Se cerchiamo sul dizionario la parola “tolleranza” questa è definita come quell’atteggiamento teorico e pratico di chi, in fatto di religione, politica, etica, scienza, arte, letteratura o in generale altri principi morali rispetta le convinzioni altrui anche se profondamente diverse dalle sue senza impedirgli di praticarle. Insomma un concetto che al genere umano non è stato mai così chiaro considerando gli esempi offertici dalla storia: dagli Ebrei ai neri sino a Rom, immigrati e omosessuali la società non si è mai mostrata troppo aperta al diverso tanto più che la discriminazione, razzismo e la segregazione, fenomeni immediatamente successivi all’intolleranza, sono sempre risultate essere la via più veloce e più semplice per risolvere un presunto problema generat solo dai pregiudizi.
Sono occorsi molti anni e molti sacrifici affinché ciò che prima vedevamo come “strano” potesse diventare “normale” e per quanto la generazione moderna sembri molto più aperta rispetto a quelle passate la tolleranza oggigiorno è ancora messa a dura prova. È vero, siamo molto tolleranti verso ciò che PRIMA era “diverso” ma meno verso ciò che lo è ADESSO. Di fronte alle pressioni economiche e sociali, la tendenza generale è quella di sfruttare i timori ed evidenziare le differenze altrui, azione che porta unicamente a riaccendere l’odio verso minoranze, immigrati e persone svantaggiate.
L'educazione alla tolleranza dovrebbe mirare a contrastare le influenze che portano alla paura e all'esclusione ed aiutare i giovani a sviluppare le loro capacità di giudizio, il pensiero critico e il ragionamento etico al fine di comprendere che la diversità fra religioni, lingue, culture ed etnie del nostro mondo non è un pretesto per far sorgere conflitti bensì è un tesoro che ci arricchisce.
L'obiettivo che le Nazioni Unite si propongono di raggiungere attraverso l’istituzione della Giornata Internazionale è proprio quello far comprendere alla popolazione mondiale che arrivare ad una convivenza pacifica in cui le differenze diventano motivo di coesione più che di frattura è possibile. Tutto ebbe inizio il 16 novembre 1995 quando gli Stati membri dell'UNESCO adottarono la Dichiarazione dei principi sulla tolleranza che frai suoi numerosi articoli sostiene che solo la tolleranza possa garantire la sopravvivenza delle comunità miste in ogni regione del globo.
Un anno dopo, nel 1996, con delibera del 14 Luglio (A/RES/51/95) i Paesi membri dell’ONU proclamarono il 16 Novembre “Giornata internazionale per la Tolleranza” allo scopo di ricordare i principi ispiratori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dalle Nazioni unite il 10 Dicembre 1948 ed invitarono i paesi membri a festeggiarlo col dovuto riguardo. Da allora l’anno 1995 fu dichiarato l’“Anno della Nazioni Unite per la Tolleranza”.
Fu poi nel 2005 che venne adottata la risoluzione A/RES/60/1. Con essa si richiedeva un impegno da parte dei capi di Stato e di governo a promuovere il benessere umano, la libertà e il progresso in tutto il mondo nonché a diffondere i principi della tolleranza, del rispetto, del dialogo e della cooperazione tra diverse culture, civiltà e popoli. Tutt’oggi il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon richiama continuamente il mondo intero ad impegnarsi a favore della promozione della tolleranza poiché essa rappresenta il modo attraverso cui sostenere l’armonia necessaria a rispondere alle sfide del nostro millennio e a garantirci un futuro migliore asserendo inoltre che la tolleranza è un qualcosa che non va dato per scontato bensì va insegnato, nutrito e soprattutto difeso. Non a caso uno dei più famosi filosofi della storia, Karl Popper, scrisse in una delle sue opere che la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza stessa. Se infatti estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.
 
Documenti:
 
Giornate collegate:
27 gennaio: Giorno Dedicato alle Vittime dell’Olocausto
21 marzo: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale 
16 maggio: Giornata Mondiale contro l’omofobia
21 maggio: Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo 
9 agosto: Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni
25 novembre: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne
29 novembre: Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese
10 dicembre: Giornata Internazionale per i Diritti Umani
20 dicembre: Giornata Internazionale della Solidarietà Umana
 
A Cura di Francesca Pedace
Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Quest’anno, come tutti gli anni a partire dal 1978, le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo“. È nel 1978 difatti che all’Assemblea Generale, attraverso la Risoluzione S-10/2, è stata istituito questo evento al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e di incoraggiare questi ultimi a compiere sforzi per porvi fine e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla urgenza alla pace.
 
La scelta della giornata non è casuale, ma è il giorno in cui nel 1945 furono fondate le Nazioni Unite.
 
