Se sei uno studente universitario o ti sei appena laureato, non perdere questa occasione! Svolgi un tirocinio presso il Carter Center di Atlanta!
 
Ente: Il Carter Center è una organizzazione non governativa fondata nel 1982 dall’ex Presidente Statunitense Jimmy Carter e da sua moglie Rosalynn Carter in collaborazione con Emory University. Scopi dell’organizzazione sono la difesa dei diritti umani, l’osservazione elettorale neutrale, l’assistenza elettorale ai paesi di democrazia recente, l’aiuto umanitario e medico sanitario nelle zone del pianeta colpite da calamità naturali o degradate. Il centro, con sede ad Atlanta, ha aiutato a migliorare la qualità della vita di persone in più di 80 paesi. Nel 2002 il Presidente e fondatore Jimmy Carter ha ricevuto il premio Nobel per la pace per il suo lavoro “nel trovare soluzioni pacifiche ai conflitti internazionali e nel far progredire la democrazia e i diritti umani nonché promuovere lo sviluppo economico e sociale”
 
Dove: Atlanta, Georgia, Usa
 
Destinatari: Coloro in possesso dei requisiti
 
Quando: Fine Agosto inizio Dicembre 2015
 
Scadenza:

Fall Internship - Agosto- dicembre - Scadenza 15 giugno

SPRING Internship - Gennaio Maggio - Scadenza 15 Ottobre 

SUMMER Internship  Scadenza 1 Marzo

 
Descrizione dell’offerta: 
- Americas Program Internship: la missione del Programma Americhe è quello di migliorare la qualità della democrazia in America (inclusa l'America Latina e Caraibi). Il programma americano svolge attività in quattro principali aree: a) prevenire le crisi democratiche e rafforzare la promozione collettiva della democrazia; b) incoraggiare il dialogo per promuovere la comprensione reciproca e la cooperazione; c) rafforzare il settore dei media; d) avanzare il diritto di accesso alle informazioni
 
- China Program Internship: La missione del programma Cina è far progredire le relazioni USA-Cina. Il programma mira a ridurre le tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina con la creazione di canali innovativi per costruire la fiducia, facilitando la collaborazione tra i due Paesi in aree critiche in tutto il mondo, e aumentando la conoscenza reciproca degli interessi comuni. 
 
- Conflict Resolution Program Internship: Guerra e conflitti civili continuano ad essere gli ostacoli più significativi allo sviluppo sostenibile e dei diritti umani fondamentali. Il programma Risoluzione dei conflitti si concentra sulla prevenzione e risoluzione, per porre fine al conflitto armato. Gran parte del lavoro del programma ruota intorno monitorare periodicamente molti dei conflitti armati nel mondo, nel tentativo di comprendere meglio le loro storie, gli attori principali coinvolti, le questioni attualmente in discussione, e gli sforzi compiuti per risolverli. 
 
- Human Rights Program Internship: Il programma per i diritti umani lavora per proteggere e promuovere i diritti umani a livello globale attraverso la protezione dei difensori dei diritti umani, la convocazione di attivisti leader e decision maker, e il rafforzamento delle istituzioni nazionali e multilaterali per i diritti umani
 
Requisiti: 
-  Undergraduate students: studenti di laurea triennale che abbiano completato almeno due anni di studio al momento dell’inizio del tirocinio
- Recent Undergraduate: laureati triennali che non abbiano ottenuto il titolo da più di 24 mesi al momento di inizio del tirocinio
- Graduate Students: regolarmente iscritti ad un corso di laurea specialistica
- Recent Graduates: laureati ad un corso di laurea magistrale / specialistica da non più di 24 mesi
- Ulteriori requisiti “preferenziali” sono indicati nel link di ciascun progetto
 
Documenti richiesti: Application online  “Apply now”
 
Retribuzione: Non prevista. Il Carter Center fornirà però un’assistenza finanziaria  ai candidati risultati vincitori che ne faranno richiesta. Le modalità per richiedere il contributo verranno fornite nella letter of appointment inviata ai candidati vincitori
 
Guida all’application: L’Application form è da compilare in inglese. Nell’ambito dell’application al candidato verrà richiesta:
- Un’ autobiografia di 100 parole
- Un saggio di 200-250 parole sugli obbiettivi ed aspettative riguardo il tirocinio per cui si fa domanda
- Curriculum vitae
- Uno scritto (preferibilmente un saggio accademico) pertinente al programma di tirocinio prescelto
- Riferimenti di due persone che forniranno rispettivamente una lettera di raccomandazione per il candidato
- Copia del libretto universitario da mandare per posta all’indirizzo
 
Informazioni utili: Atlanta nota a tutti come 'the Capital of the New South', negli ultimi anni Atlanta ha conosciuto una notevole prosperità economica, le Olimpiadi del 1996 e un'intera dinastia di campioni di baseball. La città ha però anche vissuto le conseguenze di uno sviluppo inarrestabile che ha raso al suolo molti degli edifici sfuggiti alla conversione in centri commerciali. Tuttavia, nei dintorni di Atlanta si trovano luoghi particolari da esplorare e città in vecchio stile dove si può assaporare ancora qualcosa dei tempi che furono. Gli abitanti sono tra i più progressisti del Sud degli Stati Uniti e la popolazione conta molti studenti universitari che, quando non si abbandonano alle follie di Spring Break, mantengono fresca la cultura locale
 
Link utili: 
 

Internship Programmes

 
Contatti utili:
The Carter Center
One Copenhill
453 Freedom Parkway
Atlanta, GA 30307

Phone: (404) 420-5100 or
(800) 550-3560
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE 
 
 
 
 
Sei uno studente universitario e devi svolgere un tirocinio per completare il tuo percorso di studi? Incontro fra i Popoli ti offre questa opportunità!
 
