“Dove, dopo tutto, iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti, vicino a casa - così vicini e così piccoli che non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. [...] A meno che questi diritti non abbiano un significato in quel luogo, anche se hanno poco significato ovunque. Senza un'azione concertata dei cittadini per mantenere questi diritti vicino a casa, cercheremo invano progressi nel mondo più vasto. "- Eleanor Roosevelt

 

Oggi, 10 dicembre, ricorre come ogni anno la Giornata Internazionale dei Diritti Umani. È una giornata importante per gli esseri umani, tutti, e nonostante siano anche conosciuti come diritti fondamentali di ogni essere umano, uomo, donna, bambino, bambina, senza differenziazioni in base alla razza, al sesso, la lingua, la religione... purtroppo non sono riconosciuti ancora come dovrebbero. Quel 10 dicembre del 1948, quando l’assemblea delle Nazioni Unite ha proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani stilata da persone con background culturali diversi e lontani, ci è stato dimostrato invece come possiamo essere consapevoli di ciò che è giusto o sbagliato e di come possiamo essere uniti dopo un tragico e logorante evento come lo è stato la Seconda Guerra Mondiale.

Questo 10 dicembre poi ha qualcosa in più, infatti la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani festeggia il suo 70° compleanno. Tale evento ci risolleva un po’ il  morale e ci ricorda che questo prezioso documento basato sulla dignità, l’uguaglianza e il rispetto verso e per tutti gli individui, ci riguarda da vicino e se impariamo a conoscerlo e ad apprezzarlo ci darà il potere di far valere i nostri diritti e valori più importanti.

Le Nazioni Unite commemorano questo giorno con numerosi eventi in giro per il mondo; dall’Europa all’Africa, dagli Stati Uniti all’Asia e di nuovo in Sud America. Tali eventi possono essere consultati sul sito internet pubblicato ad hoc dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani - OHCHR - il quale promuove la campagna Stand up 4 Human Rights’ che, in quest’era digitalizzata, è stato diligentemente corredato da relativo tag #Standup4humanrights.

In Italia anche si pensa a questa giornata che verrà infatti commemorata in 80 città italiane con una fiaccolata organizzata da alcune delle maggiori ONG sul piano internazionale come, ActionAid, Amnesty International Italia, Caritas, EMERGENCY, Oxfam; ci invitano ad aderire alla manifestazione dal titolo ‘Diritti a testa alta’, #Dirittiatestaalta, con il messaggio che “oggi più che mai è urgente recuperare quei principi di umanità e di convivenza civile che sono alla base della Dichiarazione e che la retorica della paura sta cercando di smantellare”. L’elenco delle piazze è disponibile a questo link.

Accogliamo dunque l’invito che le organizzazioni di tutto il mondo vogliono passarci, utilizziamo questa giornata per riflettere sull'immenso potere che la Dichiarazione conferisce all’umanità soprattutto nella valorizzazione della dignità.

 

a cura di Ludovica Mango

 

Per un po’ di storia circa questa giornata leggi il nostro articolo: Storia dei diritti umani in pillole nella sezione Istituzioni





La Giornata Mondiale per la Diversità culturale si festeggia ogni anno il 21 maggio, a partire dal 2002, in seguito all’adesione unanime dell’UNESCO alla Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, durante la 31esima sessione della Conferenza Generale dell'UNESCO tenutasi a Parigi il 2 novembre 2001.
La prefazione dell’atto costitutivo afferma che: “L'ampia diffusione della cultura e l'educazione degli uomini alla giustizia, alla libertà e alla pace sono indispensabili alla dignità dell'uomo e costituiscono un dovere primario che tutte le nazioni sono tenute a rispettare in uno spirito di mutua assistenza e interesse”. Questo sta ad indicare come ogni Stato è tenuto a preservare la cultura del proprio territorio ed a rispettare quella degli altri Stati incentivando la conoscenza e l’istruzione di tutti i popoli. La Dichiarazione venne presa in atto dopo l’attentato alle Twin Towers del 11 settembre del 2001, per creare un dialogo tra i popoli garantendo la pace e la sicurezza dell’espressione culturale di ogni individuo.
 
La giornata è celebrata in tutto in mondo con eventi e rappresentazioni culturali. In Italia durante questa giornata vengono create, anche attraverso le scuole,  mostre e workshop per stimolare sia giovani che adulti a prendere coscienza dell’importanza della diversità culturale. Questo avviene ufficialmente dal 2009 attraverso la supervisione della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.
 
Ancora oggi in molti paesi del mondo non è possibile poter esprime la propria libertà culturale, questo impedisce l’integrazione e la crescita delle culture e del sapere umano. Come esplica l’Articolo 5 della Dichiarazione: “i diritti culturali sono parte integrante dei diritti dell'uomo, che sono universali, inscindibili e interdipendenti. Il libero svolgersi di una diversità creativa esige la piena realizzazione dei diritti culturali, quali sono definiti all'Articolo 27 della Dichiarazione . Ognuno deve quindi avere la possibilità di esprimersi, di creare e diffondere le proprie opere nella lingua di sua scelta e, in particolare, nella lingua madre; ognuno ha diritto a una educazione e formazione di qualità che rispettino pienamente la sua identità culturale, ognuno deve poter partecipare alla vita culturale di sua scelta, ed esercitarne le forme, nei limiti imposti dal rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.” Se la voglia di conoscere, apprendere e sapere è insita nell’uomo allora ogni individuo non dovrebbe avere solo il diritto ma anche il dovere di esprimere le tradizioni e tutte le sfaccettature del proprio patrimonio culturale. Installare una rete di comunicazione per interagire uni con gli altri per far si che lo sviluppo culturale non sia circoscritto ad un determinato territorio o paese ma diventi globale. Solo istaurando dei rapporti si può essere tolleranti e meno schivi verso la diversità, anzi ci si potrà quasi stupire di come tutto ciò che è differente dall’essere “nostro” non solo è affascinate ma anche emozionante.
 