Sicuramente parlare di disarmo al giorno d’oggi è quanto mai ironico, basti pensare che nel 2013 le spese militari a livello globale hanno raggiunto la somma di circa 1750 miliardi di dollari investiti tra eserciti ed armamenti(poco meno del PIL dell’Italia e quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Uniti).
Dati allarmanti se si pensa che nel periodo storico della corsa agli armamenti, i governi nel loro insieme non sono mai arrivati a investire tanto. Le spese militari tra 2000 e 2013 sono aumentate di oltre il 50% arrivando a più di mille miliardi di dollari l’anno, cifra che supera il picco raggiunto durante la guerra fredda e che corrisponde a 20 volte le spese mondiali in aiuti internazionali.
 
Nella Quindicesima relazione annuale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, resa pubblicail 21 gennaio 2014, si rivela che nel biennio precedente i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 40 miliardi di euro: un incremento del 7% rispetto al 2011.
 
All’interno della relazione, spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 10 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 4 miliardi di euro di cui 1, 6 miliardi rilasciate dalla Francia.
Sicuramente il problema non termina qui, ma a guardar bene è ancora più grave, infatti, durante la guerra fredda post seconda guerra mondiale, i politici e i giornalisti (come anche l’opinione pubblica) non facevano che avvertire ed esprimere preoccupazione per la situazione, scagliandosi con slancio pro disarmo, mentre oggi, sebbene siamo difronte a uno scenario disastroso con ben 64 stati coinvolti in guerre in atto e molte altre in preparazione, in quella che è già stata definita da molti come la più grande polveriera globale mai accumulata, nessuno sembra più preoccuparsi dell’urgenza e dell’importanza che ora più che mai potrebbe assumere una politica basata sul disarmo.
 
È qui che quindi siamo portati a farci due conti: in EU maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (14 miliardi di euro), la Spagna (7,8 miliardi), la Germania (4,8 miliardi), l’Italia (4,3 miliardi) e il Regno Unito (2,8 miliardi), nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dall’Unione; tutto ciò andrebbe inserito nel contesto di una situazione economica Europea a dir poco disastrosa che sta’ “imponendo” agli stati, tagli alla spesa pubblica, civile e sociale e tasse in continua escalation, mantenendo però le spese del settore militare immuni dalla ghigliottina che le nostre popolazioni e i nostri imprenditori stanno subendo.
 
Appare ancora più difficile riuscire a parlare della settimana del disarmo in maniera positiva quando il tuo Stato decide di “comprare” i famosi Joint Strike Fighter, in gergo F-35 (costo dell’operazione tra i 13 e i 18 miliardi di euro in poco più di 40 anni) ed è ancora più difficile capire come riesca a sposarsi il concetto di acquisto di F-35 con la celebrazione della settimana del disarmo, in quanto, la caratteristica fondamentale di tali velivoli è la lorocapacità stealth ovvero la capacità di rendersi invisibili ai radar e la capacità di trasportare testate nucleari e che, quindi, pare evidente che invece rappresentino il più grande progetto di riarmo offensivo della storia come è stato definito dal movimento per il disarmo.
 
Evidentemente non sempre la storia è magistra vitae e il testo fondamentale del nostro agire sociale e politico, la Costituzione Italiana all’art 11 recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Quindi le industrie della “guerra” mai come ora sembrano floride sebbene le poche aziende produttrici di questi grandi sistemi d’armi, negli ultimi vent’anni, hanno proceduto a fusioni ed alleanze anche internazionali, per tener fronte alle crescenti difficoltà dovute alla produzione di mezzi sempre più sofisticati (come per l’appunto i tanto chiacchierati droni).
Eppure, i pericoli che rappresentano le armi di distruzione di massa e l’accumulazione di armi convenzionali sono ormai esperienza più che comprovata come è stato più volte sottolineato e ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moonil cui primo mandato è scaduto il 31 dicembre 2011 ma che è stato riconfermato anche per il quinquennio dal 2012 al 2016.
Unica speranza è che l’appello di quest’anno, che verrà fatto durante la settimana del disarmo, riprenda quello fatto durante la giornata della Pace e che non rimanga inascoltato soprattutto dalle future generazioni.
 
Risorse:
 
Flavia Spigoli
Pubblicato in Istituzioni
APT (Association  for the prevention of torture) offre internship retribuiti di breve e lunga durata a Ginevra.
 