Ente: Incontro fra i Popoli è un'associazione di cooperazione e solidarietà internazionale, sorta nel 1990 e fondata sul volontariato. È una ONG (Organizzazione Non Governativa) riconosciuta dal Ministero Affari Esteri ed è accreditata presso l’Unione Europea. È ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale). Fa parte dell' AOI (Assemblea delle ONG Italiane) e del Forum SaD (Coordinamento di Associazioni di Sostegno a Distanza). Si occupa di Cooperazione Internazionale, Sostegno a Distanza, Scambi culturali, Educazione alla Cittadinanza Mondiale. Offre ai giovani la possibilità di Stage in Italia e all'estero
 
Dove: Varie destinazioni:
- Congo: Kinshasa, Shabunda, Uvira, Bukavu, Goma, Mboko, Kindu, Kabinda
- Camerun: Maroua
- Ciad: Moundou
- Nepal: Kathmandu, Surket 
- Sri Lanka: Mannar, Trincomalee
- Romania: Beius
- Italia: Cittadella
 
Destinatari: Studenti universitari
 
Quando: In base alle richieste 
 
Scadenza: open
 
Descrizione dell’offerta: Agli universitari Incontro fra i Popoli propone lo stage o il tirocinio in una delle sue sedi in Italia o presso uno dei suoi partner nel mondo. I settori possibili sono: programmi e progetti di tipo rurale, microcredito, cooperativismo, tecnologia meccanica, idraulica, ambientale, fasce sociali deboli (donne e bambini), cultura, formazione, educazione scolastica ed oltre, agro-alimentare, agro-forestale, imprenditoria, sanità, ecc
 
Requisiti: Essere uno studente universitario 
 
Documenti richiesti: Non specificati
 
Costi: Non specificati
 
Guida all’application: Contattare l’associazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
 
Informazioni utili: Incontro fra i Popoli si affianca ai processi di miglioramento delle condizioni di vita che i “Popoli alla ricerca di un proprio sviluppo” generano da se stessi per uscire dall’emarginazione cui sono stati confinati. Nei paesi del mondo in cui operiamo, appoggiamo cooperative, associazioni, gruppi, espressioni della società civile locale, impegnati a generare nuove forme produttive e di servizi sociali, creare lavoro, migliorare il reddito, salvaguardare e valorizzare la cultura e l’ambiente, recuperare la dignità sociale delle donne, dei bambini, delle fasce sociali più deboli, rendere fruibili le proprie risorse naturali (suoli agricoli e forestali, acqua, …), valorizzare le proprie risorse umane, cognitive, culturali. Li aiutiamo a realizzare i loro “progetti”
 
Link utili:
Link offerta
 
Contatti utili:
Contrà Corte Tosoni 99, 35013 Cittadella (PD) - tel/fax: 049 5975338 - Cell. 335 8367012 (Leopoldo) - Cell. 335 8367030 (Maria)
Via Museo 9, 36061 Bassano del Grappa (VI)
Via Citolo da Perugia 35, 35138 Padova
Via Archimede 15, 20068 Peschiera Borromeo (MI) - Cell. 347 1507373 (Claudia)
Via Albareto 1, 43100 San Secondo Parmense (PR) - tel. 0521-873029 - Cell. 3396411952
 
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LA REDAZIONE 
 
 
 
 

 

MAS CTH Onlus sta cercando personale per il ruolo di Infermiere Senior. Candidati subito!
 
 
EnteIl MASChildrenTeaching Hospital è un ospedale pediatrico situato nella città di Hargeisa in Somaliland. Fin dall’inizio, il progetto è stato concepito e realizzato in collaborazione con il Ministero della Salute del Somaliland e le altre autorità locali competenti.  L’Ospedale si propone di agire in sinergia con il Group Hospital come struttura medica di secondo livello al servizio dei bambini dell’intero Somaliland.
Lo staff nazionale dell’Ospedale è composto da 50 persone e quello internazionale da 8 persone. Uno dei cardini dell’intervento di MAS CTH è costituito da teaching e formazione per il personale nazionale: le attività didattiche per lo Staff locale sono costituite da lezioni frontali e da attività di training on the job; il programma formativo viene sviluppato e gestito dall’Università di Torino (direttamente dal suo personale didattico) in collaborazione con l’Università di Hargeisa.
 
Dove:
Hargeisa, Somaliland
 
Destinatari:
Laureati in infermieristica o infermieristica pediatrica
 
Durata:
Minimo tre mesi
 
Scadenza: 
Candidatura aperta tutto l’anno
 
Descrizione dell’offerta:
MAS-CTH Onlus è alla continua ricerca di persone motivate verso il progetto sanitario dell’Ospedale pediatrico di Hargeisa, che da ormai 2 anni ha visto nascere e svilupparsi la più grande iniziativa sanitaria in Africa. Il progetto dell’Associazione è quello di crescere per aumentare la qualità e la varietà dei servizi, facendo affidamento su nuove risorse umane e che possano apportare esperienza pregressa in progetti simili,  che sappiano non solo lavorare in gruppo ma creare e mantenere uno spirito di gruppo, basato su un forte senso di solidarietà, indispensabile per affrontare lunghi periodi di servizio.
 
