Nome: Amnesty International
 
Data: Il 28 maggio 1961 l'avvocato inglese Peter Benenson pubblica sul quotidiano di Londra The Observer un "Appello per l'amnistia": il suo articolo, intitolato "I prigionieri dimenticati", racconta la vicenda di due studenti portoghesi arrestati per aver brindato alla libertà
 
Collocazione: Amnesty International è un’Organizzazione non governativa indipendente con sede centrale a Londra, che si occupa della difesa dei diritti umani. Amnesty International costituisce una comunità globale di difensori dei diritti umani i cui principi sono la solidarietà internazionale, l’azione efficace per le vittime individuali, la copertura globale, l’universalità e indivisibilità dei diritti umani, l’imparzialità e l’indipendenza, la democrazia e il mutuo rispetto
 
Obiettivi: La visione ideale di Amnesty International è quella di un mondo in cui ogni persona goda di tutti i diritti umani enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e negli altri standard internazionali relativi ai diritti umani. La missione di Amnesty International è svolgere attività di ricerca e azione finalizzate a prevenire ed eliminare gravi abusi di tali diritti
 
Descrizione delle attività: Attualmente Amnesty International è un movimento globale di oltre sette milioni di persone che svolgono campagne di sensibilizzazione e di pressione verso i governi violanti i diritti umani attraverso invio di appelli e di azioni urgenti, contatti con le ambasciate, organizzazione di eventi, attività di lobby presso i governi e le organizzazioni internazionali. Amnesty International si rivolge ai governi, alle organizzazioni intergovernative, ai gruppi 
politici armati, alle aziende ed agli altri “attori non statali”. Oltre al suo lavoro su specifici abusi dei diritti umani, Amnesty International:
- Chiede fermamente a tutti i governi di conformarsi allo stato di diritto e di ratificare ed implementare gli standard concernenti i diritti umani
- Porta avanti un’ampia serie di attività di educazione ai diritti umani
- Incoraggia le organizzazioni intergovernative, gli individui e tutti gli organi della società a sostenere e rispettare i diritti umani
 
Opportunità: La maniera più semplice per lavorare con Amnesty è quella di cercare il Gruppo locale più vicino. I Gruppi (circa 200 in tutta Italia) lavorano coordinati dalla Sezione Italiana e dagli uffici regionali: organizzano riunioni periodiche, svolgono attività legate alle campagne dell'associazione, alla raccolta fondi, all'educazione ai diritti umani; inviano lettere di pressione, organizzano eventi e partecipano alle manifestazioni coordinate a livello nazionale. I Gruppi Amnesty rappresentano a tutti gli effetti Amnesty International nelle città (ricerca struttura più vicina). In alternativa, se si è studenti o si fa parte di un’associazione giovanile, si può entrare a far parte di uno dei Gruppi Giovani o formarne uno nuovo nella propria città. I Gruppi Giovani lavorano nelle scuole, nelle università o nel mondo dell'associazionismo giovanile, per promuovere la conoscenza dei diritti umani e per difendere le vittime delle violazioni
 
Progetti: Amnesty International è nota a livello mondiale grazie all'attività continua di campaigning in favore delle vittime di violazioni dei diritti umani. Gli attivisti di Amnesty di tutto il mondo inviano ogni giorno centinaia di appelli ai responsabili delle violazioni ed ogni anno sono emesse circa 350 Azioni Urgenti, inviate a più di 80 Paesi. Nell’anno 2014 Amnesty International Italia ha attivato il primo “Esperimento di volontariato 2.0” in merito alla campagna di sensibilizzazione riguardante il trentennale del disastro di Bhopal, attraverso il quale, i candidati sono stati reclutati tramite un bando esterno all’associazione. Tra le numerose campagne portate avanti da Amnesty, di rilievo, per l’anno 2015, è il progetto “Stop alla tortura”, campagna iniziata nel 2014 e mirante a far sì che tale inumana pratica, ancora presente ufficialmente in 141 paesi al mondo, non venga più attuata. Tra gli altri progetti portati avanti da Amnesty in favore dei diritti umani, vanno ricordate la campagna “Io pretendo dignità”, mirante a porre al centro della lotta alla povertà i diritti umani e riguardante anche il tema della responsabilità delle aziende, e la campagna “No alla pena di morte”, pratica abolita de facto da più di metà dei paesi del mondo, in riferimento alla quale Amnesty esercita la propria pressione nei confronti degli stati che ancora la praticano affinché tale strumento afflittivo venga definitivamente debellato
 
Link utili:
 
Contatti utili:
Uffici sezione italiana Via Magenta, 5 

00185 - Roma
 
Tel: (+39) 06 44.901

Fax: (+39) 06 44.90.222
 
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Sarah Sulas
Pubblicato in No Profit
L’Analytical Centre on Globalization and Regional Cooperation (ACGRC) offre una esperienza di stage unica per coloro che siano interessati alla sicurezza internazionale, allo sviluppo economico e ai diritti umani.
 
Ente:attivo dal 2002 l’Analytical Centre on Globalization and Regional Cooperation mira alla promozione dei valori democratici, al rafforzamento della società civile e allo sviluppo di una piena economia di mercato in Armenia con uno sguardo sempre attento ai processi di globalizzazione e alla loro influenza sulla cooperazione regionale e sulla tutela dei diritti umani.
 
Dove:Erevan, Armenia
 
Destinatari:laureandi e laureati
 
Durata:non specificata
 
Scadenza: offerta sempre aperta
 
Descrizione dell’offerta:
Gli stagisti focalizzeranno la loro attenzione su uno studio intensivo delle questioni politico – economiche inerenti la regione sud caucasica e l’Armenia. Si darà cosi una opportunità a studenti e laureati di accedere a risorse che accresceranno le abilità di ricerca indipendente e l’esperienza complessiva sul sistema paese Armenia.
 