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Roberta Romanò
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Da qualsiasi prospettiva si voglia guardare alla libertà di stampa, è innegabile che essa occupa una posizione centrale per quel che riguarda la realizzazione e lo “stato di salute” delle nostre democrazie. La nostra Costituzione associa tale libertà al più ampio concetto di libertà di espressione del pensiero tanto che la stampa, incisivo mezzo di manifestazione del pensiero, è stata circondata da speciali garanzie costituzionali (cfr. art. 21 della Cost.).

 

Da un punto di vista diverso, secondo l'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, “ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.

 

In ragione di tale importanza, anche quest'anno il 3 maggio prossimo - in occasione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa - sarà consegnato l'UNESCO/Guillermo Cano World Press Freedom Prize. Come di consueto l'attribuzione dell'onorificenza spetta al Direttore Generale dell'UNESCO, Irina Bokova.

 

Il premio è stato creato nel 1997 e vuole ogni anno onorare una persona fisica o un'istituzione che abbia dato un contributo eccezionale per la difesa e/o la promozione della libertà di stampa in tutto il mondo. È intitolato alla memoria del giornalista colombiano Guillermo Cano Isaza, che perse la vita nel 1986 letteralmente crivellato di colpi dai sicari del narcotraffico. La morte di Guillermo Cano fu una morte annunciata da minacce che non riuscirono a frenare l'esercizio della professione in maniera retta, indipendentista, di denuncia del crimine e secondo l'osservanza di un rigido codice deontologico del giornalista colombiano che merita a pieno titolo l'intestazione del Premio Mondiale per la Libertà di Stampa.

 

È bene precisare che il Premio viene assegnato su raccomandazione di una giuria indipendente di professionisti del mondo giornalistico e che nelle ultime tre edizioni tale riconoscimento è stato assegnato a Ahmet Şik, Reeyot Alemu e Eynulla Fatullayev, nomi che di per sé forse non dicono nulla al comune lettore ma che nella realtà designano giornalisti e attivisti dei diritti umani che hanno fatto delle loro vite un impegno di eccezionale coraggio in favore della libertà di espressione.

 

Un impegno di eccezionale coraggio che talvolta si paga con la propria libertà personale, come nel caso del vincitore del Premio UNESCO per la libertà di stampa 2015 Mazen Darwish, attualmente detenuto. A Darwish, giornalista siriano e attivista per i diritti umani, va il riconoscimento del lavoro svolto nel suo paese dove ha sofferto il divieto di circolazione, molestie, detenzione e ripetute torture.

 

Malgrado l'instancabile lotta di questi indiscussi eroi della libertà di stampa, occorre rilevare, attraverso la classifica stilata da Reporters Without Borders, un complessivo deterioramento della libertà di stampa. Tale classifica ci permette di conoscere la situazione di 180 Paesi per ciò che concerne principalmente l'indipendenza dei mezzi di comunicazione, la sicurezza e il rispetto per la libertà dei giornalisti. Caso esemplificativo è quello di casa nostra, particolarmente grave se si pensa che a causa delle minacce di stampo mafioso e di altri fattori l'Italia è slittata nell'ultimo anno di 24 posizioni, attestandosi al 73° posto tra Moldavia e Nicaragua.

 

Altra interessante prospettiva è quella delle nuove frontiere della comunicazione. A tal proposito non si può non citare Internet, che è diventato un fondamentale mezzo di espressione e condivisione tra le persone di tutto il mondo. La rete è inoltre uno strumento a servizio delle democrazie e degli attivisti dei diritti umani e per questo motivo i regimi, più o meno autoritari, hanno messo in atto delle politiche restrittive nell'utilizzo delle nuove tecniche in modo di filtrare, controllare e monitorare l'apertura di Internet.

 

Infine, che si tratti della classica comunicazione a mezzo stampa o tramite le nuove tecnologie, è auspicabile che la cerimonia del 3 maggio che si terrà a Riga, in Lituania, possa accendere lo spirito di tutti e mantenere vivo il coraggio di coloro che si battono per la libertà di stampa, magari offrendo nuovi impulsi capaci di illuminare alcuni aspetti della comunicazione pubblica attualmente coperti più da ombre che di luci.


 

Dove la stampa è libera e tutti sanno leggere, non ci sono pericoli.

Thomas Jefferson


 

Per approfondire:

 

UNESCO World Press Freedom Day 2015 

Costituzione Italiana

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

UNESCO World Press Freedom Prize

Mazen Darwish

Freedom House – Freedom of the Press

Reporters Without Borders

Citazioni sulla Libertà di Stampa


 

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Il 23 aprile  si celebra la Giornata Mondiale del Llibro e del diritto d'Autore promossa dall'UNESCO. Oggi più che mai l'importanza del libro e della lettura è centrale date le innovazioni tecniche in corso, che sanno di rivoluzione. E' cambiato il modo di leggere come è cambiato il libro. Se una volta la lettura era dono raro e prezioso, legato alla riflessione, oggi le cose sono cambiate e la lettura lo è di conseguenza. Ci giungono informazioni da ogni parte e la lettura è diventata rapida, asciutta, con la difficoltà derivante dal digerire troppe informazioni. Lo stesso strumento è cambiato. Se il libro era un oggetto concreto, oggi è diventato un oggetto virtuale, una cosa che raccoglie pensieri attraverso parole ma racchiuso in dispositivi tecnologici. Non leggiamo più il libro ma un libro su smartphone, ereader, tablet o computer. E' comunque vero che di libri, di quelli di carta intendo, se ne comprano sempre meno. Il mercato è in grave crisi e sempre più librerie chiudono mentre aumenta la vendita di libri digitali, in un formato che non aiuta la protezione del diritto d'autore. In un mondo in cui tutti accedono a tutto e riescono a superare qualunque protezione virtuale, passarsi un ebook è facile più che acquistarlo con un click.  
Cambiamenti ce ne sono, rivoluzioni anche ma leggere resta il modo unico di acquisire conoscenze, di capire, comprendere, riflettere, imparare. Per questo, per celebrare la centralità dello strumento primo del sapere, lo staff di carriereinternazionali.com ha raccolto le proprie idee per condividerle con voi e per invitarvi a leggere sempre, comunque, nonostante tutto e qualunque strumento utilizziate. (Anna) 
 
