The International Institute of Humanitarian Law offer internship a Sanremo e Ginevra.
 
Per altre opportunità simili, andate nella sezione “Cooperazione, Sviluppo e Volontariato
 
Ente: The International Institute of Humanitarian Law (IIHL) è un’associazione indipendente, senza scopo di lucro fondata de umanitario nel 1970. Lo scopo principale dell'Istituto è quello di promuovere il diritto internazionale umanitario, i diritti umani, il diritto dei rifugiati e le questioni connesse.
 
Dove: Sanremo o Ginevra
 
Destinatari: tutti coloro siano interessati
 
Quando: l’internship avrà durata di 6 mesi
 
Scadenza:non è prevista una scadenza
 
Descrizione dell’offerta: IIHL offre la possibilità di svolgere stage presso le sue sedi di Sanremo e Ginevra ai laureati interessati.
 
Requisiti: i requisiti variano in base alla posizione. In generale, i candidati ideali hanno studi inerenti diritti umani, diritto dei rifugiati, legislazione sull’immigrazione, relazioni internazionali e campi affini.
 
Documenti richiesti: CV e Application Form in allegato (in fondo alla pagina)
 
Costi/retribuzione: non previsto
 
Guida all’application: Per candidarsi è necessario inviare il proprio CV e l’Application Form in allegato a Gian Luca Beruto, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
 
Informazioni utili: Tutti i costi di trasporto e alloggio saranno a carico della stagista. Il pranzo e pause caffè saranno invece offerte da IIHL.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
SANREMO
Tel. +39 0184 541848
Fax +39 0184 541600
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GINEVRA
Tel. + 41 22 9073671/70
Fax + 41 22 9073679
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A cura di Martina Bavastrelli
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale.
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Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa al Rome Model United Nationspiù grande simulazione Onu in Europa! Non perdere questa opportunità!
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
 
 
Il 20 Novembre, come tutti gli anni, si celebra la Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1989.
 
La Convenzione ha avuto come scopo quello di garantire importanti diritti universalmente riconosciuti anche ai bambini, sradicando l'idea del bambino come oggetto dedito esclusivamente a tutela e protezione. In particolare, sono stati garantiti il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute e all'educazione, alla dignità e alla libertà di espressione. La ratifica del trattato consentì di raggiungere notevoli risultati, come la cessazione delle punizioni corporali, la creazione di più potenti ed efficaci sistemi di giustizia minorili, distinti e separati dalla consueta legislazione degli adulti.
 
Ma attualmente questi diritti vengono effettivamente rispettati?
 
Certo è che l'attuale situazione politica, economica e sociale non aiuta. La crisi economica e lavorativa, le difficoltà a cui vanno incontro giornalmente le famiglie sono tutti fattori che inevitabilmente toccano e impattano anche quella che dovrebbe essere l'innocente e spensierata vita quotidiana di bambini e bambine. E i dati ce lo dimostrano. Nel mondo circa 50 milioni di bambini tra i 6 e i 15 anni non hanno accesso all'educazione di base, secondo le stime di Save The Children e di Education for All Global Monitoring Report dell'Unesco. Questi numeri sono ancora più evidenti nei paesi dilaniati da guerre e distruzioni.
 
Indipendentemente dall'età, i bambini sentono il disagio e ne vengono segnati. Essi possono essere considerati come argilla fresca: continuamente in evoluzione verso il loro futuro e verso la loro forma definitiva, ogni impronta lascia il segno e influenza il loro sviluppo. E a tal proposito diviene quasi d'obbligo citare Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. La giovane attivista pakistana si è battuta e si batte tutt'ora per garantire i diritti civili ed in particolare il diritto all'istruzione delle donne del suo Paese e di tutti i bambini del mondo. Ciò a riprova del fatto che non importa l'età o la maturità: i disagi minorili sono forti e tutti ne risentono, minori compresi. Proteggere i più piccoli nel miglior modo possibile è tutt'oggi una delle sfide più ardue e allo stesso tempo delicate, poiché, con la loro infinita sensibilità, i bambini percepiscono per primi i disagi, le discriminazioni e le sofferenze, sia circoscritte al proprio nucleo familiare sia relative alla situazione dell'intero Paese.
 
Oltre il dato educativo altri sono le statistiche che rendono la situazione ancora più drammatica. Infatti secondo il rapporto di Save The Children sullo sfruttamento minorile al mondo sono circa 5,5 milioni i "piccoli schiavi invisibili" impiegati in tutti i settori lavorativi esistenti, dall'agricoltura ai servizi, e tra loro anche vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. In Europa il maggior numero di vittime accertate e presunte è stato segnalato in Italia, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto ai 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto ai 1.624 del 2008. Nel 2014, sono stati riscontrati un numero sempre crescente di minori arrivati nel nostro Paese:  2.737 sono i non accompagnati eritrei arrivati in Italia dall’1 gennaio al 31 luglio 2014: dieci volte di più rispetto a quelli arrivati nello stesso periodo nell’anno precedente (242). E questo numero è in continuo aumento, assieme a quello di minori di nazionalità afgana. Questi, una volta qui sono ad altissimo rischio di sfruttamento.
 