Per altre opportunità simili, andate nella sezione “Cooperazione, Sviluppo e Volontariato
 
Ente: APT (Association  for the prevention of torture) è un’associazione no-profit svizzera che opera al fine di favorire l’implementazione, nei sistemi regionali e internazionali, della legislazione per la prevenzione della tortura, compresi l’Optional Protocol to the Convention against Torture (OPCAT), la European Convention for the Prevention of Torture and the Robben Island Guidelines for the Prohibition and Prevention of Torture in Africa.
 
Dove: Ginevra, Svizzera
 
Destinatari: giovani laureati
 
Scadenza: non è prevista una scadenza
 
Descrizione dell’offerta: APT (Association  for the prevention of torture) offre internship retribuiti di due tipi:
- breve: da 1 a 3 mesi, per partecipare ad un progetto particolare o ai meetings sui diritti umani dell’ONU
- lungo: da 3 a 6 mesi, per rendere la risorsa in grado di focalizzarsi su un particolare progetto di APT così come assistere e monitorare i meetinga sui diritti umani dell’ONU
 
Requisiti:
- Essere giovani laureati in giurisprudenza (legislazione sui diritti umani), scienze politiche o relazioni internazionali
- I candidati devono avere un forte interesse nella promozione della prevenzione alla tortura, maltrattamenti, condizioni di detenzione, o di amministrazione della giustizia
 
Documenti richiesti: CV, lettera motivazionale, referenze e un saggio (tutto in inglese)
 
Costi/retribuzione: 1000 CHF al mese
 
Guida all’application: Per candidarti a questa posizione è necessario inviare CV, lettera motivazionale, referenze e un saggio (tutto in inglese) all’indirizzo email : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., o a “APT, P.O. Box 137, 1211 Geneva 19”.
 
Informazioni utili: Ginevra, capitale dell’omonimo cantone, si trova in Svizzera e sarà la cornice per questa grande opportunità. Se hai bisogno di informazioni sulla città ti consigliamo di cliccare qui, se cerchi una casa in affitto a Ginevra vedi questo link.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
Centre Jean-Jacques Gautier
10, route de Ferney
CP 137
CH-1211 Genève 19
Suisse
Tel. +41 22 919 21 70
Fax +41 22 919 21 80
 
A cura di Martina Bavastrelli
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale.
 
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Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa al Rome Model United Nationspiù grande simulazione Onu in Europa! Non perdere questa opportunità!
 
Il Centro HD offre agli studenti l'opportunità di contribuire al lavoro dell'organizzazione attraverso diversi stage che riceveranno borse di studio per la durata del loro tirocinio.
 
Per altre opportunità simili, vai alla sezione Europa
 
Ente: Il “Centre for Humanitarian Dialogue” divide il suo lavoro in tre aree principali: Peacemaking, Mediazione e Dialogo umanitario.
il Centro HD ha operato come organizzazione di mediazione indipendente per oltre un decennio. Come organizzazione imparziale con sede in Svizzera, il Centro lavora per sviluppare un dialogo costruttivo nei conflitti e sostiene gli sforzi di altri attori nelle mediazioni, comprese le organizzazioni internazionali e regionali; ritiene che fornire un efficace sostegno ai mediatori, dando loro accesso alle più recenti conoscenze di risoluzione dei conflitti può aumentare le probabilità di successo di mediazione nei conflitti in corso. Nel 2007, il Centro HD ha istituito un team, ora conosciuta come squadra politica di mediazione e di supporto, per sostenere le proprie attività di mediazione, nonché per condividere competenze ed esperienze con altri mediatori, istituzioni e organizzazioni che operano in mediazione internazionale.
 
Dove:Ginevra
 
Destinatari: studenti e laureandi in Relazioni internazionali, della pace e dei conflitti, diritti umani, del diritto umanitario o equivalente.
 
Durata:non specificata
 
Scadenza: Al momento sono aperte le candidature come Project Assistant e si chiuderanno il 5 ottobre.
 
Descrizione dell’offerta:
Il Centro HD è disposto ad offrire agli studenti l'opportunità di acquisire un esperienza diretta e consentire loro di contribuire al lavoro dell'organizzazione attraverso stage in diverse aree.
 
Requisiti:
Per tutte le aree vengono comunque sempre richiesti i seguenti requisiti:
- Laurea in scienze politiche, relazioni internazionali, della pace e dei conflitti, diritti umani, del diritto umanitario o equivalente
- Inglese fluente
- Conoscenze nelle situazioni pre e post-conflitto, risoluzione dei conflitti e costruzione della pace
- Esperienza nella ricerca, l'analisi e la scrittura dei contesti politici
 
Documenti richiesti:
- Una lettera di candidatura
- CV in inglese
 
Retribuzione: Ogni tirocinante riceverà una borsa di studio per la durata del loro tirocinio
 
Guida all’application:
Gli studenti motivati a partecipare allo stage devono inviare tutta la documentazione all’indirizzo Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
 