Requisiti:
- Laurea in infermieristica o Infermieristica pediatrica
- comprovata esperienza in attività infermieristica in contesto assistenziale ospedaliera, preferibilmente in pediatria
- totale autonomia gestionale e assistenziale del paziente pediatrico, in collaborazione con lo staff locale
- gestione del triage del paziente pediatrico, in collaborazione con lo staff locale
- disponibilità e attitudine all’insegnamento teorico, sul campo e di tutoraggio
- contribuire all’aggiornamento di statistiche e report clinici
IMPRESCINDIBILE buona capacità di comunicazione in lingua inglese
- disponibilità a effettuare missioni di minimo tre mesi 
 
Inoltre, a tutto il personale è richiesto di:
- lavorare seguendo i protocolli clinici e operativi dell’ospedale
- spirito di adattamento
- rispettare le regole di sicurezza, stabilite dall’organizzazione per salvaguardare lo staff e il progetto
- essere rispettosi della cultura e delle tradizioni locali
 
Retribuzione: 
E’ prevista una retribuzione mensile, viaggio, spostamenti in loco, vitto ed alloggio, assicurazione
 
Guida all’application:
Per candidarsi è necessario inviare Curriculum Vitae e lettera di motivazione all’indirizzo:
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Informazioni utili:
Le vaccinazioni consigliate dall’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri per la Somalia sono :
-polio
-tifo
-epatite A e B
-tetano
-malaria (profilassi)
-febbre gialla
-difterite
A queste l’organizzazione consiglia di aggiungere::
-anticolerica
-antimeningococcica
 
Link Utili:
Sito MAS CTH Onlus
 
 
Contatti utili:
Sede operativa:
Via San Pio V, 20 - 10125 Torino
Sede legale:
Via Palmieri, 29 - 10138 Torino
C. F. 97754050017
 
Per altre opportunità simili, vai alla sezione "Cooperazione, sviluppo e volontariato"
 
A Cura di Elisa Maglio
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale. Per maggiori informazioni su Silver e Gold CLICCA QUI!
 
“Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa alla più grande simulazione Onu in Europa! Non perdere questa opportunità!”
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
Il 20 Novembre, come tutti gli anni, si celebra la Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1989.
 
La Convenzione ha avuto come scopo quello di garantire importanti diritti universalmente riconosciuti anche ai bambini, sradicando l'idea del bambino come oggetto dedito esclusivamente a tutela e protezione. In particolare, sono stati garantiti il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute e all'educazione, alla dignità e alla libertà di espressione. La ratifica del trattato consentì di raggiungere notevoli risultati, come la cessazione delle punizioni corporali, la creazione di più potenti ed efficaci sistemi di giustizia minorili, distinti e separati dalla consueta legislazione degli adulti.
 
Ma attualmente questi diritti vengono effettivamente rispettati?
 
Certo è che l'attuale situazione politica, economica e sociale non aiuta. La crisi economica e lavorativa, le difficoltà a cui vanno incontro giornalmente le famiglie sono tutti fattori che inevitabilmente toccano e impattano anche quella che dovrebbe essere l'innocente e spensierata vita quotidiana di bambini e bambine. E i dati ce lo dimostrano. Nel mondo circa 50 milioni di bambini tra i 6 e i 15 anni non hanno accesso all'educazione di base, secondo le stime di Save The Children e di Education for All Global Monitoring Report dell'Unesco. Questi numeri sono ancora più evidenti nei paesi dilaniati da guerre e distruzioni.
 
Indipendentemente dall'età, i bambini sentono il disagio e ne vengono segnati. Essi possono essere considerati come argilla fresca: continuamente in evoluzione verso il loro futuro e verso la loro forma definitiva, ogni impronta lascia il segno e influenza il loro sviluppo. E a tal proposito diviene quasi d'obbligo citare Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. La giovane attivista pakistana si è battuta e si batte tutt'ora per garantire i diritti civili ed in particolare il diritto all'istruzione delle donne del suo Paese e di tutti i bambini del mondo. Ciò a riprova del fatto che non importa l'età o la maturità: i disagi minorili sono forti e tutti ne risentono, minori compresi. Proteggere i più piccoli nel miglior modo possibile è tutt'oggi una delle sfide più ardue e allo stesso tempo delicate, poiché, con la loro infinita sensibilità, i bambini percepiscono per primi i disagi, le discriminazioni e le sofferenze, sia circoscritte al proprio nucleo familiare sia relative alla situazione dell'intero Paese.
 
Oltre il dato educativo altri sono le statistiche che rendono la situazione ancora più drammatica. Infatti secondo il rapporto di Save The Children sullo sfruttamento minorile al mondo sono circa 5,5 milioni i "piccoli schiavi invisibili" impiegati in tutti i settori lavorativi esistenti, dall'agricoltura ai servizi, e tra loro anche vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. In Europa il maggior numero di vittime accertate e presunte è stato segnalato in Italia, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto ai 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto ai 1.624 del 2008. Nel 2014, sono stati riscontrati un numero sempre crescente di minori arrivati nel nostro Paese:  2.737 sono i non accompagnati eritrei arrivati in Italia dall’1 gennaio al 31 luglio 2014: dieci volte di più rispetto a quelli arrivati nello stesso periodo nell’anno precedente (242). E questo numero è in continuo aumento, assieme a quello di minori di nazionalità afgana. Questi, una volta qui sono ad altissimo rischio di sfruttamento.
 