Al primo posto tra le emigrazioni risultano, tuttavia, le adolescenti nigeriane, le quali sono maggiormente coinvolte nella tratta di esseri umani per scopi sessuali. Nel dossier 2014 si conferma inoltre che quello delle minori adolescenti provenienti dai paesi dell’Est Europa è in crescente aumento nel fenomeno della  tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. Lo sfruttamento avviene sia in strada che al chiuso, sotto il controllo di uomini che ne governano le promiscue relazioni sociali e abitative. Secondo il rapporto di ECPAT le minori sfruttate vengono "educate" a percepire i favori sessuali come un dovere, facendole sentire di proprietà dei loro protettori. E all'interno di questo contesto, stanno aumentando in maniera esponenziale i casi di spose bambine. Le adolescenti Siriane rifugiatesi in Giordania hanno contratto il matrimonio in età prematura nel 48% dei casi, con uomini di dieci anni più grandi se non di più. La grande differenza di età non fa che aumentare il rischio di violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, al matrimonio precoce seguono anche l'inevitabile abbandono scolastico e gravidanze altrettanto precoci, pericolose tanto per le neo-mamme quanto per i nascituri, come sostenuto da UNICEF nel suo rapporto sulla protezione dei diritti dell'infanzia, da cui emerge che circa 70 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile.
 
Infine, ma non per importanza, è degno di nota il fenomeno ormai fin troppo diffuso dei bambini soldato, una delle più pesanti violazioni dei diritti umani e dell'infanzia. Il paese con più casi è l'Africa, considerata l'epicentro della cosa. Le Nazioni Unite stimano che nella guerra in Liberia abbiano combattuto all'incirca 20.000 bambini, circa il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni. Idem il Sudan, che conta tra 100 mila bambini che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra che dura da più di vent'anni. Ma il fenomeno dei bambini soldato è presente anche il Medio Oriente (Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen) e America del Sud (Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù). Non è raro inoltre che, come riportato dalle ricerche sul caso svolte sempre da UNICEF, i bambini si arruolano più per necessità che per costrizione: vivendo in veri e propri campi di battaglia, si sentono più al sicuro all'interno di un qualche battaglione di soldati e armati.
 
Finché tali fenomeni continueranno ad esistere, vi saranno ancora bambini a cui verrà negato il diritto di godere dell'infanzia, uno dei periodi più importanti ed imprescindibili nella vita di ognuno.
 
Garantire che i diritti sanciti dalla Convenzione siano rispettati quindi è tanto nell'interesse dei bambini quanto nel nostro: sono questi ultimi che rappresentano il futuro ed è necessario partire da loro per garantirne uno migliore e soddisfacente per tutti.
E in un mondo sempre più globalizzato e multiculturale è importante che tutti abbiano gli stessi diritti e che le differenze vengano appianate. Difficilmente un bambino percepisce un suo coetaneo come diverso: nella sua naturalezza e genuinità tutti siamo uguali, non importa la razza, la lingua o le tradizioni. Ed è importante che non vengano perpetuate quelle opinioni che hanno caratterizzato e diviso popoli e Paesi per troppo tempo.
 
I bambini hanno tanto da imparare da noi, ma anche noi abbiamo tanto da imparare da loro.
 
Laura Montorselli
 
Link utili:
 
 
 
 
 
 
Il 20 Novembre, come tutti gli anni, si celebra la Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1989.
 
La Convenzione ha avuto come scopo quello di garantire importanti diritti universalmente riconosciuti anche ai bambini, sradicando l'idea del bambino come oggetto dedito esclusivamente a tutela e protezione. In particolare, sono stati garantiti il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute e all'educazione, alla dignità e alla libertà di espressione. La ratifica del trattato consentì di raggiungere notevoli risultati, come la cessazione delle punizioni corporali, la creazione di più potenti ed efficaci sistemi di giustizia minorili, distinti e separati dalla consueta legislazione degli adulti.
 
Ma attualmente questi diritti vengono effettivamente rispettati?
 
Certo è che l'attuale situazione politica, economica e sociale non aiuta. La crisi economica e lavorativa, le difficoltà a cui vanno incontro giornalmente le famiglie sono tutti fattori che inevitabilmente toccano e impattano anche quella che dovrebbe essere l'innocente e spensierata vita quotidiana di bambini e bambine. E i dati ce lo dimostrano. Nel mondo circa 50 milioni di bambini tra i 6 e i 15 anni non hanno accesso all'educazione di base, secondo le stime di Save The Children e di Education for All Global Monitoring Report dell'Unesco. Questi numeri sono ancora più evidenti nei paesi dilaniati da guerre e distruzioni.
 
