere la vocazione umanitaria ma che permette, questo si, di trasformare quella vocazione in realtà. 

...Cercare di spiegare chi è un cooperante internazionale risulta essere un compito non facile, sopratutto se partiamo dal presupposto che come amo ripetere, un lavoro nella cooperazione internazionale non è il risultato di un’equazione matematica perfetta, un insieme di fattori che posti nell’ordine adeguato danno sempre lo stesso risultato. In questo settore 2+2 non fa 4 e ogni situazione è soggetta a delle specificità che non possono essere enunciate come vertià universali. Non esiste quini una formula, un’equazione che se applicata correttamente ci permette di stabilire che diventeremo dei cooperanti professionisti, lavorando nella regione del mondo che più amiamo e con l’organizzazione che più rappresenta i nostri valori: però esistono delle buone pratiche e delle regole che se ignorate possono ostacolarci in modo determinante il cammino. Ecco dunque il valore aggiunto di questa guida. Presentare in modo chiaro e dettagliato le regole del “gioco” e far capire a chiunque si voglia avvicinare a questa professione quali sono le competenze necessarie, dove e come acquisirle e sopratutto come porle in valore nel Cv e in un ipotetico colloquio di lavoro. Nella guida si curano aspetti relativi anche alle relazioni personali, alle aspettative salariali, al volontariato e alla formazione...

 

- Il libro in versione Ebook si può acquistare (in formato E-Pub o Mobi) sul sito di Graphofeel edizioni  al prezzo 6,99 euro.

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Piccoli accorgimenti per fare “bella figura”

 

Il vantaggio della lettera di presentazione è quello di avere una struttura molto semplice, che incornicia la comunicazione in modo da rendere la lettura scorrevole e, in ogni caso, i contenuti ben posizionati.

Ecco cosa non bisogna mai dimenticare nella stesura di una lettera di presentazione:

- i dati del mittente (nome, cognome, numero di telefono e indirizzo mail);

- i dati del destinatario (possibilmente nome e cognome, per indirizzarla ad una persona precisa)

- il luogo e la data (la lettera deve essere aggiornata, non bisogna dare l’impressione di avere inviato un documento datato o lasciato al caso, con testi standard);

- il consenso al trattamento dei dati personali aggiornato (con riferimento al d.lgs. 196/2003: deve essere segnalato soprattutto nel Curriculum Vitae, ma indicarlo nella lettera è segno di completezza).

Possiamo suddividere la lettera in tre paragrafi principali.

Prima di tutto, chi siamo e perché stiamo scrivendo? È consigliabile non ripetere nuovamente nome e cognome (a cui sono dedicati altri spazi). Le uniche armi a nostra disposizione sono le parole: non importa quanto appariremo simpatici o affabili nel saperci relazionare tramite la lettera di presentazione (queste saranno carte da giocare in sede di colloquio), ma quanto dimostreremo di saper andare dritti al punto. NO a "mi chiamo Mario Rossi, sono un ingegnere...", e invece Sì a "sono un giovane laureato" (se laureati con il massimo e in breve tempo, si può usare l’espressione "sono un brillante neolaureato in"), oppure se si ha già esperienza, ci si può presentare tramite il ruolo professionale (senza riferimenti alle mansioni, che sono nel CV!): sono un perito chimico, un marketing manager, un ingegnere elettronico, un informatico, un esperto selezionatore, un operaio specializzato, ecc.

 

Seconda regola fondamentale è quella di specificare perché la nostra candidatura dovrebbe essere scelta.

Questa fase rappresenta certamente il paragrafo più importante della lettera di presentazione, ed è spesso l’unica parte considerata attentamente dal lettore del CV. Cambia in base al livello di anzianità professionale di ciascuno. Dobbiamo quindi essere perspicaci, stiamo giocando una carta importante, dove inserire sinteticamente ma in maniera efficace:

- la motivazioni: chiarire quelle che ci portano a cercare una specifica posizione di lavoro e parlare dei nostri stimoli: perché abbiamo scelto quell'Azienda piuttosto che un’altra?

- gli obiettivi: gli obiettivi professionali che ci poniamo a breve e a medio-lungo termine. Cosa stiamo cercando in quest’Azienda? Su quali basi pensiamo di poter raggiungere questo traguardo?

- le qualità e punti di forza: possono essere stage e tirocini, altre esperienze di lavoro, tesi e ricerche su tematiche di interesse aziendale, esperienze all’estero, la conoscenza (certificata) di più lingue ed anche un particolare interesse personale per attività strategiche dell’Azienda.

Infine, i ringraziamenti e conclusioni.

Con la parte conclusiva possiamo appellarci dichiaratamente all’attenzione del lettore (“la ringrazio per l’attenzione”), affermando di essere a disposizione per ogni ulteriore chiarimento riguardo la candidatura e, nel frattempo, di restare in attesa di una sua risposta, invitandolo a contattarci nuovamente, indicando i nostri recapiti diretti e le nostre disponibilità.

Una cosa importante: è fondamentale differenziare di volta in volta la lettera di presentazione per dare valore aggiunto alla nostra candidatura. La lettera può avere una parte simile o uguale per tutte le candidature, ma va adattata mettendo in luce ogni volta l’esperienza o la competenza più in linea con l’annuncio.

Importante tenere sempre a mente che l’obiettivo della lettera di presentazione, così come quello del curriculum vita, è quello di andare al colloquio. Ricordate anche che la lettera di presentazione non è il cv, non è necessario ripetere ogni singola esperienza. La lettera serve a sottolineare il perché si è il candidato o la candidata giusto/a per la posizione. Per cui le vostre esperienze devono essere valorizzato alla luce del profilo richiesto nella call.

 

di Giuditta Pecorari 

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