Informazioni utili:
 
Link Utili:
TPG, per gli spostamenti in città
 
Informazioni Utili:
Ginevra, capitale dell'omonimo cantone, è la seconda città più popolata della Svizzeradopo Zurigo, situata dove il lago di Ginevra riconfluisce nel fiume Rodano. È il perno centrale di tutta la regione in materia di economia, di salute, di istruzione, di cultura e di trasporti che la rendono anche la seconda piazza finanziaria del paese.
Nonostante le sue dimensioni relativamente piccole, Ginevra, grazie al suo ambiente internazionale, offre una gamma di divertimenti ampi e diversificati. Molta gente inizia la serata con un aperitivo in uno tra i numerosissimi bar presenti in città e poi prosegue in qualche locale notturno. La vita notturna di Ginevra si rivela varia e colorata, con gente e musica proveniente da ogni angolo del pianeta.
 
Contatti utili:
Headquarters Office, Geneva, Switzerland
114, Rue de Lausanne
CH-1202 Geneva Switzerland
Tel: +41 (0)22 908 11 30
fax: +41 (0)22 908 11 40
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
“Per altre opportunità simili, andate alla sezione “Europa”
 
A Cura di Flavia Spigoli
 
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
LA REDAZIONE
Pubblicato in Europa

 

Human Rights Watch ("HRW") offre opportunità di stage in molti dei suoi uffici internazionali! candidati anche tu!
 
Per altre opportunità simili, vai alla sezione "Cooperazione, sviluppo e volontariato"
 
Ente: Human Rights Watch è un organizzazione internazionale indipendente che difende i diritti delle persone in tutto il mondo, funziona come parte di un movimento che sostiene la dignità umana e promuove la causa dei diritti umani per tutti.
L’organizzazione opera sulla base dei diritti umani internazionali, del diritto umanitario e del rispetto per la dignità di ogni essere umano.
Per assicurarsi una propria indipendenza, l’ente non accetta accettiamo fondi governativi, (diretti o indiretti), o il sostegno da qualsiasi finanziatore privato che potrebbe compromettere l’obiettività e indipendenza.
L’Human Rights Watch non abbraccia cause politiche, non è di parte, e mantiene una posizione neutrale nei conflitti armati..
 
Dove:
-Amsterdam
-Beirut
-Berlino
-Bruxelles
-Ginevra
-Londra
-New York
-Washington
-San Francisco
 
 
Destinatari: tutticoloro che hanno un forte interesse per i diritti umani a livello internazionale
 
Durata:3 mesi
 
Scadenza: 26/10/2014
 
Descrizione dell’offerta:
Lo stage HRW offre spesso l'esposizione diretta al funzionamento di un'organizzazione internazionale per i diritti umani, in stretta supervisione da parte del personale dell’organizzazione.
Durante lo stage ci sarà la possibilità d’interagire con altre organizzazioni internazionali e funzionari governativi stranieri e nazionali.
 
Human Rights Watch ("HRW") offre opportunità di stage in molti dei suoi uffici. I candidati possono fare domanda per le posizioni elencate sul Sito dell’ente, in base alla loro ubicazione e l'ammissibilità.
Gli Stage variano, ma possono includere:
-Ricerca
-Redazione di documenti
-Pianificazione di eventi
-Assistenza ai ricercatori nella preparazione delle missioni
-Monitoraggio degli sviluppi dei diritti umani in diversi paesi
-Analisi dei dati
-Collegamento con i donatori attuali e potenziali
NB Gi stagisti potranno inoltre partecipare a conferenze, corsi di formazione ed eventi speciali in materia di diritti umani
 
Requisiti:
- Eccellenti capacità di comunicazione scritta e orale in lingua araba e inglese
- Capacità di ricerca Internet
- Familiarità con i programmi MS Office (Word ed Excel, sono un must)
 
Inoltre ai candidati si richiedono capacità personali quali:
- Essere orientato al dettaglio
- Ottima organizzazione
- Forte motivazione
- Affidabile
- Forte interesse per i diritti umani internazionali. -Esperienza e / o conoscenza approfondita sul funzionamento dell' Unione Europea e delle politiche del mercato interno
 
Documenti richiesti:
- Cover letter in inglese o in francese
- CV in inglese o in francese
 
Retribuzione: non retribuito
 
Guida all’application:
Inviare la documentazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. utilizzando come oggetto la specifica di ogni stage (per Es. per lo stage ad Amsterdam: Europe Communications Stage) allegando:
-Lettera di motivazione
-Curriculum
-Nomi o lettere di referenza
-Un breve commento a un recente report del HRW
 