Indipendentemente dall'età, i bambini sentono il disagio e ne vengono segnati. Essi possono essere considerati come argilla fresca: continuamente in evoluzione verso il loro futuro e verso la loro forma definitiva, ogni impronta lascia il segno e influenza il loro sviluppo. E a tal proposito diviene quasi d'obbligo citare Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. La giovane attivista pakistana si è battuta e si batte tutt'ora per garantire i diritti civili ed in particolare il diritto all'istruzione delle donne del suo Paese e di tutti i bambini del mondo. Ciò a riprova del fatto che non importa l'età o la maturità: i disagi minorili sono forti e tutti ne risentono, minori compresi. Proteggere i più piccoli nel miglior modo possibile è tutt'oggi una delle sfide più ardue e allo stesso tempo delicate, poiché, con la loro infinita sensibilità, i bambini percepiscono per primi i disagi, le discriminazioni e le sofferenze, sia circoscritte al proprio nucleo familiare sia relative alla situazione dell'intero Paese.
 
Oltre il dato educativo altri sono le statistiche che rendono la situazione ancora più drammatica. Infatti secondo il rapporto di Save The Children sullo sfruttamento minorile al mondo sono circa 5,5 milioni i "piccoli schiavi invisibili" impiegati in tutti i settori lavorativi esistenti, dall'agricoltura ai servizi, e tra loro anche vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. In Europa il maggior numero di vittime accertate e presunte è stato segnalato in Italia, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto ai 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto ai 1.624 del 2008. Nel 2014, sono stati riscontrati un numero sempre crescente di minori arrivati nel nostro Paese:  2.737 sono i non accompagnati eritrei arrivati in Italia dall’1 gennaio al 31 luglio 2014: dieci volte di più rispetto a quelli arrivati nello stesso periodo nell’anno precedente (242). E questo numero è in continuo aumento, assieme a quello di minori di nazionalità afgana. Questi, una volta qui sono ad altissimo rischio di sfruttamento.
 
Al primo posto tra le emigrazioni risultano, tuttavia, le adolescenti nigeriane, le quali sono maggiormente coinvolte nella tratta di esseri umani per scopi sessuali. Nel dossier 2014 si conferma inoltre che quello delle minori adolescenti provenienti dai paesi dell’Est Europa è in crescente aumento nel fenomeno della  tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. Lo sfruttamento avviene sia in strada che al chiuso, sotto il controllo di uomini che ne governano le promiscue relazioni sociali e abitative. Secondo il rapporto di ECPAT le minori sfruttate vengono "educate" a percepire i favori sessuali come un dovere, facendole sentire di proprietà dei loro protettori. E all'interno di questo contesto, stanno aumentando in maniera esponenziale i casi di spose bambine. Le adolescenti Siriane rifugiatesi in Giordania hanno contratto il matrimonio in età prematura nel 48% dei casi, con uomini di dieci anni più grandi se non di più. La grande differenza di età non fa che aumentare il rischio di violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, al matrimonio precoce seguono anche l'inevitabile abbandono scolastico e gravidanze altrettanto precoci, pericolose tanto per le neo-mamme quanto per i nascituri, come sostenuto da UNICEF nel suo rapporto sulla protezione dei diritti dell'infanzia, da cui emerge che circa 70 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile.
 
Infine, ma non per importanza, è degno di nota il fenomeno ormai fin troppo diffuso dei bambini soldato, una delle più pesanti violazioni dei diritti umani e dell'infanzia. Il paese con più casi è l'Africa, considerata l'epicentro della cosa. Le Nazioni Unite stimano che nella guerra in Liberia abbiano combattuto all'incirca 20.000 bambini, circa il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni. Idem il Sudan, che conta tra 100 mila bambini che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra che dura da più di vent'anni. Ma il fenomeno dei bambini soldato è presente anche il Medio Oriente (Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen) e America del Sud (Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù). Non è raro inoltre che, come riportato dalle ricerche sul caso svolte sempre da UNICEF, i bambini si arruolano più per necessità che per costrizione: vivendo in veri e propri campi di battaglia, si sentono più al sicuro all'interno di un qualche battaglione di soldati e armati.
 
Finché tali fenomeni continueranno ad esistere, vi saranno ancora bambini a cui verrà negato il diritto di godere dell'infanzia, uno dei periodi più importanti ed imprescindibili nella vita di ognuno.
 
Garantire che i diritti sanciti dalla Convenzione siano rispettati quindi è tanto nell'interesse dei bambini quanto nel nostro: sono questi ultimi che rappresentano il futuro ed è necessario partire da loro per garantirne uno migliore e soddisfacente per tutti.
E in un mondo sempre più globalizzato e multiculturale è importante che tutti abbiano gli stessi diritti e che le differenze vengano appianate. Difficilmente un bambino percepisce un suo coetaneo come diverso: nella sua naturalezza e genuinità tutti siamo uguali, non importa la razza, la lingua o le tradizioni. Ed è importante che non vengano perpetuate quelle opinioni che hanno caratterizzato e diviso popoli e Paesi per troppo tempo.
 