Requisiti:
- Ottime capacità comunicative in inglese
- Buona conoscenza delle questioni relative alla sicurezza e alle relazioni internazionali con particolare interesse alla regione sud caucasica
- Buone capacità organizzative, atteggiamento proattivo e indipendenza
 
Documenti Richiesti:
- Lettera di motivazione
- Curriculum Vitae
- Saggi di scrittura
- Lettere di raccomandazione
 
Retribuzione: nessuna
 
Guida all’application:
Inviare una mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con i seguenti allegati:
- CV in Inglese, non più di due pagine
- Lettera di Motivazione in inglese che comprenda: una spiegazione dei tuoi interessi rispetto alla regione sud caucasica e il come pensi che lo stage presso il Centro s’inserisca nel tuo futuro professionale
- Due o tre writing samples per un totale che non superi le dieci pagine. Almeno uno dei saggi deve avere per oggetto le relazioni internazionali o studi post – Sovietici
- Due lettere di raccomandazione dove si mettano in evidenza le tue abilità di scrittura, l’etica sul posto di lavoro e l’interesse nelle relazioni internazionali
- Riepilogo Informazioni QUI
 
Informazioni Utili:
Erevan è la capitale e la più popolosa città dell'Armenia (1 201 539 abitanti nel 1989; circa 1 127 300 nel 2012). La città sorge sulle rive del fiume Hrazdan. È locata nella zona centro-occidentale dello stato, non lontana dal confine con la Turchia ed alle pendici del monte Ararat.
Erevan è uno dei maggiori centri industriali, culturali e scientifici del Caucaso. In qualità di centro principale della cultura armena, ospita l'Università Statale di Erevan (fondata nel 1920), l'Accademia Armena delle Scienze, un museo storico, un'opera house, un conservatorio musicale e vari istituti tecnologici.
 
Link Utili:
 
Contatti Utili:
Stepan Grigoryan:
Chairman of the Board
E – Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
 
“Per altre opportunità simili, andate alla sezione “Europa”
 
A Cura di Daniel Angelucci
 
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
LA REDAZIONE
Pubblicato in Europa
ALISEI ti offre la possibilità di collaborare alle sue attività di volontariato in Italia e nel mondo! Partecipa alle sue iniziative!
 
 
Ente
ALISEI - Associazione per la cooperazione internazionale e l'aiuto umanitario - è un'Organizzazione Non Governativa (ONG) senza fini di lucro nata in Italia, nel 1998. È riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri come idonea a gestire interventi di cooperazione, aiuto umanitario informazione ed educazione allo sviluppo nei Paesi terzi e in Italia. Dal 1994 è partner della Direzione Generale per l’Aiuto Umanitario della Commissione Europea (ECHO). ALISEI lavora, come scelta strategica da oltre 20 anni, per la crescita di una società  di eguali al Sud ed al Nord del mondo; promuove e gestisce programmi e progetti di cooperazione internazionale e aiuto umanitario in contesti di emergenza, al Nord e al Sud del Mondo, per contribuire a sostenere e appoggiare processi duraturi di sviluppo e di riabilitazione e ricostruzione post bellica e a seguito di disastri naturali.
 
Dove:
In Italia e all’estero
 
Destinatari:
Tutti coloro che hanno un forte interesse per l’inclusione sociale, cooperazione in ambito umanitario
 
Durata:
A seconda del progetto
 
Scadenza: 
Non è prevista scadenza
 
Descrizione dell’offerta:
L’associazione ALISEI offre molte opportunità di svolgere attività di volontariato in ambiti diversi. Con tre aree di intervento specifiche, sviluppo-emergenza-educazione allo sviluppo, offre la possibilità di impegnarsi sia sul territorio nazionale che nel resto del mondo.
In Italia:
promuove, tramite progetti mirati  per le scuole e la popolazione, temi come l’inclusione sociale, la sensibilizzazione allo sviluppo e la cooperazione interraziale
Nel mondo:
realizza progetti di sviluppo per le popolazioni rurali e interventi umanitari di ricostruzione e sviluppo sostenibile in territori coinvolti in conflitti
 
Requisiti:
Non specificati
 
Documenti richiesti:
curriculum vitae
 
Guida all’application:
Invia il tuo curriculum vitae a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Informazioni utili:
Per maggiori informazioni sui progetti dell’associazione clicca qui
 
Link Utili:
 
Contatti utili:
VIA COLAUTTI, 1 20125 MILANO
Tel. +39 02 66.80.52.60
Fax.+39 02 66.80.97.23
Per altre opportunità simili, vai alla sezione "Cooperazione, sviluppo e volontariato"
 
A Cura di Elisa Maglio
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale. Per maggiori informazioni su Silver e Gold CLICCA QUI!
 
“Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa alla più grande simulazione Onu in Europa! Non perdere questa opportunità!”
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
 
 
Sembra un ricordo ormai lontano quando si parlava di focolare familiare per intendere quel calore, quella protezione e sicurezza che solo all’interno delle mura domestiche poteva ritrovarsi.
In passato le preoccupazioni maggiori provenivano dalla frequentazione di ambienti e luoghi esterni a quelli prettamente familiari. Si diceva: “Stai attenta a certe strade poco frequentate”.
L’uccisione sempre crescente di donne ha portato alla creazione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una giornata per ricordare e non perdere di vista l’obiettivo di utilizzare tutte le risorse a disposizione di ciascun Stato per evitare il dilagare dei femminicidi che in Italia sta assumendo proporzioni sempre più drammatiche (dal 2012 al 2013 in Italia si è registrato un aumento del 14% dei casi di femminicidio. Ben 179 donne sono state uccise contro le 157 del 2012, dati che mostrano l’impotenza o la non efficacia delle misure adottate dalle istituzioni).
Eppure non c’è modo di dimenticarsi, neppure per un attimo di questo terribile incubo reale che in Italia da diversi anni sta colpendo in modo trasversale tutti i ceti sociali, tutte le regioni in modo più o meno accentuato, perché la violenza non fa distinzioni di alcun tipo. Femminicidio è questo il termine coniato per indicare una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna.
I media oggi sono pieni di programmi che trattano casi di violenza e femminicidio, poco indagata e spesso sottovalutata è invece la violenza sulle donne nei luoghi di lavoro. Neppure questi ultimi si esimono dal divenire centri di rischio per la vita delle donne, oggetto spesso di ricatti sessuali, molestie e discriminazioni, in molte fasi della vita lavorativa. Le donne vittime di mobbing sono, di gran lunga più degli uomini. Dai dati European Working Conditions Survey, 2010 risulta che la percentuale delle vittime nei luoghi di lavoro in Italia è  del 5,8% per i maltrattamenti verbali rispetto al 10, 8% degli altri paesi U.E., per fare un esempio.  
Ma esattamente cos’è il mobbing? Nel linguaggio comune, il termine di origine inglese indica l’insieme di tutti i comportamenti di natura aggressiva (fisica o verbale) rivolti su una singola persona o su un gruppo di persone e diretti ad impedire il corretto e sereno svolgimento delle attività lavorative, così da indurre la persona/e ad abbandonare l’ambiente lavorativo (dimissioni o altro).
Esistono infatti 3 forme di violenza: fisica, psicologica e sessuale. Il mobbing si ritrova nelle prime due forme di violenza, motivo per cui non può essere trascurato.
I motivi di mobbing possono essere di tipo religioso, razziale. Anche una semplice invidia, la sfrenata ambizione o ancora l’accanimento verso un’altra persona possono dar luogo ad un caso di mobbing.
In Italia, manca ad oggi, una normativa che disciplini direttamente i casi di mobbing. Sul piano civilistico il mobbing è preso in considerazione  da una folta giurisprudenza civile quale titolo per il risarcimento ex art. 2087 c.c.
Anche lo Statuto dei lavoratori (l. 300/1970) in qualche misura presenta una tutela specifica laddove miri a salvaguardare il diritto del dipendente alla salute e all’integrità fisica (art.9) impedendo che lo stesso possa essere dequalificato attraverso mansioni di livello inferiori rispetto a quelle per le quali è stato assunto (art. 13) e vietando il compimento di atti discriminatori (art. 15).
Anche sul piano penaleil mobbing non ha una specifica, disciplina. Esistono diverse condotte penali che possono essere inquadrate come mobbing, ad esempio fatti di violenza privata (art. 610 c.p.), lesioni personali (art. 582 c.p.), morte o lesioni come conseguenza di altro delitto (art. 586 c.p.), istigazione al suicidio (art. 580 c.p.), molestie (art. 660 c. p.), molestie sessuali o violenza sessuale (art. 609 bis c.p.), maltrattamenti (art. 572 c.p.).
 
Abbiamo voluto dedicare tale approfondimento a tutte le donne che ogni giorno sono oggetto di mobbing chiedendo ad una persona che di Lavoro ne intende abbastanza.
 
La Dott.ssaMonicaMuscedere, Consulente del Lavoro, vanta alle sue spalle una brillante carriera. E’stata Consigliere Nazionale dell’Ordine dei CdL e Presidente dell’Ordine dei CdL della Provincia di Latina.
 
1) Dott.ssa Muscedere secondo Lei  sarebbe necessario un intervento legislativo definitivo? L’intervento deve avvenire su duefronti: legislativo e culturale.
 
2) Il 25 novembre sarà al Ministero del Lavoro per parlare della violenza sulle donne, pensa che sarà un modo per dare suggerimenti al governo? Durante il mio intervento parleròdella violenza sulle donne, ma anche di un altro tipo di violenza che colpisce l’ambito a me maggiormente conosciuto: quello lavorativo. Parlerò quindi del mobbing e dei periodi in cui la donna può essere maggiormente oggetto di bersaglio, ovvero il periodo in cui si contrae matrimonio e quello relativo al rientro dalla maternità.
 
3) Tra i fattori che aumentano il rischio di diventare aggressore vi rientrano la frustrazione, l’autostima bassa o instabile. Pensa che la mancanza del lavoro possa avere determinato un aumento dei casi di violenza in generale sulle donne? Sicuramente la mancanza di lavoro crea un vortice di frustrazione e mancanza di autostima che il più delle volte colpisce le donne, che diventano il canale per sfogare  gli insuccessi e le problematiche relative alla crisi economica. Tuttavia questo può essere solo un ulteriore elemento, non certo quello scatenante.
 