Leggere e viaggiare. Due cose alle quali non posso e non voglio rinunciare. Leggere per me significa, seppur in modo diverso, intraprendere un viaggio, nel tempo e nello spazio. Scoprire mondi nuovi, confrontarmi con il diverso, incuriosirmi, sorprendermi e provare ogni volta nuove emozioni. Un libro è “un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”, per dirla con una frase di Kafka che amo molto: un libro che ti colpisce, che lascia il segno, che non ti lascia indifferente (nel bene e nel male), che ti “smuove” qualcosa dentro è una piccola conquista personale, un arricchimento e cibo per la mente, il cuore e lo spirito. Una sensazione tutta da vivere e per cui vale decisamente la pena trascorrere ore e giornate intere immersi nella lettura. Viaggiare con la mente e andare alla ricerca di libri che “lascino il segno” nella mia vita sono dunque i motivi principali per cui non smetterò mai di leggere, finché potrò.  Ed è l'augurio che faccio a tutti voi! (Tatiana) 
 
….leggere per allargare gli orizzonti, per rompere gli schemi, per vivere altre vite mediante una biografia. Non sono un lettore accanito ma ho salutato con piacere l'arrivo del Kindle che mi permette di risparmiare spazio, perché una manciata di libri li ho letti anche io! apprezzo molto la saggistica e non disdegno i romanzi tra cui figura come mio preferito "La casa degli spiriti" di Isabel Allende che consiglio a chiunque si voglia regalare un sogno...infine leggere per imparare a scrivere, per esercitare la mente e il cuore.....buona lettura a tutti! 
(Daniel) 
 
Leggo  per cercare e trovare risposte, generalmente mi piacciono i libri di saggistica o romanzi a sfondo storico perché ho sete di imparare, capire,  paragonare e, alla fine, ragionare con la mia testa. Uno dei miei libri preferiti è 1984 di George Orwell. Buona lettura! (Valentina) 
 
L’ebook non potrà mai sostituire il libro. Niente è più piacevole di sfogliare le pagine di un vecchio tomo, del poter farsi autografare una copia dal nostro scrittore preferito, del poter guardare tutti i libri di una saga che ci ha appassionato e che ci ha fatto sognare completamente catalogata sulla nostra libreria. Soprattutto niente potrà mai essere più azzeccato come regalo che un buon libro, magari anche con una dedica speciale, che sicuramente, rivista dopo qualche anno, farà uscire una lacrima od un sorriso quando la si legge. Per questi motivi, e per molti altri, l’ebook non potrà mai sostituire il libro.  (Daniel) 
 
Da quando l’umanità ha inventato la scrittura, le idee hanno potuto circolare liberamente, superando la necessità di avere un messaggero in carne ed ossa. Insieme all’ideazione della stampa poi, la velocità di circolazione di pensieri e informazioni ha raggiunto vette superate soltanto nella nostra era digitale.  
Sono tutti tasselli di un mosaico che fa dell’uomo, del pensiero e dell’emozione i propri assi portanti. Che sia in formato digitale o cartaceo, non smetterò mai di rimanere stupefatta dal potere che le parole possono avere nella nostra vita: ci stimolano, ci commuovono, ci colpiscono, ci sfidano. Per questo non posso non essere grata del fatto che lettori e scrittori, giorno dopo giorno, alimentano costantemente dibattito e discussione. 
(Martina)
 
Libro.. Un così semplice oggetto, materiale o immateriale, in grado di suscitare tanti sentimenti tra loro contrastanti. Un libro che emoziona, un libro per sognare, un libro che si odia perché lo si deve studiare. Quanti pensieri intorno a un libro. La bellezza sta proprio in questo.. In qualunque modo lo si viva, un libro dà sempre qualcosa, di bello o di brutto. Un libro trasmette sempre una sensazione, ed è forse questo il motivo per il quale amo leggere. Il trasporto, l'idealizzazione delle parole, la fantasia, la crescita, la tristezza, tutto questo é un libro. Qualcosa di impagabile e di incomparabile alla quale non rinuncerò mai. (Sarah) 
 
Leggere è stata da sempre una delle mie passioni, un mondo in cui evadere, in cui avere la possibilità di vivere più vite. Sono stata ai ricevimenti della famiglia Rostov, mi sono innamorata di Mr Darcy, ho costruito un aquilone e partecipato alla loro caccia nel quartiere, ho vissuto su un albero con il barone Piovasco di Rondò e sono stata per giorni in balia della corrente del Golfo con Santiago. Grazie ad ogni singolo libro ho viaggiato e conosciuto realtà e persone diverse. Leggere per me è questo....provate anche voi a partire e non ve ne pentirete! (Giulia) 
 