I bambini hanno tanto da imparare da noi, ma anche noi abbiamo tanto da imparare da loro.
 
Laura Montorselli
 
Link utili:
 
 
 
 
 
 
Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Il NGO Committee on the Status of Women offre internship nella sua sede di New York.
 
Per altre opportunità simili, andate nella sezione “Cooperazione, Sviluppo e Volontariato
 
Ente: Il NGO Committee on the Status of Women sostiene il lavoro della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne e UN Women. Giocando un ruolo attivo nella Comunità delle Nazioni Unite, i sostenitori del NGO Committee on the Status of Women lavorano per l’affermazione dei diritti delle in tutto il mondo e supportano la piattaforma d'azione di Pechino, la risoluzione ONU di sicurezza 1325, gli obiettivi di sviluppo del Millennio, e la Convenzione per eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW).
 
Dove: New York, USA
 
Destinatari: tutti coloro siano interessati
 
Scadenza:non è prevista una scadenza
 
Descrizione dell’offerta: Questo stage della durata di un anno richiede agli stagisti di lavorare 2 o 3 giorni a settimana per un minimo di 12-15 ore. I tirocinanti verranno assegnati in modo appropriato per assistere il comitato nella preparazione di vari eventi e nel fornire supporto per il prossimo ONG CSW Forum 2015.
 
Requisiti:
- Almeno due anni di esperienza di lavoro e/o pratica in contesti internazionali
- Saranno preferiti i dottorandi, tuttavia le candidature dei laureandi verranno comunque prese in considerazione
- Capacità di gestire più progetti e incarichi di lavoro
- Ottime capacità relazionali, sia di persona che per telefono, con alta professionalità
- Competenza con le ultime versioni di Microsoft Word, Excel, PowerPoint, Access, e stampa unione, e-mail e ricerche sul Web
- Background in Giornalismo, Scienze Sociali, Legge, Public Policy, Relazioni Internazionali, Marketing, Comunicazione, Business o discipline affini
- La conoscenza di una lingua ONU diversa dall'inglese sarà considerato un asset
 
Documenti richiesti: Breve CV, Cover Letter e 2 referenze (in inglese e in formato PDF)
 
Costi/retribuzione: non previsto
 
Guida all’application: per candidarsi a questa posizione è necessario inviare una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., inserendo nell’oggetto “Internship” e allegando (in formato PDF) tutti i documenti richiesti.
 
Informazioni utili: E’ previsto un rimborso spese per il trasporto.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
77 United Nations Plaza
New York NY 10017
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
A cura di Martina Bavastrelli
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale.
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La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
 
 
Human Rights First offre un’internship nel settore delle Risorse Umane nella sua sede di New York.
 
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Ente: Human Rights First è un’organizzazione di difesa indipendente che sfida l'America a vivere all'altezza dei suoi ideali. E’ essenziale che la leadership americana svolga un ruolo di primo piano nella lotta globale per i diritti umani, infatti essi incoraggiano il governo degli Stati Uniti e le aziende private a rispettare i diritti umani e lo Stato di diritto. Lavora in tutto il mondo per sfruttare l'influenza americana per garantire le libertà fondamentali.
 
Dove: New York, USA
 
Destinatari: tutti coloro siano interessati
 
Scadenza: non prevista
 
Descrizione dell’offerta: Lo stagista assisterà il team HR ricoprendo responsabilità cruciali per l'organizzazione. Sarà richiesto di entrare in contatto con i dipendenti ai vari livelli dell'organizzazione e servirà come una risorsa preziosa per i dipendenti.
 
Requisiti:
- Laurea in economia, preferibilmente correlato all’ambito HR (anche neo-laureati)
- Passione per le risorse umane e volontà di imparare
- Capacità comunicative
- Competente nell’uso di MS Office (Word, PowerPoint e Excel)
- Esperienza nel settore HR (anche intern)
- Deve essere in grado di impegnarsi per almeno 20 ore alla settimana (i giorni sono flessibili)
Per una lista dettagliata di tutti i requisiti richiesti si veda qui.
 
Documenti richiesti: breve CV, cover letter e 3 referenze (in inlgese)
 
Costi/retribuzione: non previsto
 
Guida all’application: Per candidarsi a questa posizione è necessario registrarsi al sito (in fondo a questa pagina) e caricare gli allegati.
 
Informazioni utili: Questo internship rappresenta un’incredibile occasione per trascorrere un periodo nella meravigliosa New York e per mettere in pratica le proprie competenze nel settore delle Risorse Umane.
 