4) Il Decreto Legislativo 81/2008 stabilisce l’obbligo per il datore di lavoro di adottare le misure necessarie per la tutela della sicurezza, della salute e dell’integrità psicofisica dei lavoratori. Secondo Lei tale previsione è sufficiente per i datori di lavoro e come essi potrebbero intervenire più efficacemente attraverso norme interne ai luoghi di lavoro? Bisogna considerare che tra i soggetti attivi di mobbing non sono da considerare i soli datori di lavoro. Le azioni di mobbing possono essere compiute anche da colleghi di lavoro. Quindi per riallacciarci alla prima domanda, non è soltanto necessario un intervento normativo. Bisogna innanzitutto cambiare il modo di intendere il lavoro. Il problema che sta alla radice è sempre di matrice culturale. L’intervento legislativo deve essere diretto a creare i presupposti per sollecitare la crescita culturale del Paese. E’ necessario fondare i rapporti tra datore di lavoro e dipendenti puntando sulla condivisione di valori. Un ruolo sicuramente efficace in questo senso può essere svolto dagli organi dello Stato, dai professionisti e dai sindacati.
 
Link d' interesse:
 
Luciana Di Stefano
 
 
Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Al Gruppo Abele i volontari sono parte essenziale dell'associazione. La gratuità dell'impegno rende la loro partecipazione diversa e originale rispetto ad altre forme di impegno civile. Scopri cosa puoi fare!
 
Ente: Il Gruppo Abele è un'associazione nata a Torino nel 1965 e fondata da don Luigi Ciotti. L'obiettivo è da sempre quello di saldare l'accoglienza delle persone con la cultura e la politica. Per l'associazione, "sociale" significa diritti e giustizia, vicinanza a chi è in difficoltà e sforzo per rimuovere tutto ciò che crea emarginazione, disuguaglianza, smarrimento. Clicca qui per saperne di più!
 
Dove: Torino, Italia 
 
Destinatari: Tutti coloro in possesso dei requisiti
 
Quando:  Da concordare
 
Scadenza: Non prevista - Offerta sempre aperta
 
Descrizione dell’offerta: Il Gruppo Abele offre a chi si riconosca negli obiettivi di impegno e nelle scelte di metodo dell'associazione la possibilità di partecipare attivamente ai progetti sia nell'ambito dell'accoglienza delle persone con problemi di dipendenza, vittime di tratta e sfruttamento, migranti, persone senza fissa dimora (comunità, centri diurni, centri a bassa soglia, ecc.) sia nelle attività culturali (riviste di informazione, servizi di comunicazione, biblioteca e attività di ricerca, progetti di prevenzione e animazione, ecc.) e nei servizi (dal centralino alla mensa, dalla amministrazione alla manutenzione dei locali). I volontari vengono inseriti e accompagnati all'interno delle attività da un operatore esperto e possono partecipare a specifici percorsi formativi
 
Requisiti: Riconoscersi nei valori e nella missione di Gruppo Abele
 
Documenti richiesti: Non specificato
 
Costi/retribuzione: Non specificato
 
Guida all’application: Per informazioni e richieste: tel. (+39) 011 3841090 - cell. (+39) 331 5753839  -  mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.       
 
Informazioni utili: 
Clicca qui per conoscere le attività di Gruppo Abele
 
Contatti utili:
Clicca qui per contattare Gruppo Abele!
 
Link utili:
 
Per altre opportunità simili, andate nella sezione Cooperazione, Sviluppo e Volontariato
 
A cura di Tatiana Camerota
 
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La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
 
Sembra un ricordo ormai lontano quando si parlava di focolare familiare per intendere quel calore, quella protezione e sicurezza che solo all’interno delle mura domestiche poteva ritrovarsi.
In passato le preoccupazioni maggiori provenivano dalla frequentazione di ambienti e luoghi esterni a quelli prettamente familiari. Si diceva: “Stai attenta a certe strade poco frequentate”.
L’uccisione sempre crescente di donne ha portato alla creazione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una giornata per ricordare e non perdere di vista l’obiettivo di utilizzare tutte le risorse a disposizione di ciascun Stato per evitare il dilagare dei femminicidi che in Italia sta assumendo proporzioni sempre più drammatiche (dal 2012 al 2013 in Italia si è registrato un aumento del 14% dei casi di femminicidio. Ben 179 donne sono state uccise contro le 157 del 2012, dati che mostrano l’impotenza o la non efficacia delle misure adottate dalle istituzioni).
Eppure non c’è modo di dimenticarsi, neppure per un attimo di questo terribile incubo reale che in Italia da diversi anni sta colpendo in modo trasversale tutti i ceti sociali, tutte le regioni in modo più o meno accentuato, perché la violenza non fa distinzioni di alcun tipo. Femminicidio è questo il termine coniato per indicare una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna.
I media oggi sono pieni di programmi che trattano casi di violenza e femminicidio, poco indagata e spesso sottovalutata è invece la violenza sulle donne nei luoghi di lavoro. Neppure questi ultimi si esimono dal divenire centri di rischio per la vita delle donne, oggetto spesso di ricatti sessuali, molestie e discriminazioni, in molte fasi della vita lavorativa. Le donne vittime di mobbing sono, di gran lunga più degli uomini. Dai dati European Working Conditions Survey, 2010 risulta che la percentuale delle vittime nei luoghi di lavoro in Italia è  del 5,8% per i maltrattamenti verbali rispetto al 10, 8% degli altri paesi U.E., per fare un esempio.  
Ma esattamente cos’è il mobbing? Nel linguaggio comune, il termine di origine inglese indica l’insieme di tutti i comportamenti di natura aggressiva (fisica o verbale) rivolti su una singola persona o su un gruppo di persone e diretti ad impedire il corretto e sereno svolgimento delle attività lavorative, così da indurre la persona/e ad abbandonare l’ambiente lavorativo (dimissioni o altro).
Esistono infatti 3 forme di violenza: fisica, psicologica e sessuale. Il mobbing si ritrova nelle prime due forme di violenza, motivo per cui non può essere trascurato.
I motivi di mobbing possono essere di tipo religioso, razziale. Anche una semplice invidia, la sfrenata ambizione o ancora l’accanimento verso un’altra persona possono dar luogo ad un caso di mobbing.
In Italia, manca ad oggi, una normativa che disciplini direttamente i casi di mobbing. Sul piano civilistico il mobbing è preso in considerazione  da una folta giurisprudenza civile quale titolo per il risarcimento ex art. 2087 c.c.
Anche lo Statuto dei lavoratori (l. 300/1970) in qualche misura presenta una tutela specifica laddove miri a salvaguardare il diritto del dipendente alla salute e all’integrità fisica (art.9) impedendo che lo stesso possa essere dequalificato attraverso mansioni di livello inferiori rispetto a quelle per le quali è stato assunto (art. 13) e vietando il compimento di atti discriminatori (art. 15).
Anche sul piano penaleil mobbing non ha una specifica, disciplina. Esistono diverse condotte penali che possono essere inquadrate come mobbing, ad esempio fatti di violenza privata (art. 610 c.p.), lesioni personali (art. 582 c.p.), morte o lesioni come conseguenza di altro delitto (art. 586 c.p.), istigazione al suicidio (art. 580 c.p.), molestie (art. 660 c. p.), molestie sessuali o violenza sessuale (art. 609 bis c.p.), maltrattamenti (art. 572 c.p.).
 
