La Cooperazione Istituzionale

La Cooperazione Istituzionale (1)

La cooperazione istituzionale o governativa ha come attori principali i governi, e quindi le istituzioni centrali e locali, e gli organismi sovranazionali. Riferendosi alla cooperazione operata a tale livello la letteratura internazionale utilizza più appropriatamente il termine di Official Development Assistance (ODA) in quanto, oltre a progetti di solidarietà o di lotta alla povertà, le attività realizzate sono volte principalmente a favorire lo sviluppo economico del paese destinatario.
In Italia le attività della cooperazione internazionale o cooperazione allo sviluppo sono regolate dalla Legge n.49 del 1987 con la quale si è provveduto a un riordino dell'intera materia e alla creazione dell'attuale Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (Dgcs) nell'ambito del Ministero degli Affari Esteri. Le priorità geografiche su cui l'Italia concentra la maggiore attenzione sono l'Africa ed il Mediterraneo, nonché le aree di crisi, in primis l'Afghanistan, e le aree nelle quali la presenza italiana ha radici profonde (America Latina, Medio Oriente). I settori prioritari sono l’ambiente con particolare attenzione allo sviluppo rurale, all’agricoltura biologica o convenzionale, alla ricerca di fonti alternative e rinnovabili; le politiche di genere e l’empowerment delle donne, accanto ai tradizionali interventi sulla salute e sull’educazione.
In generale, le attività di cooperazione in Italia come negli altri paesi donatori assumono diverse modalità (a fondo perduto, crediti di aiuto, etc.) e, a seconda dei canali di erogazione delle risorse, è possibile distinguere tra: 
- cooperazione bilaterale nel caso d'iniziative concordate tra il paese donatore e il Paese in via di sviluppo;
- cooperazione multilaterale nel caso di iniziative realizzate da un'organizzazione internazionale grazie all'apporto finanziario, obbligatorio o volontario, dei governi donatori;
- il canale multi-bi-laterale nel caso d'iniziative concordate e finanziate a livello bilaterale, ma affidate in esecuzione ad un'organizzazione internazionale.
Uno dei presupposti base della cooperazione è l'esistenza di un partenariato di base, ed è per questo che la Dgcs per realizzare le iniziative finanziate collabora con Ministeri, Enti pubblici centrali e locali, Università, Ong e Imprese, istituzioni europee, Organizzazioni Internazionali e naturalmente i Paesi in via di sviluppo.
Sta prendendo, infine, sempre più piede la “cooperazione decentrata”intesa quale attività di cooperazione realizzata dalle Autonomie locali italiane (Regioni, Province, Comuni) in partenariato con enti omologhi dei Paesi in via di Sviluppo (partenariato territoriale, transfrontaliero, di prossimità etc.) con il coinvolgimento della società civile dei rispettivi territori.
Tutti i soggetti che, a livello istituzionale italiano e internazionale, operano nel settore della cooperazione allo sviluppo necessitano di giovani esperti da poter utilizzare nei programmi di cooperazione in modo regolare e, appunto, istituzionale. Purtroppo in Italia i tagli e la drastica riduzione del volume dell'aiuto pubblico sembrano andare nella direzione opposta alla creazione di una classe dirigente di giovani esperti nel settore della cooperazione. Questo non deve però rappresentare un deterrente bensì uno stimolo in più per i giovani a specializzarsi ed acquisire competenze e professionalità nel settore attraverso studi ed esperienze perché senza questa rappresentanza giovanile ed esperta il nostro paese non potrà competere a livello internazionale.   
 

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