Link utili:
 
Contatti utili
Human Rights First
333 Seventh Avenue, 13th Floor,
New York, NY 10001-5210
Tel: (212) 845 5200
Fax: (212) 845 5299
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A cura di Martina Bavastrelli
 
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LA REDAZIONE
 
Se cerchiamo sul dizionario la parola “tolleranza” questa è definita come quell’atteggiamento teorico e pratico di chi, in fatto di religione, politica, etica, scienza, arte, letteratura o in generale altri principi morali rispetta le convinzioni altrui anche se profondamente diverse dalle sue senza impedirgli di praticarle. Insomma un concetto che al genere umano non è stato mai così chiaro considerando gli esempi offertici dalla storia: dagli Ebrei ai neri sino a Rom, immigrati e omosessuali la società non si è mai mostrata troppo aperta al diverso tanto più che la discriminazione, razzismo e la segregazione, fenomeni immediatamente successivi all’intolleranza, sono sempre risultate essere la via più veloce e più semplice per risolvere un presunto problema generat solo dai pregiudizi.
Sono occorsi molti anni e molti sacrifici affinché ciò che prima vedevamo come “strano” potesse diventare “normale” e per quanto la generazione moderna sembri molto più aperta rispetto a quelle passate la tolleranza oggigiorno è ancora messa a dura prova. È vero, siamo molto tolleranti verso ciò che PRIMA era “diverso” ma meno verso ciò che lo è ADESSO. Di fronte alle pressioni economiche e sociali, la tendenza generale è quella di sfruttare i timori ed evidenziare le differenze altrui, azione che porta unicamente a riaccendere l’odio verso minoranze, immigrati e persone svantaggiate.
L'educazione alla tolleranza dovrebbe mirare a contrastare le influenze che portano alla paura e all'esclusione ed aiutare i giovani a sviluppare le loro capacità di giudizio, il pensiero critico e il ragionamento etico al fine di comprendere che la diversità fra religioni, lingue, culture ed etnie del nostro mondo non è un pretesto per far sorgere conflitti bensì è un tesoro che ci arricchisce.
L'obiettivo che le Nazioni Unite si propongono di raggiungere attraverso l’istituzione della Giornata Internazionale è proprio quello far comprendere alla popolazione mondiale che arrivare ad una convivenza pacifica in cui le differenze diventano motivo di coesione più che di frattura è possibile. Tutto ebbe inizio il 16 novembre 1995 quando gli Stati membri dell'UNESCO adottarono la Dichiarazione dei principi sulla tolleranza che frai suoi numerosi articoli sostiene che solo la tolleranza possa garantire la sopravvivenza delle comunità miste in ogni regione del globo.
Un anno dopo, nel 1996, con delibera del 14 Luglio (A/RES/51/95) i Paesi membri dell’ONU proclamarono il 16 Novembre “Giornata internazionale per la Tolleranza” allo scopo di ricordare i principi ispiratori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dalle Nazioni unite il 10 Dicembre 1948 ed invitarono i paesi membri a festeggiarlo col dovuto riguardo. Da allora l’anno 1995 fu dichiarato l’“Anno della Nazioni Unite per la Tolleranza”.
Fu poi nel 2005 che venne adottata la risoluzione A/RES/60/1. Con essa si richiedeva un impegno da parte dei capi di Stato e di governo a promuovere il benessere umano, la libertà e il progresso in tutto il mondo nonché a diffondere i principi della tolleranza, del rispetto, del dialogo e della cooperazione tra diverse culture, civiltà e popoli. Tutt’oggi il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon richiama continuamente il mondo intero ad impegnarsi a favore della promozione della tolleranza poiché essa rappresenta il modo attraverso cui sostenere l’armonia necessaria a rispondere alle sfide del nostro millennio e a garantirci un futuro migliore asserendo inoltre che la tolleranza è un qualcosa che non va dato per scontato bensì va insegnato, nutrito e soprattutto difeso. Non a caso uno dei più famosi filosofi della storia, Karl Popper, scrisse in una delle sue opere che la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza stessa. Se infatti estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.
 
Documenti:
 
Giornate collegate:
27 gennaio: Giorno Dedicato alle Vittime dell’Olocausto
21 marzo: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale 
16 maggio: Giornata Mondiale contro l’omofobia
21 maggio: Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo 
9 agosto: Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni
25 novembre: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne
29 novembre: Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese
10 dicembre: Giornata Internazionale per i Diritti Umani
20 dicembre: Giornata Internazionale della Solidarietà Umana
 
A Cura di Francesca Pedace
Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Quest’anno, come tutti gli anni a partire dal 1978, le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo“. È nel 1978 difatti che all’Assemblea Generale, attraverso la Risoluzione S-10/2, è stata istituito questo evento al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e di incoraggiare questi ultimi a compiere sforzi per porvi fine e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla urgenza alla pace.
 
La scelta della giornata non è casuale, ma è il giorno in cui nel 1945 furono fondate le Nazioni Unite.
 