Non appena ho imparato a leggere è subito nato un sentimento di vera passione per la continua scoperta fatta con ogni nuovo libro, ad ogni capitolo, in ogni singola pagina. Il primo che ho letto è stato il Piccolo Principe, un libro meraviglioso, da sognatore romantico.. Poi crescendo ho scoperto cosa possono darti le parole scritte in un romanzo, in un testo scolastico o anche in un breve articolo. Curiosità, conoscenza, fantasia, immaginazione sono solo semplici parole che non possono descrivere pienamente quanto sia bello leggere. Sensazioni ed emozioni che solo chi condivide questa passione può capire. (Francesco) 
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Si svolge oggi, 15 Marzo 2015, la quarta Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla contro i disturbi alimentari, iniziativa promossa dall’associazione Mi Nutro di Vita. 
La ricorrenza è stata istituita nel 2011, dopo la richesta parlamentare di Stefano Tavilla, padre di Giulia, ragazza deceduta di bulimia nervosa esattamente quattro anni fa.
Lo scopo della giornata è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica in un paese, l’Italia, dove i casi di persone che soffrono di disturbi alimentari sono complessivamente 3000000, a cui se ne aggiungono annualmente altri 8500. La maggior parte delle persone ammalate è di sesso femminile, in una fascia d’età compresa tra i 12 ed i 25 anni, sebbene, secondo alcuni dati forniti dall’Ospedale Bambin Gesù di Roma, negli ultimi anni il disturbo si sia manifestato per la prima volta anche in bambine di 8-9 anni. Sempre secondo quanto riportato dal Bambin Gesù, solo nel 2014 sono state ricoverate 105 ragazze ammalate di Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA), 44 delle quali affette da anoressia nervosa grave.
A livello mondiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità colloca i DCA al secondo posto tra le cause di morte per gli adolescenti, dopo gli incidenti stradali. Le cause vanno dallo stress alla depressione, da esperienze traumatiche fino all’essere eccessivamente criticati per il proprio aspetto fisico.
Tornando alla giornata di oggi, a Roma saranno protagoniste le opere d’arte realizzate dai pazienti del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare, che collabora con l’associazione fondata in memoria di Giulia. Le opere saranno esposte presso il Museo Laboratorio della mente. L'ingresso alla mostra sarà gratuito.
     
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A cura di Marzia Sodo
 
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Il “Giorno della Memoria”, celebrato ogni anno il 27 Gennaio in commemorazione delle vittime dell'Olocausto, è un’occasione importante per riflettere e ribadire la volontà dell'uomo moderno di spezzare il continuum storico della violenza che ha accompagnato tutta la storia umana.
La Shoah è considerata, l'apice dell'inumanità, perché ha rappresentato un piano preciso e concreto messo in atto con metodi di sterminio sistematici e spietati. Mai prima di quel momento l'irrazionalità della violenza umana è stata legata in modo così terribile alla razionalità scientifica e tecnologica del progresso. Tuttavia, è doveroso ricordare, che sia prima che durante la guerra si è agito nella totale indifferenza e complicità dei popoli europei e non solo, basti pensare che le truppe straniere nelle Waffen-SS hanno superato per numero quelle tedesche, oppure che i treni di deportarti attraversavano le nostre città.
L’apertura del campo di concentramento di Auschwitz il 27 gennaio del 1945 ha spalancato gli occhi dell’uomo sul baratro in cui è capace di tuffarsi e di gettare il proprio simile.
Dunque, l’Olocausto non è ascrivibile e imputabile soltanto alla Germania nazista, ma riguarda tutti, come i numerosi genocidi avvenuti nella storia e troppo spesso dimenticati dagli storici e trascurati dai mezzi di informazione.
All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, la costituzione delle Nazioni Unite aveva come obiettivo proprio la creazione di un’arena internazionale che potesse contribuire ad evitare il ripetersi di tale ignominia, ma evidentemente lo sforzo non è bastato.
A cominciare dagli stermini e le atrocità commesse dai colonizzatori europei nelle Americhe e in Africa, fino ad arrivare ai crimini commessi contro l'umanità nel XX° secolo. La storia dell’ultimo secolo è pieno di esempi. Il genocidio armeno, avvenuto nel 1915 è ancora oggi negato dalle autorità turche. Lo sterminio dei Khmer Rossi durante il regime di Pol Pot in Cambogia tra il '75-'79. Il massacro in Ruanda tra le etnie hutu e tutsi nel '94. I crimini contro l’umanità e la pulizia etnica nella Ex-Jugoslavia tra il ‘94 e il ‘95. La terribile guerra civile con sospetti di pulizia etnica in Colombia. E poi episodi minori come durante la guerra nel Nagorno-Karabach o le violenze sistematiche contro le popolazioni musulmane dell’Asia centrale cinese. Ci sono poi i casi di stermini di massa dovuti ad accadimenti storici o di natura politica come nel caso dell’Holodomor, la carestia generata in Ucraina tra il 1931 e il 1933 e quanto successo in Sud-Sudan dove un’intera popolazione è stata affamata e isolata dalla comunità internazionale.
La maggior parte di queste atrocità sono state perpetrate nell'indifferenza o nell'incapacità di agire della comunità internazionale. Oggi in un momento di fortissima contrapposizione tra Oriente e Occidente, la storia rischia di ripetersi. Basti pensare a quanto sta succedendo in Nigeria ad opera di gruppi armati che stanno sterminando intere fasce di popolazione o ai massacri contro comunità religiose differenti dalla propria in Medio Oriente.
Affinché ciò non avvenga e per un futuro migliore, tutti noi dobbiamo ricordare, perché dalla Memoria si costruisce la coscienza dell'Uomo di domani!
È questo il significato profondo di questa giornata: ricordare di cosa l’uomo è capace; ricordare quanto in basso l’uomo può scendere; essere consapevoli che al male non c’è limite; opporsi alla “banalità del male.
L’impegno civile ed etico deve essere individuale e personale oltre ogni appartenenza, ogni identificazione, ogni differenza.
 