Al primo posto tra le emigrazioni risultano, tuttavia, le adolescenti nigeriane, le quali sono maggiormente coinvolte nella tratta di esseri umani per scopi sessuali. Nel dossier 2014 si conferma inoltre che quello delle minori adolescenti provenienti dai paesi dell’Est Europa è in crescente aumento nel fenomeno della  tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. Lo sfruttamento avviene sia in strada che al chiuso, sotto il controllo di uomini che ne governano le promiscue relazioni sociali e abitative. Secondo il rapporto di ECPAT le minori sfruttate vengono "educate" a percepire i favori sessuali come un dovere, facendole sentire di proprietà dei loro protettori. E all'interno di questo contesto, stanno aumentando in maniera esponenziale i casi di spose bambine. Le adolescenti Siriane rifugiatesi in Giordania hanno contratto il matrimonio in età prematura nel 48% dei casi, con uomini di dieci anni più grandi se non di più. La grande differenza di età non fa che aumentare il rischio di violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, al matrimonio precoce seguono anche l'inevitabile abbandono scolastico e gravidanze altrettanto precoci, pericolose tanto per le neo-mamme quanto per i nascituri, come sostenuto da UNICEF nel suo rapporto sulla protezione dei diritti dell'infanzia, da cui emerge che circa 70 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile.
 
Infine, ma non per importanza, è degno di nota il fenomeno ormai fin troppo diffuso dei bambini soldato, una delle più pesanti violazioni dei diritti umani e dell'infanzia. Il paese con più casi è l'Africa, considerata l'epicentro della cosa. Le Nazioni Unite stimano che nella guerra in Liberia abbiano combattuto all'incirca 20.000 bambini, circa il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni. Idem il Sudan, che conta tra 100 mila bambini che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra che dura da più di vent'anni. Ma il fenomeno dei bambini soldato è presente anche il Medio Oriente (Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen) e America del Sud (Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù). Non è raro inoltre che, come riportato dalle ricerche sul caso svolte sempre da UNICEF, i bambini si arruolano più per necessità che per costrizione: vivendo in veri e propri campi di battaglia, si sentono più al sicuro all'interno di un qualche battaglione di soldati e armati.
 
Finché tali fenomeni continueranno ad esistere, vi saranno ancora bambini a cui verrà negato il diritto di godere dell'infanzia, uno dei periodi più importanti ed imprescindibili nella vita di ognuno.
 
Garantire che i diritti sanciti dalla Convenzione siano rispettati quindi è tanto nell'interesse dei bambini quanto nel nostro: sono questi ultimi che rappresentano il futuro ed è necessario partire da loro per garantirne uno migliore e soddisfacente per tutti.
E in un mondo sempre più globalizzato e multiculturale è importante che tutti abbiano gli stessi diritti e che le differenze vengano appianate. Difficilmente un bambino percepisce un suo coetaneo come diverso: nella sua naturalezza e genuinità tutti siamo uguali, non importa la razza, la lingua o le tradizioni. Ed è importante che non vengano perpetuate quelle opinioni che hanno caratterizzato e diviso popoli e Paesi per troppo tempo.
 
I bambini hanno tanto da imparare da noi, ma anche noi abbiamo tanto da imparare da loro.
 
Laura Montorselli
 
Link utili:
 
 
 
 
 
 
Il 20 Novembre, come tutti gli anni, si celebra la Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1989.
 
La Convenzione ha avuto come scopo quello di garantire importanti diritti universalmente riconosciuti anche ai bambini, sradicando l'idea del bambino come oggetto dedito esclusivamente a tutela e protezione. In particolare, sono stati garantiti il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute e all'educazione, alla dignità e alla libertà di espressione. La ratifica del trattato consentì di raggiungere notevoli risultati, come la cessazione delle punizioni corporali, la creazione di più potenti ed efficaci sistemi di giustizia minorili, distinti e separati dalla consueta legislazione degli adulti.
 
Ma attualmente questi diritti vengono effettivamente rispettati?
 
Certo è che l'attuale situazione politica, economica e sociale non aiuta. La crisi economica e lavorativa, le difficoltà a cui vanno incontro giornalmente le famiglie sono tutti fattori che inevitabilmente toccano e impattano anche quella che dovrebbe essere l'innocente e spensierata vita quotidiana di bambini e bambine. E i dati ce lo dimostrano. Nel mondo circa 50 milioni di bambini tra i 6 e i 15 anni non hanno accesso all'educazione di base, secondo le stime di Save The Children e di Education for All Global Monitoring Report dell'Unesco. Questi numeri sono ancora più evidenti nei paesi dilaniati da guerre e distruzioni.
 
Indipendentemente dall'età, i bambini sentono il disagio e ne vengono segnati. Essi possono essere considerati come argilla fresca: continuamente in evoluzione verso il loro futuro e verso la loro forma definitiva, ogni impronta lascia il segno e influenza il loro sviluppo. E a tal proposito diviene quasi d'obbligo citare Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. La giovane attivista pakistana si è battuta e si batte tutt'ora per garantire i diritti civili ed in particolare il diritto all'istruzione delle donne del suo Paese e di tutti i bambini del mondo. Ciò a riprova del fatto che non importa l'età o la maturità: i disagi minorili sono forti e tutti ne risentono, minori compresi. Proteggere i più piccoli nel miglior modo possibile è tutt'oggi una delle sfide più ardue e allo stesso tempo delicate, poiché, con la loro infinita sensibilità, i bambini percepiscono per primi i disagi, le discriminazioni e le sofferenze, sia circoscritte al proprio nucleo familiare sia relative alla situazione dell'intero Paese.
 