Sicuramente parlare di disarmo al giorno d’oggi è quanto mai ironico, basti pensare che nel 2013 le spese militari a livello globale hanno raggiunto la somma di circa 1750 miliardi di dollari investiti tra eserciti ed armamenti(poco meno del PIL dell’Italia e quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Uniti).
Dati allarmanti se si pensa che nel periodo storico della corsa agli armamenti, i governi nel loro insieme non sono mai arrivati a investire tanto. Le spese militari tra 2000 e 2013 sono aumentate di oltre il 50% arrivando a più di mille miliardi di dollari l’anno, cifra che supera il picco raggiunto durante la guerra fredda e che corrisponde a 20 volte le spese mondiali in aiuti internazionali.
 
Nella Quindicesima relazione annuale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, resa pubblicail 21 gennaio 2014, si rivela che nel biennio precedente i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 40 miliardi di euro: un incremento del 7% rispetto al 2011.
 
All’interno della relazione, spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 10 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 4 miliardi di euro di cui 1, 6 miliardi rilasciate dalla Francia.
Sicuramente il problema non termina qui, ma a guardar bene è ancora più grave, infatti, durante la guerra fredda post seconda guerra mondiale, i politici e i giornalisti (come anche l’opinione pubblica) non facevano che avvertire ed esprimere preoccupazione per la situazione, scagliandosi con slancio pro disarmo, mentre oggi, sebbene siamo difronte a uno scenario disastroso con ben 64 stati coinvolti in guerre in atto e molte altre in preparazione, in quella che è già stata definita da molti come la più grande polveriera globale mai accumulata, nessuno sembra più preoccuparsi dell’urgenza e dell’importanza che ora più che mai potrebbe assumere una politica basata sul disarmo.
 
È qui che quindi siamo portati a farci due conti: in EU maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (14 miliardi di euro), la Spagna (7,8 miliardi), la Germania (4,8 miliardi), l’Italia (4,3 miliardi) e il Regno Unito (2,8 miliardi), nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dall’Unione; tutto ciò andrebbe inserito nel contesto di una situazione economica Europea a dir poco disastrosa che sta’ “imponendo” agli stati, tagli alla spesa pubblica, civile e sociale e tasse in continua escalation, mantenendo però le spese del settore militare immuni dalla ghigliottina che le nostre popolazioni e i nostri imprenditori stanno subendo.
 
Appare ancora più difficile riuscire a parlare della settimana del disarmo in maniera positiva quando il tuo Stato decide di “comprare” i famosi Joint Strike Fighter, in gergo F-35 (costo dell’operazione tra i 13 e i 18 miliardi di euro in poco più di 40 anni) ed è ancora più difficile capire come riesca a sposarsi il concetto di acquisto di F-35 con la celebrazione della settimana del disarmo, in quanto, la caratteristica fondamentale di tali velivoli è la lorocapacità stealth ovvero la capacità di rendersi invisibili ai radar e la capacità di trasportare testate nucleari e che, quindi, pare evidente che invece rappresentino il più grande progetto di riarmo offensivo della storia come è stato definito dal movimento per il disarmo.
 
Evidentemente non sempre la storia è magistra vitae e il testo fondamentale del nostro agire sociale e politico, la Costituzione Italiana all’art 11 recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Quindi le industrie della “guerra” mai come ora sembrano floride sebbene le poche aziende produttrici di questi grandi sistemi d’armi, negli ultimi vent’anni, hanno proceduto a fusioni ed alleanze anche internazionali, per tener fronte alle crescenti difficoltà dovute alla produzione di mezzi sempre più sofisticati (come per l’appunto i tanto chiacchierati droni).
Eppure, i pericoli che rappresentano le armi di distruzione di massa e l’accumulazione di armi convenzionali sono ormai esperienza più che comprovata come è stato più volte sottolineato e ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moonil cui primo mandato è scaduto il 31 dicembre 2011 ma che è stato riconfermato anche per il quinquennio dal 2012 al 2016.
Unica speranza è che l’appello di quest’anno, che verrà fatto durante la settimana del disarmo, riprenda quello fatto durante la giornata della Pace e che non rimanga inascoltato soprattutto dalle future generazioni.
 
Risorse:
 
Flavia Spigoli
Pubblicato in Istituzioni
APT (Association  for the prevention of torture) offre internship retribuiti di breve e lunga durata a Ginevra.
 
Per altre opportunità simili, andate nella sezione “Cooperazione, Sviluppo e Volontariato
 
Ente: APT (Association  for the prevention of torture) è un’associazione no-profit svizzera che opera al fine di favorire l’implementazione, nei sistemi regionali e internazionali, della legislazione per la prevenzione della tortura, compresi l’Optional Protocol to the Convention against Torture (OPCAT), la European Convention for the Prevention of Torture and the Robben Island Guidelines for the Prohibition and Prevention of Torture in Africa.
 