Dimitri Nikolaev
Anna Caputo
 
 
 
Per approfondire si consiglia la lettura diIl secolo dei genocidi di Bernard Bruneteau, il Mulino, 2006
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Era il 27 gennaio 1945 quando il campo di Auschwitz – Birkenau venne liberato. L’inferno era stato scoperto, dopo anni di impunite atrocità, il lager nazista veniva “smascherato” e reso noto al mondo intero. Olocausto, questo il nome dell’immane tragedia che segna indelebilmente la storia del ‘900. Col termine Olocausto (che in greco significa “sacrificio col fuoco”) s’intende la persecuzione e l’uccisione sistematica di circa sei milioni di ebrei da parte del regime nazista e dei suoi collaboratori. Durante l’Olocausto, i nazisti perseguitarono anche altri gruppi per la loro presunta “inferiorità razziale”: zingari, portatori di handicap e alcune popolazioni slave, oltre alle persecuzioni nei confronti di individui sulla base delle loro idee politiche, delle loro credenze religiose o dei loro comportamenti sociali (ad es. gli omosessuali) sulla base dell’assurda teoria dell’eugenetica, mirata ad eliminare coloro la cui vita era di “nessun valore”. Tanto è stato detto in merito a ciò che è successo, tanto è stato fatto: sono stati celebrati processi, come il famoso processo di Norimberga, durante il quale si sono avute le condanne di coloro che questi efferati crimini li avevano commessi. Norimberga è stato l’input che ha portato al riconoscimento di valori e standard internazionali di umanità, inviolabili e perseguibili ovunque nel mondo. La risonanza globale provocata dalla Shoah, così la chiamano i sopravvissuti al massacro, ha determinato l’adeguamento delle normative interne, comunitarie e internazionali ispirate ai principi di pace e uguaglianza. In seguito a ciò venne istituito il Giorno della Memoria (in Italia dal 2000 e a livello mondiale dal 2005 a seguito della risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1° Novembre 2005): perché il mondo deve ricordare? Il genocidio nazista è stato compiuto in realtà dall’intera razza umana: come è stato possibile non accorgersi di quello che stava accadendo o, ancora peggio, aver taciuto davanti a tali scenari surreali? Queste domande rimangono ancora oggi senza risposta. Per tali motivi questa giornata non deve essere solo un evento commemorativo, ma anche e soprattutto un evento culturale e formativo che valga come monito alle future generazioni affinché ciò non si ripeta mai più. Tanti fatti, è vero, tanti cambiamenti anche, ma la consapevolezza e la volontà che ciò non accada più, questi esistono oggi? Settantadue anni sono passati da quel giorno di “liberazione”. Il 27 gennaio è diventata la data simbolo della fine della tragedia che per anni colpì l’Europa della Seconda guerra mondiale. Così come l’anzianità dovrebbe portare saggezza e comprensione nelle persone, la ricorrenza del 72° anniversario dalla liberazione dovrebbe portare coscienza tra i popoli del mondo, pace e rispetto, ancora oggi l’universale spirito di comunione e pace che dovrebbe governare il nostro mondo rimane un utopistico desiderio non ancora del tutto realizzato. Lo testimoniano gli innumerevoli eventi che affliggono il nostro mondo, persecuzioni, odio razziale, intolleranza verso il prossimo, perpetrazione di violenza folle: ne sono un esempio il genocidio del Kosovo, il genocidio in Ruanda, il genocidio contro i Curdi, e tanti altri casi verificatisi negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Questi 72 anni dovrebbero essere, ancora di più oggi, un input verso uno sforzo collettivo di umanizzazione mondiale. Non sono i 72 anni anagrafici di questa commemorazione a rappresentare la realtà dei fatti: il mondo è come un adolescente che dai suoi errori sta imparando ad umanizzarsi, che sbaglia certo, ma lotta per far valere quello in cui crede. Nonostante gli insuccessi che tuttora caratterizzano la nostra storia, l’umanità sta progredendo, sta prendendo consapevolezza della sua forza e si fa portavoce di un sentimento che sempre più ci avvicina, che sempre più accomuna NOI, cittadini del mondo: il valore della vita. Ed è da questo che oggi dobbiamo ripartire, dall’importanza del riconoscimento di questo valore e dalla cooperazione tra i popoli. I differenti background che caratterizzano ciascun essere umano devono essere la forza unificante in un mondo così diversificato e l’energia propulsiva con la quale governare la società.  L’apertura del cancello di Auschwitz è un simbolo, il simbolo della fine di uno degli incubi peggiori che l’umanità abbia vissuto. È dal cancello che si apre che dobbiamo trarre spunto al fine di riuscire a “liberarci” anche noi dai preconcetti e dagli schemi malsani che affliggono la nostra società. Ci vorrà del tempo, come ce n’è voluto per liberare i migliaia di deportati in Polonia, ma il cancello per un mondo migliore non aspetta altro che essere spalancato. Ricordare affinché un’altra tragedia venga evitata: l’uccisione del futuro dell’umanità
 

 

 
Eventi del 27 gennaio in Italia:
 
 
Ogni anno in Italia vengono promosse iniziative per ricordare la Shoah, potrai anche tu nella tua città rendere viva la memoria dell'atroce accaduto del 1945 e non dimenticare 
 
 
 
Sarah Sulas e Daniel Riccardo Abblasio 
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Il 20 Novembre, come tutti gli anni, si celebra la Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1989.
 
La Convenzione ha avuto come scopo quello di garantire importanti diritti universalmente riconosciuti anche ai bambini, sradicando l'idea del bambino come oggetto dedito esclusivamente a tutela e protezione. In particolare, sono stati garantiti il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute e all'educazione, alla dignità e alla libertà di espressione. La ratifica del trattato consentì di raggiungere notevoli risultati, come la cessazione delle punizioni corporali, la creazione di più potenti ed efficaci sistemi di giustizia minorili, distinti e separati dalla consueta legislazione degli adulti.
 
Ma attualmente questi diritti vengono effettivamente rispettati?
 