Abbiamo voluto dedicare tale approfondimento a tutte le donne che ogni giorno sono oggetto di mobbing chiedendo ad una persona che di Lavoro ne intende abbastanza.
 
La Dott.ssaMonicaMuscedere, Consulente del Lavoro, vanta alle sue spalle una brillante carriera. E’stata Consigliere Nazionale dell’Ordine dei CdL e Presidente dell’Ordine dei CdL della Provincia di Latina.
 
1) Dott.ssa Muscedere secondo Lei  sarebbe necessario un intervento legislativo definitivo? L’intervento deve avvenire su duefronti: legislativo e culturale.
 
2) Il 25 novembre sarà al Ministero del Lavoro per parlare della violenza sulle donne, pensa che sarà un modo per dare suggerimenti al governo? Durante il mio intervento parleròdella violenza sulle donne, ma anche di un altro tipo di violenza che colpisce l’ambito a me maggiormente conosciuto: quello lavorativo. Parlerò quindi del mobbing e dei periodi in cui la donna può essere maggiormente oggetto di bersaglio, ovvero il periodo in cui si contrae matrimonio e quello relativo al rientro dalla maternità.
 
3) Tra i fattori che aumentano il rischio di diventare aggressore vi rientrano la frustrazione, l’autostima bassa o instabile. Pensa che la mancanza del lavoro possa avere determinato un aumento dei casi di violenza in generale sulle donne? Sicuramente la mancanza di lavoro crea un vortice di frustrazione e mancanza di autostima che il più delle volte colpisce le donne, che diventano il canale per sfogare  gli insuccessi e le problematiche relative alla crisi economica. Tuttavia questo può essere solo un ulteriore elemento, non certo quello scatenante.
 
4) Il Decreto Legislativo 81/2008 stabilisce l’obbligo per il datore di lavoro di adottare le misure necessarie per la tutela della sicurezza, della salute e dell’integrità psicofisica dei lavoratori. Secondo Lei tale previsione è sufficiente per i datori di lavoro e come essi potrebbero intervenire più efficacemente attraverso norme interne ai luoghi di lavoro? Bisogna considerare che tra i soggetti attivi di mobbing non sono da considerare i soli datori di lavoro. Le azioni di mobbing possono essere compiute anche da colleghi di lavoro. Quindi per riallacciarci alla prima domanda, non è soltanto necessario un intervento normativo. Bisogna innanzitutto cambiare il modo di intendere il lavoro. Il problema che sta alla radice è sempre di matrice culturale. L’intervento legislativo deve essere diretto a creare i presupposti per sollecitare la crescita culturale del Paese. E’ necessario fondare i rapporti tra datore di lavoro e dipendenti puntando sulla condivisione di valori. Un ruolo sicuramente efficace in questo senso può essere svolto dagli organi dello Stato, dai professionisti e dai sindacati.
 
Link d' interesse:
 
Luciana Di Stefano
 
 
The International Institute of Humanitarian Law offer internship a Sanremo e Ginevra.
 
Per altre opportunità simili, andate nella sezione “Cooperazione, Sviluppo e Volontariato
 
Ente: The International Institute of Humanitarian Law (IIHL) è un’associazione indipendente, senza scopo di lucro fondata de umanitario nel 1970. Lo scopo principale dell'Istituto è quello di promuovere il diritto internazionale umanitario, i diritti umani, il diritto dei rifugiati e le questioni connesse.
 
Dove: Sanremo o Ginevra
 
Destinatari: tutti coloro siano interessati
 
Quando: l’internship avrà durata di 6 mesi
 
Scadenza:non è prevista una scadenza
 
Descrizione dell’offerta: IIHL offre la possibilità di svolgere stage presso le sue sedi di Sanremo e Ginevra ai laureati interessati.
 
Requisiti: i requisiti variano in base alla posizione. In generale, i candidati ideali hanno studi inerenti diritti umani, diritto dei rifugiati, legislazione sull’immigrazione, relazioni internazionali e campi affini.
 
