L’ECIPE accetta ogni semestre due candidati stagisti da affiancare al team di Bruxelles, cosa aspetti a partecipare?
 
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L’Ente:Il Centro europeo per l’ Economia Politica Internazionale (ECIPE) è una think tank non-profit che si occupa di ricerche politiche in maniera indipendente  e si dedica soprattutto alle questioni internazionali di politica economica importanti per il commercio Europeo.
L’ ECIPE è radicata nella tradizione classica del libero scambio e di un ordine economico mondiale aperto. Si auspica una progressiva riduzione degli ostacoli alla circolazione di beni, servizi, capitali e persone attraverso le frontiere al fine di creare prosperità, e migliorare le condizioni per la pace, la sicurezza e la libertà individuale. L'intenzione di ECIPE è quella di sottoporre la politica economica internazionale, in particolare in Europa, al rigoroso controllo dei costi e dei benefici, e di presentare le conclusioni in forma concisa e facilmente accessibile al pubblico europeo.
 
Dove: Bruxelles, Belgio
 
Destinatari: laureati con master in economia (economia internazionale / economia e commercio), economia politica internazionale o integrazione europea.
 
Durata: 6 mesi
 
Scadenza:
-Prima scadenza 01 Dicembre
-Seconda scadenza 01 Maggio
 
Descrizione dell’offerta
gli stagisti si occuperanno prevalentemente di:
 
-Partecipare a  tutte le attività dell’ECIPE sottoponendosi anche a un programma di formazione
-Assistere gli studiosi dell’ECIPE nella ricerca, partecipando anche ai programmi di ricerca
 
Requisiti:
Accademici
I candidati devono avere conseguito un master in economia (economia internazionale / economia e commercio), economia politica internazionale, integrazione europea, o una disciplina equivalente che sia rilevante per il profilo di ricerca dell’ECIPE
 
Linguistici
Livello fluente d’inglese scritto e parlato
 
Ulteriori Competenze
-Ottime capacità di scrittura
-Eccellente curriculum accademico
 
NB Per i candidati che non provengono da corsi di studio economici si richiedono conoscenze base dell’economia e buone capacità numeriche, tra cui anche la conoscenza di  MS Excel
 
Competenze personali
Si richiede un forte interesse per una futura carriera nel mondo accademico, nel giornalismo o nelle politiche
 
Documenti richiesti:
- Lettera di motivazione (1 pagina)
- CV
- Due lettere di referenze accademiche
- MA / MSc  con tesi di laurea in lingua inglese (se il vostro MA / MSc è previsto per dopo le scadenze delle applications, tesi del BA / BSc  e uno stralcio della tesi del  MA / MSc).
 
Retribuzione: non specificato
 
Guida all’application:
Inviare all’indirizzo Email  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.:
- Lettera di motivazione (1 pagina)
- CV
- Due lettere di referenze accademiche
- MA / MSc  con tesi di laurea in lingua inglese (se il vostro MA / MSc è previsto per dopo le scadenze delle applications, tesi del BA / BSc  e uno stralcio della tesi del  MA / MSc).
 
Informazioni utili: Bruxelles capitale d’Europa e del Belgio è la città ideale per cominciare una carriera nelle politiche internazionali. La prima cosa che colpisce all’arrivo nella città è la sua multiculturalità che fa respirare da subito l’idea di Europa, sede del Parlamento Europeo, della Commissione etc… è anche sede della maggior parte delle lobby che agiscono sull’arena europea, il che la rende perfetta per chi ricerca una carriera nelle istituzioni ma anche per chi predilige il settore privato.
Uno stage in questa città però non vi darà solo la possibilità di aggiungere un ottima esperienza al vostro curriculum ma anche dal punto di vista del divertimento non vi deluderà. La città offre diverse opportunità: numerose attività e attrazioni tra cui le classiche visite al Manneken-Pise all’Atomium, per chi ha la fortuna di capitarci durante un inverno nevoso è d’obbligo andare ai mercatini di natale vicino alla Bourse dove ci si potrà riscaldare con del buonissimo Vin Chaud (Vino Caldo). Il tempo, spesso; non è clemente ma quando lo è, Bruxelles è una città in rinascita, i bar e ristoranti sono pronti a tirar fuori i tavoli per permettere a tutti di godersi il bel tempo e le strade e i numerosi parchi si riempiono di gente. Per quanto riguarda la sera, bisogna essere un po’ open mind ed entrare nella mentalità belga che ha un idea un po’ diversa della classica serata all’italiana: il giovedì generalmente è dedicato a Place du Luxembourg che si riempie di persone che si vedono per bere una birra o un drink e poi continuano la serata, in genere si tratta di stagisti di Commissione, Parlamento e NATO il che, è ottimo anche per fare un po’ di networking e conoscere persone nuove; il resto della settimana si può sempre andare a bere un ottima birra al famoso Delirium, ma ovunque si vada, si troveranno sempre posti dove potersi sedere bere qualcosa e fare due chiacchiere. Da non sottovalutare è anche il lato culinario e vanno assolutamente provate la rinomata cioccolata belga e una gaufre che troverete facilmente vicino alla Grand-Place e poi, sicuramente le moules (cozze)  che sono uno dei piatti tipici e le patatine fritte, si consiglia di andare a Place Jourdan a la Maison Antoine(e per i più coraggiosi… provate una mitraglietta) il tutto naturalmente sorseggiando una birra!!!
Per poter apprezzare al meglio questa esperienza di vita e lavorativa è di socializzare il più possibile il che è reso anche più semplice dal fatto che molte persone sono li per periodi di tempo limitato e quindi sono più che ben disposti a conoscere persone nuove, non fate si che la timidezza vi blocchi e vivrete sicuramente un esperienza da ricordare!
 