Oltre il dato educativo altri sono le statistiche che rendono la situazione ancora più drammatica. Infatti secondo il rapporto di Save The Children sullo sfruttamento minorile al mondo sono circa 5,5 milioni i "piccoli schiavi invisibili" impiegati in tutti i settori lavorativi esistenti, dall'agricoltura ai servizi, e tra loro anche vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. In Europa il maggior numero di vittime accertate e presunte è stato segnalato in Italia, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto ai 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto ai 1.624 del 2008. Nel 2014, sono stati riscontrati un numero sempre crescente di minori arrivati nel nostro Paese:  2.737 sono i non accompagnati eritrei arrivati in Italia dall’1 gennaio al 31 luglio 2014: dieci volte di più rispetto a quelli arrivati nello stesso periodo nell’anno precedente (242). E questo numero è in continuo aumento, assieme a quello di minori di nazionalità afgana. Questi, una volta qui sono ad altissimo rischio di sfruttamento.
 
Al primo posto tra le emigrazioni risultano, tuttavia, le adolescenti nigeriane, le quali sono maggiormente coinvolte nella tratta di esseri umani per scopi sessuali. Nel dossier 2014 si conferma inoltre che quello delle minori adolescenti provenienti dai paesi dell’Est Europa è in crescente aumento nel fenomeno della  tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. Lo sfruttamento avviene sia in strada che al chiuso, sotto il controllo di uomini che ne governano le promiscue relazioni sociali e abitative. Secondo il rapporto di ECPAT le minori sfruttate vengono "educate" a percepire i favori sessuali come un dovere, facendole sentire di proprietà dei loro protettori. E all'interno di questo contesto, stanno aumentando in maniera esponenziale i casi di spose bambine. Le adolescenti Siriane rifugiatesi in Giordania hanno contratto il matrimonio in età prematura nel 48% dei casi, con uomini di dieci anni più grandi se non di più. La grande differenza di età non fa che aumentare il rischio di violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, al matrimonio precoce seguono anche l'inevitabile abbandono scolastico e gravidanze altrettanto precoci, pericolose tanto per le neo-mamme quanto per i nascituri, come sostenuto da UNICEF nel suo rapporto sulla protezione dei diritti dell'infanzia, da cui emerge che circa 70 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile.
 
Infine, ma non per importanza, è degno di nota il fenomeno ormai fin troppo diffuso dei bambini soldato, una delle più pesanti violazioni dei diritti umani e dell'infanzia. Il paese con più casi è l'Africa, considerata l'epicentro della cosa. Le Nazioni Unite stimano che nella guerra in Liberia abbiano combattuto all'incirca 20.000 bambini, circa il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni. Idem il Sudan, che conta tra 100 mila bambini che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra che dura da più di vent'anni. Ma il fenomeno dei bambini soldato è presente anche il Medio Oriente (Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen) e America del Sud (Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù). Non è raro inoltre che, come riportato dalle ricerche sul caso svolte sempre da UNICEF, i bambini si arruolano più per necessità che per costrizione: vivendo in veri e propri campi di battaglia, si sentono più al sicuro all'interno di un qualche battaglione di soldati e armati.
 
Finché tali fenomeni continueranno ad esistere, vi saranno ancora bambini a cui verrà negato il diritto di godere dell'infanzia, uno dei periodi più importanti ed imprescindibili nella vita di ognuno.
 
Garantire che i diritti sanciti dalla Convenzione siano rispettati quindi è tanto nell'interesse dei bambini quanto nel nostro: sono questi ultimi che rappresentano il futuro ed è necessario partire da loro per garantirne uno migliore e soddisfacente per tutti.
E in un mondo sempre più globalizzato e multiculturale è importante che tutti abbiano gli stessi diritti e che le differenze vengano appianate. Difficilmente un bambino percepisce un suo coetaneo come diverso: nella sua naturalezza e genuinità tutti siamo uguali, non importa la razza, la lingua o le tradizioni. Ed è importante che non vengano perpetuate quelle opinioni che hanno caratterizzato e diviso popoli e Paesi per troppo tempo.
 
I bambini hanno tanto da imparare da noi, ma anche noi abbiamo tanto da imparare da loro.
 
Laura Montorselli
 
Link utili:
 
 
 
 
 
 
Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
L’ECIPE accetta ogni semestre due candidati stagisti da affiancare al team di Bruxelles, cosa aspetti a partecipare?
 
Per altre opportunità simili, vai alla sezione Europa
 
L’Ente:Il Centro europeo per l’ Economia Politica Internazionale (ECIPE) è una think tank non-profit che si occupa di ricerche politiche in maniera indipendente  e si dedica soprattutto alle questioni internazionali di politica economica importanti per il commercio Europeo.
L’ ECIPE è radicata nella tradizione classica del libero scambio e di un ordine economico mondiale aperto. Si auspica una progressiva riduzione degli ostacoli alla circolazione di beni, servizi, capitali e persone attraverso le frontiere al fine di creare prosperità, e migliorare le condizioni per la pace, la sicurezza e la libertà individuale. L'intenzione di ECIPE è quella di sottoporre la politica economica internazionale, in particolare in Europa, al rigoroso controllo dei costi e dei benefici, e di presentare le conclusioni in forma concisa e facilmente accessibile al pubblico europeo.
 
Dove: Bruxelles, Belgio
 
Destinatari: laureati con master in economia (economia internazionale / economia e commercio), economia politica internazionale o integrazione europea.
 