Informazioni utili:
Human Rights Watch è un datore di lavoro che non discrimina nelle sue pratiche di assunzione e, al fine di costruire la più forte forza lavoro possibile, cerca attivamente di costituire un team multiculturale.
Human Rights Watch è un'organizzazione internazionale di controllo e di difesa dei diritti umani, nota per le sue indagini approfondite, la sua segnalazione incisiva e tempestiva, le sue campagne di sensibilizzazione innovative e di alto profilo, e il suo successo nel cambiare le umane politiche e le pratiche d’influenza sui governi e le istituzioni internazionali per tutto ciò che concerne i  diritti umani
 
Link Utili:
 
Contatti utili:
Tutti i contatti e tutte le sedi si possono trovare sul sito dell’Ente
 
A Cura di Flavia Spigoli
 
Vuoi candidarti per questa o altre opportunità e non sai come fare?CLICCA QUIe scoprilo!
 
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La redazione di carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sulle informazioni riportate nei siti dai quali le offerte di lavoro, stage, formazione sono state tratte.
 
La Redazione
 
Mental Health Matters! è lo slogan con cui quest’anno si celebra la Giornata Internazionale della Gioventù.
Il 17 dicembre del 1999 l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava, con risoluzione 54/120,  la proposta avanzata in occasione della Conferenza Mondiale dei Ministri della Gioventù (Lisbona, 8-12 agosto 1998) affinché il 12 agosto fosse proclamato l’ International Youth Day con lo scopo di raccogliere fondi per avviare la campagna di informazione in sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per la Gioventù (oggi UNDEF: Fondo della Nazioni Unite per la democrazia, che raccoglie al suo interno più aree tematiche: Sviluppo della Comunità, Stato di diritto e diritti umani, Strumenti per la democratizzazione, Comunicazioni, Donne e Gioventù).
L’ Assemblea Generale aveva, inoltre, aggiunto la proposta di organizzare attività di informazione pubblica a tutti i livelli per valorizzare e promuovere il World Programme of Action for Youth adottato dalle Nazioni Unite nel 1995 allo scopo di sostenere l’ attuazione di nuove politiche nazionali in favore dei giovani e rafforzare la loro partecipazione attiva allo sviluppo economico e sociale, in collaborazione con enti governativi e ONG. Nel preambolo, infatti, si dichiara che “i giovani rappresentano i soggetti, i beneficiari e le vittime dei maggiori cambiamenti sociali, e sono generalmente confrontati al paradosso di cercare di integrarsi nell’ ordine esistente e di essere, nel contempo, la forza di cambiamento di tale ordine.”
Alla luce di quanto espresso nel preambolo, l’ obiettivo, ad oggi, è quello di approfondire ogni anno un argomento di interesse comune che sia legato a favorire una maggiore partecipazione ed integrazione dei giovani all’ interno delle politiche economiche, sociali e di sviluppo a livello mondiale attraverso il lancio di iniziative, manifestazioni, esposizioni, dibattiti, ecc.. allo scopo di creare un confronto diretto ed efficace fra realtà diverse per raggiungere nuovi e stimolanti obiettivi.
Il tema di quest’ anno è “I giovani e la salute mentale”. Un argomento da non sottovalutare. Difatti molti giovani in condizioni di salute precaria sono vittime di discriminazione ed emarginazione, molto spesso costretti ad auto isolarsi per paura di essere derisi e non capiti. Questa è stata anche una delle questioni affrontate durante la  Conferenza di Colombo tenutasi in Sri Lanka dal 6 al 10 maggio scorso, in cui  è emerso, grazie all’ annuale rapporto della WHO, come i giovani con problemi psichici fra i 14 ed i 24 anni siano i soggetti più a rischio di emarginazione e discriminazione, con un conseguente aggravamento della loro condizione mentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce, difatti, la salute mentale come “una delle componenti centrali del capitale umano, sociale ed economico delle nazioni e da considerare parte integrante delle politiche relative ai diritti di cittadinanza, all’assistenza sociale, all’educazione, al lavoro.”
Un tema del genere, se lo si relaziona all’importanza che i giovani rivestono all’ interno della società, arriva inevitabilmente ad assumere un carattere di fondamentale rilevanza, degno della massima attenzione. Sono necessarie, infatti, collaborazione e cooperazione affinché si possa assicurare ai giovani che versano in condizioni di salute mentale precaria un posto nella società in una situazione di non discriminazione al sicuro da diffidenza ed emarginazione, attraverso l’aiuto di istituzioni, enti, associazioni ed operatori.
UN DESA, il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali, attraverso il Focal Point on Youth e l’ Inter-Agency Network on Youth Development, si impegna a promuovere un approccio innovativo basato sulla multiculturalità e multidimensionalità per far fronte alle questioni riguardanti la salute mentale, promuovendo l’integrazione anche di questi giovani per poter loro permettere di realizzarsi a livello umano e professionale.  
Le Nazioni Unite, attraverso questa Giornata, invitano non solo i giovani, ma la società tutta, ad aderire alla campagna per accrescere la sensibilizzazione delle persone sui temi legati alla salute mentale dei giovani, cercando di vincere la diffidenza che li circonda.
 