Link utili:
STIB, per gli spostamenti in città
 
Contatti utili:
 
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Head address, Brussels
European Centre for International Political Economy (ECIPE)
Rue Belliard 4-6
1040 Brussels
Belgium
Phone +32 (0)2 289 1350
Fax +32 (0)2 289 1359
 
A cura di Flavia Spigoli
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
LA REDAZIONE
Pubblicato in Europa.
United Nations Day (Giornata delle Nazioni Unite) viene identificata come una “international holiday”nella dichiarazione dell’Assemblea Generale del 1971. Il percorso storico ci rileva che il 24 ottobre 1945 e successivamente il 31 ottobre del 1947 si sono realizzate tappe fondamentali per la storia dell’umanità per gli sviluppi futuri che ne sarebbero seguiti, quale l’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite e l’assegnazione al “24 ottobre” della Giornata delle Nazioni Unite.
In occasione del suo 70° anniversario dell’Organizzazione, come ogni anno, presso General Assembly Hall, si tiene il concerto"Day Concert ONU 2014: Lang Lang & Friends" finalizzato a sottolineare il focus delle Nazioni Unite sui giovani e l'educazione dei cittadini globali. Il concerto si apre con il discorso del Segretario Generale Ban Ki-moon. La solennità della celebrazione non è fine a se stessa in quanto dalla manifestazione scaturisce un’analisi sia sul piano statistico che di indagine vera e propria mettendo in evidenzia le peculiarità della povertà globale. Si parla di territorio non più come confine, ma come oggetto di ricerca delle problematiche locali rilevanti sul piano internazionale. L’aspetto fondamentale delle celebrazioni non risiede nel significato simbolico e rappresentativo, ma nella sensibilizzazione internazionale nei confronti delle generazioni più giovani, per stimolarli a conoscere la propria storia e i problemi attuali. Le crepe create dalle grandi piaghe del nostro tempo: terrorismo, povertà, lavoro forzato, schiavitù sessuale rendono ancora più ardua la realizzazione effettiva dei principi della Carta delle Nazioni Unite. L’azione delle organizzazioni internazionali e delle Nazioni Unite in primis sta portando al raggiungimento di risultati importanti in settori chiave per lo sviluppo delle persone e delle nazioni, come evidenziato nel corso dellagiornata internazionale per l’eradicazione della povertà 2014.
L’impegno delle Nazioni Unite è ormai aperta su molti fronti, tutti centrali per lo sviluppo internazionale e per la promozione di temi nevralgici dell’agenda internazionale.
Negli ultimi anni l’Assemblea ha affrontato più di 150 temi diversi, tra i quali la riforma delle Nazioni Unite, il ripristino del rispetto per lo stato di diritto, i bisogni dei piccoli stati insulari in via di sviluppo, il cambiamento climatico e i relativi disastri umanitari, e la partecipazione di tutti gli Stati al sistema commerciale mondiale. Centrale è l’attività finalizzata alla risoluzione di conflitti in l’Iraq, regione del Darfur in Sudan, Sud-Sudan, Siria, Afghanistan, Africa centrale che sono solo alcuni dei contesti di crisi nel quale l’ONU ha operato negli ultimi anni.
Dal punto di vista normativo e giuridico, le Nazioni Unite hanno ratificato trattati che costituiscono la base per l’ordinamento internazionale quali: disuguaglianza, tortura, razzismo. Gli impegni presi dalle Organizzazioni delle  Nazioni Unite sulla salvaguardia dell’ambiente e sullo sviluppo globale continuano ad essere in progressiva crescita. Grazie al loro aiuto si è riusciti a finalizzare gli obiettivi per arrivare al centro di ogni analisi quale il bene comune considerato patrimonio inscindibile di ogni singolo individuo
 