Documenti richiesti: CV e Application Form in allegato (in fondo alla pagina)
 
Costi/retribuzione: non previsto
 
Guida all’application: Per candidarsi è necessario inviare il proprio CV e l’Application Form in allegato a Gian Luca Beruto, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
 
Informazioni utili: Tutti i costi di trasporto e alloggio saranno a carico della stagista. Il pranzo e pause caffè saranno invece offerte da IIHL.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
SANREMO
Tel. +39 0184 541848
Fax +39 0184 541600
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GINEVRA
Tel. + 41 22 9073671/70
Fax + 41 22 9073679
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A cura di Martina Bavastrelli
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale.
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Se sei interessato a conoscere meglio il mondo delle relazioni internazionali, se hai voglia di mettere alla prova le tue doti diplomatiche e capire se questa è la strada che fa per te, partecipa al Rome Model United Nationspiù grande simulazione Onu in Europa! Non perdere questa opportunità!
 
La redazione carriereinternazionali.com declina ogni responsabilità sull’attendibilità delle informazioni contenute nella scheda. Per informazioni in merito all’opportunità, contattare l’ente proponente.
 
LA REDAZIONE
 
 
Il 20 Novembre, come tutti gli anni, si celebra la Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1989.
 
La Convenzione ha avuto come scopo quello di garantire importanti diritti universalmente riconosciuti anche ai bambini, sradicando l'idea del bambino come oggetto dedito esclusivamente a tutela e protezione. In particolare, sono stati garantiti il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute e all'educazione, alla dignità e alla libertà di espressione. La ratifica del trattato consentì di raggiungere notevoli risultati, come la cessazione delle punizioni corporali, la creazione di più potenti ed efficaci sistemi di giustizia minorili, distinti e separati dalla consueta legislazione degli adulti.
 
Ma attualmente questi diritti vengono effettivamente rispettati?
 
Certo è che l'attuale situazione politica, economica e sociale non aiuta. La crisi economica e lavorativa, le difficoltà a cui vanno incontro giornalmente le famiglie sono tutti fattori che inevitabilmente toccano e impattano anche quella che dovrebbe essere l'innocente e spensierata vita quotidiana di bambini e bambine. E i dati ce lo dimostrano. Nel mondo circa 50 milioni di bambini tra i 6 e i 15 anni non hanno accesso all'educazione di base, secondo le stime di Save The Children e di Education for All Global Monitoring Report dell'Unesco. Questi numeri sono ancora più evidenti nei paesi dilaniati da guerre e distruzioni.
 
Indipendentemente dall'età, i bambini sentono il disagio e ne vengono segnati. Essi possono essere considerati come argilla fresca: continuamente in evoluzione verso il loro futuro e verso la loro forma definitiva, ogni impronta lascia il segno e influenza il loro sviluppo. E a tal proposito diviene quasi d'obbligo citare Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. La giovane attivista pakistana si è battuta e si batte tutt'ora per garantire i diritti civili ed in particolare il diritto all'istruzione delle donne del suo Paese e di tutti i bambini del mondo. Ciò a riprova del fatto che non importa l'età o la maturità: i disagi minorili sono forti e tutti ne risentono, minori compresi. Proteggere i più piccoli nel miglior modo possibile è tutt'oggi una delle sfide più ardue e allo stesso tempo delicate, poiché, con la loro infinita sensibilità, i bambini percepiscono per primi i disagi, le discriminazioni e le sofferenze, sia circoscritte al proprio nucleo familiare sia relative alla situazione dell'intero Paese.
 
Oltre il dato educativo altri sono le statistiche che rendono la situazione ancora più drammatica. Infatti secondo il rapporto di Save The Children sullo sfruttamento minorile al mondo sono circa 5,5 milioni i "piccoli schiavi invisibili" impiegati in tutti i settori lavorativi esistenti, dall'agricoltura ai servizi, e tra loro anche vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. In Europa il maggior numero di vittime accertate e presunte è stato segnalato in Italia, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto ai 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto ai 1.624 del 2008. Nel 2014, sono stati riscontrati un numero sempre crescente di minori arrivati nel nostro Paese:  2.737 sono i non accompagnati eritrei arrivati in Italia dall’1 gennaio al 31 luglio 2014: dieci volte di più rispetto a quelli arrivati nello stesso periodo nell’anno precedente (242). E questo numero è in continuo aumento, assieme a quello di minori di nazionalità afgana. Questi, una volta qui sono ad altissimo rischio di sfruttamento.
 
Al primo posto tra le emigrazioni risultano, tuttavia, le adolescenti nigeriane, le quali sono maggiormente coinvolte nella tratta di esseri umani per scopi sessuali. Nel dossier 2014 si conferma inoltre che quello delle minori adolescenti provenienti dai paesi dell’Est Europa è in crescente aumento nel fenomeno della  tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. Lo sfruttamento avviene sia in strada che al chiuso, sotto il controllo di uomini che ne governano le promiscue relazioni sociali e abitative. Secondo il rapporto di ECPAT le minori sfruttate vengono "educate" a percepire i favori sessuali come un dovere, facendole sentire di proprietà dei loro protettori. E all'interno di questo contesto, stanno aumentando in maniera esponenziale i casi di spose bambine. Le adolescenti Siriane rifugiatesi in Giordania hanno contratto il matrimonio in età prematura nel 48% dei casi, con uomini di dieci anni più grandi se non di più. La grande differenza di età non fa che aumentare il rischio di violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, al matrimonio precoce seguono anche l'inevitabile abbandono scolastico e gravidanze altrettanto precoci, pericolose tanto per le neo-mamme quanto per i nascituri, come sostenuto da UNICEF nel suo rapporto sulla protezione dei diritti dell'infanzia, da cui emerge che circa 70 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile.
 