Cinzia Savarino
 
 Link d’ interesse:
Pubblicato in No Profit
Dal 6 al 10 Maggio 2014 si è tenuta a Colombo (Sri Lanka) la Conferenza Mondiale sui Giovani 2014 che si è conclusa con l’ adozione dell’ omonima Dichiarazione di Colombo. La redazione di Carriereinternazionali.com vi racconta quei giorni.
Più di 1500 partecipanti, di cui la metà giovani fra i 18 e i 29 anni provenienti da tutto il mondo, hanno preso parte alla Conferenza i cui lavori si sono basati sul World Programme of Action for Youth.
L’obiettivo principale è stato quello di condividere pensieri ed idee circa il ruolo determinante che i giovani possono e devono svolgere all’ interno della società, visti quindi non come destinatari passivi di scelte terze, ma come veri e propri soggetti attivi nelle politiche socio-economiche e di sviluppo a livello mondiale. In quest’ottica è risultata particolarmente interessante ed innovativa la proposta di istituire all’interno delle Nazioni Unite un apposito ufficio permanente della gioventù (formato da giovani per i giovani) e di un forum per favorire un dialogo strutturato sulla base dell’ Agenda di Sviluppo Post-2015.
I lavori si sono aperti partendo dal concetto di globalizzazione inteso come opportunità di conoscenza reciproca e scambio di culture; durante la conferenza, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha reso pubblica la volontà dell’ ONU di impegnarsi costantemente nei confronti del Child and Youth Finance Movement, sottolineando come tutti, individui ed organizzazioni, autorità nazionali, ONG, istituti finanziari e social network possano fare la differenza in un’ottica di collaborazione e cooperazione costante per la promozione dei giovani all’ interno del mercato. A tal proposito la Dichiarazione recita: “L’ incontro è servito a consolidare il riconoscimento della diversità etnica, culturale, religiosa e di genere dei giovani come contributo positivo alla valutazione, formulazione e realizzazione di politiche e di strategie di sviluppo. La loro creatività e capacità di innovazione e di partecipazione deve essere alla base di ogni piano di sviluppo attuale e futuro presso ogni comunità locale, nazionale e internazionale”.
I 97 punti della Dichiarazione di Colombo fissano obiettivi e politiche d’azione ben precise, primo fra tutti il debellamento della fame e della povertà inteso come principale causa delle asimmetrie governative che generano discriminazione in ordine all’ equa distribuzione delle risorse e alla realizzazione dell’ equo accesso ad un’ educazione di qualità garantendo a tutti pari opportunità. Quest’ultimo è stato anche il leit-motiv che ha guidato, in un secondo momento, le riflessioni circa le reali possibilità di accesso dei giovani al mercato del lavoro, i relativi costi e le plausibili soluzioni come ad esempio la collaborazione fra il settore privato, le ONG e le istituzioni pubbliche per garantire stage e tirocini sin dalla giovane età, per stimolare ed educare i giovani alle dinamiche lavorative accelerando così i tempi di apprendimento.
Un’ attenzione particolare è stata poi riservata ai problemi di salute psico-fisica che colpiscono i giovani fra i 14 ed 24 anni documentati attraverso gli annuali rapporti della WHO, e sui quali si sono stabilite nuove politiche d’ azione per garantire assistenza sanitaria e protezione in particolar modo a quelle situazioni che richiedono una maggiore attenzione, ma anche la divulgazione di campagne contro malattie gravi e ancor oggi purtroppo sottovalutate come l’ HIV e l’ AIDS.
Ancora in accordo con quanto stabilito nel World Programme of Action for Youth, è stata sottolineata l’importanza dello sport e delle attività artistico-ricreative non solo come componente importante per combattere l’ uso di droghe e di alcol, ma anche come mezzo necessario per affrontare le questioni della delinquenza giovanile, degli atti di violenza e dell’ esclusione sociale.
Questi e molti altri temi sono stati toccati ed affrontati durante la Conferenza Mondiale sui Giovani 2014 tenuta a Maggio a Colombo svoltasi un’atmosfera di collaborazione e cooperazione in un ottica di cambiamento ispirato a principi comuni e solidaristici, quasi a richiamare le parole iniziali del World Programme of Action for Youth: “The imagination, ideals and energies of young men and women are vital for the continuing development of the societies in which they live.”
 