Durata: 6 mesi
 
Scadenza:
-Prima scadenza 01 Dicembre
-Seconda scadenza 01 Maggio
 
Descrizione dell’offerta
gli stagisti si occuperanno prevalentemente di:
 
-Partecipare a  tutte le attività dell’ECIPE sottoponendosi anche a un programma di formazione
-Assistere gli studiosi dell’ECIPE nella ricerca, partecipando anche ai programmi di ricerca
 
Requisiti:
Accademici
I candidati devono avere conseguito un master in economia (economia internazionale / economia e commercio), economia politica internazionale, integrazione europea, o una disciplina equivalente che sia rilevante per il profilo di ricerca dell’ECIPE
 
Linguistici
Livello fluente d’inglese scritto e parlato
 
Ulteriori Competenze
-Ottime capacità di scrittura
-Eccellente curriculum accademico
 
NB Per i candidati che non provengono da corsi di studio economici si richiedono conoscenze base dell’economia e buone capacità numeriche, tra cui anche la conoscenza di  MS Excel
 
Competenze personali
Si richiede un forte interesse per una futura carriera nel mondo accademico, nel giornalismo o nelle politiche
 
Documenti richiesti:
- Lettera di motivazione (1 pagina)
- CV
- Due lettere di referenze accademiche
- MA / MSc  con tesi di laurea in lingua inglese (se il vostro MA / MSc è previsto per dopo le scadenze delle applications, tesi del BA / BSc  e uno stralcio della tesi del  MA / MSc).
 
Retribuzione: non specificato
 
Guida all’application:
Inviare all’indirizzo Email  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.:
- Lettera di motivazione (1 pagina)
- CV
- Due lettere di referenze accademiche
- MA / MSc  con tesi di laurea in lingua inglese (se il vostro MA / MSc è previsto per dopo le scadenze delle applications, tesi del BA / BSc  e uno stralcio della tesi del  MA / MSc).
 
Informazioni utili: Bruxelles capitale d’Europa e del Belgio è la città ideale per cominciare una carriera nelle politiche internazionali. La prima cosa che colpisce all’arrivo nella città è la sua multiculturalità che fa respirare da subito l’idea di Europa, sede del Parlamento Europeo, della Commissione etc… è anche sede della maggior parte delle lobby che agiscono sull’arena europea, il che la rende perfetta per chi ricerca una carriera nelle istituzioni ma anche per chi predilige il settore privato.
Uno stage in questa città però non vi darà solo la possibilità di aggiungere un ottima esperienza al vostro curriculum ma anche dal punto di vista del divertimento non vi deluderà. La città offre diverse opportunità: numerose attività e attrazioni tra cui le classiche visite al Manneken-Pise all’Atomium, per chi ha la fortuna di capitarci durante un inverno nevoso è d’obbligo andare ai mercatini di natale vicino alla Bourse dove ci si potrà riscaldare con del buonissimo Vin Chaud (Vino Caldo). Il tempo, spesso; non è clemente ma quando lo è, Bruxelles è una città in rinascita, i bar e ristoranti sono pronti a tirar fuori i tavoli per permettere a tutti di godersi il bel tempo e le strade e i numerosi parchi si riempiono di gente. Per quanto riguarda la sera, bisogna essere un po’ open mind ed entrare nella mentalità belga che ha un idea un po’ diversa della classica serata all’italiana: il giovedì generalmente è dedicato a Place du Luxembourg che si riempie di persone che si vedono per bere una birra o un drink e poi continuano la serata, in genere si tratta di stagisti di Commissione, Parlamento e NATO il che, è ottimo anche per fare un po’ di networking e conoscere persone nuove; il resto della settimana si può sempre andare a bere un ottima birra al famoso Delirium, ma ovunque si vada, si troveranno sempre posti dove potersi sedere bere qualcosa e fare due chiacchiere. Da non sottovalutare è anche il lato culinario e vanno assolutamente provate la rinomata cioccolata belga e una gaufre che troverete facilmente vicino alla Grand-Place e poi, sicuramente le moules (cozze)  che sono uno dei piatti tipici e le patatine fritte, si consiglia di andare a Place Jourdan a la Maison Antoine(e per i più coraggiosi… provate una mitraglietta) il tutto naturalmente sorseggiando una birra!!!
Per poter apprezzare al meglio questa esperienza di vita e lavorativa è di socializzare il più possibile il che è reso anche più semplice dal fatto che molte persone sono li per periodi di tempo limitato e quindi sono più che ben disposti a conoscere persone nuove, non fate si che la timidezza vi blocchi e vivrete sicuramente un esperienza da ricordare!
 
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STIB, per gli spostamenti in città
 
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Head address, Brussels
European Centre for International Political Economy (ECIPE)
Rue Belliard 4-6
1040 Brussels
Belgium
Phone +32 (0)2 289 1350
Fax +32 (0)2 289 1359
 