Roberta Romanò
 
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Quest’anno, come tutti gli anni a partire dal 1978, le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo“. È nel 1978 difatti che all’Assemblea Generale, attraverso la Risoluzione S-10/2, è stata istituito questo evento al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e di incoraggiare questi ultimi a compiere sforzi per porvi fine e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla urgenza alla pace.
 
La scelta della giornata non è casuale, ma è il giorno in cui nel 1945 furono fondate le Nazioni Unite.
 
Sicuramente parlare di disarmo al giorno d’oggi è quanto mai ironico, basti pensare che nel 2013 le spese militari a livello globale hanno raggiunto la somma di circa 1750 miliardi di dollari investiti tra eserciti ed armamenti(poco meno del PIL dell’Italia e quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Uniti).
Dati allarmanti se si pensa che nel periodo storico della corsa agli armamenti, i governi nel loro insieme non sono mai arrivati a investire tanto. Le spese militari tra 2000 e 2013 sono aumentate di oltre il 50% arrivando a più di mille miliardi di dollari l’anno, cifra che supera il picco raggiunto durante la guerra fredda e che corrisponde a 20 volte le spese mondiali in aiuti internazionali.
 
Nella Quindicesima relazione annuale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, resa pubblicail 21 gennaio 2014, si rivela che nel biennio precedente i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 40 miliardi di euro: un incremento del 7% rispetto al 2011.
 
All’interno della relazione, spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 10 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 4 miliardi di euro di cui 1, 6 miliardi rilasciate dalla Francia.
Sicuramente il problema non termina qui, ma a guardar bene è ancora più grave, infatti, durante la guerra fredda post seconda guerra mondiale, i politici e i giornalisti (come anche l’opinione pubblica) non facevano che avvertire ed esprimere preoccupazione per la situazione, scagliandosi con slancio pro disarmo, mentre oggi, sebbene siamo difronte a uno scenario disastroso con ben 64 stati coinvolti in guerre in atto e molte altre in preparazione, in quella che è già stata definita da molti come la più grande polveriera globale mai accumulata, nessuno sembra più preoccuparsi dell’urgenza e dell’importanza che ora più che mai potrebbe assumere una politica basata sul disarmo.
 
È qui che quindi siamo portati a farci due conti: in EU maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (14 miliardi di euro), la Spagna (7,8 miliardi), la Germania (4,8 miliardi), l’Italia (4,3 miliardi) e il Regno Unito (2,8 miliardi), nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dall’Unione; tutto ciò andrebbe inserito nel contesto di una situazione economica Europea a dir poco disastrosa che sta’ “imponendo” agli stati, tagli alla spesa pubblica, civile e sociale e tasse in continua escalation, mantenendo però le spese del settore militare immuni dalla ghigliottina che le nostre popolazioni e i nostri imprenditori stanno subendo.
 
Appare ancora più difficile riuscire a parlare della settimana del disarmo in maniera positiva quando il tuo Stato decide di “comprare” i famosi Joint Strike Fighter, in gergo F-35 (costo dell’operazione tra i 13 e i 18 miliardi di euro in poco più di 40 anni) ed è ancora più difficile capire come riesca a sposarsi il concetto di acquisto di F-35 con la celebrazione della settimana del disarmo, in quanto, la caratteristica fondamentale di tali velivoli è la lorocapacità stealth ovvero la capacità di rendersi invisibili ai radar e la capacità di trasportare testate nucleari e che, quindi, pare evidente che invece rappresentino il più grande progetto di riarmo offensivo della storia come è stato definito dal movimento per il disarmo.
 