Link d’ interesse:
 
Cinzia Savarino
Pubblicato in Istituzioni
 
Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che da oltre dieci anni ha come obiettivo la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta ai più, di questa particolare categoria di migranti.. La Giornata Mondiale del Rifugiato è stata riconosciuta a livello universale a partire dal 2001, quando è stata celebrata per la prima volta, nell’anno che ha segnato la ricorrenza del 50° anniversario dell’adozione della Convenzione relativa allo status dei rifugiati. 
 
La celebrazione di questa Giornata ha proprio lo scopo di riaffermare, affinchè siano sempre impressi nella mente e custoditi nel cuore di ognuno di noi, i valori e i principi sui quali si fondano  gli accordi internazionali per la protezione dei rifugiati, promuovere il rispetto dei loro diritti, anche attraverso un’ opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, sostenere l’impegno e gli sforzi delle Organizzazioni impegnate a prestar loro assistenza e chiamate ad alleviarne le sofferenze.  
In particolare, ma non solo, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Il 14 dicembre 1950 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituisce l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Nel 1956 l’Agenzia è chiamata ad affrontare l’emergenza che fa seguito all’esodo generato dall’occupazione di Budapest da parte delle truppe sovietiche. Negli anni ’60, il processo di decolonizzazione in Africa rende nuovamente necessario il suo intervento. Negli anni ’90 l’Agenzia opera anche in Europa, per assistere le persone in fuga dalla guerra nei Balcani. All’inizio del ventunesimo secolo l’UNHCR interviene in favore delle popolazioni dell’Africa- nella  Repubblica Democratica del Congo e in Somalia- e dell’ Asia, in particolare nella trentennale questione dei rifugiati che coinvolge l’Afghanistan. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948 viene istituita ad hoc l’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite gemella dell’UNCHR, che si occupa dei rifugiati palestinesi.
 
Nonostante gli sforzi, le ormai tristemente note emergenze umanitarie sono lontane dall’essere sconfitte e da alcuni anni l’Alto Commissariato fornisce assistenza e protezione anche a «categorie» di persone non previste nel mandato originario, ad esempio gli apolidi, persone che non hanno la cittadinanza di nessuno Stato, ma soprattutto gli sfollati, persone che lasciano il proprio paese d’origine (Mali, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Siria) senza attraversare un confine internazionale (a differenza dei rifugiati). In quest’ultimo caso l’intervento dell’Agenzia necessita di una richiesta espressa del Segretario Generale ed è subordinata al consenso del Paese nel cui territorio si deve svolgere o, comunque, al suo impegno a non ostacolare le operazioni di assistenza. Come, poi, non ricordare le storie, delle quali, in realtà, sembra accorgersi solo quando riportate in cronaca nera, di centinaia di uomini, donne e bambini che muoiono durante i viaggi a bordo delle “carrette” del mare, al limite del disumano, nel tentativo di raggiungere l’Europa, attraverso la sua frontiera meridionale, l’Italia.
I dati riportati in un rapporto pubblicato oggi dall’UNHCR attestano che, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, il numero dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli sfollati in tutto il mondo ha superato i 50 milioni di persone. Il rapporto annuale dell'UNHCR Global Trends, sulla base dei dati raccolti da governi, ONG e dallo stesso UNHCR, rivela che alla fine del 2013 si contavano 51,2 milioni di migranti forzati, sei milioni in più rispetto a quelli del 2012(45,2 milioni). Questo incremento è soprattutto conseguenza della guerra civile in Siria. I dati sono davvero impressionanti: alla fine dello scorso anno si contavano 2,5 milioni di rifugiati e altri 6,5 milioni di sfollati interni. Per non parlare dei dati dei rifugiati siriani che sono solo bambini: 5,5 milioni colpiti dal conflitto, più di 1 milione costretto a fuggire.
 
 
Nel corso della missione in Azerbaigian, l’Associazione Giovani nel Mondo ha incontrato Garay Farhadov, Vice Direttore della Commissione di Stato del Governo dell’Azerbaigian per la questione Rifugiati e Internally Displaced Persons (IDPs). L’incontro si è svolto presso la sede della Commissione, che si trova nella periferia della città, vicino ad alcuni palazzi che ospitano rifugiati e IDPs. L’accoglienza è calorosa e i funzionari della Commissione ci hanno condotti attraverso la storia del conflitto illustrandone i punti importanti, gli avvenimenti e il terribile lascito di una guerra nei propri confini. Tantissime le domande poste dai membri di Giovani nel Mondo, interessati a capire le tristi dinamiche del conflitto e, soprattutto, come il Governo sta facendo fronte alle tragiche conseguenze sulla popolazione civile.
 