A cura di Flavia Spigoli
 
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LA REDAZIONE
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United Nations Day (Giornata delle Nazioni Unite) viene identificata come una “international holiday”nella dichiarazione dell’Assemblea Generale del 1971. Il percorso storico ci rileva che il 24 ottobre 1945 e successivamente il 31 ottobre del 1947 si sono realizzate tappe fondamentali per la storia dell’umanità per gli sviluppi futuri che ne sarebbero seguiti, quale l’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite e l’assegnazione al “24 ottobre” della Giornata delle Nazioni Unite.
In occasione del suo 70° anniversario dell’Organizzazione, come ogni anno, presso General Assembly Hall, si tiene il concerto"Day Concert ONU 2014: Lang Lang & Friends" finalizzato a sottolineare il focus delle Nazioni Unite sui giovani e l'educazione dei cittadini globali. Il concerto si apre con il discorso del Segretario Generale Ban Ki-moon. La solennità della celebrazione non è fine a se stessa in quanto dalla manifestazione scaturisce un’analisi sia sul piano statistico che di indagine vera e propria mettendo in evidenzia le peculiarità della povertà globale. Si parla di territorio non più come confine, ma come oggetto di ricerca delle problematiche locali rilevanti sul piano internazionale. L’aspetto fondamentale delle celebrazioni non risiede nel significato simbolico e rappresentativo, ma nella sensibilizzazione internazionale nei confronti delle generazioni più giovani, per stimolarli a conoscere la propria storia e i problemi attuali. Le crepe create dalle grandi piaghe del nostro tempo: terrorismo, povertà, lavoro forzato, schiavitù sessuale rendono ancora più ardua la realizzazione effettiva dei principi della Carta delle Nazioni Unite. L’azione delle organizzazioni internazionali e delle Nazioni Unite in primis sta portando al raggiungimento di risultati importanti in settori chiave per lo sviluppo delle persone e delle nazioni, come evidenziato nel corso dellagiornata internazionale per l’eradicazione della povertà 2014.
L’impegno delle Nazioni Unite è ormai aperta su molti fronti, tutti centrali per lo sviluppo internazionale e per la promozione di temi nevralgici dell’agenda internazionale.
Negli ultimi anni l’Assemblea ha affrontato più di 150 temi diversi, tra i quali la riforma delle Nazioni Unite, il ripristino del rispetto per lo stato di diritto, i bisogni dei piccoli stati insulari in via di sviluppo, il cambiamento climatico e i relativi disastri umanitari, e la partecipazione di tutti gli Stati al sistema commerciale mondiale. Centrale è l’attività finalizzata alla risoluzione di conflitti in l’Iraq, regione del Darfur in Sudan, Sud-Sudan, Siria, Afghanistan, Africa centrale che sono solo alcuni dei contesti di crisi nel quale l’ONU ha operato negli ultimi anni.
Dal punto di vista normativo e giuridico, le Nazioni Unite hanno ratificato trattati che costituiscono la base per l’ordinamento internazionale quali: disuguaglianza, tortura, razzismo. Gli impegni presi dalle Organizzazioni delle  Nazioni Unite sulla salvaguardia dell’ambiente e sullo sviluppo globale continuano ad essere in progressiva crescita. Grazie al loro aiuto si è riusciti a finalizzare gli obiettivi per arrivare al centro di ogni analisi quale il bene comune considerato patrimonio inscindibile di ogni singolo individuo
 
Roberta Romanò
 
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Quest’anno, come tutti gli anni a partire dal 1978, le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo“. È nel 1978 difatti che all’Assemblea Generale, attraverso la Risoluzione S-10/2, è stata istituito questo evento al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e di incoraggiare questi ultimi a compiere sforzi per porvi fine e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla urgenza alla pace.
 
La scelta della giornata non è casuale, ma è il giorno in cui nel 1945 furono fondate le Nazioni Unite.
 
Sicuramente parlare di disarmo al giorno d’oggi è quanto mai ironico, basti pensare che nel 2013 le spese militari a livello globale hanno raggiunto la somma di circa 1750 miliardi di dollari investiti tra eserciti ed armamenti(poco meno del PIL dell’Italia e quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Uniti).
Dati allarmanti se si pensa che nel periodo storico della corsa agli armamenti, i governi nel loro insieme non sono mai arrivati a investire tanto. Le spese militari tra 2000 e 2013 sono aumentate di oltre il 50% arrivando a più di mille miliardi di dollari l’anno, cifra che supera il picco raggiunto durante la guerra fredda e che corrisponde a 20 volte le spese mondiali in aiuti internazionali.
 
Nella Quindicesima relazione annuale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, resa pubblicail 21 gennaio 2014, si rivela che nel biennio precedente i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 40 miliardi di euro: un incremento del 7% rispetto al 2011.
 
All’interno della relazione, spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 10 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 4 miliardi di euro di cui 1, 6 miliardi rilasciate dalla Francia.
Sicuramente il problema non termina qui, ma a guardar bene è ancora più grave, infatti, durante la guerra fredda post seconda guerra mondiale, i politici e i giornalisti (come anche l’opinione pubblica) non facevano che avvertire ed esprimere preoccupazione per la situazione, scagliandosi con slancio pro disarmo, mentre oggi, sebbene siamo difronte a uno scenario disastroso con ben 64 stati coinvolti in guerre in atto e molte altre in preparazione, in quella che è già stata definita da molti come la più grande polveriera globale mai accumulata, nessuno sembra più preoccuparsi dell’urgenza e dell’importanza che ora più che mai potrebbe assumere una politica basata sul disarmo.
 
È qui che quindi siamo portati a farci due conti: in EU maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (14 miliardi di euro), la Spagna (7,8 miliardi), la Germania (4,8 miliardi), l’Italia (4,3 miliardi) e il Regno Unito (2,8 miliardi), nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dall’Unione; tutto ciò andrebbe inserito nel contesto di una situazione economica Europea a dir poco disastrosa che sta’ “imponendo” agli stati, tagli alla spesa pubblica, civile e sociale e tasse in continua escalation, mantenendo però le spese del settore militare immuni dalla ghigliottina che le nostre popolazioni e i nostri imprenditori stanno subendo.
 