Certo è che l'attuale situazione politica, economica e sociale non aiuta. La crisi economica e lavorativa, le difficoltà a cui vanno incontro giornalmente le famiglie sono tutti fattori che inevitabilmente toccano e impattano anche quella che dovrebbe essere l'innocente e spensierata vita quotidiana di bambini e bambine. E i dati ce lo dimostrano. Nel mondo circa 50 milioni di bambini tra i 6 e i 15 anni non hanno accesso all'educazione di base, secondo le stime di Save The Children e di Education for All Global Monitoring Report dell'Unesco. Questi numeri sono ancora più evidenti nei paesi dilaniati da guerre e distruzioni.
 
Indipendentemente dall'età, i bambini sentono il disagio e ne vengono segnati. Essi possono essere considerati come argilla fresca: continuamente in evoluzione verso il loro futuro e verso la loro forma definitiva, ogni impronta lascia il segno e influenza il loro sviluppo. E a tal proposito diviene quasi d'obbligo citare Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. La giovane attivista pakistana si è battuta e si batte tutt'ora per garantire i diritti civili ed in particolare il diritto all'istruzione delle donne del suo Paese e di tutti i bambini del mondo. Ciò a riprova del fatto che non importa l'età o la maturità: i disagi minorili sono forti e tutti ne risentono, minori compresi. Proteggere i più piccoli nel miglior modo possibile è tutt'oggi una delle sfide più ardue e allo stesso tempo delicate, poiché, con la loro infinita sensibilità, i bambini percepiscono per primi i disagi, le discriminazioni e le sofferenze, sia circoscritte al proprio nucleo familiare sia relative alla situazione dell'intero Paese.
 
Oltre il dato educativo altri sono le statistiche che rendono la situazione ancora più drammatica. Infatti secondo il rapporto di Save The Children sullo sfruttamento minorile al mondo sono circa 5,5 milioni i "piccoli schiavi invisibili" impiegati in tutti i settori lavorativi esistenti, dall'agricoltura ai servizi, e tra loro anche vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. In Europa il maggior numero di vittime accertate e presunte è stato segnalato in Italia, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto ai 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto ai 1.624 del 2008. Nel 2014, sono stati riscontrati un numero sempre crescente di minori arrivati nel nostro Paese:  2.737 sono i non accompagnati eritrei arrivati in Italia dall’1 gennaio al 31 luglio 2014: dieci volte di più rispetto a quelli arrivati nello stesso periodo nell’anno precedente (242). E questo numero è in continuo aumento, assieme a quello di minori di nazionalità afgana. Questi, una volta qui sono ad altissimo rischio di sfruttamento.
 
Al primo posto tra le emigrazioni risultano, tuttavia, le adolescenti nigeriane, le quali sono maggiormente coinvolte nella tratta di esseri umani per scopi sessuali. Nel dossier 2014 si conferma inoltre che quello delle minori adolescenti provenienti dai paesi dell’Est Europa è in crescente aumento nel fenomeno della  tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. Lo sfruttamento avviene sia in strada che al chiuso, sotto il controllo di uomini che ne governano le promiscue relazioni sociali e abitative. Secondo il rapporto di ECPAT le minori sfruttate vengono "educate" a percepire i favori sessuali come un dovere, facendole sentire di proprietà dei loro protettori. E all'interno di questo contesto, stanno aumentando in maniera esponenziale i casi di spose bambine. Le adolescenti Siriane rifugiatesi in Giordania hanno contratto il matrimonio in età prematura nel 48% dei casi, con uomini di dieci anni più grandi se non di più. La grande differenza di età non fa che aumentare il rischio di violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, al matrimonio precoce seguono anche l'inevitabile abbandono scolastico e gravidanze altrettanto precoci, pericolose tanto per le neo-mamme quanto per i nascituri, come sostenuto da UNICEF nel suo rapporto sulla protezione dei diritti dell'infanzia, da cui emerge che circa 70 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile.
 
Infine, ma non per importanza, è degno di nota il fenomeno ormai fin troppo diffuso dei bambini soldato, una delle più pesanti violazioni dei diritti umani e dell'infanzia. Il paese con più casi è l'Africa, considerata l'epicentro della cosa. Le Nazioni Unite stimano che nella guerra in Liberia abbiano combattuto all'incirca 20.000 bambini, circa il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni. Idem il Sudan, che conta tra 100 mila bambini che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra che dura da più di vent'anni. Ma il fenomeno dei bambini soldato è presente anche il Medio Oriente (Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen) e America del Sud (Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù). Non è raro inoltre che, come riportato dalle ricerche sul caso svolte sempre da UNICEF, i bambini si arruolano più per necessità che per costrizione: vivendo in veri e propri campi di battaglia, si sentono più al sicuro all'interno di un qualche battaglione di soldati e armati.
 
Finché tali fenomeni continueranno ad esistere, vi saranno ancora bambini a cui verrà negato il diritto di godere dell'infanzia, uno dei periodi più importanti ed imprescindibili nella vita di ognuno.
 
Garantire che i diritti sanciti dalla Convenzione siano rispettati quindi è tanto nell'interesse dei bambini quanto nel nostro: sono questi ultimi che rappresentano il futuro ed è necessario partire da loro per garantirne uno migliore e soddisfacente per tutti.
E in un mondo sempre più globalizzato e multiculturale è importante che tutti abbiano gli stessi diritti e che le differenze vengano appianate. Difficilmente un bambino percepisce un suo coetaneo come diverso: nella sua naturalezza e genuinità tutti siamo uguali, non importa la razza, la lingua o le tradizioni. Ed è importante che non vengano perpetuate quelle opinioni che hanno caratterizzato e diviso popoli e Paesi per troppo tempo.
 
I bambini hanno tanto da imparare da noi, ma anche noi abbiamo tanto da imparare da loro.
 
Laura Montorselli
 
Link utili:
 
 
 
 
 
 
Il 20 Novembre, come tutti gli anni, si celebra la Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1989.
 