Infine, ma non per importanza, è degno di nota il fenomeno ormai fin troppo diffuso dei bambini soldato, una delle più pesanti violazioni dei diritti umani e dell'infanzia. Il paese con più casi è l'Africa, considerata l'epicentro della cosa. Le Nazioni Unite stimano che nella guerra in Liberia abbiano combattuto all'incirca 20.000 bambini, circa il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni. Idem il Sudan, che conta tra 100 mila bambini che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra che dura da più di vent'anni. Ma il fenomeno dei bambini soldato è presente anche il Medio Oriente (Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen) e America del Sud (Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù). Non è raro inoltre che, come riportato dalle ricerche sul caso svolte sempre da UNICEF, i bambini si arruolano più per necessità che per costrizione: vivendo in veri e propri campi di battaglia, si sentono più al sicuro all'interno di un qualche battaglione di soldati e armati.
 
Finché tali fenomeni continueranno ad esistere, vi saranno ancora bambini a cui verrà negato il diritto di godere dell'infanzia, uno dei periodi più importanti ed imprescindibili nella vita di ognuno.
 
Garantire che i diritti sanciti dalla Convenzione siano rispettati quindi è tanto nell'interesse dei bambini quanto nel nostro: sono questi ultimi che rappresentano il futuro ed è necessario partire da loro per garantirne uno migliore e soddisfacente per tutti.
E in un mondo sempre più globalizzato e multiculturale è importante che tutti abbiano gli stessi diritti e che le differenze vengano appianate. Difficilmente un bambino percepisce un suo coetaneo come diverso: nella sua naturalezza e genuinità tutti siamo uguali, non importa la razza, la lingua o le tradizioni. Ed è importante che non vengano perpetuate quelle opinioni che hanno caratterizzato e diviso popoli e Paesi per troppo tempo.
 
I bambini hanno tanto da imparare da noi, ma anche noi abbiamo tanto da imparare da loro.
 
Laura Montorselli
 
Link utili:
 
 
 
 
 
 
Il 20 Novembre, come tutti gli anni, si celebra la Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1989.
 
La Convenzione ha avuto come scopo quello di garantire importanti diritti universalmente riconosciuti anche ai bambini, sradicando l'idea del bambino come oggetto dedito esclusivamente a tutela e protezione. In particolare, sono stati garantiti il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute e all'educazione, alla dignità e alla libertà di espressione. La ratifica del trattato consentì di raggiungere notevoli risultati, come la cessazione delle punizioni corporali, la creazione di più potenti ed efficaci sistemi di giustizia minorili, distinti e separati dalla consueta legislazione degli adulti.
 
Ma attualmente questi diritti vengono effettivamente rispettati?
 
Certo è che l'attuale situazione politica, economica e sociale non aiuta. La crisi economica e lavorativa, le difficoltà a cui vanno incontro giornalmente le famiglie sono tutti fattori che inevitabilmente toccano e impattano anche quella che dovrebbe essere l'innocente e spensierata vita quotidiana di bambini e bambine. E i dati ce lo dimostrano. Nel mondo circa 50 milioni di bambini tra i 6 e i 15 anni non hanno accesso all'educazione di base, secondo le stime di Save The Children e di Education for All Global Monitoring Report dell'Unesco. Questi numeri sono ancora più evidenti nei paesi dilaniati da guerre e distruzioni.
 
Indipendentemente dall'età, i bambini sentono il disagio e ne vengono segnati. Essi possono essere considerati come argilla fresca: continuamente in evoluzione verso il loro futuro e verso la loro forma definitiva, ogni impronta lascia il segno e influenza il loro sviluppo. E a tal proposito diviene quasi d'obbligo citare Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. La giovane attivista pakistana si è battuta e si batte tutt'ora per garantire i diritti civili ed in particolare il diritto all'istruzione delle donne del suo Paese e di tutti i bambini del mondo. Ciò a riprova del fatto che non importa l'età o la maturità: i disagi minorili sono forti e tutti ne risentono, minori compresi. Proteggere i più piccoli nel miglior modo possibile è tutt'oggi una delle sfide più ardue e allo stesso tempo delicate, poiché, con la loro infinita sensibilità, i bambini percepiscono per primi i disagi, le discriminazioni e le sofferenze, sia circoscritte al proprio nucleo familiare sia relative alla situazione dell'intero Paese.
 
Oltre il dato educativo altri sono le statistiche che rendono la situazione ancora più drammatica. Infatti secondo il rapporto di Save The Children sullo sfruttamento minorile al mondo sono circa 5,5 milioni i "piccoli schiavi invisibili" impiegati in tutti i settori lavorativi esistenti, dall'agricoltura ai servizi, e tra loro anche vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. In Europa il maggior numero di vittime accertate e presunte è stato segnalato in Italia, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto ai 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto ai 1.624 del 2008. Nel 2014, sono stati riscontrati un numero sempre crescente di minori arrivati nel nostro Paese:  2.737 sono i non accompagnati eritrei arrivati in Italia dall’1 gennaio al 31 luglio 2014: dieci volte di più rispetto a quelli arrivati nello stesso periodo nell’anno precedente (242). E questo numero è in continuo aumento, assieme a quello di minori di nazionalità afgana. Questi, una volta qui sono ad altissimo rischio di sfruttamento.
 