Qual è la situazione dei rifugiati in Azerbaigian e qual è il rapporto tra la popolazione civile e la parte di popolazione composta di rifugiati e IDP?
La situazione della regione è complicata dal secolare alternarsi di conflitti e trattati tra potenze che si contendono il territorio. Le tensioni che portarono nel 1923 alla creazione della Regione ad autonomia speciale del Nagorno-Karabakh e la successiva occupazione del territorio, hanno causato un vero disastro umanitario che ha segnato la nostra nazione. Fortunatamente l’Azerbaigian è rimasto sempre unito, soprattutto nel corso del conflitto. Rifugiati e IDP non si sentono isolati o esclusi dalla popolazione civile perché il governo si adopera con politiche e programmi per garantire loro l’accesso a tutti i livelli di vita sociale
 
Quali sono i programmi principali per profughi e IDP?
Uno dei programmi governativi più importanti riguarda il social housing, che prevede la costruzione di interi villaggi destinati esclusivamente a rifugiati e IDP dotati di tutte le infrastrutture principali per permettere a queste fasce di popolazione di vivere una vita, la più normale possibile: scuole, palestre, teatri, centri di aggregazione sociale. Inoltre, il governo azerbaigiano attua delle politiche di aiuto e sostegno alle famiglie di profughi e IDP che prevedono l’esenzione dal pagamento di tutte le tasse, comprese quelle scolastiche. Inoltre, è bene precisare che sin da 1988 anno di inizio dell’escalation, il governo di Baku ha adottato una serie di misure legislative a sostegno di profughi e IDP, sia legati alla sfera dei diritti umani e di cittadinanza.
 
Quanto importante è stato il ruolo delle relazioni internazionali nella questione del Nagorno-Karabakh? Quale l’apporto delle organizzazioni internazionali e della cooperazione?
La comunità internazionale ha supportato la questione del Nagorno-Karabakh con diverse risoluzioni delle Nazioni Unite, inoltre, le organizzazioni internazionali e la cooperazione sono donors nei programmi volti al miglioramento della situazione di rifugiati e IDP. Al momento sono attivi in Azerbaigian 49 organizzazioni internazionali indipendenti che supportano il governo azerbaigiano soprattutto nel settore delle infrastrutture e dell’organizzazione.
Per ulteriori informazioni sull’conflitto del Nagorno-Karabakh e sulla situazione di sfollati e rifugiati in Azerbaigian, consulta il numero speciale della rivista Go International “Azerbaigian, un paese di opportunità” disponibile sulla pagina FB di AGIA-Associazione Giovanile Italia Azerbaigian
 
 
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L’agenzia delle Nazioni Unite  WFP è in prima linea nella lotta contro la fame, sempre pronta a rispondere tempestivamente alle emergenze, salvando vite umane e portando cibo agli affamati e a chi è più vulnerabile.
Il WFP lavora anche perché gli affamati possano raggiungere una sicurezza alimentare nel futuro, attraverso programmi di assistenza alimentare che siano strumentali alla costruzione di beni, alla diffusione della conoscenza e alla crescita di  comunità più forti e più dinamiche.
Un esempio è il programma di pasti scolastici: il WFP fornisce cibo a scuola a più di 20 milioni di studenti.  Il cibo, sotto forma di pasti scolastici,  incoraggia le famiglie a mandare i propri figli a lezione, dando loro anche una speranza in un futuro migliore. Un effetto altrettanto importante dei pasti scolastici è che, a stomaco pieno, i piccoli studenti riescono a concentrarsi maggiormente nello studio .
Con i programmi “Cibo in cambio di lavoro”, il WFP fornisce razioni alimentari in cambio di lavoro utile allo sviluppo della comunità.  Senza la preoccupazione di pensare a  dove e a come procurarsi il prossimo pasto, gli agricoltori possono dedicare più tempo ed energia alla costruzione di sistemi di irrigazione capaci di aumentare la produzione agricola.
Anche i progetti di “Cibo in cambio di formazione” permettono a chi non ha i mezzi di dedicare il proprio tempo all’apprendimento di mestieri quali l’apicoltura e il cucito o ad imparare a  leggere e scrivere, capacità che aiuteranno a rendersi  economicamente indipendenti.
Il WFP ha sviluppato specifiche competenze in diversi settori quali l’Analisi della Sicurezza Alimentare, la Nutrizione, l’Approvvigionamento Alimentare e la Logistica per rispondere al meglio ai bisogni di chi è affamato.
 
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A cura di Silvia Cipullo
 
 
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