Evidentemente non sempre la storia è magistra vitae e il testo fondamentale del nostro agire sociale e politico, la Costituzione Italiana all’art 11 recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Quindi le industrie della “guerra” mai come ora sembrano floride sebbene le poche aziende produttrici di questi grandi sistemi d’armi, negli ultimi vent’anni, hanno proceduto a fusioni ed alleanze anche internazionali, per tener fronte alle crescenti difficoltà dovute alla produzione di mezzi sempre più sofisticati (come per l’appunto i tanto chiacchierati droni).
Eppure, i pericoli che rappresentano le armi di distruzione di massa e l’accumulazione di armi convenzionali sono ormai esperienza più che comprovata come è stato più volte sottolineato e ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moonil cui primo mandato è scaduto il 31 dicembre 2011 ma che è stato riconfermato anche per il quinquennio dal 2012 al 2016.
Unica speranza è che l’appello di quest’anno, che verrà fatto durante la settimana del disarmo, riprenda quello fatto durante la giornata della Pace e che non rimanga inascoltato soprattutto dalle future generazioni.
 
Risorse:
 
Flavia Spigoli
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Il 2 ottobre è un giorno noto a tutti non solo per essere la data di nascita del Mahatma Gandhi, quest’anno al suo 145°anniversario, ma anche in quanto Giornata Internazionale della Nonviolenza proprio in suo onore.
Tale giornata è stata promossa dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 giugno 2007 e fu celebrata per la prima volta il 2 ottobre 2007. La risoluzione  dell’Assemblea Generale (A/RES/61/271) fu presentata per conto dei 140 co-sostenitori, dal Ministro degli Esteri dell’India Anand Sharma il quale dichiarò che l’ampio sostegno ricevuto da più parti rifletteva il rispetto universale per il Mahatma Gandhi e che che la non-violenza è la più grande forza a disposizione del genere umano.
A quanto pare però, se nella teoria ognuno era concorde al contenuto della risoluzione, nella realtà non sempre è stato così: lo dimostra il fatto che, si guardi il caso, pochi giorni dopo il 15 giugno 2007, precisamente il 21 giugno dello stesso anno, dopo che ONU aveva approvato la risoluzione in questione chiedendo a tutti i membri delle Nazioni Unite di commemorare il 2 ottobre in maniera adeguata così da <<divulgare il messaggio della nonviolenza anche attraverso l'informazione e la consapevolezza pubblica>> al Parlamento Europeo si approvava una risoluzione per l’unificazione della disciplina sul commercio di armi, attività non del tutto in linea con quanto espresso nel documento precedente considerando il fatto che il principio della nonviolenza ripugna l'uso della violenza fisica o verbale al fine di raggiungere obiettivi sociali o cambiamenti politici.
Per quanto si pensi che Gandhi sia l’inventore della “disobbedienza civile”, altro modo per definire la nonviolenza, la storia ci dà torto: tale principio è di origine antichissima e si può dire che se ne riscontrano tracce in numerosi testi sacri e filosofici di epoche fra loro molto differenti. Oltre ad essere comunemente previsto nel Buddhismo, nel jainismo e nel taoismo di tale concetto se ne fecero portatori tutti i più grandi della storia, da Martin Luther King a Tolstoj fino ad arrivare a Gandhi, a cui è riconosciuto il merito di esserne stato il maggiore promotore, sino ancora ai più recenti Aung San Su Kyi ed Aldo Capitini, quest’ultimo fondatore di “Movimento nonviolento” (movimento che ha introdotto in Italia il pensiero ed il metodo di Gandhi) il quale, per questa occasione, ha promosso un'iniziativa comune nazionale in collaborazione con la Rete Italiana Disarmo. Tutti gli aderenti, i simpatizzanti, i singoli amici della nonviolenza, gruppi e centri e movimenti per la pace e la nonviolenza, sono stati invitati ad organizzare nella propria città o nel proprio paese un'iniziativa pubblica: una presenza in piazza, un banchetto, l'esposizione della nostra bandiera, una conferenza, una fiaccolata, la distribuzione di un volantino; un'azione che il 2 ottobre collegherà idealmente tutte le realtà impegnate nella campagna per il disarmo.
Infine altro evento importante è quello previsto dall sito “Construyamos espacios no violentos” (trad:“costruiamo spazi nonviolenti”)il quale ha lanciato una campagna virtuale nei social networks per la stessa occasione: una campagna semplice e rapida per una diffusione di massa del tema della nonviolenza per la quale gni persona che aderisce o gruppo dovrà postare un selfie di se stesso nella propria pagina di  Facebook, Twitter o Google + sul tema della nonviolenza (una frase, un símbolo, ecc.)accompagnato dall’hashtag  #diadelanoviolencia #nonviolenceday e condividerlo. Insomma un piccolo gesto da cui può derivare un grande aiuto.
 
Per conoscere gli eventi diffusi in tutta Italia vai al link.
 
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