Al primo posto tra le emigrazioni risultano, tuttavia, le adolescenti nigeriane, le quali sono maggiormente coinvolte nella tratta di esseri umani per scopi sessuali. Nel dossier 2014 si conferma inoltre che quello delle minori adolescenti provenienti dai paesi dell’Est Europa è in crescente aumento nel fenomeno della  tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. Lo sfruttamento avviene sia in strada che al chiuso, sotto il controllo di uomini che ne governano le promiscue relazioni sociali e abitative. Secondo il rapporto di ECPAT le minori sfruttate vengono "educate" a percepire i favori sessuali come un dovere, facendole sentire di proprietà dei loro protettori. E all'interno di questo contesto, stanno aumentando in maniera esponenziale i casi di spose bambine. Le adolescenti Siriane rifugiatesi in Giordania hanno contratto il matrimonio in età prematura nel 48% dei casi, con uomini di dieci anni più grandi se non di più. La grande differenza di età non fa che aumentare il rischio di violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, al matrimonio precoce seguono anche l'inevitabile abbandono scolastico e gravidanze altrettanto precoci, pericolose tanto per le neo-mamme quanto per i nascituri, come sostenuto da UNICEF nel suo rapporto sulla protezione dei diritti dell'infanzia, da cui emerge che circa 70 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile.
 
Infine, ma non per importanza, è degno di nota il fenomeno ormai fin troppo diffuso dei bambini soldato, una delle più pesanti violazioni dei diritti umani e dell'infanzia. Il paese con più casi è l'Africa, considerata l'epicentro della cosa. Le Nazioni Unite stimano che nella guerra in Liberia abbiano combattuto all'incirca 20.000 bambini, circa il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni. Idem il Sudan, che conta tra 100 mila bambini che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra che dura da più di vent'anni. Ma il fenomeno dei bambini soldato è presente anche il Medio Oriente (Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen) e America del Sud (Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù). Non è raro inoltre che, come riportato dalle ricerche sul caso svolte sempre da UNICEF, i bambini si arruolano più per necessità che per costrizione: vivendo in veri e propri campi di battaglia, si sentono più al sicuro all'interno di un qualche battaglione di soldati e armati.
 
Finché tali fenomeni continueranno ad esistere, vi saranno ancora bambini a cui verrà negato il diritto di godere dell'infanzia, uno dei periodi più importanti ed imprescindibili nella vita di ognuno.
 
Garantire che i diritti sanciti dalla Convenzione siano rispettati quindi è tanto nell'interesse dei bambini quanto nel nostro: sono questi ultimi che rappresentano il futuro ed è necessario partire da loro per garantirne uno migliore e soddisfacente per tutti.
E in un mondo sempre più globalizzato e multiculturale è importante che tutti abbiano gli stessi diritti e che le differenze vengano appianate. Difficilmente un bambino percepisce un suo coetaneo come diverso: nella sua naturalezza e genuinità tutti siamo uguali, non importa la razza, la lingua o le tradizioni. Ed è importante che non vengano perpetuate quelle opinioni che hanno caratterizzato e diviso popoli e Paesi per troppo tempo.
 
I bambini hanno tanto da imparare da noi, ma anche noi abbiamo tanto da imparare da loro.
 
Laura Montorselli
 
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Pubblicato in Eventi e Ultime Notizie
Il NGO Committee on the Status of Women offre internship nella sua sede di New York.
 
Per altre opportunità simili, andate nella sezione “Cooperazione, Sviluppo e Volontariato
 
Ente: Il NGO Committee on the Status of Women sostiene il lavoro della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne e UN Women. Giocando un ruolo attivo nella Comunità delle Nazioni Unite, i sostenitori del NGO Committee on the Status of Women lavorano per l’affermazione dei diritti delle in tutto il mondo e supportano la piattaforma d'azione di Pechino, la risoluzione ONU di sicurezza 1325, gli obiettivi di sviluppo del Millennio, e la Convenzione per eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW).
 
Dove: New York, USA
 
Destinatari: tutti coloro siano interessati
 
Scadenza:non è prevista una scadenza
 
Descrizione dell’offerta: Questo stage della durata di un anno richiede agli stagisti di lavorare 2 o 3 giorni a settimana per un minimo di 12-15 ore. I tirocinanti verranno assegnati in modo appropriato per assistere il comitato nella preparazione di vari eventi e nel fornire supporto per il prossimo ONG CSW Forum 2015.
 
Requisiti:
- Almeno due anni di esperienza di lavoro e/o pratica in contesti internazionali
- Saranno preferiti i dottorandi, tuttavia le candidature dei laureandi verranno comunque prese in considerazione
- Capacità di gestire più progetti e incarichi di lavoro
- Ottime capacità relazionali, sia di persona che per telefono, con alta professionalità
- Competenza con le ultime versioni di Microsoft Word, Excel, PowerPoint, Access, e stampa unione, e-mail e ricerche sul Web
- Background in Giornalismo, Scienze Sociali, Legge, Public Policy, Relazioni Internazionali, Marketing, Comunicazione, Business o discipline affini
- La conoscenza di una lingua ONU diversa dall'inglese sarà considerato un asset
 
Documenti richiesti: Breve CV, Cover Letter e 2 referenze (in inglese e in formato PDF)
 
Costi/retribuzione: non previsto
 
Guida all’application: per candidarsi a questa posizione è necessario inviare una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., inserendo nell’oggetto “Internship” e allegando (in formato PDF) tutti i documenti richiesti.
 
Informazioni utili: E’ previsto un rimborso spese per il trasporto.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
77 United Nations Plaza
New York NY 10017
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
A cura di Martina Bavastrelli
 
Per il nuovo anno accademico 2014-2015 Carriere Internazionali ha selezionato per i suoi iscritti SILVER e GOLD centinaia di opportunità, frutto di accordi siglati con prestigiosi Enti attivi in campo internazionale.
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