La Convenzione ha avuto come scopo quello di garantire importanti diritti universalmente riconosciuti anche ai bambini, sradicando l'idea del bambino come oggetto dedito esclusivamente a tutela e protezione. In particolare, sono stati garantiti il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute e all'educazione, alla dignità e alla libertà di espressione. La ratifica del trattato consentì di raggiungere notevoli risultati, come la cessazione delle punizioni corporali, la creazione di più potenti ed efficaci sistemi di giustizia minorili, distinti e separati dalla consueta legislazione degli adulti.
 
Ma attualmente questi diritti vengono effettivamente rispettati?
 
Certo è che l'attuale situazione politica, economica e sociale non aiuta. La crisi economica e lavorativa, le difficoltà a cui vanno incontro giornalmente le famiglie sono tutti fattori che inevitabilmente toccano e impattano anche quella che dovrebbe essere l'innocente e spensierata vita quotidiana di bambini e bambine. E i dati ce lo dimostrano. Nel mondo circa 50 milioni di bambini tra i 6 e i 15 anni non hanno accesso all'educazione di base, secondo le stime di Save The Children e di Education for All Global Monitoring Report dell'Unesco. Questi numeri sono ancora più evidenti nei paesi dilaniati da guerre e distruzioni.
 
Indipendentemente dall'età, i bambini sentono il disagio e ne vengono segnati. Essi possono essere considerati come argilla fresca: continuamente in evoluzione verso il loro futuro e verso la loro forma definitiva, ogni impronta lascia il segno e influenza il loro sviluppo. E a tal proposito diviene quasi d'obbligo citare Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. La giovane attivista pakistana si è battuta e si batte tutt'ora per garantire i diritti civili ed in particolare il diritto all'istruzione delle donne del suo Paese e di tutti i bambini del mondo. Ciò a riprova del fatto che non importa l'età o la maturità: i disagi minorili sono forti e tutti ne risentono, minori compresi. Proteggere i più piccoli nel miglior modo possibile è tutt'oggi una delle sfide più ardue e allo stesso tempo delicate, poiché, con la loro infinita sensibilità, i bambini percepiscono per primi i disagi, le discriminazioni e le sofferenze, sia circoscritte al proprio nucleo familiare sia relative alla situazione dell'intero Paese.
 
Oltre il dato educativo altri sono le statistiche che rendono la situazione ancora più drammatica. Infatti secondo il rapporto di Save The Children sullo sfruttamento minorile al mondo sono circa 5,5 milioni i "piccoli schiavi invisibili" impiegati in tutti i settori lavorativi esistenti, dall'agricoltura ai servizi, e tra loro anche vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. In Europa il maggior numero di vittime accertate e presunte è stato segnalato in Italia, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto ai 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto ai 1.624 del 2008. Nel 2014, sono stati riscontrati un numero sempre crescente di minori arrivati nel nostro Paese:  2.737 sono i non accompagnati eritrei arrivati in Italia dall’1 gennaio al 31 luglio 2014: dieci volte di più rispetto a quelli arrivati nello stesso periodo nell’anno precedente (242). E questo numero è in continuo aumento, assieme a quello di minori di nazionalità afgana. Questi, una volta qui sono ad altissimo rischio di sfruttamento.
 
Al primo posto tra le emigrazioni risultano, tuttavia, le adolescenti nigeriane, le quali sono maggiormente coinvolte nella tratta di esseri umani per scopi sessuali. Nel dossier 2014 si conferma inoltre che quello delle minori adolescenti provenienti dai paesi dell’Est Europa è in crescente aumento nel fenomeno della  tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. Lo sfruttamento avviene sia in strada che al chiuso, sotto il controllo di uomini che ne governano le promiscue relazioni sociali e abitative. Secondo il rapporto di ECPAT le minori sfruttate vengono "educate" a percepire i favori sessuali come un dovere, facendole sentire di proprietà dei loro protettori. E all'interno di questo contesto, stanno aumentando in maniera esponenziale i casi di spose bambine. Le adolescenti Siriane rifugiatesi in Giordania hanno contratto il matrimonio in età prematura nel 48% dei casi, con uomini di dieci anni più grandi se non di più. La grande differenza di età non fa che aumentare il rischio di violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, al matrimonio precoce seguono anche l'inevitabile abbandono scolastico e gravidanze altrettanto precoci, pericolose tanto per le neo-mamme quanto per i nascituri, come sostenuto da UNICEF nel suo rapporto sulla protezione dei diritti dell'infanzia, da cui emerge che circa 70 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile.
 
Infine, ma non per importanza, è degno di nota il fenomeno ormai fin troppo diffuso dei bambini soldato, una delle più pesanti violazioni dei diritti umani e dell'infanzia. Il paese con più casi è l'Africa, considerata l'epicentro della cosa. Le Nazioni Unite stimano che nella guerra in Liberia abbiano combattuto all'incirca 20.000 bambini, circa il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni. Idem il Sudan, che conta tra 100 mila bambini che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra che dura da più di vent'anni. Ma il fenomeno dei bambini soldato è presente anche il Medio Oriente (Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen) e America del Sud (Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù). Non è raro inoltre che, come riportato dalle ricerche sul caso svolte sempre da UNICEF, i bambini si arruolano più per necessità che per costrizione: vivendo in veri e propri campi di battaglia, si sentono più al sicuro all'interno di un qualche battaglione di soldati e armati.
 
Finché tali fenomeni continueranno ad esistere, vi saranno ancora bambini a cui verrà negato il diritto di godere dell'infanzia, uno dei periodi più importanti ed imprescindibili nella vita di ognuno.
 