Appare ancora più difficile riuscire a parlare della settimana del disarmo in maniera positiva quando il tuo Stato decide di “comprare” i famosi Joint Strike Fighter, in gergo F-35 (costo dell’operazione tra i 13 e i 18 miliardi di euro in poco più di 40 anni) ed è ancora più difficile capire come riesca a sposarsi il concetto di acquisto di F-35 con la celebrazione della settimana del disarmo, in quanto, la caratteristica fondamentale di tali velivoli è la lorocapacità stealth ovvero la capacità di rendersi invisibili ai radar e la capacità di trasportare testate nucleari e che, quindi, pare evidente che invece rappresentino il più grande progetto di riarmo offensivo della storia come è stato definito dal movimento per il disarmo.
 
Evidentemente non sempre la storia è magistra vitae e il testo fondamentale del nostro agire sociale e politico, la Costituzione Italiana all’art 11 recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Quindi le industrie della “guerra” mai come ora sembrano floride sebbene le poche aziende produttrici di questi grandi sistemi d’armi, negli ultimi vent’anni, hanno proceduto a fusioni ed alleanze anche internazionali, per tener fronte alle crescenti difficoltà dovute alla produzione di mezzi sempre più sofisticati (come per l’appunto i tanto chiacchierati droni).
Eppure, i pericoli che rappresentano le armi di distruzione di massa e l’accumulazione di armi convenzionali sono ormai esperienza più che comprovata come è stato più volte sottolineato e ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moonil cui primo mandato è scaduto il 31 dicembre 2011 ma che è stato riconfermato anche per il quinquennio dal 2012 al 2016.
Unica speranza è che l’appello di quest’anno, che verrà fatto durante la settimana del disarmo, riprenda quello fatto durante la giornata della Pace e che non rimanga inascoltato soprattutto dalle future generazioni.
 
Risorse:
 
Flavia Spigoli
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Il 2 ottobre è un giorno noto a tutti non solo per essere la data di nascita del Mahatma Gandhi, quest’anno al suo 145°anniversario, ma anche in quanto Giornata Internazionale della Nonviolenza proprio in suo onore.
Tale giornata è stata promossa dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 giugno 2007 e fu celebrata per la prima volta il 2 ottobre 2007. La risoluzione  dell’Assemblea Generale (A/RES/61/271) fu presentata per conto dei 140 co-sostenitori, dal Ministro degli Esteri dell’India Anand Sharma il quale dichiarò che l’ampio sostegno ricevuto da più parti rifletteva il rispetto universale per il Mahatma Gandhi e che che la non-violenza è la più grande forza a disposizione del genere umano.
A quanto pare però, se nella teoria ognuno era concorde al contenuto della risoluzione, nella realtà non sempre è stato così: lo dimostra il fatto che, si guardi il caso, pochi giorni dopo il 15 giugno 2007, precisamente il 21 giugno dello stesso anno, dopo che ONU aveva approvato la risoluzione in questione chiedendo a tutti i membri delle Nazioni Unite di commemorare il 2 ottobre in maniera adeguata così da <<divulgare il messaggio della nonviolenza anche attraverso l'informazione e la consapevolezza pubblica>> al Parlamento Europeo si approvava una risoluzione per l’unificazione della disciplina sul commercio di armi, attività non del tutto in linea con quanto espresso nel documento precedente considerando il fatto che il principio della nonviolenza ripugna l'uso della violenza fisica o verbale al fine di raggiungere obiettivi sociali o cambiamenti politici.
Per quanto si pensi che Gandhi sia l’inventore della “disobbedienza civile”, altro modo per definire la nonviolenza, la storia ci dà torto: tale principio è di origine antichissima e si può dire che se ne riscontrano tracce in numerosi testi sacri e filosofici di epoche fra loro molto differenti. Oltre ad essere comunemente previsto nel Buddhismo, nel jainismo e nel taoismo di tale concetto se ne fecero portatori tutti i più grandi della storia, da Martin Luther King a Tolstoj fino ad arrivare a Gandhi, a cui è riconosciuto il merito di esserne stato il maggiore promotore, sino ancora ai più recenti Aung San Su Kyi ed Aldo Capitini, quest’ultimo fondatore di “Movimento nonviolento” (movimento che ha introdotto in Italia il pensiero ed il metodo di Gandhi) il quale, per questa occasione, ha promosso un'iniziativa comune nazionale in collaborazione con la Rete Italiana Disarmo. Tutti gli aderenti, i simpatizzanti, i singoli amici della nonviolenza, gruppi e centri e movimenti per la pace e la nonviolenza, sono stati invitati ad organizzare nella propria città o nel proprio paese un'iniziativa pubblica: una presenza in piazza, un banchetto, l'esposizione della nostra bandiera, una conferenza, una fiaccolata, la distribuzione di un volantino; un'azione che il 2 ottobre collegherà idealmente tutte le realtà impegnate nella campagna per il disarmo.
Infine altro evento importante è quello previsto dall sito “Construyamos espacios no violentos” (trad:“costruiamo spazi nonviolenti”)il quale ha lanciato una campagna virtuale nei social networks per la stessa occasione: una campagna semplice e rapida per una diffusione di massa del tema della nonviolenza per la quale gni persona che aderisce o gruppo dovrà postare un selfie di se stesso nella propria pagina di  Facebook, Twitter o Google + sul tema della nonviolenza (una frase, un símbolo, ecc.)accompagnato dall’hashtag  #diadelanoviolencia #nonviolenceday e condividerlo. Insomma un piccolo gesto da cui può derivare un grande aiuto.
 
Per conoscere gli eventi diffusi in tutta Italia vai al link.
 
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