Dove: Ginevra, Svizzera
 
Destinatari: giovani laureati
 
Scadenza: non è prevista una scadenza
 
Descrizione dell’offerta: APT (Association  for the prevention of torture) offre internship retribuiti di due tipi:
- breve: da 1 a 3 mesi, per partecipare ad un progetto particolare o ai meetings sui diritti umani dell’ONU
- lungo: da 3 a 6 mesi, per rendere la risorsa in grado di focalizzarsi su un particolare progetto di APT così come assistere e monitorare i meetinga sui diritti umani dell’ONU
 
Requisiti:
- Essere giovani laureati in giurisprudenza (legislazione sui diritti umani), scienze politiche o relazioni internazionali
- I candidati devono avere un forte interesse nella promozione della prevenzione alla tortura, maltrattamenti, condizioni di detenzione, o di amministrazione della giustizia
 
Documenti richiesti: CV, lettera motivazionale, referenze e un saggio (tutto in inglese)
 
Costi/retribuzione: 1000 CHF al mese
 
Guida all’application: Per candidarti a questa posizione è necessario inviare CV, lettera motivazionale, referenze e un saggio (tutto in inglese) all’indirizzo email : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., o a “APT, P.O. Box 137, 1211 Geneva 19”.
 
Informazioni utili: Ginevra, capitale dell’omonimo cantone, si trova in Svizzera e sarà la cornice per questa grande opportunità. Se hai bisogno di informazioni sulla città ti consigliamo di cliccare qui, se cerchi una casa in affitto a Ginevra vedi questo link.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
Centre Jean-Jacques Gautier
10, route de Ferney
CP 137
CH-1211 Genève 19
Suisse
Tel. +41 22 919 21 70
Fax +41 22 919 21 80
 
A cura di Martina Bavastrelli
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale.
 
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Il Centro HD offre agli studenti l'opportunità di contribuire al lavoro dell'organizzazione attraverso diversi stage che riceveranno borse di studio per la durata del loro tirocinio.
 
Per altre opportunità simili, vai alla sezione Europa
 
Ente: Il “Centre for Humanitarian Dialogue” divide il suo lavoro in tre aree principali: Peacemaking, Mediazione e Dialogo umanitario.
il Centro HD ha operato come organizzazione di mediazione indipendente per oltre un decennio. Come organizzazione imparziale con sede in Svizzera, il Centro lavora per sviluppare un dialogo costruttivo nei conflitti e sostiene gli sforzi di altri attori nelle mediazioni, comprese le organizzazioni internazionali e regionali; ritiene che fornire un efficace sostegno ai mediatori, dando loro accesso alle più recenti conoscenze di risoluzione dei conflitti può aumentare le probabilità di successo di mediazione nei conflitti in corso. Nel 2007, il Centro HD ha istituito un team, ora conosciuta come squadra politica di mediazione e di supporto, per sostenere le proprie attività di mediazione, nonché per condividere competenze ed esperienze con altri mediatori, istituzioni e organizzazioni che operano in mediazione internazionale.
 
Dove:Ginevra
 
Destinatari: studenti e laureandi in Relazioni internazionali, della pace e dei conflitti, diritti umani, del diritto umanitario o equivalente.
 
Durata:non specificata
 
Scadenza: Al momento sono aperte le candidature come Project Assistant e si chiuderanno il 5 ottobre.
 
Descrizione dell’offerta:
Il Centro HD è disposto ad offrire agli studenti l'opportunità di acquisire un esperienza diretta e consentire loro di contribuire al lavoro dell'organizzazione attraverso stage in diverse aree.
 
Requisiti:
Per tutte le aree vengono comunque sempre richiesti i seguenti requisiti:
- Laurea in scienze politiche, relazioni internazionali, della pace e dei conflitti, diritti umani, del diritto umanitario o equivalente
- Inglese fluente
- Conoscenze nelle situazioni pre e post-conflitto, risoluzione dei conflitti e costruzione della pace
- Esperienza nella ricerca, l'analisi e la scrittura dei contesti politici
 
Documenti richiesti:
- Una lettera di candidatura
- CV in inglese
 
Retribuzione: Ogni tirocinante riceverà una borsa di studio per la durata del loro tirocinio
 
Guida all’application:
Gli studenti motivati a partecipare allo stage devono inviare tutta la documentazione all’indirizzo Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
 
Informazioni utili:
 
Link Utili:
TPG, per gli spostamenti in città
 
Informazioni Utili:
Ginevra, capitale dell'omonimo cantone, è la seconda città più popolata della Svizzeradopo Zurigo, situata dove il lago di Ginevra riconfluisce nel fiume Rodano. È il perno centrale di tutta la regione in materia di economia, di salute, di istruzione, di cultura e di trasporti che la rendono anche la seconda piazza finanziaria del paese.
Nonostante le sue dimensioni relativamente piccole, Ginevra, grazie al suo ambiente internazionale, offre una gamma di divertimenti ampi e diversificati. Molta gente inizia la serata con un aperitivo in uno tra i numerosissimi bar presenti in città e poi prosegue in qualche locale notturno. La vita notturna di Ginevra si rivela varia e colorata, con gente e musica proveniente da ogni angolo del pianeta.
 