Garantire che i diritti sanciti dalla Convenzione siano rispettati quindi è tanto nell'interesse dei bambini quanto nel nostro: sono questi ultimi che rappresentano il futuro ed è necessario partire da loro per garantirne uno migliore e soddisfacente per tutti.
E in un mondo sempre più globalizzato e multiculturale è importante che tutti abbiano gli stessi diritti e che le differenze vengano appianate. Difficilmente un bambino percepisce un suo coetaneo come diverso: nella sua naturalezza e genuinità tutti siamo uguali, non importa la razza, la lingua o le tradizioni. Ed è importante che non vengano perpetuate quelle opinioni che hanno caratterizzato e diviso popoli e Paesi per troppo tempo.
 
I bambini hanno tanto da imparare da noi, ma anche noi abbiamo tanto da imparare da loro.
 
Laura Montorselli
 
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Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Il 19 dicembre 1972, a seguito della proposta avanzata il 17 maggio dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) per adottare misure atte a risolvere i problemi del commercio e dello sviluppo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Mondiale dell’Informazione sullo Sviluppo (risoluzione 3038 [XXVII]) per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sui problemi relativi allo sviluppo e sulla necessità di rafforzare la cooperazione internazionale per risolverli.
 
L’Assemblea riteneva necessario migliorare la diffusione di informazioni e mobilitare l’opinione pubblica, soprattutto tra i giovani, per aumentare la loro consapevolezza sui problemi dello sviluppo, promuovendo tutti gli sforzi possibili.  
 
L’Assemblea stabiliva inoltre che la data della Giornata Mondiale dell’Informazione sullo Sviluppo dovesse coincidere con quella della Giornata Mondiale delle Nazioni Unite e con quella dell’adozione, nel 1970, della Strategia Internazionale per lo Sviluppo, durante il secondo decennio per lo sviluppo proclamato dalle Nazioni Unite: il 24 ottobre.
 
Quello dello sviluppo è un tema tanto ampio e complesso quanto fondamentale. Ampio perché parlare di sviluppo significa affrontare numerosi ambiti e settori tra loro molto diversi; complesso per la difficoltà delle problematiche ad esso legate (soprattutto nei Paesi in Via di Sviluppo); fondamentale perché quello dello sviluppo rientra tra i temi portanti delle Nazioni Unite, che ha istituito un Programma apposito all’interno del quale rientrano gli obiettivi, tra gli altri, dell’eradicazione della povertà e della promozione del cosiddetto Human Development
 
Ma cosa si intende con “sviluppo” e quali misure possono essere adottate per promuoverlo?
 
Il 4 dicembre 1986, con la risoluzione 41/128, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione sul Diritto allo Sviluppo. In essa si afferma che:
 
“[…] lo sviluppo è un ampio processo economico, sociale, culturale e politico, che mira al costante miglioramento del benessere dell'intera popolazione e di tutti gli individui sulla base della loro attiva, libera e significativa partecipazione allo sviluppo e nell'equa distribuzione dei benefici che ne derivano”
 
Tra le proposte avanzate e gli obiettivi da raggiungere troviamo: l’adozione di misure per elaborare politiche internazionali di sviluppo e per facilitare una piena realizzazione del diritto allo sviluppo; la richiesta di una vigorosa azione per una più rapida promozione dello sviluppo; l’adozione di misure contro le violazioni dei diritti umani e contro le discriminazioni di vario tipo. Una questione di fondamentale importanza riguarda i Paesi in Via di Sviluppo: occorre fornire loro i mezzi appropriati per facilitare e accelerare il loro processo di sviluppo, utilizzando tutte le risorse disponibili. Si ritiene inoltre necessaria la cooperazione internazionale per promuovere, incoraggiare e rafforzare il rispetto e l’osservanza dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza distinzioni di razza, sesso, lingua, religione. Gli Stati, attraverso le loro politiche legislative sul piano nazionale e internazionale, devono adottare misure per eliminare gli ostacoli allo sviluppo causati dalla mancata osservanza dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali; devono inoltre garantire uguali opportunità per tutti nell’accedere alle risorse di base. Le misure adottate devono infine essere atte a garantire un ruolo attivo delle donne nel processo di sviluppo.
 
Nel corso degli anni numerosi sono stati gli eventi per promuovere questa Giornata, soprattutto in merito all’importante contributo fornito e al ruolo giocato dalle nuove tecnologie di informazione e comunicazione, come i telefoni cellulari e Internet:
 
“Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno il potenziale di fornire nuove soluzioni alle sfide dello sviluppo, in modo particolare nel contesto della globalizzazione, e possono promuovere la crescita economica, la competitività, l’accesso all’informazione e alla conoscenza, l’eradicazione della povertà e l’inclusione sociale […]” (articolo 1 risoluzione ONU del 20 dicembre 2010 sullo Sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione)
 
Nella risoluzione si afferma, in sostanza, che l’immenso potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione vada sfruttato e valorizzato al meglio, anche attraverso la promozione del trasferimento di nuove tecnologie. Il tutto inserito in un ampio spettro di attività che condurranno a uno sviluppo socio-economico.
Si pone inoltre l’accento sulle ineguaglianze e sulle disparità delle possibilità di accesso all’informazione e alle nuove tecnologie. Gli ostacoli riguardano maggiormente i Paesi in Via di Sviluppo, a causa di risorse insufficienti, mancanza di infrastrutture e problemi legati a istruzione, competenze, investimenti e connettività. Questi ostacoli andrebbero rimossi attraverso l’intervento dei governi e delle istituzioni.
 
Un interessante progetto sullo sviluppo è quello del GDN, Global Development Network, un’organizzazione pubblica Internazionale volta a costruire capacità di ricerca sullo sviluppo in varie aree di ricerca a livello globale, soprattutto sui PVS. Qui è possibile consultarne le pubblicazioni e qui le attività.
 
Link utili (in inglese):  
 
Tatiana Camerota 
Pubblicato in Istituzioni

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