Contatti utili:
Headquarters Office, Geneva, Switzerland
114, Rue de Lausanne
CH-1202 Geneva Switzerland
Tel: +41 (0)22 908 11 30
fax: +41 (0)22 908 11 40
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
“Per altre opportunità simili, andate alla sezione “Europa”
 
A Cura di Flavia Spigoli
 
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
LA REDAZIONE
Pubblicato in Europa

 

Human Rights Watch ("HRW") offre opportunità di stage in molti dei suoi uffici internazionali! candidati anche tu!
 
Per altre opportunità simili, vai alla sezione "Cooperazione, sviluppo e volontariato"
 
Ente: Human Rights Watch è un organizzazione internazionale indipendente che difende i diritti delle persone in tutto il mondo, funziona come parte di un movimento che sostiene la dignità umana e promuove la causa dei diritti umani per tutti.
L’organizzazione opera sulla base dei diritti umani internazionali, del diritto umanitario e del rispetto per la dignità di ogni essere umano.
Per assicurarsi una propria indipendenza, l’ente non accetta accettiamo fondi governativi, (diretti o indiretti), o il sostegno da qualsiasi finanziatore privato che potrebbe compromettere l’obiettività e indipendenza.
L’Human Rights Watch non abbraccia cause politiche, non è di parte, e mantiene una posizione neutrale nei conflitti armati..
 
Dove:
-Amsterdam
-Beirut
-Berlino
-Bruxelles
-Ginevra
-Londra
-New York
-Washington
-San Francisco
 
 
Destinatari: tutticoloro che hanno un forte interesse per i diritti umani a livello internazionale
 
Durata:3 mesi
 
Scadenza: 26/10/2014
 
Descrizione dell’offerta:
Lo stage HRW offre spesso l'esposizione diretta al funzionamento di un'organizzazione internazionale per i diritti umani, in stretta supervisione da parte del personale dell’organizzazione.
Durante lo stage ci sarà la possibilità d’interagire con altre organizzazioni internazionali e funzionari governativi stranieri e nazionali.
 
Human Rights Watch ("HRW") offre opportunità di stage in molti dei suoi uffici. I candidati possono fare domanda per le posizioni elencate sul Sito dell’ente, in base alla loro ubicazione e l'ammissibilità.
Gli Stage variano, ma possono includere:
-Ricerca
-Redazione di documenti
-Pianificazione di eventi
-Assistenza ai ricercatori nella preparazione delle missioni
-Monitoraggio degli sviluppi dei diritti umani in diversi paesi
-Analisi dei dati
-Collegamento con i donatori attuali e potenziali
NB Gi stagisti potranno inoltre partecipare a conferenze, corsi di formazione ed eventi speciali in materia di diritti umani
 
Requisiti:
- Eccellenti capacità di comunicazione scritta e orale in lingua araba e inglese
- Capacità di ricerca Internet
- Familiarità con i programmi MS Office (Word ed Excel, sono un must)
 
Inoltre ai candidati si richiedono capacità personali quali:
- Essere orientato al dettaglio
- Ottima organizzazione
- Forte motivazione
- Affidabile
- Forte interesse per i diritti umani internazionali. -Esperienza e / o conoscenza approfondita sul funzionamento dell' Unione Europea e delle politiche del mercato interno
 
Documenti richiesti:
- Cover letter in inglese o in francese
- CV in inglese o in francese
 
Retribuzione: non retribuito
 
Guida all’application:
Inviare la documentazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. utilizzando come oggetto la specifica di ogni stage (per Es. per lo stage ad Amsterdam: Europe Communications Stage) allegando:
-Lettera di motivazione
-Curriculum
-Nomi o lettere di referenza
-Un breve commento a un recente report del HRW
 
Informazioni utili:
Human Rights Watch è un datore di lavoro che non discrimina nelle sue pratiche di assunzione e, al fine di costruire la più forte forza lavoro possibile, cerca attivamente di costituire un team multiculturale.
Human Rights Watch è un'organizzazione internazionale di controllo e di difesa dei diritti umani, nota per le sue indagini approfondite, la sua segnalazione incisiva e tempestiva, le sue campagne di sensibilizzazione innovative e di alto profilo, e il suo successo nel cambiare le umane politiche e le pratiche d’influenza sui governi e le istituzioni internazionali per tutto ciò che concerne i  diritti umani
 
Link Utili:
 
Contatti utili:
Tutti i contatti e tutte le sedi si possono trovare sul sito dell’Ente
 
A Cura di Flavia Spigoli
 
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La Redazione
 

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